Attacco alla Siria: non scoppierà una guerra mondiale di Eugenio Orso & Anatolio Anatoli

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Qualcuno ricorderà che in occasione della prima guerra americana nel golfo, scoppiata in seguito all’occupazione irakena del Kuwait, l’aria che tirava era quella dell’allargamento del conflitto e dell’innesco di una guerra mondiale. Dall’agosto del 1990 all’avvio delle operazioni militari, il 17 gennaio 1991, la tensione saliva continuamente e in Italia la popolazione faceva incetta, nei supermercati, di generi alimentari a lunga conservazione. In previsione, appunto, dello scoppio di un conflitto planetario. O dell’arrivo sul territorio nazionale dei missili di Saddam. Ebbene, così non è stato, la vicenda si è risolta in altro modo e la “coalizione” guidata dagli usa, che avrebbe potuto muovere guerra a un altro pianeta, tanto era forte, ha riportato una schiacciante vittoria sul cattivo di turno, sul ribelle da castigare, all’epoca il compianto Saddam Hussein.

Anche questa volta, in seguito alla minaccia di attacco aereo e missilistico alla Siria, ribelle al neocapitalismo e all’imperialismo finanziario dell’epoca, si agitano da più parti gli spettri di un devastante conflitto mondiale, prossimo venturo. La Siria è un piccolo paese, costretto alla guerra civile dagli appetiti inesauribili delle oligarchie finanziario-globaliste e infiltrato da mercenari e provocatori di ogni fatta. Compresi quelli che hanno usato i gas nervini contro la popolazione, creando il pretesto per un attacco americano. La Federazione Russa, dal canto suo, non può esimersi dal contrastare diplomaticamente l’iniziativa americana, perché non può permettersi di mostrare al mondo che molla da un momento all’altro i vecchi alleati (fin dai tempi dell’Urss) al loro destino. La cina neocapitalista, in contrasto apparente con gli usa e gli occidentali che seguono a ruota, deve far sentire la sua voce, essendo la nuova potenza emergente commerciale e industriale. L’Iran, a sua volta assediato e minacciato dalle armate al soldo dei globalisti, mostra degli scatti di orgoglio, ma è ragionevole ritenere che non andrà oltre, bombardando a sorpresa israele. La chiesa cattolica, completamente “normalizzata” in senso noecapitalistico con l’ascesa al soglio di San Pietro dell’imbroglione gesuita Bergoglio (amico di Videla), bela in continuazione per la pace nel mondo, ma non avrà né il coraggio né la volontà di schierarsi armi e bagagli contro gli usa, futuri aggressori della Siria. Destinata a giocare un ruolo subalterno al vero potere dell’epoca, la chiesa cattolica non ha avuto neppure il coraggio di indicare il vero responsabile di una dilagante povertà, puntando il dito con chiarezza e decisione contro il nuovo capitalismo finanziarizzato e i suoi scherani.

In questi giorni, parecchi generali autonominati e sedicenti esperti di geopolitica enfatizzano il ruolo delle unità navali russe che si appoggiano ai porti siriani e addirittura ipotizzano attacchi aerei russi contro l’arabia saudita, rigorista islamica e filoamericana. Nonché attacchi iraniani, dall’aria o dal Golan, contro l’odiato israele. Il mondo sembra un’altra volta, come nel 1939, sull’orlo dell’abisso, con la Siria, dietro la quale sta la Russia, a tenere il posto delle potenze dell’asse, e gli usa, con tutti i paesi “normalizzati” al seguito, a giocare il ruolo che fu degli alleati. Per quanto ci riguarda, noi non crediamo che in caso di attacco aereo americano in Siria scoppierà un conflitto planetario, paragonabile per ampiezza e distruzioni ai due conflitti mondiali che insanguinarono il novecento. Crediamo che la sorte di Damasco non valga, per la Russia, il rischio di un confronto nucleare con gli americani, né che abbia importanza vitale per la cina post comunista. Riteniamo, inoltre, che l’Iran, pur perdendo un alleato come Assad, non si spingerà fino alle estreme conseguenze, rischiando a sua volta un attacco, aereo-missilistico o addirittura nucleare, israelo-americano. Ciò che si può ragionevolmente prevedere, prima che l’attacco americano alla Siria si concretizzi, è l’esplosione del Libano, il cui destino è legato indissolubilmente a quello della nazione confinante, qualche attentato in occidente, qualche grana per israele, con i palestinesi e gli sciiti libanesi, e una forte tensione fra la potenza regionale ebraica e l’Iran. Così come non crediamo alla possibilità di scoppio di un nuovo conflitto mondiale, di gravità tale da trascinare nella fornace della guerra oriente e occidente, non pensiamo che il futuro attacco americano alla Siria possa destabilizzare gravemente, e per un lungo periodo, gran parte del mondo arabo, dal Maghreb al Mashrek passando per l’Egitto. Al più potrà aggravare situazioni d’instabilità, prodottesi dopo la falsa “primavera araba”, come quella egiziana o quella tunisina.

La nostra conclusione è che un attacco americano alla Siria – che sarà limitato e “dimostrativo” solo propagandisticamente – non porterà a un nuovo conflitto mondiale, ma probabilmente consentirà ai globalisti di liberarsi del regime di Assad e di mettere le mani sulla Siria, il cui triste destino, già programmato, potrà essere la completa implosione e lo smembramento in una serie di staterelli su base confessionale.

Attacco alla Siria: non scoppierà una guerra mondiale di Eugenio Orso & Anatolio Anatoliultima modifica: 2013-09-10T11:54:00+02:00da derosse
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3 pensieri su “Attacco alla Siria: non scoppierà una guerra mondiale di Eugenio Orso & Anatolio Anatoli

  1. Egregio Eugenio Orso,
    della guerra in Siria non ci interessa nulla, parliamo di cose serie, cioè del dibattito in giunta su Berlusconi. Non è escluso che anche la drammatica situazione siriana sia colpa del Caimano

  2. Colgo dell’ironia in ciò che scrive Valdo.L’Italia è un paese occupato, ripiegato su se stesso, oppresso dalla paura del futuro. La resa dei conti con Berlusconi, accusato di tutte le nefandezze, è certo un tema di una qualche importanza. Poco è servito al cav “far spazio” a Monti, sostenere il suo direttorio e restare seminascosto per qualche mese. Nonostante i probabili accordi segreti con emissari dei potentati esterni che controllano la penisola, Berlusconi non è riuscito a salvarsi … o è riuscito a salvarsi solo in parte. Oggi, per lui, i nodi vengono al pettine. Se ha creduto che l’avrebbero lasciato fare ancora una volta i suoi comodi, si è sbagliato di grosso. Comunque Berlusconi non è un grande statista, determinato a rischiare anche il collo pur di raggiungere gli obiettivi che si è prefissato. E’ scappato una volta, lasciando spazio a Monti, e scapperà ancora. Forse riuscirà a fare un ultimo accordo – decisamente a ribasso – con i padroni del pd e della magistratura per salvare il salvabile. Delle sorti dell’Italia lui se ne frega … SalutiEugenio Orso

  3. Bell’articolo, obiettivamente non fa una piega.Solo, aspetterei a dare un giudizio definitivo; sono pochi mesi che è in carica, qualcosa di nuovo almeno nella confezione c’è e pensare che in un lasso di tempo così breve si possano cambiare secoli di storia della Chiesa è pretendere troppo.E’ ovvio che dovrà muoversi con prudenza nell’arco di almeno dieci anni; poi avete ragione a scrivere che il discrimine sarà la denuncia chiara e inequivocabile dei responsabili o quanto meno del sistema. Senza di quella “nulla salus”.Certo che un Papa che si incazzasse farebbe un effettone e ci farebbe anche comodo, direi.

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