Le basi programmatiche dell’alternativa politica di Eugenio Orso & Anatolio Anatoli

Costanzo Preve.jpg 

 

 

 

 

Costanzo Preve

 

In questo post ci proponiamo di descrivere, con estrema semplicità, quelle che dovrebbero essere le basi programmatiche di una vera alternativa politica, volta al superamento dei programmi neocapitalistici stabiliti per l’Italia e imposti ai governi fantoccio liberaldemocratici.

Premettiamo che attualmente non ci sono forze politiche e sociali, in questo paese, portatrici d’istanze programmatiche in aperto conflitto con la troika mondialista-europoide e con gli interessi della classe dominante globale. I veri oppositori latitano, dentro e fuori del parlamento ed anche negli ambienti cosiddetti alternativi. Non sono tali le blande e truffaldine opposizioni parlamentari, come m5s, il sel e la lega, non lo sono i partitelli che aspirano a rientrare in parlamento presentandosi alle elezioni, come la fallimentare rc, non lo sono certi circoli extra-sistemici i quali, pur avendo qualche lineamento programmatico alternativo (fuori dall’eurozona restando, però, nell’unione europide, nazionalizzazione della banca centrale e del sistema bancario), spesso sbagliano nell’individuazione del nemico, nella selezione delle forme di lotta più efficaci e, soprattutto, nell’accettare supinamente le regole sistemiche, come il pacifismo castrante e la “democrazia” quale miglior sistema politico che non può avere alternative.

Partiamo da una semplice considerazione. Dopo il fallimento dei movimenti di massa, apparentemente critici ma “pacifici” e interni al sistema, che si sono susseguiti in occidente dal collasso dell’Urss fino ad oggi, dovrebbe essere chiaro che la speranza di successo di forze autenticamente alternative richiede la presenza di almeno tre elementi principali. 1) Un programma politico immediatamente applicabile da opporre efficacemente alle linee programmatiche neoliberiste, mercatiste ed europoidi. 2) L’individuazione corretta del nemico da combattere e dei suoi punti di forza e di debolezza, nonché delle tattiche e delle strategie sulle quali fondare la lotta. 3) Il rifiuto, nel confronto politico e sociale, delle regole imposte a suo esclusivo vantaggio dal nemico, come la liberal democrazia fondata sul suffragio universale e sull’istituto della rappresentanza, il politicamente corretto sistemico, il pacifismo strumentale e aprioristico.

I tre principali movimenti del dopo guerra fredda – i pacifisti eredi del “pacifismo a senso unico” nell’epoca del confronto fra i blocchi, i no-global altermondisti e gli indignados di Puerta del Sol/ occupy Wall Street – non verificavano una sola di queste tre condizioni. Prova ne sia che tutti e tre sono falliti, si sono esauriti senza aver ottenuto alcun risultato tangibile, o anche soltanto conseguibile in prospettiva futura. Mancanza di chiare linee programmatiche alternative, identificazione troppo generica/ fuorviante/ errata del nemico, forme di lotta inefficaci, rispetto delle regole sistemiche restando nel circuito della protesta pacifica e “democratica” (nonostante qualche morto, qualche ferito e qualche episodio di scontro con gli apparati repressivi), hanno caratterizzato, in buona sostanza, i pacifisti, gli altremondisti e gli ultimi “utili idioti” in ordine di apparizione, cioè gli indignados-occupy. Se il nemico non è un sistema di potere chiaramente identificato, nell’interesse di una classe dominante ben determinata, ma è la guerra (pacifisti), oppure la globalizzazione economica (no-global), o ancora la banca (indignados/ occupy), genericamente e semplicisticamente intesi, si viaggia su un binario morto andando verso una sicura sconfitta. Così e stato per i tre inefficaci movimenti di massa che hanno ormai esaurito la loro “spinta propulsiva”. Il risultato è che la guerra non è mai cessata, la globalizzazione economico-finanziaria ha continuato a imperversare e le banche (leggi le istituzioni e i potentati finanziari in generale) la fanno da padrone. Oltre a questo aspetto, ciò che ha contribuito a estinguere i tre movimenti pseudorivoluzionari è l’inconsistenza programmatica, ossia il non aver elaborato un chiaro programma politico-strategico, applicabile nella realtà e alternativo a quello imposto dal sistema per conto classe dominante dell’epoca (Global class finanziaria).

Nel presente scritto trascuriamo i punti 2 e 3  – individuazione del nemico, forme di lotta, rifiuto delle regole e dei tabù sistemici – pur importantissimi e necessari per la riuscita di un progetto rivoluzionario, per concentrarci esclusivamente sul punto 1, che riguarda le basi programmatiche alternative, allo stato attuale delle cose tutte da costruire. A questo proposito, non possiamo non ricordare un buon consiglio del filosofo Costanzo Preve, che presenta risvolti interessanti sul piano politico. Il consiglio di Preve suona grossomodo così: le classi dominate devono rivolgere sempre e soltanto alla classe dominante richieste che per questa sono irricevibili. Quali sono le richieste irricevibili, per i dominanti e per le loro strutture di potere sopranazionali, ivi comprese quelle europoidi? Tali richieste, per un paese come l’Italia, corrispondo ai seguenti punti programmatici principali:

a)    Uscita dell’euro e delle attuali istituzioni unioniste, con il ritorno alla piena sovranità monetaria dello stato nazionale, in vista di una possibile (ma non necessaria e inevitabile), futura “entente cordiale” fra gli stati europei, ma su basi completamente diverse da quelle attuali. Si potrà forse pensare a una o più confederazioni europee “a maglie larghe” (con adesione volontaria dei popoli e degli stati), per agevolare gli scambi fra i paesi del continente, per realizzare progetti comuni di varia natura (energetica, tecnologica, militare) o per difendersi dalle produzioni degli “emergenti” (pensiamo a quelle neocapitalistiche cinesi), se necessario attivando un blocco, continentale o quasi continentale, contro le stesse. Siamo certi che si vivrà meglio, rinunciando alle nuove “cineserie” di bassa qualità, ottenute rubando know-how altrui, beneficiando delle “joint venture” con il grande capitale finanziario privato e impiegando lavoro super sfruttato o addirittura schiavo. Evidente il beneficio della riconquistata sovranità monetaria, in ogni aspetto della vita sociale e individuale. Si potrà ricorre alla tanto vituperata (dagli euroglobalisti) “svalutazione competitiva” della moneta nazionale e finanziare adeguatamente i deficit dello stato, con funzione propulsiva per l’economia interna. A quel punto il famigerato pareggio di bilancio, introdotto nelle costituzione come vincolo ineludibile, non avrà più alcun senso e potrà essere formalmente soppresso. Né avranno più un senso i castranti “parametri di Maastricht”, il 3% inviolabile nel rapporto deficit/ pil, il debito pubblico non oltre il 60% del pil, i tassi di interesse a lungo forzatamente convergenti fra i paesi membri (tutte regole castranti per l’economia e la socialità). Cesserà come per incanto la svendita forzata, oggi in pieno corso, del patrimonio dello stato e delle aziende nazionali ai grandi capitali dominanti. 

 

b)    Avvio di un esteso programma di nazionalizzazioni, a partire da quelle della banca centrale e del sistema bancario nazionale, riavviando (e finanziando adeguatamente) le grandi concentrazioni industriali e produttive, in mani pubbliche, con progressiva sostituzione della debole e fallimentare pmi, oggi allo sbando. Tralasciando l’autentica “rivoluzione” sul piano monetario, che è fin troppo evidente, ciò consentirebbe di (ri)creare strutture produttive solide, di grandi dimensioni, controllate da uno stato sovrano, di impedire fughe di capitali e know-how verso gli “emergenti” e di parare efficacemente i probabili colpi di coda dei globalisti in ritirata. La ricomparsa in grande stile dell’”imprenditore pubblico” avrà effetti sicuramente benefici sull’occupazione di massa (e sui redditi da lavoro), consentendo la riattivazione di interi settori produttivi, in mani nazionali, oggi quasi scomparsi, delocalizzati o nelle mani dello “straniero” (non di altri popoli e nazioni, ma del grande capitale finanziario internazionalizzato). 

 

c)     Riattivazione del welfare state (lo stato sociale in via di demolizione) e introduzione di un reddito di cittadinanza non simbolico, dentro le logiche del cosiddetto deficit spending. Sottoinsiemi delicati del problema sono rappresentati dalla pubblica istruzione, dalla sanità pubblica, dal sistema pensionistico. Nel primo caso, quello della scuola, le risorse finanziarie dovranno essere convogliate unicamente verso la scuola pubblica, lasciando a secco le scuole private (nonostante la probabile opposizione del vaticano). Nel secondo caso, quello della sanità, si dovranno stabilire ampie aree di esenzione dal pagamento del famigerato “ticket” e il più ampio accesso gratuito ai medicinali e alle cure mediche (così il diritto alla salute non sarà più una ciancia propagandistica). Nel terzo caso, quello del sistema pensionistico, si potrà tornare a prima delle controriforme degli anni novanta – Amato ‘92, Dini ‘95 e Prodi ’97, tutte “punitive” per gli anziani – riattivando pensioni lavorative e di anzianità decenti per tutti.

Per quanto riguarda gli aspetti economici, monetari, finanziari e, di riflesso, sociali, ci limitiamo a questi tre punti, ben consci del fatto che il primo è quello cruciale, perché dalla sovranità monetaria dello stato molto discende, dipendendo da questo aspetto le politiche industriali, quelle dell’occupazione e quelle sociali applicate dai governi. Tutti e tre questi punti, che riassumono altrettante richieste, sono irricevibili per la classe dominante globale, per i suoi valletti politici e per le “sue” istituzioni sopranazionali, comprese quelle europoidi. Precisiamo che il riacquisto della sovranità monetaria non dovrà favorire la corporazione degli imprenditori privati e, in subordine, quella dei commercianti e bottegai a scapito del resto della società (come alcuni “a destra” vorrebbero), ma dovrà andare a braccetto con le grandi istanze di giustizia sociale, completamente disattese in questi ultimi anni di affermazione delle politiche neoliberiste. Abbiamo sempre sostenuto, e continuiamo a farlo, che il sovranismo non è di destra e la giustizia sociale non è di sinistra (come si fa credere ai gonzi “identitari” delle due sponde), che i due aspetti non sono contraddittori, ma possono coesistere e integrarsi positivamente in un unico programma politico-strategico, alternativo a quello neocapitalistico. Più in dettaglio, si potrebbero aggiungere misure specifiche, come, ad esempio, prezzi e tariffe stabilite per via politica e non “di mercato”, per beni e servizi giudicati essenziali (valutabili nell’ordine di almeno un centinaio), con tutto il corredo sanzionatorio onde evitare speculazioni. Oppure l’introduzione in  forma nuova della “scala mobile” per adeguare salari e stipendi all’inflazione, impedendo ulteriori erosioni del potere d’acquisto dei redditi da lavoro dipendente. O l’abrogazione delle leggi delle precarietà e la fine dei contratti “atipici” (proposta che oggi nessuno osa più fare), restituendo una prospettiva di lavoro e di vita decente alle masse. O ancora la riattivazione di piani per  l’edilizia popolare, con evidenti benefici anche per l’occupazione. Ma i tre punti da noi elencati ci sembrano quelli essenziali (in particolare il primo), dai quali non si può prescindere e dai quali tutto il resto può discendere.

Come si nota, il suddetto non è un programma collettivista, di matrice comunista. Questo perché la difficile situazione attuale, nel passaggio storico che stiamo vivendo (un vero e proprio “cambio di evo”, rispetto al novecento) impone una disincantata “analisi concreta della situazione concreta”, e suggerisce di procedere per gradi. Le istanze sovraniste, che devono accompagnarsi alla richiesta di giustizia sociale, la “rinazionalizzazione della moneta” e delle banche, il dirigismo economico e la ricomparsa dello stato imprenditore, il keynesismo assistenziale sono indigeribili per i globalisti e possono consentire di riscuotere maggiori adesioni fra i dominati. Istanze più coraggiose, di matrice comunista (o meglio, comunistico-comunitaria non marxista), potranno essere avanzate in seguito, incamminandosi sulla strada della socializzazione integrale dei mezzi di produzione, grazie alla riappropriazione della sovranità politica e monetaria e la liberazione del paese. 

Un programma politico-strategico che si rispetti non può limitarsi alla moneta, all’economia, alla finanza, alle politiche industriali e sociali, ma deve riguardare gli aspetti geopolitici, quelli militari e le alleanze internazionali. Se si rifiuta la moneta dell’occidente neocapitalistico, che è uno strumento di dominazione delle élite globaliste, coerenza vuole che si rifiutino le sue alleanze militari, per un’effettiva indipendenza, offrendo al paese una prospettiva geopolitica completamente nuova. La liberazione dell’Italia non sarà mai completa se non si faranno i seguenti passi, corrispondenti ad altrettanti punti programmatici:

d)    Uscita dalla nato (completa, senza ambiguità compromissorie, nel senso della permanenza nell’alleanza “politica” pur non aderendo alla struttura militare dell’alleanza) e fine dell’occupazione americana di parti del territorio nazionale. Si dovrà tornare all’esercito popolare di leva, che avrà a disposizione le ex basi militari americane, aumentando il numero degli effettivi e la disponibilità di armamenti per far fronte alle minacce (globaliste) esterne. Si coglierà l’occasione per “denunciare” altri trattati firmati in passato dall’Italia, come quello costitutivo della eurogendfor, la superpolizia europoide che gode dell’extraterritorialità e dell’impunità nei paesi nei quali opera. Trattandosi di questioni molto “rischiose” e delicate, ci dovranno essere epurazioni, nelle forze armate e nella polizia, di ufficiali e quadri non affidabili, per scongiurare il pericolo di eversioni e di tentativi di golpe (pilotati dall’esterno, com’è facile intuire). Un’ottima occasione per liquidare anche i traditori politici, collaborazionisti dei poteri esterni, che hanno ceduto la sovranità nazionale e oggi stanno portando l’Italia allo sfacelo.

 

e)    In chiave positiva, avendo come obbiettivo il cambio di alleanze, si dovranno cercare intese militari, energetiche e commerciali piuttosto strette con la Federazione Russa, con singoli paesi europei non ostili e disponibili, con i paesi sudamericani del socialismo bolivariano (come il Venezuela), con l’Argentina e con l’Iran. L’auspicabile alleanza con la Federazione Russa avrà anche la funzione di “isolare” (se non proprio circondare, come sarebbe auspicabile), la perniciosa germania euronazista. Non solo intese militari, ovviamente. Si tratterà di stipulare trattati, dal punto di vista economico, commerciale, energetico, sgraditi al campo globalista occidentale, ma utili per il paese, come quello firmato a Bengasi con Gheddafi nel 2008 o il celebre Eni-Gazprom con i russi, centrato sulle reti Stream.

Ci fermiamo qui, sperando di aver reso l’idea, pur nella semplicità e nella sinteticità dell’esposizione, di cosa significa un programma politico coerente e autenticamente alternativo. Siamo certi che qualcuno avrà da ridire sull’effettiva applicabilità di questo programma, perché nessuno, in alto, oggi lo appoggerebbe, perché allo stato attuale delle cose non incontrerebbe il favore popolare (considerando la manipolazione antropologico-culturale in atto) e perché farebbe correre al paese gravi rischi (destabilizzazione con l’uso d’infiltrati armati, di provocatori, di mercenari, tentativi di golpe, rischio di guerra e occupazione militare). La cosa non ci preoccupa. Ciò che oggi sembra impossibile, domani potrà diventare una possibilità concreta, per la nostra salvezza, data l’imprevedibilità del corso storico e la china verso la quale stiamo scivolando.

Eugenio Orso & Anatolio Anatoli

Le basi programmatiche dell’alternativa politica di Eugenio Orso & Anatolio Anatoliultima modifica: 2013-10-07T10:31:00+02:00da derosse
Reposta per primo quest’articolo

13 pensieri su “Le basi programmatiche dell’alternativa politica di Eugenio Orso & Anatolio Anatoli

  1. Queste le basi per una lotta vera e non assorbibile dal sistema,non sembri ai soliti ipnotizzati dal politicamente corretto,estrema,i tempi che ci aspettano parleranno questo linguaggio,finalmente!

  2. Per PicaroNon crediamo che il reddito di cittadinanza svizzero, a 2.500 franchi per tutti, potrà passare. E’ contrario alle logiche neocapitalistiche (che riguardano anche la svizzera) e quindi senza possibilità concrete di realizzazione. Tanto più in Italia la cosa sembra impossibile, pur riducendo la somma pro-capite a (molto) meno di 1.000 euro. Per mircoAbbiamo cercato di delineare, una prima volta, le basi programmatiche dell’alternativa politica. Per realizzare un simile programma, oggi, ci sarebbe solo la possibilità rivoluzionaria. Non può passare “pacificamente” e “democraticamente” (come potrebbero credere solo degli idioti). Sappiamo, però, che le forze rivoluzionarie non ci sono e all’interno del sistema pullulano i collaborazionisti, i servi del grande capitale finanziario “di occupazione”. Sappiamo che la situazione è disperante, tuttavia crediamo nel corso storico e nelle possibilità di svolta improvvisa. Fidiamo sul fatto che la compressione materiale e psicologica dei dominati non potrà continuare all’infinito, senza provocare significative reazioni. Fidiamo, altresì, sul fatto che in situazioni di estrema tensione sociale potranno emergere nuove élite portatrici del cambiamento. Speriamo bene, mirco, ma non per domani, purtroppo, forse per dopo domani …SalutiEugenio & Anatolio

  3. in attesa di tempi migliori,per la mia crescita anagogica e per infastidire piu’ che posso i politicamente corretti non violenti-ipocriti posto spesso e volentieri sul mio profilo face book queste analisi,un caro saluto!

  4. Costanzo Preve ha sempre sostenuto, nelle sue opere maggiori e nei suoi interventi contingenti, che proprio perché oggi, in Italia e non solo, la democrazia è in corso di espropriazione da parte di oligarchie non elette, un movimento d’opposizione deve rivendicare più, non meno democrazia; e che il recupero della sovranità nazionale si può perseguire solo se si accompagna con il recupero della legittimità democratica.Se volete predicare il rifiuto della democrazia rappresentativa e la lotta armata, fatelo a vostro nome, e non coinvolgete Preve in questa sciocchezza cosmica.

  5. Per la verità, Preve ha scritto un libro (pubblicato da Arianna editrice) dal titolo Il popolo al potere. Se la democrazia, concepita staticamente, può essere “il potere al popolo”, il popolo al potere di Preve – nel fluire del corso storico, in un ottica dinamica e non statico-bobbiana, respinta da Costanzo – è la difficile marcia di avvicinamento del popolo al potere effettivo. Un amrcia segnata da errori e passi indietro, che è ben lungi dall’essersi conclusa. Ben poco a che vedere con il parlamentarismo, oggi rigorosamente “liberaldemocratico”, a supporto del neocapitalismo. Uno come Costanzo ha sempre riconosciuto il valore rivoluzionario e trasformativo dell’Ottobre Rosso ed anche la relativa positività di Stalin, vero rappresentante delle classi dominate di allora. Ma Lenin – mai sconfessato da Preve! – non era quello del “potere ai Soviet”, in contrapposto al parlamentarismo, e del partito dei rivoluzionari come intelletto attivo della trasformazione storica? E Stalin non ha incarnato, a conti fatti, pur “personalizzando” un po’, la dittatura del proletariato?Infine, ricordiamo che Preve ha anche scritto “viva i generali birmani” per ragioni geopolitiche di lotta anticapitalista, visto che i generali birmani – di sicuro non “sinceri democratici” – si opponevano ostinatamente allo strapotere americano …SalutiEugenio Orso

  6. Ah! … Dimenticavo, nel post nessuno ha tirato in ballo, in modo chiaro, diretto e esplicito, la lotta armata, lanciando articolati appelli in proposito. Si è accennato genericamente a tattiche e strategie sulle quali fondare la lotta.Nel post si tratta specificamente degli aspetti programmatici – come si scrive con chiarezza – trascurando il pur importante aspetto delle forme di lotta adottate.Ciò che ormai è evidente – e milioni di neopoveri, di disoccupati, di precari, di marginali lo confermano – è che la stramaledetta democrazia liberale, fondata sulla rappresentanza, e il pacifismo strumentale castrante sono letali strumenti di dominazione delle élite (euro)globaliste. Su questo non ci piove e la stessa esperienza quotidiana di milioni di dominati ci da ragione.Ri-salutiEugenio Orso

  7. Io scrivo in italiano, voi scrivete in italiano. Leggiamo tutti in italiano. In italiano, Eugenio & Anatolio hanno scritto, nei commenti a questo post: http://pauperclass.myblog.it/archive/2013/10/04/scomposizione-e-ricomposizione-del-quadro-politico-italiano.html: “Ci sembra evidente che contro questo nemico disumano – e da disumanizzare – la soluzione della lotta armata è l’unica possibile. Ma con intelligenza. Colpendo senza alcuna pietà i punti deboli del nemico, presumibilmente meno difesi e quindi più facilmente attaccabili, con meno risorse e correndo meno rischi (ad esempio, lo strisciante Letta ha moglie e figli … contano qualcosa, per lui? Così Napolitano e via dicendo). Ci fermiamo qui, per ora.” In italiano, queste righe raccomandano al lettore a) la lotta armata b) la disumanizzazione del nemico c) l’assassinio, o quanto meno la minaccia di assassinio nei confronti dei parenti e congiunti del Presidente del Consiglio e del Presidente della Repubblica, più altre liste che seguiranno. Quindi evitiamo, per favore, di provare a metterci una toppa che è peggio del buco dicendo che “nel post” nessuno ha lanciato appelli alla lotta armata. Nel post no, nel commento degli autori sì. Cosa volete far credere? Che visto che l’appello all’assassinio terrorista degli innocenti non è nel post ma nei commenti non vale? Un po’ di serietà.Ora, se interessa il mio parere, queste righe, oltre a configurare alcuni seri reati penali per i quali potete essere perseguiti legalmente (e vi starebbe anche bene, così vi svegliate), sono di una irresponsabilità politica senza pari; in più, nella raccomandazione al punto c), umanamente imperdonabili, schifose e abiette. Quanto a Costanzo Preve, cerchiamo anche qui di non distorcere la verità. Costanzo Preve, un filosofo che senz’altro Orso conosce bene, anche personalmente, non ha MAI detto né MAI direbbe che nell’Italia 2013 è giusto, opportuno e politicamente ed eticamente consigliabile lanciare appelli alla lotta armata. Quel che direbbe poi della raccomandazione di ammazzare i parenti degli avversari politici, si compendierebbe, immagino, nel più profondo disgusto. Se Orso ha dei dubbi, perché non telefona a Preve e gli chiede il suo parere? Magari una dichiarazione in proposito? Mi meraviglio che Orso, che dovrebbe rispettare Preve ed essergli riconoscente, gli giochi questo brutto tiro, che lo mette a rischio di gravi e disonoranti strumentalizzazioni: non si rende conto, Orso, che il primo tizio con

  8. Siamo stufi di provocatori, di galoppini nascosti del sistema criminale che ci opprime, di coloro che piagnucolano come comari al telefono con Preve – disturbando con sciocchezze e piccole, insignificanti delazioni chi è gravemente malato – solo perchè Eugenio & Anatolio sono stati “cattivi”, non “politicamente corretti”, non sufficientemente proni, a 90° gradi, davanti al sistema e ai suoi inviolabili tabù.Ci rivolgiamo ai lettori del blog.Questo Buffagni, che da un po’ sta facendo il troll, continua a provocare, a contestare, a insinuare, a proporsi come l’afiere di un “umanitarismo” manierista, falso e peloso, ipocritamente pacifistico, che può servire a un unico, inconfessabile scopo: a sostenere il sistema e il massacro (sociale e effettivo) in corso.Su di lui ci siamo gravemente sbagliati, perchè non è ciò che credevamo, cioè un lettore critico e un critico del sistema, in buona fede.Ha telefonato a Costanzo Preve cercando di sputtanarci. Invia commenti in cui cerca di farci continuamente le pulci, ci accusa di crimini orrendi (e perchè no? Dell’intenzione di violare gli inviolabili “diritti umani” neocapitalistici). Insomma, con mille espedienti e accuse tira l’acqua al suo mulino. Ma di quale mulino si tratta? Abbiamo qualche sospetto, in proposito … e forse lo hanno maturato anche alcuni frequentatori abituali di questo blog.Sta di fatto che a questo tal Buffagni – come appare fin troppo chiaro – non interessano le innumerevoli vittime del neocapitalismo e dell’europrigione, le torture spaventose inflitte a popolazioni innocenti, la disperazione dei disoccupati, di coloro che non possono più mandare a scuola i figli, di quelli che in questo momento stanno meditando il suicidio. Non una parola sugli orrendi crimini di massa del sistema, perpetrati con la complicità di individui come Letta e Napolitano, che lui difende a spada tratta. Solo sui nostri presunti e potenzialmente orrendi crimini! Ma si sa … per taluni ipocriti – che sbraitano istericamente in difesa dei “diritti umani” (con annesso bombardamento americano) – ne uccide più la penna della disoccupazione, del taglio brutale dei redditi, della riduzione dei servizi sanitari accessibili, delle “spending review” di rapina, degli interventi militari per “portare la democrazia”.A uno come Buffagni importa soltanto che ci si comporti bene, in modo politicamente corretto, che si usi il linguaggio dei vigliacchi e degli ipocriti-servi, dei giornalisti venduti di sistema, degli untuosi politicuncoli che tuonano contro “l’ingiustizia” e poi abbassano la testa regolarmente davanti a un potere spietato, assassino, stragista. Sappiamo bene da che parte stanno coloro che si autonominano censori, per il rispetto del politicamente corretto, coloro che ammettono solo qualche critica “moderata” , qualche auspicio che la situazione migliori seguendo la strada del “riformismo” pacifico e democratico, ma non ammettono un solo passo oltre le cortine fumogene della democrazia liberale e del pacifismo castrante, demonizzando il vero antagonismo!Da questo momento in poi ignoreremo Buffagni, considerandolo solo una mosca fastidiosa, che prima o poi se ne andrà a ronzare altrove. Non cancelliamo i suoi ultimi commenti. Che restino pure dove sono. Noi, per quanto “cattivi”, “disumani”, “scorretti”, non pratichiamo la censura. Noi, semplicemente, andiamo oltre.Questo è quanto.Saluti e stateci beneEugenio & Anatolio

  9. dire che sono solidale mi sembra la solita melliflua e rassegnata ovvietà’,io invece dico che sono in trincea con Eugenio e Anatolio,la loro guerra e’ anche la mia,pronto a prenderle e a darle come in ogni guerra che si rispetti

  10. Ringraziamo sentitamente mirco. Lui ha compreso che in politica, come anche nella stessa filosofia politica, bisogna schierarsi, indicare i nemici e combattere senza esclusione di colpi.SalutiEugenio & Anatolio

  11. Mi dispiace vedere che chi sbraita di pacifismo gode di diritti che qualcuno ha ottenuto a caro prezzo, cioè con la morte.La via dei “buoni” è sempre lastricata da morti “cattivi” che hanno dovuto fare il lavoro sporco e si sono imbrattati con etichette quali terroristi, anarco-insurrezionisti, partigiani, etc.Riporto, per i troll negazionisti e pseudopacifisti, questo pensiero sui No-global e tutti i movimenti simili che vorrebbero indurre con la “pace” dei sit-in, il cambio di rotta dello sfruttamento dell’uomo sull’uomo a livello globale: Ma passiamo ad una analisi più ravvicinata del Movimento No Global. Esso è “petizionistico”, perché assume la forma politica delle petizioni ai potenti della terra. Il fatto che oggi le petizioni vengano porte con accompagnamento di musica rock anziché con minuetti e gavotte è rilevante solo sul piano estetico. Il circo contestatore che si raduna a Davos in Svizzera per “contestare” i potenti della terra con sfilate di emarginati di professione rappresenta fino in fondo quella tragicommedia occidentale che si rappresenta fin dal 1968, e cioè la “contestazione” al posto della “rivoluzione”, più esattamente il fatto che non potendo o volendo più fare la rivoluzione se ne mima teatralmente un surrogato “contestativo”.Il Movimento No Global è “ritualistico” nel senso individuato fin dal lontano 1983 da Günther Anders (da Günther Anders, non da Costanzo Preve!). Da circa due decenni le manifestazioni ritualizzate sono tutte eguali, e rappresentano una forma particolarmente degradata di “cerimonialità impotente istituzionalizzata”. fonte:http://www.kelebekler.com/occ/bertinotti7.htmCertamente il martirio, inteso come “rivoluzione passiva”, tanto cara ai pacifisti, continua a mietere vittime inutili, perché non sembra che tali encomiabili sacrifici riescano a sortire l’effetto sperato.Vorrei sapere se le guerre “umanitarie” e gli embarghi siano da annoverare nei sistemi anti-rivoluzionari politicamente corretti. E’ triste constatare che i pacifismi, alla fine, appoggino, consapevolmente o meno, la violenza unilaterale del neo-liberismo.Grazie a tutti i morti ammazzati, rivoluzionari armati, che in qualche modo hanno reso possibile, finchè durerà, questo straccio di democrazia che ancora abbiamo.( e non sto parlando degli anni di piombo )Grazie a Eugenio Orso&Anatolio Anatoli

  12. Ringrazio sentitamente massimiliano blandino per il suo articolato commento a supporto.Per quanto riguarda i movimenti pacifisti e simili, Günther Anders, che era un pacifista(!), li considerava dei pagliacci … Günther Anders ha operato una critica al pacifismo al quale fa riferimento massimiliano (che cita giustamente Anders). Anders era un “esperto” in materia e nei suoi scritti ha operato una critica articolata del pacifismo, trattando la questione dell’uso della violenza. Costanzo Preve, in un dialogo, mi ha raccontato qualcosa d’interessante in proposito. Qualcosa che sembra un aneddoto. C’erano spesso degli individui “in maschera”, vestiti da pagliacci, sui trampoli, che accompagnavano i cortei pacifisti. Quale messaggio lanciavano questi curiosi individui, dall’aspetto da clown? Secondo Anders il messaggio era diretto e molto semplice da decrittare: “siamo dei pagliacci” … appunto! Non c’è dubbio che il culto sistemico della “pace” – con la nonviolenza diventata un inviolabile tabù, che deve essere rispettato dalle masse – serve d’appoggio al neocapitalismo e alla sua violenza stragista. Non per caso le guerre per i “diritti umani” e per l’esportazione di democrazia e mercato sono state appoggiate, o almeno tollerate, da molti pacifisti occidentali.SalutiEugenio & Anatolio

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non verrà pubblicato ma sarà visibile all'autore del blog.