Eurolager, pd ed esproprio di Eugenio Orso

Stiamo rapidamente arrivando al dunque, qui, in Italia, e anche in altri paesi europei. Le entità euroglobaliste, incaricate di controllare e opprimere i popoli sottomessi, sono a un passo dalla vittoria finale. In Europa finora non c’è stata alcuna reazione, degna di questo nome, al saccheggio delle risorse collettive e nazionali orchestrato con l’euro, il debito pubblico, il rating e la sentenza dei mercati. Le opposizioni, all’interno dei singoli paesi, se esistono sono solo di facciata. Fuori dai reticolati del sistema democratico e liberale, ancella del neocapitalismo e puttana del capitale finanziario, nulla di buono si muove. Le popolazioni vessate, torturate e rapinate sembrano inerti, mentre il loro destino tragicamente si compie. Politici, sindacalisti, intellettuali, giornalisti e accademici sono tutti comprati. I media sguazzano nel grande calderone dalla propaganda e della disinformazione sistemica. La televisione idiotizzante, i nuovi templi dei centri commerciali, il gioco d’azzardo di massa creano una realtà virtuale che nasconde la realtà sociale, i drammi scatenati dal saccheggio euro-globalista e dalla tirannia del mercato. Il nuovo capitalismo finanziarizzato impazza, senza incontrare resistenze, e la tanto idolatrata democrazia la fa il mercato. Questa è l’europa unionista (europa volutamente in minuscolo), questo è il libero mercato globalizzato, questa è la democrazia liberale, che finalmente mostrano, caduta la maschera buonista dei diritti per tutti e delle “libertà individuali”, il loro vero volto. Il volto di un razziatore spietato e di un oppressore stragista.

Il concatenarsi di eventi negativi, genericamente imputati dalla propaganda mediatico-sistemica alla “crisi” e al “debito pubblico”, il susseguirsi di peggioramenti economici e sociali che sconvolgono le esistenze di milioni di uomini, la protervia del potere che approssima il massimo storico, escludendo totalmente le masse dalla decisione politico-strategica, mi danno ragione. Sono anni che scrivo queste cose, che analizzo i meccanismi di dominazione sistemici, le trasformazioni sociali e antropologiche indotte. Fondando le mie osservazioni e le mie analisi sociologiche, economiche e politiche sul pensiero filosofico di Karl Marx e di Costanzo Preve, mi sono avvicinato al nucleo del neocapitalismo riuscendo a coglierne la sostanza. Non per questo mi rallegro.

Fatta questa debita premessa, è bene occuparsi, con un fugace sguardo dall’alto, della situazione italiana. Di questi ultimi mesi, di queste ultime settimane, di questi giorni. Stiamo arrivando rapidamente al climax, al culmine tragicomico (più tragico che comico) annunciato, all’ultimo atto della rappresentazione.

A tale proposito, voglio porre in evidenza alcuni elementi inquietanti, tutti negativi e facilmente verificabili:

1) L’unico, il vero e il solo puntello politico dei governi collaborazionisti voluti dall’occupatore del paese, guarda caso è il pd, che resta saldamente in piedi. Il più europeista, il più filoglobalista e il più affidabile per gli agenti strategici neocapitalistici. Amico molto interessato della grande finanza e delle banche (vedi Mps). La preferita dal sultano neocapitalistico, nell’harem sub-politico nostrano (Napolitano, Letta e anche Renzi). Il partito di plastica abituato a battere i tacchi davanti ai poteri esterni a Washington, a Bruxelles, a Francoforte, a Berlino. Il vile soldatino che scappa, buono per un’altra volta. L’apostasia – del comunismo, del proletariato, della questione sociale, persino della vecchia dc e del solidarismo cristiano – fatta cartello elettorale. In quest’ultima fase del saccheggio dell’Italia, il pd al governo non conosce più limiti etici, politici e sociali. Al punto che per servire i suoi padroni esterni, applicando i loro programmi stabiliti per il paese (lettera bce Trichet-Draghi del 5 agosto 2011) colpisce la sua stessa base di consenso, l’impiego pubblico, svende le ultime partecipazioni statali e presto imporrà la privatizzazione di tutte le municipalizzate, distruggendo decine di migliaia di posti di lavoro. Il peggior nemico del popolo nella dimensione nazionale, come si sarebbe detto un tempo.

2) Dal partito di plastica al partito del predellino. Il pdl è stato scomposto e ricomposto nei tempi e nei modi voluti. Voluti dai poteri esterni naturalmente, non dalla magistratura locale che è solo uno strumento. Una parte a supporto dei futuri governi collaborazionisti guidati dall’infame pd (la metastasi alfaniana del cosiddetto centro-destra). L’altra parte, ancora legata al ridimensionato Berlusconi, a simulare in parlamento un’opposizione elettoralisticamente “euroscettica”, ma del tutto interna al sistema. Qualcuno ingenuamente crede che Silvio potrà guidare – da una delle sue sontuose residenze, dall’estero o dal carcere? – una vera fronda popolare antieuro e antieuropoide, per salvare il paese. Personalmente, non credo che ne avrà il coraggio. Non ha dimostrato alcun coraggio quando ha fatto spazio al Quisling Monti, nel novembre 2011, andando a nascondersi per alcuni mesi in una situazione di “semi-pensionamento”. Berlusconi oggi è un misto di paura, astuzia, volontà di sopravvivenza a qualsiasi costo e opportunismo. Il suo e quello della nuova forza italia fuori tempo massimo sarà soltanto “euroscetticismo” elettoralistico, che gli consentirà di mantenere qualche seggio in parlamento e di fingere opposizione.

3) M5s si è rivelato un autentico bidone ed è probabilmente destinato al ridimensionamento nelle prossime tornate elettorali. Legalismo, pacifismo e rispetto delle truffaldine regole liberaldemocratiche, che si accompagnano a confusione e debolezza programmatica, non sono paganti in situazioni sociali drammatiche, come quelle alle quali stiamo andando rapidamente incontro. Il probabile, drastico ridimensionamento dell’inutilissimo cinque stelle, in termini di consensi elettorali, non potrà che alimentare l’astensione, ossia la non-partecipazione di massa al rito elettoral-sistemico legittimante.

4) L’astensionismo – se non arriverà a livelli record del 60/ 70%, ma si manterrà intorno al 40 o al 50% – favorirà il miglior servo delle eurocrazie globaliste, cioè l’immondizia collaborazionista piddina. Il pd perderà percentualmente un po’ meno degli altri, o addirittura aumenterà le percentuali, garantendosi la maggioranza su una base di votanti sempre più ristretta, pur diminuendo i voti in valore assoluto a causa dell’aumento delle astensioni. Poniamoci una domanda: l’astensionismo in crescita esponenziale può far paura ai lacchè sub-politici del potere europoide e neocapitalistico (in questo senso veri liberali e democratici), oppure questi se ne sbattono? Nel brevissimo e nel breve nulla cambia, perché le elezioni non soggette a quorum sono comunque valide. Ma c’è un ma. Se l’astensione è di massa, con percentuali vicine o superiori al 50%, i sub-dominanti politici nazionali possono almeno dormire preoccupati. Sanno bene, in tal caso, che un vero movimento extrasistemico, un blocco popolare rivoluzionario futuro avrà a disposizione una base di consenso potenziale vastissima (non necessariamente per il voto democratico).

5) Astensionismo elettorale a parte, i collaborazionisti sub-politici oggi si sentono abbastanza al sicuro, sufficientemente protetti dai loro padroni sopranazionali. “Siamo in democrazia”, c’è la nato, l’eurolager a guida tedesca funziona a pieno ritmo (vedi il caso greco, quello spagnolo e quello italiano) e nessun serio pericolo li minaccia. Non c’è alcuna reazione all’esproprio. I riots sociali non sono scoppiati, gli operai sono alla fame, ma orfani dell’omonima classe salariata e proletaria se ne stanno in silenzio, il ceto medio non si ribella, i sindacati sono gialli e hanno venduto anche l’”anima rivendicativa”. Non esistono forze “extralegali” che praticano, nel paese, la lotta armata di liberazione. Non esistono visioni politiche antagoniste in grado di catalizzare consenso e non c’è un alfabeto alternativo alla neolingua sistemica, che alimenta il politicamente corretto e impedisce di descrivere la realtà. Tutto sembra funzionare a dovere, perché l’impoverimento di massa non è un errore correggibile, l’euro non è una svista. Il modo di produzione neocapitalistico funziona e si riproduce proprio così.

6) E’ scattata l’offensiva finale contro il lavoro stabile e tutelato, attaccando la sua ultima roccaforte in Italia: l’impiego pubblico. Continua ad oltranza il blocco degli aumenti retributivi degli statali, con buone probabilità fino al 2017. Si attacca ciò che rimane del vecchio parastato, si svendono le ultime partecipazioni statali e si vuole azzerare il cosiddetto “socialismo dei comuni” (le municipalizzate e simili). Da Monti a Letta nulla è cambiato e le “spending review” continuano (ieri l’implacabile censore Bondi, oggi il tagliatore di teste e di spesa del fmi Cottarelli). Queste cose le avevo previste qualche anno fa, ma in molti non ci credevano. La martoriata Grecia docet. A tale proposito, voglio brevemente descrivere un caso minore, ma significativo, che riguarda un’azienda informatica partecipata al cento per cento dall’ente regione. Nel nord-est del paese. E’ un caso che conosco, perché in quella azienda ci lavoro da anni (quasi trenta). In quella azienda informatica di dimensioni medio-piccole, Spa a socio unico e contratto di lavoro metalmeccanico, hanno già cominciato a tagliare brutalmente le paghe, come in Grecia, imponendo con il pretesto della “spending review” 2012 la restituzione degli aumenti contrattuali ricevuti nel 2013. La corte dei conti ha sentenziato e i politici regionali (l’ente è a guida pd, guarda caso) si sono sentiti sollevati da qualsiasi responsabilità. Un taglio di costi non fa mai male, purché non siano i loro. Per impossessarsi rapidamente dei soldi, decurteranno la 13° mensilità a tutti. Solo un piccolo esempio dell’accelerazione dell’esproprio in corso, mentre si annunciano “crescita”, “ripresa”, cambi di passo nelle politiche economiche e sociali. Il sistema regge e ringalluzzisce, superando limiti che in passato si credevano inviolabili. Sempre per esemplificare, rendo noto che a causa della situazione nella Ferriera di Servola e nella ex Grandi Motori Trieste (Wärtsilä), questa azienda d’informatica, fra non molto, rischierà di essere la maggior azienda metalmeccanica del triestino, quanto a organici! Ma c’è dell’altro. Per il giorno 4 dicembre un rsu molto coriaceo e i dipendenti avevano organizzato uno sciopero per cercare di riavere i soldi confiscati dal governo collaborazionista, oggi piddino di centro-sinistra e ieri montiano frutto di “larghe intese”. Lo sciopero sarebbe dovuto scattare in concomitanza con importanti attività informatiche per la sanità regionale, che ne avrebbero ovviamente risentito. La presidenza della regione voleva evitare a qualsiasi costo e con qualsiasi mezzo lo sciopero. Non tanto per la sanità regionale, quanto perché poteva nuocere dal punto di vista propagandistico e dei futuri risultati elettorali. Di mezzo c’era un assessore, che ha finto di trattare con le rsu dell’azienda turlupinandole. Per bloccare lo sciopero, hanno orchestrato una triangolazione mafiosa come segue. Imbeccato dalla regione a guida piddina, con la collaborazione attiva di qualcuno all’interno dell’azienda, il prefetto ha finto di non aver ricevuto la comunicazione formale dello sciopero, inviata nei tempi e nei modi previsti, bloccandolo e minacciando sanzioni per interruzione del servizio contro i partecipanti (almeno 250 euro ciascuno, se non mi sbaglio). Non contenti di questo, per provocazione hanno distribuito a tutti, in azienda, copia del “contratto collettivo nazionale di lavoro” metalmeccanici, siglato nel dicembre 2012 da cisl e uil. A questo punto, si dovranno restituire gli aumenti 2013, non più recuperabili, e saranno in forse anche i futuri premi collettivi e individuali. Il vero obiettivo è diminuire le paghe con qualsiasi mezzo, “cinesizzando” i lavoratori. Potrebbero fare qualche temporanea marcia indietro per questioni di opportunità politica, nel caso specifico, potrebbero compensare con qualche trucchetto, almeno in parte, la perdita degli “adeguamenti retributivi contrattuali” 2013 confiscati con la spending review, ma ormai il segnale è evidente e il danno è fatto. Del resto, la prospettiva della privatizzazione, cioè della distruzione dei posti di lavoro, è la più probabile, per il prossimo futuro. Piccolo esempio di come funziona l’esproprio di risorse in corso, gestito dai sub-kapò della sinistra piddina. Naturalmente a vantaggio del grande capitale finanziario internazionalizzato (del quale il pd è il lacchè più affidabile), che ne stabilisce imperiosamente, dall’esterno, i tempi e i modi. Situazioni come quella descritta sono destinate a moltiplicarsi e ad aggravarsi.

Mi fermo qui e se qualcuno dovesse chiedermi se c’è almeno una buona notizia, che dia un barlume di speranza, con un certo rincrescimento dovrei rispondergli di no. Per ora tutto è buio, non si vede la luce in fondo al tunnel.

Eurolager, pd ed esproprio di Eugenio Orsoultima modifica: 2013-12-02T10:24:12+01:00da derosse
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5 pensieri su “Eurolager, pd ed esproprio di Eugenio Orso

  1. Tutto o quasi tutto vero, purtroppo.
    Le proposte euroscettiche di Grillo ieri sembrano però aprire una nuova prospettiva. Rimane sempre l’ambiguità della proposta di un referendum, ma rifletterei sul fatto che gli altri sei punti presentati ieri a Genova sono secondo me pienamente condivisibili, concreti e, se venissero messi all’ordine del giorno, dirompenti per il blocco dominante. Certo, è ancora molto poco ma forse finalmente da ieri certi argomenti entreranno in agenda e raggiungeranno milioni di persone. Poi ovviamente, da qui a dire che si imporranno ci passa un oceano… Però se i M5S si buttassero sul serio nel campo della critica all’euro e a questa Ue da qui a maggio, beh, forse qualche sorpresa potrebbe esserci. Fosse anche solo costringere i farabutti ad allentare la presa…

  2. Per Valdo

    Un movimento politico con un piede dentro il sistema e un piede fuori, dopo aver partecipato al rito elettorale e aver incassato molti seggi in parlamento, dovrebbe fare quanto segue.
    In parlamento presentare proposte di legge su materie importanti. Proposte dirompenti, contrarie al programma del “partito unico della riproduzione neocapitalistica” stabilito per il paese. Contemporaneamente, dovrebbe mobilitare in permanenza la piazza, esercitando una forte pressione sul parlamento e sul governo collaborazionista in carica. Se le proposte sono respinte, risponde la piazza, che si attiva non per un solo giorno, sfilando pecorescamente e pacifinticamente in corteo, ma per una settimana o anche più a lungo e non certo usando le buone maniere …
    M5s non lo farà mai. Credo che i proclami di Grillo (e Casaleggio) resteranno lettera morta. La kermesse vday, ripetuta a Genova forse “una tantum”, è stata organizzata perché il duo Grillo e Casaleggio sa bene che i suoi “figuranti” in parlamento non hanno concluso nulla e, perciò, teme di perdere consensi a cappellate. Nelle amministrative più recenti, infatti, m5s ha avuto risultati deludenti.

    Saluti

    Eugenio Orso

  3. Non sarebbe giusto valutare il M5S come ciò che non vuole essere: una forza anticapitalistica. Tra i loro ideali – almeno a parole – c’è però il recupero del tema della giustizia sociale all’interno di un sistema di libero mercato: attraverso la salvaguardia e il recupero del Welfare, la lotta alle privatizzazioni dei beni comuni, il reddito minimo garantito o comunque una forma di sostegno per chi non ha nè patrimonio nè reddito. Proposte che un tempo si sarebbero definite socialdemocratiche e che rispetto alle politiche liberiste attuali sarebbero molto positive. Il M5S non farà mai la rivoluzione comunista ma se confermerà nelle prossime settimane un programma di parziale riconversione dell’economia in senso pubblico e di uscita dall’euro, secondo me sarebbe da sostenere. Anche per assenza di alternative

  4. Per Valdo66

    Temo che le proposte da te citate siano destinate a restare lettera morta. Qualcosa di simile alla cosiddetta politica degli annunci. Preciso che recuperare la giustizia sociale all’interno dei meccanismi del libero mercato sovrano non è una cosa possibile. E’ possibile solo un rallentamento nella distruzione del welfare e nei tagli alla spesa sociale. Ricordiamoci che lo stesso boia Monti – che tante sofferenze ha inflitto al paese – dichiarava di essere, non un liberista puro (perché, in tal caso, avrebbe sterminato quasi tutti gli italiani nel breve), ma un adepto dell'”economia sociale di mercato” alla tedesca(!). Ecco che ricompare la paroletta sociale abbinata a mercato, nonostante l’impossibilità teorica e pratica d’abbinamento.

    Saluti

    Eugenio Orso

  5. Certamente è impossibile recuperare la giustizia in un sistema in cui il libero mercato è sovrano. E’ possibile però avere un grado di giustizia sociale superiore all’attuale quando lo Stato può regolamentare il mercato attraverso l’emissione di moneta, una banca centrale legata al Tesoro, una forte presenza pubblica nelle industrie strategiche e nel credito, insomma quell’economia mista che abbiamo conosciuto, pur con tutte le sue imperfezioni, nei decenni 50-60-70 e in parte 80 e che il liberismo trionfante ha distrutto anche grazie all’euro. Beh, mi pare che Grillo vada in questa direzione che, rispetto alla situazione attuale, sarebbe un bel passo avanti per i ceti meno ricchi. Ora si tratterà di vedere se davvero fa sul serio o se certe proposte rimarranno lettera morta come tu sostieni. Ma, senza illudersi, guarderei con interesse a quanto è successo domenica.

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