Scomposizione e ricomposizione del quadro politico italiano di Eugenio Orso & Anatolio Anatoli

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Cosa si nasconde dietro l’ampia scelta che ci garantisce l’offerta politica?

In questo post ci proponiamo di descrivere il gioco delle tre carte, davanti al cosiddetto corpo elettorale, della politica subalterna che non conta più nulla e non decide alcunché di strategico per il paese.

Essendo alle porte, almeno per paesi come l’Italia, il superstato euroglobalista che fagocita integralmente la sovranità degli stati sottomessi e occupati, la politica locale – rigorosamente liberaldemocratica e filo europoide – oltre ad applicare pedissequa i programmi decisi dai vertici dell’eurozona, ha il dovere di imbonire il “parco buoi” elettorale, di fingere il rinnovamento, nell’artificioso persistere della dicotomia destra/ sinistra, e di scomporsi e ricomporsi in cartelli elettorali per dare l’impressione del cambiamento.

Il governo Letta agisce “sotto dettatura” dei poteri esterni, come sappiamo, e si genuflette davanti ai tedeschi, si chiamino Merkel o con altro nome. In ciò non è troppo diverso dal direttorio Monti tanto da rappresentare, in buona sostanza, la sua continuazione, una sorta di Monti bis senza l’apporto diretto del grigio professore (il “salvatore” del paese, oggi volutamente dimenticato dai media). Ma le comparse che appoggiano Letta in parlamento sono più o meno le stesse che appoggiavano Monti: pd, pdl e udc con l’apparentata scelta civica. Anche in tale circostanza, come nel caso dell’esecutivo Monti, esiste una finta opposizione parlamentare, con gli affollati gruppi di deputati e senatori del movimento cinque stelle al posto dell’ingloriosamente defunta idv. Il direttorio del gelido Quisling Monti, esattamente come quello dello strisciante Letta, godeva della regia di Napolitano – il principale basista istituzionale dei dominanti euroglobalisti in Italia – e nel paese “reale” non c’era traccia, come non c’è al momento presente, di un’opposizione popolare ed extraparlamentare. Rileviamo, però,  almeno una differenza. Nel passaggio dal primo (e unico) esecutivo a guida Monti all’attuale di Letta, il sistema ha beneficiato – possiamo affermarlo con il senno di poi, nonostante l’inziale “apertura di credito” – dell’apporto di m5s, che ha ridotto l’astensionismo e incanalato una possibile protesta di massa nel vicolo cieco del parlamentarismo, della “legalità” e del “rispetto delle istituzioni”. Per quanto riguarda la protesta, è ormai provato che la via “pacifica” e politicamente corretta neutralizza le spinte al cambiamento, impedisce la formazione di vere forze di opposizione antisistemiche e mantiene all’interno del sistema coloro che si vendono come alternativi (vedi, appunto, m5s con i suoi capi e i suoi parlamentari). Ma ciò può non bastare perché, per garantire la riproduzione sistemica soprattutto in tempi difficili, si deve fare ben altro.

Un lettore intelligente e critico del presente blog, Roberto Buffagni, durante la campagna elettorale per la XVII legislatura (l’attuale) ci ha fatto notare che l’allora ex premier e candidato premier Monti intendeva scomporre e ricomporre i cartelli elettorali in base alla nuova dicotomia riformisti/ conservatori. Secondo Buffagni l’opposizione riformisti/ conservatori costituiva un passo in avanti nell’inganno elettoralistico di massa e un superamento – non immediato ma graduale – della vecchia dicotomia politica destra/ sinistra. I riformisti, naturalmente, sono coloro che accettano la dittatura dell’eurozona senza riserve, che appoggiano incondizionatamente le “riforme” contro il welfare, i lavoratori, i pensionati, l’apparato statale, mentre i conservatori sono quelli che, almeno in apparenza, chiedono maggior clemenza nei confronti della popolazione depauperata, o mostrano, almeno a parole, qualche timido lineamento “euroscettico”. Ma sempre e rigorosamente all’interno della trappola parlamentare liberaldemocratica.

Più in generale, il sistema per potersi riprodurre deve (fingere di) rinnovarsi, nella rappresentazione politica democratica offerta al “parco buoi” elettorale, e questa esigenza imprescindibile – che va a braccetto con la necessità di legittimazione attraverso il rito del suffragio universale – diventa prioritaria in situazioni di crisi strutturale, depauperamento di massa e controriforme selvagge. Naturalmente si tratta di scomporre e ricomporre i cartelli elettorali nel modo più gradito ai “poteri esterni” e alla classe dominate euroglobale, agevolando la realizzazione e la velocizzazione delle (contro)riforme neocapitalistiche. Due piccioni con una fava. Da un lato si perpetua l’inganno liberaldemocratico, facendo credere al “popolo bue” (come direbbe un Sordi, se fosse ancora fra noi) che il voto politico conta qualcosa, che l’agone della politica è capace di rinnovarsi, che la volontà popolare può effettivamente esprimersi, e pesare nella decisione strategica, attraverso l’adesione al rito elettorale. Dall’altro lato, si raggruppano i subdominanti politici – in gran maggioranza collaborazionisti dell’occupatore monetario e finanziario del paese – nel modo più acconcio per servire gli interessi dominanti, antipopolari e antinazionali. Si possono creare, così, una nuova maggioranza e una nuova (falsa) opposizione parlamentare, dando l’impressione del cambiamento e soprattutto “efficientando” il saccheggio delle risorse nel paese (a beneficio del grande capitale finanziario internazionalizzato), velocizzando la distruzione dell’apparato pubblico e il passaggio alla “società aperta di mercato”.

Per le ragioni anzidette, la recente crisi provocata da Berlusconi, che cerca caparbiamente di resistere in situazioni di sempre maggior debolezza e indifendibilità, può rappresentare una buona occasione per scomporre e ricomporre il quadro politico in modo diverso. Noi crediamo che l’attacco finale della magistratura al cav, chiaramente di natura politica e chiaramente pilotato a distanza dai “poteri forti esterni”, abbia avuto anche questa importante finalità. Non solo eliminare per sempre dalla scena il molesto e inaffidabile Silvio nazionale, ma liberare forze pidielline da riutilizzare nell’inganno politico liberaldemocratico. Forze ascare che possano sostenere, senza se e senza ma, senza porre qualche fastidiosa condizione (come faceva Berlusconi), l’attuale direttorio dell’occupatore e, soprattutto, i governi collaborazionisti futuri, in situazioni di probabile tensione sociale e di minaccia di riots. A quanto sembra, dopo il fallimento della sua manovra, dopo la vittoria di Letta e il mezzo tradimento di Alfano, il cav sta cercando di ricomporre la spaccatura creatasi nel pdl, per tenere insieme i pezzi del suo (ex) partito personale. Se anche vi riuscirà nell’immediato, la manovra di estrema difesa non potrà ottenere effetti duraturi ed è molto probabile, per come la vediamo noi, la dissoluzione del pdl o la definitiva “secessione” filo-governativa di qualche sua componente. Il pdl potrebbe spaccarsi in due tronconi principali: uno “populista” con lineamenti vagamente scilipotiani, pur se moderato, e cautamente “euroscettico”, ma sempre rigorosamente interno al sistema, e l’altro “riformista” proprio come avrebbe voluto Monti. Non si tratterebbe di un passo in avanti verso la ricomposizione di un grande centro, o addirittura della vecchia dc da ricostituire in forma un po’ diversa, come sembrano credere alcuni, ma di una scomposizione e ricomposizione dei cartelli elettorali funzionale al mantenimento dell’Italia nell’europrigione, alla velocizzazione della distruzione dell’apparato statale (spacciata per riforma) e alla vendita all’incanto degli ultimi “gioielli di famiglia”(Finmeccanica-Alenia, Eni, Enel, Fincantieri).

Dopo il pdl, ormai sulla via della dissoluzione/ frantumazione e quasi orfano di Berlusconi, potrà toccare anche al pd, pur essendo questo cartello, nel momento presente, ancora sufficientemente saldo e determinante per formare governi fantoccio. Volendo individuare il principale baluardo del collaborazionismo politico euroglobalista in questo paese, non possiamo fare a meno di pensare alla “cosa” pd (stante il fallimento dell’operazione scelta civica di Monti). Infine, per quanto riguarda m5s e la sua presunta semi-esternità al sistema, noi crediamo che il movimento dei “patroni” Grillo e Casaleggio potrà essere oggetto, a sua volta, di un’utile processo di scomposizione e ricomposizione, cosa che non è riuscita a suo tempo allo “sfortunato” Bersani. Potrebbe nascere in parlamento, pescando nei gruppi m5s, un nuovo partito “vicino” al pd, affrancato dall’influenza di Grillo e disposto a sostenere i governi fantoccio a maggioranza piddina. Oppure, se si annuncerà per le liste pentastellate un vistoso calo elettorale, tale da farle diventare scarsamente rilevanti in parlamento, m5s potrà essere sostituito con qualche altro “movimento dal basso”, pacifista, rispettoso delle istituzioni, filo-europeista e fintamente alternativo. In poche parole, si cercherà di evitare che il cinque stelle collassi elettoralmente, alimentando pericolosamente il non-voto, e si punterà con decisione su un suo sostituto (ci lavoreranno sopra i media, come d’abitudine). Questo perché la riproducibilità sistemica, dal punto di vista politico-istituzionale, non può ancora prescindere dalla legittimazione attraverso il voto e richiede il contenimento dell’astensione entro limiti tollerabili.

 

Scomposizione e ricomposizione del quadro politico italiano di Eugenio Orso & Anatolio Anatoliultima modifica: 2013-10-04T13:32:00+02:00da derosse
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17 pensieri su “Scomposizione e ricomposizione del quadro politico italiano di Eugenio Orso & Anatolio Anatoli

  1. Grazie della cortese menzione. Concordo sull’insieme della vostra analisi. Il progetto politico dei mandatari UE è sempre lo stesso: taglio delle estreme, riforma costituzionale ed elettorale tale da garantire massima governabilità e minima rappresentatività del parlamento, riordino dei campi politici sulle basi dell’adesione più o meno supina al contesto/quadro euro-UE. E’ una strategia che ha il merito di chiarire un po’ meglio i fronti reali dello scontro politico, perché costringe finalmente tutti a nominare il nemico. Il conflitto politico reale è: euro-UE sì/no. Primo assioma della scienza politica è che si può scegliere il nemico, non gli alleati: quindi, il clivage destra/sinistra ne resta disattivato, se non nei suoi aspetti residuali e per così dire antropologici.Tutte le residue possibilità di manovra politica si riassumono, dunque, nel margine di consapevolezza e di chiarezza di individuazione del nemico (euro-UE) nel campo “conservatore”. Se in esso si cristallizzeranno nuclei dirigenti capaci di nominare in modo univoco e persuasivo il nemico, non tutto è perduto. In linea teorica, il terreno in cui cercare questi nuclei dirigenti è, anzi sarebbe, la destra, perché, sempre in teoria, nel patrimonio ideologico della destra continua (forse) ad esistere, magari surgelata, l’idea di patria e di sovranità nazionale come valore; e perché a destra guardano i ceti di piccola imprenditorialità che sono in lista d’attesa per lo sterminio. Aggiungo che in Grecia si stanno facendo esperimenti diciamo interessanti anche per noi. In seguito all’arresto dei parlamentari di Alba Dorata, eseguito in violazione dell’immunità parlamentare, e ai tentativi di dichiarare Alba Dorata, un partito che ha milioni di voti, “organizzazione criminale”, senza che il parlamento ne voti la messa fuori legge, si sono levate molte proteste da parte dei giuristi greci, e anche di forze politiche avverse ad Alba Dorata. Il primo ministro Samaras, in visita negli USA, il 2 ottobre ha rilasciato una dichiarazione per niente eufemistica: “Antonis Samaras a indiqué aujourd’hui depuis les États-Unis où il se trouve, “que dorénavant, et après l’Aube dorée, il va falloir s’occuper des autres extrémismes, ceux qui veulent par exemple conduire la Grèce en dehors de l’Union Européenne et en dehors de l’OTAN”. Autrement-dit et pour ceux qui ne l’auraient pas compris, le PC grec (KKE), la mouvance gauche de SYRIZA, le parti de gauche ANTARSYA et le parti du “Plan-B” sont ces “extrémistes”. http://www.greekcrisis.fr/2013/10/Fr0281.html#more

  2. io parlo da autocritico perché al m5s avevo dato un certo credito.Mi ricredetti presto,anche al cospetto di atteggiamenti che sembravano presi dal bagaglio dei viola,arancioni,Travagli vari,giustizialismo,perbenismo,legalitarismo etc.Questo sistema si crea l’antagonismo che lo completa,altrimenti diventa feroce,vedi Grecia.In questa strategia e’ fortemente coadiuvato da quella che e’ la sinistra in tutte le sue varianti,sempre pronta a fornir alibi e copertura alle manovre,con i soliti mantra dell’antirazzismo,dell’antifascismo,della non violenza etc.Come ho letto precedentemente su questo blog,procedero’ per identificare amici e nemici,osservando il comportamento verso i poteri europoidi,mi sembra una buona cartina al tornasole per misurare l’attendibilita’ di partiti e movimenti.

  3. Premettiamo che non abbiamo alcuna simpatia per alba dorata (pensiamo che faccia parte del male e che non sia di certo la cura). E’ vero, però, che ci saranno “particolari attenzioni” per gli “euroscettici”, cioè per coloro che coraggiosamente rifiutano l’unione europoide criminale e la sua oscena tirannia. Polizia del pensiero? Persecuzioni? Arresti? Ci sembra evidente che contro questo nemico disumano – e da disumanizzare – la soluzione della lotta armata è l’unica possibile. Ma con intelligenza. Colpendo senza alcuna pietà i punti deboli del nemico, presumibilmente meno difesi e quindi più facilmente attaccabili, con meno risorse e correndo meno rischi (ad esempio, lo strisciante Letta ha moglie e figli … contano qualcosa, per lui? Così Napolitano e via dicendo). Ci fermiamo qui, per ora.La lotta per la sovranità nazionale politica e monetaria deve andare a braccetto, non con gli interessi di gruppi di imprenditori privati, o di commercianti e bottegai, ma con le grandi istanze di giustizia sociale.Per quanto riguarda la Grecia – che mostra l’immagine del nostro disastroso futuro – siamo ben consci, da molto tempo, che è un “banco di prova”. In Grecia (lasciando perdere alba dorata) ci sono opposizioni blande o false.Syriza ci pare una specie di sel filo eurpoide mascherato e, quindi, puzza di falsa opposizione.Il Kke ci pare inefficace e un po’ “fuori dalla storia”.Il dramma della mancanza di un vero blocco politico e sociale di opposizione “muro contro muro”, necessariamente militarizzato, è comune a molti paesi europei (Italia, Francia, Spagna, Portogallo, Grecia, eccetera). Ma quel che è peggio è che simili forze non ci sono neppure in embrione. E’ chiaro che una simile forza, oggi inesistente, deve lottare (non in parlamento, ma nelle piazze con le armi in pugno) per uscire dall’europrigione e dalla nato, espellendo gli americani dall’Europa e circondando il nemico tedesco. SalutiEugenio & Anatolio

  4. Io aggiungerei – oltre alla vostra analisi puntuale, corretta fino al limite dell’irreversibilità e ben argomentata( perché potrebbe reggere alla prova del rasoio di Okham sulla barba di Franceschini) che, il Pd collaborazionista, si spaccherà in due tronconi e la sua “intellighenzia culturale”, guidata dal barbudos Eco,non tarderà a ridefinire e incasellare nello spazio semiotico della contrapposizione apocalittici-integrati.Saluti e Grazie.

  5. Dissento nel modo più reciso da questo sconsiderato appello alla lotta armata, nel quale addirittura si invita a “disumanizzare” il nemico, e a minacciare o colpire i familiari innocenti degli uomini politici avversari. E’ una posizione eticamente sciagurata, e politicamente suicida. Mi dispiace che sprechiate a questo modo le vostre intelligenze.

  6. Per massimo blandinoForse la tua “profezia” che riguarda una futura spaccatura nel pd si verificherà. Ma chi può dirlo con certezza, oggi? Fintato che il pd sarà utile come scendiletto euroglobalista per governare l’italia occupata (per ora, monetariamente e finanziariamente, attraverso i trattati) potrà sopravvivere. Quando non sarà più utile – come miglior servo politico locale – lo scomporranno in nuovi cartelli elettorali, per garantire una nuova maggioranza collaborazionista in parlamento. Battuta per battuta, io lascerei la barba al tremebondo Franceschini, internandolo, però, in un convento di clausura per il resto dei suoi giorni. Si pentirà dei suoi peccati? Ne dubito, ma intanto sarà fuori dalle palle …Per Roberto BuffagniSappiamo che la colonizzazione delle menti, a cura degli apparati mediatici e culturali completamente asserviti al neocapitalismo e ai suoi agenti strategici, ha avuto un grande successo. Lo prova anche il tuo commento. Il pacifismo strumentale è uno strumento di dominazione potentissimo, che impedisce ai dominati – per quanto vessati fino all’inverosimile e oggetto della brutale violenza sistemica – di difendersi validamente. E’ facile portare alla tosatura, o al macello, greggi di pecorelle belanti (come quelle delle patetiche e ripetitive “marce di Assisi” per la pace), che procedono a testa bassa e non costituiscono alcun pericolo reale per i carnefici. Più complicata sarebbe la cosa se le pecorelle si trasformassero, improvvisamente, in tori Miura da mezza tonnellata (che non si tosano, naturalmente …). In quel caso, non sarebbe poi così agevole condurli al macello. I dominanti e i loro mercenari dovrebbero correre notevoli rischi e avrebbero la vita un po’ più difficile … Perciò è urgente rompere il tabù sistemico del pacifismo strumentale, per potersi difendere adeguatamente. Quando non ci sarà più nulla da perdere – e tutto finalmente sarà chiaro – molti giungeranno alle nostre conclusioni. Ma allora potrà essere troppo tardi.La disumanizzazione del nemico la stanno facendo loro, per primi, quando, senza contrasto, tacciano i lavoratori dipendenti (del settore pubblico, ma anche di quello privato) di essere fannulloni, assenteisti, dipingendoli mediaticamente e propagandisticamente come dei parassiti (e quindi, non umani). Alla loro violenza, esercitata brutalmente su molti piani, bisogna rispondere con la controviolenza (questa sì legittima, etica e addirittura “santa”) della Rivoluzione. Persino un vecchio volpone, integrato nel sistema, come il professor Miglio – unico intellettuale che la lega ha avuto – un giorno ha detto che non c’è rivoluzione senza qualche “morticino” …A noi dispiace che il lavaggio del cervello sistemico abbia avuto così grande successo, al punto tale che le vittime si auto-sopprimono (i suicidi per fallimento economico individuale), oppure protestano inuitilmente, belando come pecorelle innocue (destinate alla tosatura e poi al macello) e levano suppliche che ricordano quelle al sovrano in altre epoche storiche … Un po’ come andare dal ladro a denunciare il furto. Meglio cercare di impiccare il ladro, così non ruberà più.I familiari di vermi come Letta, Monti o Napolitano sono innocenti? No, sono colpevoli come loro. In questa drammatica situazione si deve fare necessariamente “di ogni erba un fascio”, senza alcuno scrupolo, perché il nemico è potentissimo, spietato al massimo grado e non si ferma davanti a nulla. Altrimenti si resterà in schiavitù, pronti per il macello (come le pecorelle belanti di prima).SalutiEugenio Orso & Anatolio Anatoli

  7. Il dominio del politicamente corretto e’ diffuso come una specie di religione indiscutibile,ipnotizza le persone e le disarma ideologicamente verso il subdolo nemico mondiali sta.talmente forte e’ l azione del mantra pacifista e autolesionista che crea persino una barriera terminologica che rende difficile farsi capire da chi ne e’ affetto

  8. Purtroppo strategicamente abbiamo già perso.Tutte le menzogne servono per confonderti, così come tutte le medicine servono per indebolire il corpo, i pacifismi a disarmarti e renderti docile, la televisione ad indebolire rapporti sociali, il consumismo e la società dello spettacolo a creare gravi deficit psicologicocognitivi, l’educazione scadente ad abituare il cervello a rispondere ad imput anzichè riflettere e i device tecnologici ad evirare la capacità effettiva di comunicare e socializzare.In realtà, anche se prendessimo il solo esercito nazionale italiano e riducessimo la sua relativa dotaziona bellica alle armi più blande e convenzionali senza mezzi pesanti ed armi particolari, anche in caso di una (impossibile) rivolta a carattere esteso, non abbiamo possibilità di vincere, solo di dare noie.Manchiamo di strateghi, manchiamo di ideologia, manchiamo di abilità pratiche, manchiamo di conoscenza, manchiamo di coesione.Se guardi le manifestazioni “violente” 100 poliziotti in antisommossa gestiscono migliaia di persone senza MAI venire sconfitti.Hanno la strategia, hanno le telecamere, hanno il KNOW HOW militarepsicologico, hanno gli elicotteri.Hanno gli strumenti di comunicazione, hanno le tecniche.Non a caso tiriamo scemi i cristi nelle zone di guerra perpetua, dove gli fa comodo la mantengono tale e possibilmente.In conclusione, con mezzi, tecnologie, know how, armi, strategie e tattiche c’è un tale spread tra la gente comune e chi detiene il potere che è assurdo purtroppo sperare di combattere e vincere.E’ come vincere il motomondiale col ciao senza essere mai andato nemmeno in bicicletta.

  9. Non so quanto possa servire ai presunti pacifisti, che poi tanto pacifisti generalmente non sono – perché difendono un’individualismo del ventre pieno e del conto titoli, con la stessa forza del toro Miura simpaticamente menzionato sopra – questo saggio di Trotsky: http://www.alternativacomunista.it/dmdocuments/Trotsky-Pacifismo%20come%20servo%20imperialismo.pdfDal canto mio, trovo utile analizzare, come in passato cercai di fare da blogger indipendente, ma non fui molto apprezzato, la dottrina del karma quale deterrente contro rivoluzioni possibili in seno all’India dei nuovi miliardari padroni senza scrupoli, che aspirano a prendere il posto di buona parte dei capitalisti europei,USA e Japan. (Solo nel Gujarat vi è una reale opposizione di questo strapotere, grazie a una rete di guerriglieri di fede marxista che non ci sta al suicidio collettivo – molto diffuso tra i braccianti agricoli a causa della disperazione e a una forte credenza induista – e tenta di reagire.)Dottrina che, legata ad altre correnti pseudo-filosofiche o mistico/magiche, invase, a partire dagli anni ’50, la West-coast americana, colonizzando fino alla maturazione della new-age e altre tecniche di controllo mentale (leggi Programmazione Neuro Linguistica e behaviourismo in genere) l’Occidente “ricco” e tecno-burocratico. La stessa Chiesa cattolica, pur vedendosi sottrarre parte dell’onere del controllo sociale, tradottosi in minori credenti e vocazioni – che l’incremento del tenore di vita aveva già fiaccato – , si rese complice di questa diffusione panteistica che apparentemente contrastava. Non solo, anche le teocrazie crearono i presupposti mentali, oltre che sociologici, per ostacolare la vera consapevolezza dello sfruttato nei confronti dei suoi sfruttatori. E mi riferisco al lignaggio dei lama in Tibet – oggi territorio cinese, con tutti i problemi inerenti le guerre di conquista capitalista, quale è stata l’espugnazione di Lhasa post-maoista – e ai monasteri più o meno servi dei politici o del capitalismo del turismo sparsi in tutto il sud-est asiatico. Uniche eccezioni, le confraternite autosufficienti, dedite alla clausura strettissima che non interagiscono nè socialmente nè economicamente con l’esterno, se non per motivi inderogabili e che, di certo, raramente intervengono nei conflitti sociali. Anche qui ci furono reazioni come nel Myanmar, ma la questione è delicata e occorrerebbe scriverne in maniera più articolata. Meriterebbe una discussione a parte sulla “Teologia della liberazione” di stampo gesuita in Sud-America che fece comunque da contraltare al fascismo militare: l’operazione Condor targata CIA. Ma qui si sconfinerebbe nelle rivoluzioni permanenti già auspicate dal Trotsky e dal Guevara di cui Eugenio e Anatolio sono molto più preparati del sottoscritto.Ultimo, ma non ultimo, lo Shinto/buddhismo e l’infiltrazione mafioso-fascista nei gangli del potere economico-politico nipponico da parte dei daimyo. transitati intatti dall’Era Mei-ji al dopo-bomba-nucleare, con il beneplacito degli Yankee, fautori del suicidio finanziario che sta destabilizzando l’intera economia reale planetaria da almeno 20 anni e l’ecosfera con i recenti accadimenti di Fukushima che ci regaleranno altre radioattive sorprese nei prossimi mesi.Tutto questa disamina fa il paio con le analisi complesse che studiosi marxisti hanno a suo tempo fatto nei confronti della psicologia, etologia, neurologia e psicofarmacologia, scienze appannaggio dei “controllori”.Grazie e complimenti per il coraggio, finchè censura non vi “decapiti.”

  10. Non so quanto possa servire ai presunti pacifisti, che poi tanto pacifisti generalmente non sono – perché difendono un’individualismo del ventre pieno e del conto titoli, con la stessa forza del toro Miura simpaticamente menzionato sopra – questo saggio di Trotsky: http://www.alternativacomunista.it/dmdocuments/Trotsky-Pacifismo%20come%20servo%20imperialismo.pdfDal canto mio, trovo utile analizzare, come in passato cercai di fare da blogger indipendente, ma non fui molto apprezzato, la dottrina del karma quale deterrente contro rivoluzioni possibili in seno all’India dei nuovi miliardari padroni senza scrupoli, che aspirano a prendere il posto di buona parte dei capitalisti europei,USA e Japan. (Solo nel Gujarat vi è una reale opposizione di questo strapotere, grazie a una rete di guerriglieri di fede marxista che non ci sta al suicidio collettivo – molto diffuso tra i braccianti agricoli a causa della disperazione e a una forte credenza induista – e tenta di reagire.)Dottrina che, legata ad altre correnti pseudo-filosofiche o mistico/magiche, invase, a partire dagli anni ’50, la West-coast americana, colonizzando fino alla maturazione della new-age e altre tecniche di controllo mentale (leggi Programmazione Neuro Linguistica e behaviourismo in genere) l’Occidente “ricco” e tecno-burocratico. La stessa Chiesa cattolica, pur vedendosi sottrarre parte dell’onere del controllo sociale, tradottosi in minori credenti e vocazioni – che l’incremento del tenore di vita aveva già fiaccato – , si rese complice di questa diffusione panteistica che apparentemente contrastava. Non solo, anche le teocrazie crearono i presupposti mentali, oltre che sociologici, per ostacolare la vera consapevolezza dello sfruttato nei confronti dei suoi sfruttatori. E mi riferisco al lignaggio dei lama in Tibet – oggi territorio cinese, con tutti i problemi inerenti le guerre di conquista capitalista, quale è stata l’espugnazione di Lhasa post-maoista – e ai monasteri più o meno servi dei politici o del capitalismo del turismo sparsi in tutto il sud-est asiatico. Uniche eccezioni, le confraternite autosufficienti, dedite alla clausura strettissima che non interagiscono nè socialmente nè economicamente con l’esterno, se non per motivi inderogabili e che, di certo, raramente intervengono nei conflitti sociali. Anche qui ci furono reazioni come nel Myanmar, ma la questione è delicata e occorrerebbe scriverne in maniera più articolata. Meriterebbe una discussione a parte sulla “Teologia della liberazione” di stampo gesuita in Sud-America che fece comunque da contraltare al fascismo militare: l’operazione Condor targata CIA. Ma qui si sconfinerebbe nelle rivoluzioni permanenti già auspicate dal Trotsky e dal Guevara di cui Eugenio e Anatolio sono molto più preparati del sottoscritto.Ultimo, ma non ultimo, lo Shinto/buddhismo e l’infiltrazione mafioso-fascista nei gangli del potere economico-politico nipponico da parte dei daimyo. transitati intatti dall’Era Mei-ji al dopo-bomba-nucleare, con il beneplacito degli Yankee, fautori del suicidio finanziario che sta destabilizzando l’intera economia reale planetaria da almeno 20 anni e l’ecosfera con i recenti accadimenti di Fukushima che ci regaleranno altre radioattive sorprese nei prossimi mesi.Tutto questa disamina fa il paio con le analisi complesse che studiosi marxisti hanno a suo tempo fatto nei confronti della psicologia, etologia, neurologia e psicofarmacologia, scienze appannaggio dei “controllori”.Grazie e complimenti per il coraggio, finchè censura non vi “decapiti.”

  11. Per massimo blandinoRiceviamo il corposo commento e riportiamo – evidenziandolo – un passaggio che ci ha colpito molto positivamente, perché aderisce bene a quello che è il nostro pensiero in materia di strumenti (e tecniche) di dominazione e di condizionamento di massa:”Tutte le menzogne servono per confonderti, così come tutte le medicine servono per indebolire il corpo, i pacifismi a disarmarti e renderti docile, la televisione ad indebolire rapporti sociali, il consumismo e la società dello spettacolo a creare gravi deficit psicologicocognitivi, l’educazione scadente ad abituare il cervello a rispondere ad imput anzichè riflettere e i device tecnologici ad evirare la capacità effettiva di comunicare e socializzare.”Mancherebbe la pubblicità sostitutiva della politica, in cui gli adulti sono trattati come bambini (come “inferiori”), ma non formalizziamoci … la cosa certa è che la classe dominante ha una dotazione di tecnologie e di strumenti di dominazione come mai prima in tutto l’arco della storia umana. I dominati, però, hanno a loro volta livelli di istruzione e possibilità sconosciuti in altri evi storici (pensiamo agli schiavi di Euno in rivolta, nella Sicilia della Roma repubblicana, o ai mugiki ignoranti e affamati di terra di Lenin). Su questo possiamo prudentemente fidare, in prospettiva futura … siamo troppo ottimisti?SalutiEugenio & Anatolio

  12. Tutt’altro, opportunamente REALISTI direi!Ritengo che il problema sia più la prassi che la teoria. Se proprio dobbiamo ascrivere la vittoria presente del controllo massificato dei dominati a qualcosa, questo qualcosa è un’evidente carenza di azione sul campo a fronte di un’organizzazione anti-sistema, come già voi state sottolinenado da vari articoli a questa parte, eccessivamente dispersiva e quindi poco pervasiva/invasiva.Il vostro pensiero, per quanto crei scandalo nella mente di chi vi giudica più o meno alla stregua di vetero-comunisti in odore di “terrorismo” (e qui le virgolette sono d’obbligo), può essere apprezzato solo da coloro che non hanno risentito del plagio mentale tipico della società dello spettacolo ben analizzata dal Debord. Inevitabilmente, il controllo interiore che si è andato cristallizzando nelle coscienze dei controllati nel post-moderno, in sostituzione del più forte controllo esteriore di stampo fordista, ha creato le basi per una endemica condizione endogena di autoritarismo ben piazzato nei gangli nervosi dell’uomo massa di Marcusiana memoria.Ci si dovrebbe aspettare dai giovani, reazioni di svincolamento da questo enorme e infiltrante condizionamento, ma sono proprio loro “la base rivoluzionaria assente”. Il loro senso di libertà è direttamente proporzionale al loro livello di consumo di tecnologia e quindi di indebitamento programmato dai sistemi finanziari, coadiuvati da una struttura pubblicitaria incontenibile nella sua manifestazione di sogno/desiderio assolutamente irrinunciabile. A tal proposito, mi viene in mente il filone cyberpunk, Philip Dick sopra a tutti gli autori,che ben si attaglia all’atteggiamento dei giovani nei confronti delle distopie urbane in cui pensano di vivere, ma sono “vissuti” da programmi e manualistica in ogni aspetto della loro esistenza da codici a barre.Ancora grazie per questi scambi di idee molto rari sul web. Cercherò di essere meno prolisso in seguito.

  13. La citazione:”Tutte le menzogne servono per confonderti, così come tutte le medicine servono per indebolire il corpo, i pacifismi a disarmarti e renderti docile, la televisione ad indebolire rapporti sociali, il consumismo e la società dello spettacolo a creare gravi deficit psicologicocognitivi, l’educazione scadente ad abituare il cervello a rispondere ad imput anzichè riflettere e i device tecnologici ad evirare la capacità effettiva di comunicare e socializzare.”Non è mia, ma di Claudio, che anch’io trovo puntuale.

  14. Per massimo blandinoConosco abbastanza bene il filone (letterario) cyberpunk. Conosciamo Philip Dick, quello di Ricordiamo per voi (soggetto alla base dii un celebre film, Total recall interpretato da Schwarzenegger) e quello di The man in the high castle del 1962 (in traduzione italiana La svastica sul sole), che è il mio preferito. Importante è stato William Gibson, con il suo Neuromancer (Neuromante) da incubo. Le cose, però, non sono andate esattamente come negli incubi di Dick o di Gibson, ma indubbiamente la manipolazione culturale e antropologica dell’ultimo trentennio – in un “habitat” sempre più neocapitalistico – ha inciso negativamente (nel senso della diminuzione dell’essere umano) soprattutto sulle nuove generazioni. Meno su quelli come me, nati negli anni cinquanta. Una sorta di grottesca matrix, che inevitabilmente ha pesanti effetti politici e sociali, è stata attivata e molta parte delle giovani generazioni ne è prigioniera.Non sono vetero-comunista da seconda o terza internazionale, non posso essere definito marxista – semmai marxiano e previano – e sono stato vicino ai comunisti-comunitari (e idealisti) ispirati da Costanzo Preve. quelli accusati dai detrattori di rosso-brunismo o nazi-maoismo, per capirci.SalutiEugenio Orso

  15. Sono un ex ufficiale, figuratevi se sono un pacifista. Vi invito a ragionare, non a fare le quarantore. Valutate le conseguenze per voi e per gli altri dei metodi di lotta che suggerite, valutate i rapporti di forza, valutate anzitutto il rapporto fra il dire e il fare, e quando ci avete ragionato ne riparliamo. Nel frattempo, cordiali saluti.

  16. Un ex ufficiale sa che concentrando forze inferiori sui punti deboli del nemico – avendo una buona conoscenza del nemico, naturalmente, e la necessaria determinazione – si può riuscire a sfondare le sue linee. Se di guerra si tratterà bisognerà tornare a “pietà l’è morta”. Invito tutti a riflettere sul fatto che questa classe dominante è la peggiore la più spietata comparsa finora sulla scena della storia. Come la si potrà sconfiggere? Facendo i cortei pacifici con tanto di palloncini, inutili slogan e bimbi sulle spalle?Per ora il problema non si pone, la passività di massa continua e le élite antagoniste non si mostrano …SalutiEugenio Orso

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