Grillo: analisi sbagliate e fuorvianti (Eugenio Orso & Anatolio Anatoli)

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 Anziano pensionato privilegiato (Italia di serie A)

 

 

 

L’ira di Grillo si è scatenata dopo i deludenti risultati del suo movimento nel “test elettorale” amministrativo del 26 e 27 di maggio, riguardante sette milioni di elettori. Agli scoppi d’ira del portavoce-fondatore ha fatto seguito la condanna di un certo elettorato, che continua a votare pd-pdl in aperto contrasto con il bene del paese, e in generale le sbrigative analisi postvoto, esplicitate nel suo blog. Ma queste analisi sono sbagliate, fuorvianti e rivelano una probabile sostanza propagandistica, per cercare di imbonire i militanti e gli elettori, effettivi e potenziali, del cinque stelle.

Illuminante, a tale proposito, è il post “Vi capisco” del 28 del corrente mese, in cui emergono chiaramente gli errori analitici di Grillo (e Casaleggio, o chi per loro), sempre che si tratti di errori d’analisi veri e propri e non di mistificazioni ad uso propagandistico interno.

Partiamo dalla prima questione sollevata nel post “Vi capisco”. La colpa di ciò che accaduto – e cioè del mancato tracollo del pd e del pdl nelle recenti comunali, nonostante l’incremento dell’astensione – è degli elettori stessi, non tanto del circo mediatico e della disinformazione sistemica. Questo secondo Grillo. Cittadini ben informati, in elezioni vicine alla loro realtà quotidiana, in quanto comunali, hanno deciso liberamente, in coscienza, di dare il voto al pd e al pdl. Ebbene, non è così. Non è così perché entrano in gioco vari fattori di grande rilevanza, non considerati nel post “Vi capisco”. Ad esempio, le clientele di una forza politica ancora ben “strutturata” e presente sul territorio come il pd (più di qualsiasi altro partito). Poi gli intrecci con la criminalità organizzata, che non si astiene dal voto e assicura consensi alla politica, oltre a infiltrarla abbondantemente, in cambio di favori. Infine, per essere sintetici, (1) l’”imbecillità socialmente organizzata” che spinge una parte dell’elettorato a votare, a dare consenso, anche contro quelli che dovrebbero essere i suoi interessi vitali. Volendo riallacciarsi, senza troppa ironia, alla definizione di stupido data dal Cipolla, votando pd questi poverelli fanno alla lunga il male per se stessi, oltre che per gli altri. Ma non basta l’idiotismo sociale, per spiegare il voto piddino, perché agisco (2) questioni identitarie, (3) ingenuità come “restare all’interno per cambiare le cose”, (4) ricatti economici (vota e mantieni la tessera – in tal caso anche della cgil – o non ti “proteggeremo” più e rischierai di finire fra i disoccupati senza speranza, i senza reddito, gli esclusi) e (5) il farabuttismo di minoranze che approvano senza ammetterlo, o addirittura affermando il contrario, l’operato dei vertici. E’ chiaro che l’informazione incide poco nella scelta elettorale, se sono numerosi fra i votanti gli idioti politici e sociali, gli identitari “patologici”, gli ingenui o illusi (che credono di poter “cambiare le cose dall’interno”), i ricattati e i farabutti. Sicuramente ve ne sono moltissimi nell’elettorato del pd. Per quanto riguarda il pdl, Berlusconi c’è, per quanto presumibilmente a “fine carriera”, la sua influenza continua e il berlusconismo (televisivo e non) non si è estinto, ma esplica ancora i suoi effetti negativi su una parte significativa della popolazione italiana. Il berlusconismo è una forma nostrana di idiotizzazione di massa, che trova il suo contraltare nell’opposto e pernicioso antiberlusconismo, utilizzato negli ultimi anni come cavallo di troia per far entrare nel paese il direttorio Monti-Napolitano e per imporre le politiche targate bce-fmi. E’ ovvio che queste negatività dispieghino i loro effetti non solo nel voto politico nazionale, ma anche nel voto amministrativo che dovrebbe essere “più vicino alla gente” (con orrenda espressione) e riguardare direttamente i problemi delle singole realtà locali. Ne consegue che una parte rilevante del “corpo elettorale”, pur chiamato a votare per le comunali, non è e non può essere – come afferma Grillo o chi per lui – costituito da “persone pienamente responsabili della loro scelta”. Non si tratta, in moltissimi casi, di voto libero, pienamente cosciente e ben informato.

La seconda questione sollevata in “Vi capisco” è quella delle due Italie, una cattiva e una buona. L’Italia cattiva – parassitaria anche se non si usa questa espressione – è l’Italia A, in cui entrano non soltanto gli “occupati in politica” a tutti i livelli (portaborse compresi), valutabili in circa mezzo milione, ma altri 23 milioni di cittadini! Tutti i dipendenti pubblici di ogni ordine e grado, dell’amministrazione centrale come di quelle locali e probabilmente gli ultimi epigoni del parastato, e persino 19 milioni di pensionati, nessuno escluso(!), come se fossero altrettanti privilegiati. Nessun cenno nel post ai molti milioni di pensioni minime e indecorose, che spingono gli anziani a rubare nei supermercati per mangiare, oppure a rovistare nei bidoni dell’immondizia. Si ha l’impressione, leggendo il post di Grillo, che questi 19 milioni di italiani in quiescenza godano tutti, o quasi, di redditi pingui, di pensioni doppie e in molti casi superiori a cinquemila euro! Per quanto riguarda i dipendenti pubblici – ben sapendo che nell’impiego pubblico ci sono aree di privilegio e redditi alti, che però riguardano minoranze – notiamo che negli ultimi tempi si è agito comprimendo i loro redditi e il loro potere d’acquisto, nonché rallentando e bloccando il turn-over e diminuendo i posti di lavoro disponibili nel settore (con mancato assorbimento di una disoccupazione sempre più elevata). Fino a che punto sono dei privilegiati, che campano sulle altrui disgrazie? Un dipendente comunale che guadagna 1.200 euro mensili e ha un figlio disoccupato, se la passa bene, sguazza nel privilegio sulle spalle altrui? E veniamo all’Italia B, che si presume popolata esclusivamente dai buoni. Lavoratori autonomi, cassaintegrati, precari, piccole e medie imprese, studenti, fanno parte dell’”altra metà del cielo”, quella che porta il peso di una fiscalità esasperata di cui beneficia l’Italia A (e milioni di “ricchi” pensionati al minimo, con seicento euro il mese!). Per quanto riguarda gli imprenditori, siamo sicuri che oggi siano tutti, ma proprio tutti, in povertà come i lavoratori sottopagati (fra i quali i precari) e milioni di anziani con pensioni insufficienti? Qualcuno ha delocalizzato? Qualcuno ha “galleggiato” sulla finanza sfruttandone le opportunità? Gli studenti, presi così, in massa, senza distinzioni, come nel post di Grillo (o di chi per lui), sono tutti, ma proprio tutti, figli di poveracci che arrancano? Senza contare che gli studenti non sono un ceto, un gruppo sociale. I lavoratori autonomi sono tutti in fallimento o parasubordinati (cioè economicamente dipendenti da altri, quindi lavoro dipendente mascherato)? Comprendiamo che l’analisi grillesca non regge e produce esiti assurdi. Questa arbitraria, incompleta e “postideologica” suddivisione della popolazione italiana fra buoni e cattivi ben poco ha a che vedere con la realtà sociale del paese, e con le vere cause del rapido declino italiano. Gran parte delle risorse sottratte al paese attraverso una fiscalità esasperata che si accompagna a continui tagli allo stato sociale e agli investimenti pubblici, alla fine della fiera non resta in loco. Forse una parte minore alimenta le burocrazie statali e quelle politiche, ma la parte maggiore finisce nelle tasche della classe dominante neocapitalistica, postborghese e finanziaria: la Global class, mascherata da eurozona, mascherata da mercati & investitori, mascherata da globalizzazione. Le vittime del massacro sociale, in Italia, sono numerosissime, e fra queste non ci sono solo precari, cassaintegrati, imprenditori e autonomi fuori mercato, o già falliti, ma anche molti dipendenti pubblici e numerosissimi pensionati.

La sommaria analisi grillesca nel post “Vi capisco”, a giustificazione dello scarso risultato di m5s nel recente voto comunale, è a dir poco deludente. Spiace constatare che i capi di questo movimento non hanno compreso le vere ragioni dell’insuccesso elettorale. Oppure le hanno comprese, ma hanno preferito nasconderle e spostare l’attenzione dei loro supporter, dei loro effettivi e potenziali elettori, su ben altre cose. Così hanno creato (malamente) le due Italie in opposizione, che rappresentano una vera e propria “stravaganza” sociologica, così hanno supposto che chi vota pd e pdl è sempre cosciente, presente a se stesso, bene informato e libero nella scelta. Ma così non andranno da nessuna parte, in futuro, se non, forse, nel “ventre della balena”, costretti a integrarsi in quel sistema dei partiti che tanto osteggiano, in nome del cambiamento sistemico e della democrazia diretta. Lo faranno di malavoglia, pur di sopravvivere politicamente ed elettoralmente. Se resteranno dentro il sistema, giocando secondo le sue regole, predicando il pacifismo, illudendosi sull’applicabilità della democrazia diretta, concentrando l’attenzione sulle sole diarie e sui rimborsi elettorali, non avranno miglior sorte.

 

Grillo: analisi sbagliate e fuorvianti (Eugenio Orso & Anatolio Anatoli)ultima modifica: 2013-05-30T11:56:00+02:00da derosse
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2 pensieri su “Grillo: analisi sbagliate e fuorvianti (Eugenio Orso & Anatolio Anatoli)

  1. Per alek

    Il blog di Grillo è un mare magno e i commenti, solitamente, sono centinaia e centinaia per ogni post. Credo che il mio passerebbe “inosservato”, oppure, in caso contrario, potrebbe suscitare reazioni rabbiose e scomposte … Infine, potrebbero cancellarlo, come hanno fatto con molti commenti.

    Saluti

    Eugenio Orso

    Eugenio Orso

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