L’Emiro dell’Afghanistan, la sinistra e le proteste popolari di Eugenio Orso

Reazionari. Brutti, Sporchi e Cattivi. Populisti. Antidemocratici. Fascisti. Infiltrati dalla criminalità organizzata e dagli ultras da stadio. Eccetera, eccetera.

La propaganda – dai quotidiani alle tv, dalla politica degenere ma democraticissima, agli intellettuali “di complemento” al sistema – è impegnata a demonizzare, a criminalizzare, a delegittimare con ogni mezzo, con ogni accusa, ogni possibile insulto la protesta polare in corso dalla scorsa settimana in Italia. Qualsiasi accusa, pur infondata, è buona per seminare discredito intorno ai manifestanti e i loro capi, facendoli apparire come un pericolo per la società e la tanto divinizzata democrazia (liberale, di mercato, assolutistica). E’ soprattutto la sinistra – miglior servo sub-politico delle eurocrazie del denaro e della finanza – che fa la faccia feroce e copre con palate di merda mediatica gli italiani abbandonati a se stessi, rovinati dalla crisi, ormai alle corde, che manifestano nel paese. Il buffone Renzi e i suoi compari tuonano contro i Forconi e sottolineano l’estraneità “di quella gente” niente di meno che ai valori e alle tradizioni del partito democratico, della sinistra tutta. Peccato che dei vili collaborazionisti dei poteri esterni, abili mentitori privi di qualsivoglia dignità (non solo politica), impegnati come sono a svendere il patrimonio degli italiani e la pelle della popolazione ai loro padroni, non possono avere alcuna tradizione degna di questo nome e tanto meno valori, se non valori squisitamente monetari, ben più pingui dei trenta denari intascati dal povero Giuda.

Sono quelli del “progressismo”, delle riforme strutturali contro il paese e la popolazione, della crescita abbinata al rigore, della democrazia (liberale) “anche sul posto di lavoro”, dei famigerati stati uniti d’Europa (leggi eurolager). Quelli “di sinistra” dal doppio linguaggio e dalla lingua biforcuta. I figli degeneri nati dai cadaveri putrefatti del Pci e della Dc. Quelli che sventolano la bandiera dei loro padroni, l’orribile straccio blu con dodici stelle simbolo dell’oppressione, e aspettano l’osso da spolpare sotto il tavolo. Loro sarebbero la legalità democratica, mentre il popolo italiano oppresso è abusivo, quando cerca, in solitudine, di alzare un po’ la testa. Come abusivi, fascisti, o mafiosi, sono i capipopolo della rivolta, per ora nonviolenta e non armata. I vari Calvani, Ferro, Chiavegato, Zunino.

Chissà perché, mi torna in mente una metafora molto nota. L’Emiro dell’Afghanistan, di matrice marxista-leninista. Un duro come Sher Alì Khan costretto a vedersela con l’impero inglese e quello zarista e a combatterli con forze inferiori. L’Emiro non era che un regnante d’altri tempi con caratteristiche “reazionarie”, espressione di tradizioni orientali per noi indigeribili e oscurantismo con forti connotazioni religiose. Eppure, nella sua specifica congiuntura storica, opponendosi alle potenze imperialiste e colonialiste di allora, favoriva oggettivamente un processo rivoluzionario, diventando, nei fatti, esso stesso un rivoluzionario. Molto più rivoluzionario e antagonista, il nostro Emiro, di una buona parte del movimento operaio dell’epoca, già rifluita su posizioni meramente economico-rivendicative, interne al capitalismo, di natura socialdemocratica e revisionista. In un (non troppo) sorprendente rovesciamento delle parti, l’Emiro dell’Afghanistan diventava un rivoluzionario da appoggiare, che mirava allo scardinamento del sistema, mentre i “progressisti” del movimento operaio, edulcorato e svilito, si qualificano come un sostegno al sistema stesso e, quindi, come dei veri reazionari. L’Emiro lottava contro l’imperialismo, fase suprema del capitalismo secondo il grande Lenin, mentre una parte sempre più grande del movimento operaio europeo, socialdemocratica e revisionista, lo sosteneva fiancheggiandolo.

Come si può adattare questa metafora, utilizzandola convenientemente ai giorni nostri? Non è troppo difficile.

Il pontino Calvani che vuole marciare a tutti i costi su Roma come sta facendo oggi, che vorrebbe il governo dei carabinieri (e dei contadini!), oggettivamente, in questa congiuntura storica, punta a destabilizzare il potere vigente ed è, perciò, “rivoluzionario” e molto meno “reazionario” dei vigliacchetti di sinistra che si annidano nel pd (renziani e non renziani), nella cgil e nel sel collaborazionisti. Paradossalmente lo è chi, all’interno di questo movimento spontaneo, o semi-spontaneo, fuori dagli schemi usurati delle rappresentanze parlamentari e sindacali, vorrebbe addirittura una “junta militar” per fermare la strage sociale e produttiva, uscendo dall’unione europide e dall’eurolager nel modo peggiore (migliore, in verità) sbattendo la porta alle spalle. Le ombre inquietanti dell’Emiro dell’Afghanistan e del suo contrario, cioè i “progressisti” a supporto del sistema di potere vigente, sono ancora fra noi, sia pur con abiti nuovi.

Perciò io dico, ai vigliacchetti democratici, liberali, progressisti, servi delle eurocrazie, sempre attenti ai “diritti umani” e alle libertà civili astratte, ma non alle sofferenze crescenti di tutto un popolo: siete delle merde e siete voi i veri reazionari. Quelli fra loro che vengono “da sinistra” (ormai solo una direzione stradale), da anni hanno buttato nel cesso senza rimpianti Marx, Lenin, Gramsci e quant’altro, hanno abiurato qualsivoglia tradizione che avevano alle spalle, e ora li ripescano strumentalmente accusando i manifestanti di essere “reazionari” volti al passato, “ordini medi” allo sbando con un po’ di lumpenproletariat, “fascisti”, “mafiosi” e via elencando. Siete voi – care le mie merdacce politicamente corrette e progressiste – i veri farabutti, i veri lacchè del potere finanziario, i fiancheggiatori-collaborazionisti dell’oppressore neocapitalistico ed europoide, i nemici interni del popolo italiano. Siete voi, oggi, i reazionari, non i piccoli, piccolissimi Emiri dell’Afghanistan – oggettivamente “rivoluzionari per caso” – che guidano una disperata protesta popolare anti-sistemica!

L’Emiro dell’Afghanistan, la sinistra e le proteste popolari di Eugenio Orsoultima modifica: 2013-12-18T11:53:52+01:00da derosse
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