Letta e la fine del Ventennio di Diego Fusaro

Presento oggi un interessante articolo di Diego Fusaro pubblicato online da Lo Spiffero (http://www.lospiffero.com/cronache-marxiane/letta-e-la-fine-del-ventennio-13082.html)

L’idea di Fusaro, che riprendo e sottolineo, è che “La cultura della sinistra è da tempo il luogo di riproduzione simbolica del capitale”. Ci avverte Fusaro che la cosiddetta sinistra, in Italia, dopo aver buttato a mare le lotte per l’emancipazione, difende le ragioni del grande capitale finanziario globalizzato. E’ un’evidenza. Non tutto ciò che è noto (o tale dovrebbe essere) è conosciuto e certe cose è bene ripeterle, anche all’infinito, se necessario.

Buona lettura

Eugenio Orso

 

Letta e la fine del Ventennio

 

Scritto da Diego Fusaro
Pubblicato Lunedì 21 Ottobre 2013, ore 7,32
 

“Si è chiuso un ventennio”: è quanto sostenuto dal premier Enrico Letta non molti giorni addietro, durante l’intervista di Maria Latella su Skytg24. Purtroppo Letta si sbaglia: e si sbaglia perché lui stesso e il suo partito sono pienamente organici – in senso gramsciano – alla stessa visione del mondo di Berlusconi e del suo schieramento. Più precisamente, portatrici della stessa visione ultracapitalistica del mondo, destra e sinistra accettano oggi in maniera ugualmente remissiva la sovranità irresponsabile di organismi economici sistemici (dal Fondo monetario Internazionale alla Banca Europea), che svuotano interamente la decisione politica, costretta a una funzione meramente ancillare. Nella forma della pura gestione dell’esistente, la politica e la democrazia non fanno altro che ratificare quanto viene autonomamente deciso dalla sapienza infallibile degli economisti, dalle multinazionali e dal mercato divinizzato.

 

 

Quale ventennio, dunque, sarebbe finito? Quello di Silvio Berlusconi come uomo politico? Può darsi. Non certo lo spirito del tempo neoliberale, giacché di esso si sostanziano in egual misura Berlusconi e il partito di Letta, ossia il tragicomico serpentone metamorfico PCI-PDS-DS-PD, che dalla lotta per l’emancipazione di tutti è oggi passato armi e bagagli a difendere le ragioni del capitale finanziario globalizzato. 

 

 

La cultura della sinistra è da tempo il luogo di riproduzione simbolica del capitale: nichilismo, relativistico, distruzione dei retaggi borghesi, difesa dei diritti civili per rimuovere la difesa di quelli civili, ecc. Da Carlo Marx alla signora Dandini, da Antonio Gramsci a Massimo D’Alema: la parabola sta tutta qui. Farebbe ridere se non facesse piangere: è, come già più volte ho ricordato su queste pagine, una tragedia politica e sociale di tipo epocale.

 

 

Nella sua vera essenza di protesi di manipolazione simbolica del consenso e di addomesticamento organizzato del dissenso, la dicotomia tra destra e sinistra occulta oggi – con buona pace di Letta – il totalitarismo del mercato, che le forze inerziali della simulazione tra le due fazioni non nominano nemmeno più, metabolizzandolo come dato naturale-eterno. La sopravvivenza virtuale della dicotomia nell’epoca dell’identità in atto di destra e sinistra ricopre, in sede politica, la stessa funzione che, nell’ambito dei mass media, è svolta dalla simulazione mediatica: quest’ultima – Debord docet – crea una realtà virtuale che non solo non intrattiene alcun rapporto con la “realtà reale”, ma che, di più, la occulta e la rende programmaticamente invisibile.

 

 

Si è liberi di scegliere tra gruppi, schieramenti, partiti e fazioni che hanno preventivamente aderito al dogma della “gabbia d’acciaio” (Max Weber), ossia alla supina adesione all’integralismo economico presentato come destino intrascendibile e alternativlos, “senza alternative” (la formula preferita da Angela Merkel): la scelta è libera e, insieme, fittizia, poiché, quale che sia, si risolve nella vittoria dello stesso, frammentato in molteplicità organizzata. 

 

 

Oggi il monoteismo del mercato risulta letteralmente invisibile nel proliferare ipertrofico delle dicotomie ingannatorie; di più, può agevolmente contrabbandarsi come pur sempre preferibile rispetto agli estremismi che hanno popolato un secolo breve, ma più di ogni altro denso di tragedie. Essere antifascisti in assenza completa del fascismo o anticomunisti a vent’anni dall’estinzione del comunismo storico novecentesco costituisce un alibi per non essere anticapitalisti, facendo slittare la passione della critica dalla contraddizione reale a quella irreale perché non più sussistente.

 

 

Forse che l’adesione cadaverica al nomos dell’economia e all’ordine neoliberale non si ritrova, in forma uguale, a destra come a sinistra? Letta e Berlusconi si rivelano, in ciò, a egual titolo “maschere di carattere” – come avrebbe detto Marx – della produzione capitalistica. 

Può darsi che sia finito il ventennio di Berlusconi, ma il suo spirito continua a vivere negli “eroi” del centro-sinistra, che di Berlusconi sono da anni i più preziosi alleati. La differenza tra i sinistri e i destri – nell’epoca dell’identità in atto di destra e sinistra – sta solo nel fatto che i primi fanno finta di non essere berlusconiani, disapprovando sempre e solo gli aspetti folkloristici del Cavaliere (Arcore, Olgettina, Ruby, ecc.), ma condividendo in toto l’idea perversa della politica come continuazione dell’economia con altri mezzi e il disinteresse totale e conclamato per la questione sociale e per i diritti degli esclusi dal sistema. Se la sinistra smette di interessarsi a questi temi, occorre allora smettere di interessarsi alla sinistra.

Letta e la fine del Ventennio di Diego Fusaroultima modifica: 2013-10-22T09:31:00+02:00da derosse
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8 pensieri su “Letta e la fine del Ventennio di Diego Fusaro

  1. I “sinistri”!Mi piace la semantica e il triplice significato lessicale.Dunque abbiamo: SINISTRI( loschi individui, sgherri del neo-liberismo) che procurano all’Italia e ai suoi abitanti dei gravi SINISTRI (danni irreversibili ), provenendo da SINISTRA, anticipando, precedendo i DESTRI, coloro che vengono da destra, ma ai quali non si può applicare il significato di abili.E bravo Fusaro! Scrivi serpente metamorfico, secondo l’ottima tradizione previana; potrebbe essere meta-morfeico, vista la catalessi morale e rivoluzionaria nella quale il PCI si è andato a coricare dopo la sua acronima declinazione e media-morfico, visto l’uso debordiano dei mezzi di comunicazione di massa.Sulla preservazione ormai inconscia della simbologia del turbo-capitalismo, mi sembra si confermino le intuizioni altrettanto interessanti di Boudrillard sui simulacri e la simulazione.Sempre un piacere leggervi.

  2. Per massimiliano blandinoFusaro è stato allievo di Costanzo (a Torino). All’università c’era Vattimo (oggi pensionato), ma il vero ispiratore filosofico del giovane Fusaro (oggi poco più che trentenne, se non mi sbaglio) è stato Costanzo Preve. Ma questo forse lo sai già. Ultimamente Diego Fusaro, che scrive su Lo Spiffero – curando la rubrica Cronache Marxiane, per la precisione – ha firmato alcuni “pezzi” veramente buoni, come l’ultimo che ho presentato. La sua visione della sinistra neoliberale (e della destra altrettanto neoliberale) concorda sostanzialmente con quella previana (e anche con la mia, naturalmente).Per quanto riguarda il vecchio, storico Pci, io ho individuato il primo inizio della “trasformazione” in entità socialdemocratica interna al capitalismo occidentale nell’immediato dopoguerra, quando Togliatti era ministro della giustizia e ha concesso la celebre amnistia. 22 luglio 1946, se ben ricordo, poco dopo il plebiscito monarchia-repubblica, vinto dalla repubblica grazie ai due milioni di voti “scomparsi”. L’amnistia era un primo importante atto dei sostenitori della repubblica, allora trionfanti (pur con i brogli referendari). Togliatti, sapendo che all’amnistia erano contrari sia i dirigenti del Pci sia la sua base, ha proceduto autonomamente, diciamo “d’autorità”, senza intervento della direzione del partito. Le finalità di Palmiro erano buone, condivisibili. Si trattava di riabilitare i fascisti per avere quadri sufficienti a riavviare la macchina dello stato. L’Italia era stata assegnata al campo capitalistico occidentale e Stalin, figura di riferimento per Togliatti, era intenzionato a rispettare gli accordi. Ma così facendo Togliatti s’inseriva nelle logiche capitalistiche dell’epoca. Riavviare la macchina dello stato italiano restando dentro il campo occidentale e supportando la ricostruzione di matrice capitalistica. La prospettiva rivoluzionaria comunista sfumava, anzi, era nei fatti osteggiata dal buon Palmiro. La fedeltà del Migliore a Stalin e alla “casa madre” sovietica, nonché la volontà di ricostruire il paese a beneficio della popolazione italiana provata dalla guerra (in sé lodevole intenzione), hanno inoculato nel Partito Comunista Italiano i primi germi della socialdemocrazia. Rivendicazionismo sul piano economico per conto delle classi dominate, diversa distribuzione del prodotto sociale, ma all’interno delle logiche capitalistiche, senza concrete azioni rivoluzionarie, trasformative, intermodali, per la fuoriuscita dal capitalismo. Nei decenni successivi (Togliatti, come sappiamo, è morto a Jalta nel 1964, sostituito da Luigi Longo alla guida del Pci) il Partito Comunista Italiano ha mantenuto una strutturazione derivata dal partito rivoluzionario bolscevico – pur cercando di emendarla con formule fumose quali “il centralismo democratico” – ha praticato una politica sempre più di matrice socialdemocratica, ma ha mantenuto in vita nelle masse, per ragioni di consenso, i miti dell’operaio-massa e della Rivoluzione. Una situazione schizofrenica. D’altra parte, difficilmente evitabile. Non era possibile, per il Pci – e non lo è stato neppure per Berlinguer, “il più Amato”, negli anni settanta e primi ottanta – fare una Bad Godesberg, esplicitare una nuova piattaforma programmatica, senza tracce di marxismo e di dipendenza dall’Urss come fece la Spd tedesca nel 1959, per accreditarsi alla guida della Rft nel campo occidentale. La base comunista non avrebbe capito e, anzi, avrebbe respinto la cosa. Al più è stato possibile organizzare il congresso di Berlino del 1976 con l’escamotage dell’”eurocomunismo”, un avvicinamento alla democrazia (ovviamente liberale e borghese) e un allontanamento dal Leninismo, incompatibile con la democrazia occidentale.Mi fermo qui, per non diventare troppo prolisso, e anche perché queste cose le ho già scritte in passato, pur non essendo un esperto di storia del Pci.SalutiEugenio Orso

  3. Caro Orso,è vero che l’importante è che passino i concetti, ma Fusaro oramai ha anche gli stessi tic linguistici di Preve. Serpentone metamorfico,l’uso continuo di tragicomico ecc. In molti capitoli minima mercatalia sembra un copia e incolla dei libri di Costanzo. Negli ultimi tempi poi Fusaro, che già pubblica con case editrici più note, è ospite in spazi pubblici che a Preve non sono stati mai concessi. Costanzo si dichiarava depresso per la scarsa fortuna della sua storia della filosofia. Fusaro si va affermando un po’ meglio. Alla fine nessuno si ricorderà di Preve. Un mio amico che abita a Parigi conosce Fusaro e non Preve. Quella di Fusaro è una tecnica di successo molto galimbertiana. Galimberti copiava i libri degli amici, Natoli e altri. Contento Preve….

  4. Per AntonioScrivi cose vere. Minima mercatalia è tutta costruita sulla tripartizione previana del capitalismo astratto, dialettico e speculativo. Ma contiene dotte citazioni in greco non tradotte, per i soli “addetti ai lavori”, preferibilmente per affermati accademici e professori. Cosa che Preve non farebbe mai. E’ chiaro che Fusaro è un giovane rampante che ci tiene alla carriera. Ma non credo che un suo possibile successo possa oscurare Costanzo Preve, che è e resterà il Maestro e la Fonte. Preve stesso dice che “il tempo è galantuomo”. Un giorno si comprenderà il valore dell’opera di Costanzo Preve, indipendentemente dal successo che potrà avere Fusaro.SalutiEugenio OrsoP.S. comunque sia, Fusaro sta scrivendo buoni articoli in questi ultimi tempi …

  5. Stimo e per stima provo affetto sincero per Costanzo, che ho conosciuto di persona. Non lo descrivo con la tua enfasi.Che Fusaro possa tenerci alla carriera, posso capirlo. Non capisco tanto quando questo obiettivo viene perseguito attraverso “rielaborazioni creative”. Si perde in credibilità. Presentarlo come giovane filosofo poi…Giovane va bene…filosofo si vedrà. Persino gli articoli sono rielaborazioni di argomentazioni previane. Antiberlusconismo, politicamente corretto, la miseria del laicismo…Ok la vediamo diversamente. un caro saluto a te Costanzo

  6. Ancora qualche osservazione.Costanzo Preve ha allievi filosofici (fra i quali lo stesso Fusaro) ed anche “non filosofici”. E’ chiaro che gli allievi di Costanzo hanno assunto il pensiero previano come base teorico-filosofica irrinunciabile. Accade non di rado che alcuni rielaborino, nei loro scritti, argomentazioni tipicamente previane. Lo faccio anch’io. L’importante è citare la fonte, ogni volta che è possibile. Io cerco di farlo, nei miei articoli e post. La cosa mi sembra naturale, perché non si possono fondare le proprie osservazioni e le proprie analisi sul nulla. Mi è parso di capire che tu sei un po’ fiscale (e sospettoso) per quanto riguarda le “rielaborazioni creative”. Probabilmente ti poni il problema di quale sia il confine fra tali rielaborazioni e il copiare, attingendo bellamente dalle opere altrui. Per quanto mi riguarda, chi non copia dovrebbe citare la fonte, ogni volta che è necessario e possibile. Io cerco di attenermi a questa regola. Da quello che so, Fusaro ha citato correttamente e doverosamente Costanzo, ringraziandolo, in Minima mercatalia. Filosofia e capitalismo, ma, se non erro, altrettanto non ha fatto nel precedente Bentornato Marx – opera influenzata dal pensiero previano – che ha avuto a suo tempo un certo successo.Cari salutiEugenio Orso

  7. Ancora una replicaFiscale sospettoso… Anch’io uso il linguaggio previano. Anche se molte idee le ho elaborate autonomamente, prima di conoscerlo. Dalla funzione dell’antiberlusconismo, della cosiddetta sinstra e della sua funzione ecc. Per inciso dico che a Costanzo la collaborazione con La Grassa forse ha nociuto. Opinione mia. Ma torniamo a noi.Se leggi le pagine da 378 e oltre di Minima mercatalia, trovi lo sbobinamento delle conversazioni pubblicate su youtube, soprattutto la parte filosofica che riguarda i greci, il logos, la crematistica, le citazioni di libri pubblicati con crt, sul Sessantotto, sui giornalisti come clero, sugli intellettuali c’è Bourdieu citato da Preve, sulla dicotomia destra sinistra, democrazia, il potere del popoloecc. In molti articoli si ritrova la critica ai pacifisti, per fare solo un esempio, che viene ripetuta con le stesse identiche parole di Costanzo, il popolo belante che grida paaace paaace. Sia nel libro che in svariati articoli il virgolettato è sempre di meno. Insomma Fusaro avrà scritto una buona tesi di laurea su Costanzo Preve, ma molti di voi siete inclini a riconoscergli di più. Forse pure Costanzo che è convinto che attraverso Fusaro il suo pensiero possa arrivare in tempi più brevi.. Va bene Costanzo è open source, però ognuno ci mettesse del suo!Su Sinistra in rete viene pubblicato regolarmente, e cavolo, gli articoli di Costanzo, te li dovevi cercare, gli rompevano i coglioni in continuazione. Chi si ricorda la raccolta in Klebeker, se non sbaglio…In conclusione non mi va di passare per fiscale e sospettoso.Costanzo è un generoso. Che le sue idee diventino un patrimonio comune e discusse in comune, è questo che a lui interessa. Che possano indicare vie per una prassi trasformatrice anche…Leggendo qualche articolo di Fusaro, capita di leggere cose del tipo ‘ viviamo nell’epoca del capitalismo assoluto, come vado ripetendo da tempo’, ad esempio. Si leggono commenti ai suoi articoli, bravo Fusaro, ecc. Insomma Preve scompare un po’ alla volta, mentre Fusaro con tecnica galimbertiana emerge. Nel marketing del pensiero radicale presentate Fusaro come un giovane filosofo, brillante pensatore, ecc. Per me ha scritto una buona tesi di laurea, forse di dottorato, non so…quindi c’entra poco l’essere fiscali o sospettosi. La rielaborazione creativa è una tesi di laurea, di dottorato. Non di più.Cari saluti a te Ti leggo spesso, ti ho letto in passato, ho scaricato e letto toui contributi, condivido tantissimo; un po’ angoscianti, ma anche spiritosi i tuoi lasciti, prima degli interventi chirurgici.Ti auguro a questo proposito ogni bene.Antonio

  8. Per AntonioUn ultimissimo mio intervento.Fiscale e sospettoso lo sono anche io, in certe circostanze e in non poche occasioni. Non si tratta di una critica serrata, né intendevo offondere, naturalmente. Capisco i tuoi dubbi in merito a Fusaro. Li condividi con altri, da quel che so. Costanzo è un vero umanista e perciò è incline a discutere con chiunque, senza ostracizzarlo, e a dare un po’ di credito a ciascun interlocutore. Sicuramente è un generoso e non si cura di cose come la fama e la carriera. Dopo il 1999 e la rottura con Bobbio, Costanzo ha scelto in via definitiva di percorrere una strada difficile e solitaria, controcorrente, ben consapevole di ciò che doveva aspettarsi. Questo lo abbiamo capito entrambi, ne sono certo. Brutta cosa il carrierismo, l’arrivismo … su questo siamo in sintonia. La smania dell’arrivismo, di accreditarsi in certi ambienti, di occupare posti di prestigio, non sempre va a braccetto con lucide e originali analisi filosofiche, politiche, sociologiche.Ri-salutiEugenio OrsoP.S.: per quanto riguarda gli interventi chirurgici recenti, questi sono andati bene oltre ogni immaginazione. Ho recuperato come un miracolato. Dopo sei mesi dall’ultimo, posso dire che grazie a un’intensa attività ginnica e pesistica (sono un ex bodybuilder) mi sento ringiovanito. Come età apparente, stando a quel che dicono, dimostro dai dieci ai quindici anni in meno … spero che duri.

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