Non siamo bergoglioni di Eugenio Orso e Anatolio Anatoli

Jorge Mario Bergoglio.jpg

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Il carteggio fra Scalfari guru di repubblica e il papa gesuita, l’astuto Bergoglio, ha attratto la nostra attenzione. Si tratta del “dialogo”, a distanza, attraverso le missive, fra un giornalista laico, sostenitore del neocapitalismo e della degenerazione liberaldemocratica – come tutti sanno, repubblica è uno dei peggiori rotoli di carta igienica a disposizione della propaganda sistemica – e il papa imbroglione, che ha il compito di “rifare il look” a santa romana chiesa, senza però rompere troppo le scatole al manovratore neocapitalistico (come qualche volta ha osato fare il suo predecessore dimissionario, tedesco, filosofo e culattone). Eugenio Scalfari, giunto a fine vita, lo conosciamo tutti e non c’è bisogno di infierire. Jorge Mario Bergoglio, invece, è ancora una “new entry” ed è bene capire cosa sta facendo, quale strada intende seguire. In breve, l’astuzia del Bergoglio “riformatore” e rivitalizzatore della chiesa di Roma sta nell’indicare la luna e far sì che tutti guardino il dito, nel concentrare l’attenzione del gregge di fedeli belanti e oranti sul singolo albero e non sull’intera foresta. Complice il bombardamento mediatico, tutti potranno esclamare “la chiesa è cambiata!”, più povera e austera, più misericordiosa e attenta ai drammi sociali dell’epoca. Tutto questo, in apparenza, grazie a un papa veramente alla mano che saluta con un comune buongiorno, viaggia in opel e non in limousine, dorme in un convento, mentre, invece, nulla cambia nella sostanza e la nave di Pietro continua ad andare alla deriva. Nulla cambia soprattutto nel rapporto con il potere, quello vero, e negli interessi vaticani, che sono finanziari ancor più che spirituali.

La carità e l’umiltà predicate da papa Francesco (Saverio) mascherano sostanzialmente due cose: 1) un abile nascondimento delle vere cause della diffusione della povertà e del malessere sociale; 2) la piena subalternità che la chiesa garantisce al potere temporale dell’epoca, rinunciando così a guidare o a ispirare (come hanno fatto certi imam sciiti, ad esempio in Libano, oppure i preti latino-americani della teologia della liberazione) una sana opposizione sociale e politica, per contrastare gli abusi di chi tanto ha nei confronti dei molti che hanno sempre di meno. Merita scrivere qualche riga di approfondimento su questi due punti, prima di passare al botta e risposta epistolare fra Scalfari e Bergoglio, che comunque, pur ammantato di una certa, inconsistente spiritualità, riguarda le questioni da noi sollevate.

Nascondere le ragioni del malessere sociale, non indicare con chiarezza le cause della povertà dilagante significa rendersi complici di chi ne è responsabile. L’apologia della carità privata di Bergoglio, per assistere i poveri e alleviarne le sofferenze, ricorda molto il disegno sociale (e criminale) dei neocon americani (sì, proprio quelli del nuovo secolo americano e della guerra infinita al terrore), che volevano eliminare l’assistenza pubblica affidando per intero le sorti degli “incapienti” al buon cuore dei ricchi. La mancata denuncia delle vere ragioni della povertà significa accettare, non l’amore di dio per noi in Gesù Cristo (come ama scrivere Bergoglio), ma il nuovo vitello d’oro neocapitalistico, rappresentato dal libero mercato. Del resto, l’imperativo è sempre “dare a Cesare ciò che è di Cesare”, tollerando la concentrazione della ricchezza nelle mani di pochi dominanti, quale presupposto della povertà di massa. Si distingue nettamente e ipocritamente fra il sociale e lo spirituale, dando a dio ciò che è di dio, ossia soltanto le anime evanescenti la cui esistenza non è provata.

La chiesa di Bergoglio è semplicemente un potentato minore sottomesso, nei fatti, al dominio del grande capitale finanziario. Come ha sostenuto con convinzione, in passato, il grande filosofo Costanzo Preve, il clero cattolico è oggi un clero minore, destinato a diventare del tutto secondario, il cui compito è di spegnere gli incendi sociali occupandosi caritatevolmente della sorte dei poveri e dei derelitti, sempre più numerosi grazie alle dinamiche del mercato globale. In caso d’insubordinazione nei confronti della classe neodominante e dei suoi abusi, scatta la tagliola giudiziaria e mediatica dei preti pedofili, che minaccia la credibilità di santa romana chiesa, la sua presa sui fedeli e la sua stessa esistenza in secula seculorum. Ma tutto questo il novello buon samaritano, che ascolta i predicozzi di Bergoglio e ci crede, non lo sa, o almeno non lo comprende fino in fondo. Inoltre, nonostante l’aura di morigeratezza che papa Francesco (Saverio) improvvisamente ha creato intorno alla chiesa, la nostra santa romana resta pur sempre un centro finanziario di una certa rilevanza (ior), in cui si sviluppano lotte e torbidi degni delle tresche dei Borgia. Poco importa se l’astuto pontefice se ne va in giro su una comune opel, piuttosto che su delle macchinone da vip.

Il botta e risposta fra il laicissimo Scalfari e il papa gesuita si concentra, essenzialmente, su un tema spirituale, addirittura sulla salvezza dell’anima. Chiede il grande vecchio di repubblica, Eugenio Scalfari, al pio Bergoglio “se il Dio dei cristiani perdona chi non crede e non cerca la fede”. Nella lettera di risposta al quotidiano della sinistra liberaldemocratica, subito pubblicata, il papa risponde precisando che la misericordia di dio non ha limiti (cosa che possiamo dare per scontata, vista la fonte) e che “la questione per chi non crede in Dio sta nell’obbedire alla propria coscienza. Il peccato, anche per chi non ha la fede, c’è quando si va contro la coscienza”. Alla luce delle precedenti considerazioni ci poniamo una domandina: si obbedisce veramente alla propria coscienza quando, pur tirando in ballo umiltà e carità verso i poveri, si evita scientemente di denunciare le cause di quella povertà che si dichiara di voler combattere? La questione, com’è ovvio, riguarda quelli che in dio non credono, come noi, e quelli che dicono o fingono di credere in dio, come Bergoglio. Per il papa, decidere secondo coscienza, si sia credenti o non credenti non importa, determina la bontà o la malvagità dell’umano agire. Un’altra domandina ci sorge spontanea, a questo punto: è veramente bontà assistere i poveri caritatevolmente (magari impegnando un po’ di tempo libero e qualche soldino che ci cresce in tasca), senza darsi da fare per denunciare e combattere con decisione le cause prime della povertà? Secondo noi non è bontà, ma una sorta di peloso “buonismo”, che maschera viltà e acquiescenza nei confronti di chi ha il potere e semina miseria fra le masse. Come sappiamo – e come sa sicuramente l’abile comunicatore Bergoglio – dietro il “buonismo” si nasconde sempre la malvagità. Ad esempio l’intrinseca malvagità di un sistema, che il papa non osa mette seriamente in discussione, il quale per riprodursi costringe gli anziani a mangiare prodotti alimentari scaduti o, addirittura, a frugare nei bidoni dell’immondizia. Oppure che costringe le vittime sempre più numerose del “fallimento economico individuale” a suicidarsi.

Un’altra questione rilevante che Scalfari ha sollevato è quella degli assoluti. Esistono o non esistono? E’ peccato credere che non esista l’assoluto? In prima battuta, se si crede in dio, verrebbe da rispondere di sì. Perché dio stesso è un assoluto e se si crede in lui, non si può negare la sua esistenza negando l’assoluto. Ma Bergoglio, che la sa lunga in quanto gesuita, si produce in alcune abili contorsioni per negare che esiste una verità assoluta! Sia pur essa dio! Scrive il nostro nella lettera a repubblica: “’io non parlerei, nemmeno per chi crede, di verità ‘assoluta’, nel senso che assoluto è ciò che è slegato, ciò che è privo di ogni relazione. Ora, la verità, secondo la fede cristiana, è l’amore di Dio per noi in Gesù Cristo. Dunque, la verità è una relazione!” Fra “relazione” e relativo, o meglio relativismo, il passo non ci sembra lungo. Se non esiste una verità assoluta – per il credente simboleggiata da dio – allora tutto diventa relativo. A questo punto sospettiamo seriamente che papa Francesco (Saverio) non crede in dio, anche se non può strombazzarlo ai quattro venti. E’ molto comodo negare gli assoluti, sia pure in modo contorto, perché il capitalismo, che è esclusivamente una rete di rapporti commerciali e finanziari sotto la quale non c’è nulla, impone la sua organizzazione sociale, le sue dinamiche, i suoi immaginari, vuole il monopolio dell’assolutismo e non può tollerare la concorrenza di altre verità assolute, siano esse di natura religiosa o filosofica.

Ci fermiamo qui, per carità cristiana (e non è un’ironia!), ben consapevoli che in proposito ci sarebbe molto altro da scrivere. Una cosa, però, ci preme sottolineare, noi che non siamo “papa boys” e neppure bergogliesi: non crediamo alle parole di Bergoglio e al falso “rinnovamento” della chiesa, non ci illudiamo per un solo istante che la carità privata possa risolvere il problema della povertà di massa, non pensiamo che negare a tutti i costi le “verità assolute” possa portare alla liberazione dell’uomo, ma soprattutto … noi non siamo bergoglioni! Hai capito, Jorge Mario?

In fede

Eugenio Orso & Anatolio Anatoli

Non siamo bergoglioni di Eugenio Orso e Anatolio Anatoliultima modifica: 2013-09-11T18:24:00+02:00da derosse
Reposta per primo quest’articolo

10 pensieri su “Non siamo bergoglioni di Eugenio Orso e Anatolio Anatoli

  1. Per alekE’ un grande comunicatore e un colto gesuita. Inoltre, è chiaramente un mentitore professionista e un figlio di puttana. Può essere più abile dell’avvocato-politico americano, per quel che mi riguarda. Ciò che dicono ai quattro venti Obama e la sua spalla Kerry, per “incastrare” la Siria e bombardarla, è penoso e scarsamente credibile. In quel ruolo, Bergoglio sarebbe sicuramente più abile, e purtroppo credibile. Il gesuita imbroglione non è più pericoloso di Obama, ma solo perchè non è presidente degli usa e non dispone di armamento nucleare.SalutiEugenio Orso

  2. Articolo esemplare anche per la conoscenza del pensiero cattolico che dimostra. Mi aspetto ora due reazioni nella chiesa: quella dei tradizionalisti (con cui nulla ho in comune ma che rispetto in quanto sviluppano un pensiero coerente), che non possono accettare un papa che non crede agli assoluti; e quella dei modernisti-progressisti (che in teoria mi sono più vicini ma che amo poco perché vogliono trasformare la chiesa in ciò che mai è stata, e quindi sostanzialmente perdono tempo), che non possono accettare un papa che trasforma l’impegno sociale in elemosina.

  3. si bell’articolo che incornicia nella sua giusta luce il minuetto Scalfari Bergoglio,minuetto che e’ la sintesi del gioco e scambio di ruolo fra la liberaldemocrazia imperialista del globalismo finanziario e la vecchia chiesa.Vecchia ma che cerca di star al passo con i nuovi padroni,che hanno a disposizione un clero mediatico nichilista e modernista piu’ adatto ai tempi.Purtuttavia, con un po’ di rimmel,un ruolo di fiancheggiamento puo’ sempre esser richiesto.

  4. Per Valdo e mirco.I “modernisti” presenti nel gran corpo della chiesa cattolica sono l’equivalente religioso della sinistra politica liberaldemocratica che si è messa al servizio del neocapitalismo. Fai bene, Valdo, a diffidare di loro. Questo papa trasforma l’impegno sociale in elemosina privata volontaria (sgravando, fra l’altro, la finanza pubblica a vantaggio di quella dominante privata) perché non vuole entrare in rotta di collisione con i potentati neocapitalistici, ben sapendo che in tal caso avrebbe la peggio.Mirco, ti abbiamo risposto nel sito Water Closed (di Anatolio), ma riproponiamo qui la risposta:Caro mirco,ti ricordo che il compianto Antonio Gramsci, ai suoi tempi (vedi i quaderni del carcere e, in particolare, gli intellettuali e l’organizzazione della cultura) si poneva il problema dell'”inquadramento” del clero. Un gruppo di intellettuali appartenente ad epoche storiche precedenti, che non aveva (e non ha) origine capitalistica. E’ chiaro che oggi il ruolo del clero è secondario e il dominio neocapitalistico ce lo conferma. Il vero e più importante clero neocapitalistico è altra cosa, ma c’è uno spazio anche per il tradizionale clero cattolico, purché sia obbediente al comando capitalistico e non alzi troppo la testa.Siamo certi che l’imbroglione gesuita Bergoglio è cosciente di tutto ciò e non intende “disturbare il manovratore”. Saluti Eugenio Orso & Anatolio Anatoli

  5. Scsate lo avevo inviato nel post sbagliato. Se permettete lo ripubblico nel posto giusto.———————————-Bell’articolo, obiettivamente non fa una piega.Solo, aspetterei a dare un giudizio definitivo; sono pochi mesi che è in carica, qualcosa di nuovo almeno nella confezione c’è e pensare che in un lasso di tempo così breve si possano cambiare secoli di storia della Chiesa è pretendere troppo.E’ ovvio che dovrà muoversi con prudenza nell’arco di almeno dieci anni; poi avete ragione a scrivere che il discrimine sarà la denuncia chiara e inequivocabile dei responsabili o quanto meno del sistema. Senza di quella “nulla salus”.Certo che un Papa che si incazzasse farebbe un effettone e ci farebbe anche comodo, direi.

  6. Per AlekForse c’è un equivoco. Noi riteniamo che l’attuale papa sia un imbroglione matricolato. Sta solo rifacendo “il trucco” alla chiesa – e in questo è abbastanza abile – ma senza porsi in posizione di scontro con i potentati neocapitalistici. Non riponiamo in lui alcuna fiducia, presente e futura. Con lui la chiesa diventerà completamente subalterna dei poteri finanziari e totalmente asservita al neocapitalismo. La carità “buonista” e pelosa di questo astuto gesuita non fermerà la devastazione sociale in atto, né potrà bloccare una povertà dilagante che sta diffondendo la denutrizione anche nell’Europa mediterranea (in Grecia e in Spagna. ad esempio, ma anche in Italia). Bergoglio tutto questo lo sa ed è chiaramente in malafede.SalutiEugenio & Anatolio

  7. Ma no, ho capito benissimo. Per adesso è solo esteriorità e su questo concordo, ma la nuova confezione la vedete anche voi. Probabilmente è come dite, cioè è un inganno, ma io aspetterei ad asserirlo con assoluta certezza.Intanto i cristiani non combattono mai direttamemente ma portano allo sfinimento gli avversari e questo lo si vedrà se piano piano il discorso di Bergoglio diventerà più stringente, non tanto come denuncia di persone o cricche o sistemi economici, ma come affermazione incrollabile del valore di principi contrari a quelli capitalisti.Secondo, è sudamericano e probabilmente quel continente lo conoscete poco; io un po’ di più e vedo spazio per delle sorprese.Penso che ci vorranno almeno 5 anni se non 10, a meno di colpi di scena in un senso o nell’altro.Quello che volevo dire in fondo è che lo spirito religioso è uno dei pochi “teorici” baluardi contro il pensiero unico capitalista soprattutto perché è carico di un potenziale emozionale che pure noi a sinistra avevamo, ma abbiamo dilapidato circa 40 anni fa.Insomma, non sarei nemmeno il primo a intravedere punti di contatto fra cristianesimo e comunismo, direi.

  8. La questione preminente che gli estensori di questo articolo pongono, non da atei convinti, ma da umani, è se i rappresentanti di Dio sulla terra o i loro seguaci più ferventi siano disposti al sacrificio della propria esistenza per la via che attraverso il martirio disinteressato conduce alla santità. E allora, non mancando fulgidi esempi nelle agiografie cristiane, è evidente che, a parte i casi viventi di veri martiri nella cristianità e non solo, siano pochi i tonacati a credere in Dio o per noi in Gesù Cristo. E’ evidente che, il Vescovo Oscar Romero da poco beatificato dal Bergoglio, non sia da prendere come modello assoluto d’interpretazione corretta della Buona Novella evangelica. E già, dimenticavamo che la verità è una simplex quaestio di relazione-relativista o ancor peggio di cor-relazione tra un che di demiurgico e un’inferiorità creata dal nulla pre-cosmico. Quindi, dalle parole del Pontefice dobbiamo evincere che anche la genuina santità di un martire della Chiesa è un accidente storico, non più l’emulazione ispirata dalla fede della Via Crucis, conditio sine qua non che dovrebbe orientare in ogni istante la vita di un cristiano. Ma per carità, la teologia morale, atta a sostenere, almeno dal Concilio di Nicea, il potere ecclesiastico/temporale, ha reso i fatti e gli atti compiuti da Cristo e i suoi discepoli e successivamente apostoli, come una mera interpretazione letteraria e non una verità letterale, trasformando in una favola per bambini ciò che a torto viene ancora definito Vangelo.

  9. A Alex rispondiamo che i punti di contatto fra il cristianesimo (universalistico) e il comunismo idealistico (“tutto è in comune fra amici”) ci sono, ma ciò non basta se entriamo in una dimensione storica e osserviamo la realtà del nostro tempo, in cui scorgiamo una chiesa bimillenaria ormai in qulache misura asservita al potere temporale neocapitalistico, se non completamente succube dei nuovi potentati.A massimo blandino ricordiamo che il celebre concilio di Nicea del 325 d.C., primo concilio ecumenico della storia cristiana in cui si sono fatte le cose in grande, è stato voluto, “presieduto”, “supevisionato” da Costantino I che in verità non era cristiano (ironia della sorte e della storia), ma adoratore del Sol Invictus (Mitra Helios e simili). Era però cristiana sua madre Elena, (non a caso) santa, ambiziosissima manovratrice del figlio e tessitrice dietro le quinte di giochi politici strettamente connessi al potere temporale. Ricordiamo, inoltre, che il cristianesimo è stato “sdoganato”, si è diffuso e ha vinto per “merito” di Costantino (e santa Elena sua madre), trionfatore nella battaglia di Ponte Milvio contro il malcapitato Massenzio, che ha difeso senza successo la tradizione (312 d.C.). Soltanto in seguito, dopo “aver preso il potere”, i cristiani hanno definito il cosiddetto canone – le scritture ammesse, o la letteratura di supporto al potere, se vogliamo – nei primi quattro grandi concili ecumenici, a partire proprio da quello di Nicea.La storia del cristianesimo – e della stessa chiesa di Roma – è perciò legata all’esito positivo di una battaglia e alla marcia di avvicinamento al potere temporale. In tutto ciò, il “messaggio di Cristo” ha un’importante funzione ideologica di legittimazione.SalutiEugenio & Anatolio

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non verrà pubblicato ma sarà visibile all'autore del blog.