Schaeuble il falco e Letta il collaborazionista di Eugenio Orso & Anatolio Anatoli

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Dice Schaeuble il falco, ministro delle finanze della Merkel, che in conseguenza della vittoria elettorale dei “cattivi” in germania l’orientamento della politica europea del governo tedesco, anche in relazione alla gestione della crisi dei debiti sovrani, non cambierà con il nuovo governo, né in caso di grande coalizione, né in caso di accordo con i Verdi (come riporta una notizia ANSA di oggi). La politica dell’eurozona, quindi, resterà invariata e continuerà fino alle estreme conseguenze lo strangolamento dei paesi dell’Europa mediterranea. Sarebbe stato meglio per la maggioranza dei popoli europei soggetti all’eurocapestro che in germania avessero sfondato gli “euroscettici” dell’aid, i quali, irrompendo numerosi nel bundestag post hitleriano, avrebbero potuto contribuire a tagliare il filo spinato dell’eurozona, consentendoci di evadere dal lager. Lo avrebbero fatto non certo per bontà, ma per egoismo sfrenato alimentato da una certa stupidità xenofobo-nazista. Così non è stato, le cose sono andate nel modo peggiore con il trionfo della Merkel e il bieco “rigorista” Wolfgang Schaeuble – “rigorista” a spese degli altri paesi, naturalmente – canta vittoria, ben sapendo che le future elezioni europoidi, estese agli altri popoli, non contano un cazzo, contando solo i risultati delle politiche tedesche.

In germania ha vinto l’ala più dura dell’euronazismo, con una percentuale – il 41,5% – appena più bassa di quella che ottenne nel 1933 il partito nazionalsocialista tedesco dei lavoratori (nsdap), che ebbe il 43,9%. Le ultime elezioni libere in germania incoronarono definitivamente Hitler, ma queste saranno ricordate come le elezioni in Europa che incoronarono di nuovo Merkel, portando definitivamente alla rovina il vecchio continente. 

Nonostante questi segnali negativi, che fanno prevedere una pioggia di lacrime e un bagno di sangue in Italia (ma non solo), il pagliaccio collaborazionista Letta – sempre un po’ in bilico come presidente del consiglio a causa dell’”affaire” Berlusconi – si esibisce ai margini dell’importante Council of Foreign Relations di New York, dichiarando con l’ottimismo di chi sa di fare solo propaganda che l’unione europea (leggi europoide) ha bisogno di aggiornare la sua governance e di agire rapidamente. Per fare cosa? Vi chiederete tutti voi. Ma naturalmente per agevolare la santificata crescita neocapitalistica. E di riflesso, come si fa credere ai polli, l’occupazione.

”Serve un nuovo approccio europeo. Se l’Europa è solo tasse, austerity, recessione, senza nessuna luce in fondo al tunnel, è impossibile convincere le persone a compiere i sacrifici necessari”: lo ha detto il premier Enrico Letta (da un’ANSA di oggi). E’ chiaro che il disgustoso Letta si arrampica ormai sugli specchi, con le dichiarazioni pubbliche, non sapendo che pesci pigliare. Da un lato annuncia un improbabilissimo cambio di politica nel lager dell’eurozona e dall’altro evoca ancora i “sacrifici necessari”, consapevole che continueranno a lungo (specie dopo la vittoria della Merkel). Lungi da lui l’idea “di dire la verità agli italiani”, come vorrebbe il suo complice al governo Saccomanni, ma solo per spaventarli e poterli ricattare. Non soddisfatto di ingannare e imbonire il suo stesso paese con queste risibili menzogne, il farabutto piddino ex dc millanta che dopo le elezioni tedesche non ci sono più alibi e bisogna mettere la crescita al centro, in tutta l’unione europide.

Ebbene, qualsiasi babbeo può facilmente comprendere che se la Merkel vince (quasi stravincendo) e Schaeuble, il suo vero numero due alle finanze, annuncia la continuazione del rigore anche in relazione ai debiti “sovrani” degli altri paesi, non c’è spazio alcuno per la crescita economica – al di fuori della germania, naturalmente – e per il rilancio dell’occupazione. Eppure Letta annuncia, per quanto riguarda il programma di bilancio del suo direttorio collaborazionista, un consistente taglio delle tasse sul lavoro. Non si capisce come, permanendo il rigore di bilancio e la micidiale soglia del 3% nel rapporto deficit/ pil – che deve essere rispettata a costo di lasciare senza assistenza sanitaria pubblica anche i malati terminali – si possano tagliare le tasse sul lavoro. Semmai le tasse sul lavoro dovranno essere alzate, per “rispettare gli impegni presi” con gli assassini dell’eurozona, Hitler-Merkel e il suo boia euronazista Schaeuble.

Il pagliaccio collaborazionista Letta può permettersi di mentire così spudoratamente e grossolanamente (sapendo bene di mentire), perché si sente al sicuro – “affaire” Berlusconi a parte – in quanto non c’è e, purtroppo, non ci sarà nel prossimo futuro alcuna consistente, minacciosa reazione del popolo italiano davanti all’impoverimento progressivo, alla disoccupazione che aumenterà ancora, alla svendita del patrimonio pubblico e delle (ex)partecipazioni statali. Così, nel momento in cui vince la Merkel in germania e la prospettiva, per noi mediterranei, è più o meno la morte, ecco che lui – senza il minimo pudore e senza alcuna dignità personale – millanta inversioni di rotta nella politica europoide e l’avvio della crescita.

Ciò che resta, prima del disastro totale, è soltanto la famigerata e vile “politica degli annunci” di chi non decide ma esegue ordini, della quale Enrico Letta, ai margini del recente Council of Foreign Relations di New York, vorrebbe mostrarsi maestro … ma è talmente incapace che non riesce bene neppure in quello.

Schaeuble il falco e Letta il collaborazionista di Eugenio Orso & Anatolio Anatoliultima modifica: 2013-09-24T18:14:00+02:00da derosse
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5 pensieri su “Schaeuble il falco e Letta il collaborazionista di Eugenio Orso & Anatolio Anatoli

  1. Aggiornamento del postNon in riferimento al boia tedesco Schaeuble, ma al maiale collaborazionista Letta.Il verme piddino mente sapendo di mentire e non ha alcun pudore. Leggere a conferma le due notizie Ansa di oggi che lo riguardano:Letta, faccio mia parte fino in fondostiamo lavorando e mettendo tante cose in cantiere25 settembre, 16:16(ANSA) – NEW YORK, 25 SET – “Io faccio la mia parte fino in fondo. La gente guarda dall’estero all’Italia in maniera positiva, stiamo lavorando in questi mesi. Stiamo lavorando, stiamo mettendo cose in cantiere, stiamo facendo riforme che ho visto che sono state apprezzate soprattutto per la concretezza”.Lo afferma il premier Enrico Letta, intervistato da Sky Tg24 a margine di una visita a Wall Street.Letta, ottima accoglienza di Wall streetHo incontrato tanti investitori, da loro grande disponibilità25 settembre, 16:14(ANSA) – NEW YORK, 25 SET – Il premier Enrico Letta si è detto soddisfatto e ottimista per l’accoglienza ricevuta a Wall Street. “Le misure di Destinazione Italia hanno avuto un’ottima accoglienza, a dimostrazione che sulle cose concrete all’estero l’Italia viene vista positivamente. Servono poche parole e più fatti”. “Ho incontrato tanti investitori internazionali – ha aggiunto – e ho detto loro di investire in Italia e ho trovato grande disponibilità soprattutto perché presentiamo stabilità”.

  2. Egregio Eugenio Orso,è una (magra ma necessaria) consolazione leggere parole di verità sul liquame piddino di cui Letta è un vivido esempio. Io però non me la prendo tanto con questo premier fantoccio e i suoi colleghi, quanto con l’incredibilmente ottuso elettorato che li sostiene – tra un’occupazione di circolo e l’altra. A parte coloro che lo fanno per interesse – che comprendo pur ritenendoli comunque degli opportunisti – continuo a sorprendermi per il vuoto cerebrale di tutti gli altri. Fino a poco tempo fa l’inganno-euro poteva non essere chiaro ma oggi, nonostante la vergognosa campagna di disinformazione dei media, come si può non vedere che le politiche di Bruxelles conducono a un risultato che più classista non si può, con una distribuzione della ricchezza all’incontrario (paesi e ceti sociali ricchi che diventano sempre più ricchi, paesi e ceti sociali poveri che diventano sempre più poveri)? Vedevo l’altro giorno un accrocchio di pensionati seduti sulle panchine in un paesino toscano: il tipico elettorato picista oggi piddino, mi sono detto. Ma possibile che costoro siano passati dal votare Togliatti e Berlinguer a votare Bersani o Renzi? Che fallimento è stato il Pci: non ha educato i suoi militanti a usare la testa e a fare un minimo di analisi sociale, ma li ha solo abituati a obbedire come dei soldatini. Purtroppo io però per questa gente, come per i successivi babbioni formatisi in era scalfariana, come per i sessantottini, che hanno fatto la rivoluzione dei costumi scordandosi la giustizia sociale, ho solo disprezzo. Questa gente ci rovina più di Berlusconi.p: non parlo da marxista come lei, Eugenio Orso, io sono solo uno “stupido” riformista che crede allo Stato sociale, a Keynes e all’economia mista pubblico-privata. Ma devo dire che, una volta scoperto il grande bluff del Pd, ho trovato nell’analisi marxista un aiuto prezioso alla comprensione della realtà. E di questo la ringrazio

  3. Per ValdoLa tua durezza nei confronti dell’elettorato piddino, che ritieni il primo responsabile è, in parte, giustificata. Non è l’unico elemento da considerare, a mio dire, ma è certo un elemento di primaria importanza.Tempo fa ho fatto un’analisi dell’elettorato piddino, presentata in un saggio, che potrebbe essere d’aiuto … Avevo distinto alcuni gruppi, se ben ricordo: idiotizzati, identitari (patologici, in certi casi), ingenui (quelli che vogliono “cambiare le cose stando all’interno”, per capirci), ricattati (economicamente, polticamente, costretti al tesseramento pd e cgil), farabutti (complici dei vertici e maggiormente coscienti degli altri gruppi).SalutiEugenio Orso

  4. Si, conservo e spesso rileggo il suo saggio – bellissimo, a mio parere – con immutato piacere. Resta il fatto che gli ingenui e gli idiotizzati stanno superando ogni limite di ingenuità e idiozia.

  5. Per ValdoNoto con piacere, Valdo, che sei un ragazzo intelligente (presumo che tu sia giovane) e che attribuisci la dovuta importanza all’aspetto culturale e antropologico, non concentrandoti esclusivamente su questioni di ordine economico, pur rilevanti e degne d’analisi (l’economicismo, come sappiamo, è una trappola che non consente di cogliere la totalità sociale).Torniamo giocoforza all'”imbecillità socialmente organizzata” di cui ha scritto, per primo, il filosofo marxiano e comunista comunitario (mio Maestro) Costanzo Preve. Seguono le mie modeste analisi, come sviluppo successivo, integrazione e completamento. Un trentennio di spietata manipolazione culturale, di de-emancipazione di massa e di precarizzazione neocapitalistica dell’esistenza ha portato a questa ferale situazione, dentro la quale si è (per così dire, ironicamente) “temprato” l’elettorato piddino – in parte significativa eredità della catena involutiva pci-pds-ds e dei resti della vecchia dc. Ricordo che il pci è morto fra il 1988 e il 1989, cioè nel periodo che va dalle dimissioni per motivi di salute dell’ultimo vero segretario del partito, Alessandro Natta, e la cosiddetta svolta della Bolognina di Achille Occhetto.In effetti, l’Italia dell’ultimo ventennio di regresso e decadenza ha conosciuto almeno tre grandi fenomeni d’imbecillità di massa socialmente organizzata, postcomunista e postdemocristiana: il berlusconismo (non solo televisivo), il leghismo (che ha investito non la totalità dei leghisti, naturalmente, ma solo una parte) e l’idiota acculturato di sinistra. L’ultimo dei tre fenomeni citati è stato forse il più determinante, contrariamente a quanto si è fatto credere, imputando tutti i mali al berlusconismo (in particolare televisivo). Il decennio precedente, per buona parte degli anni ottanta, ha rappresentato una fase iniziale e, se vogliamo dire così, preparatoria.L’idiota acculturato di sinistra può essere anche “colto” (in verità, semi-colto), con un lungo ciclo di scolarizzazione alle spalle, ma ha perduto (irrimediabilmente?) la dimensione politica e sociale, svanendo in lui, come conseguenza, la coscienza critica, più o meno infelice, nei confronti del sistema. L’unica dimensione che gli resta è quella privata, in cui è rifluito forzatamente. Si infervora per le nozze gay, per i fantomatici diritti umani, per le “rivoluzioni civili”, ma non vede o non sa interpretare i drammi sociali. Sostiuisce alla sostanza l’aria fritta. Crede nell’inevitabilità della liberaldemocrazia, del libero mercato e della globalizzazione economica. E’ chiaramente un uomo diminuito, oggetto di manipolazione attraverso i media, il lavoro, la scuola, l’università, totalmente prigioniero, ormai, della quotidianità abnorme del neocapitalismo trionfante. La conseguenza è che si è spento progressivamente, nell’ultimo ventennio di trapasso dal capitalismo del secondo millennio al neocapitalismo finanziarizzato, l’antagonismo sociale e politico nella società. Così, il pd ha potuto trasformarsi, negli ultimi tempi quasi alla luce del sole, nel miglior servo politico locale delle élite finanziarie dominanti. Tutto questo, con l’appoggio dell’elettorato e un crescente vuoto (d’idee, programmatico) alla sua sinistra. Quella dell’idiota acculturato (o semi-colto) di sinistra è anche un’inedita forma di analfabetismo, a mio dire. Una forma d’analfabetismo più sottile delle precedenti – l’analfabetismo classico e quello “di ritorno”, che pur persistono – perché consiste nel non poter più “leggere” con spirito critico la realtà politica e sociale del nostro tempo.SalutiEugenio Orso

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