Il test elettorale del 26 e 27 maggio (Eugenio Orso & Anatolio Anatoli)

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A cosa servono le elezioni amministrative, e quelle comunali in particolare? A decidere chi governerà gli enti locali, e nel caso i comuni? Tanto le politiche sono sempre quelle, non si scappa, e c’è il folle patto di stabilità (euro)montiano che ha messo il morso agli enti locali territoriali.

Questa tornata di amministrative, del 26 e 27 maggio, che ha coinvolto circa sette milioni di aventi diritto al(la pagliacciata liberaldemocratica del) voto, a urne aperte è un test politico e soprattutto una formidabile occasione per la propaganda mediatica pro “sistema dei partiti” e pro Letta.

Il principale nemico politico interno del popolo italiano e dell’Italia tutta, che è un paese occupato dai potentati finanziari occidentali e dalle forze oscure dell’eurozona, ha “tenuto” e rischia di papparsi molti comuni, da nord a sud passando per Roma. Infatti, a Roma, Ignazio Marino del pd, che ha la faccia come il culo e che si è dato una mano a vincere le farsesche primarie comprando il voto dei rom, è decisamente in testa. Marino, con la faccia come il culo, va al ballottaggio staccando di oltre dieci punti quell’Alemanno, attuale sindaco dell’Urbe, che tanti disastri ha fatto e che dovrebbe esser stato “deposto” già da un pezzo.

Non è tanto importante chi vincerà nei ballottaggi a Roma, a Treviso o a Siena. Quel che importa è che nonostante l’aumento delle astensioni, il sistema tiene, i “corpi parzialmente estranei” come m5s sono stati penalizzati e il pd – principale puntello politico interno della mostruosità europoide e neoliberista – non crolla, ma anzi, riesce a mantenere le posizioni e addirittura a collocarsi, quasi ovunque, al primo posto. Il peggiore, in altri termini, è il meno penalizzato dall’astensione in crescita. Segue il pdl, moderatamente ma non mortalmente colpito, che regge il sacco al pd partecipando al governo Letta-Napolitano. E infine m5s, che gli astenuti hanno snobbato, interrompendo così la sua serie elettorale positiva.

Tuona Grillo che chi ha votato pd-pdl condanna il paese. E’ senz’altro vero. Ma non possiamo dimenticare che molti fra quelli che hanno deciso di astenersi, a circa tre mesi dal voto politico che ha visto l’exploit di m5s, hanno deciso di “uscire dal rito” elettoralistico perché profondamente delusi dall’operato e dall’inanità dei parlamentari di Grillo e Casaleggio. In questo i media sono stati di grande aiuto, perché hanno lanciato una campagna contro m5s che parla solo di rimborsi e diarie, ignorando “i problemi del paese” e mostrando scarso senso di responsabilità. Ma l’apparato ideologico-massmediatico, nella sua campagna diffamatoria contro le rappresentanze parlamentari del movimento, è partito, purtroppo, da dati reali e concreti. Gli astenuti in più di questa tornata elettorale hanno “percepito” il fallimento di m5s – da noi denunciato con chiarezza in un recente post – e hanno compreso che non possono avere alcuna rappresentanza dentro il sistema. Lo stesso Grillo, nella campagna elettorale per le politiche che ha condotto egregiamente (i risultati, in termini di seggi, lo confermano), ha detto che non si può più aspettare e si deve intervenire per salvare chi annaspa nella crisi, chi non ce la fa più. Vero, verissimo. E infatti chi non ce la fa più non può aspettare. Per quanto siano passati solo tre mesi elezioni politiche, questo tempo diventa un tempo lunghissimo se non si ha lavoro, reddito e di che pagare le bollette. Un tempo inutilmente sprecato, soprattutto se si constata che il movimento “non ha cambiato le cose”, entrando in parlamento, e che le prospettive future sono fosche come lo erano prima.

Da parte sua il pd si salva immeritatamente, subisce meno degli altri i danni derivanti dall’aumento delle astensioni, pur avendo voluto “fortissimamente” Monti, a suo tempo, come ha dichiarato Bersani, e pur avendo avallato fino all’ultimo minuto le peggiori porcherie del precedente governo, che hanno messo letteralmente a terra il paese. Questo perché il pd è ancora abbastanza ben “strutturato”, sul territorio, ha molte clientele elettorali e affaracci sporchi (più del pdl), probabilmente beneficia più del centro destra degli apporti di voti assicurati dalla criminalità organizzata, e riesce a ottenere ancora i favori di interi settori elettorali idiotizzati, quando non marci e farabutti.

Contando che l’astensione non è al settanta e più per cento, ma sotto il livello di guardia del cinquanta per cento, non può far veramente paura agli accoliti del sistema, gettandoli nel panico. Il pd può cantar vittoria e sospirare per lo scampato pericolo. Letta può sentirsi sollevato assieme al suo “sponsor” Napolitano. Il pdl, con Berlusconi, sosterrà l’esecutivo e sarà un po’ meno baldanzoso nelle sue richieste. Grillo ne esce ridimensionato e forse, a meno di eventi imprevisti, si caccerà con i suoi in un vicolo cieco, preda della controffensiva del sistema.

Se il quadro che esce dal test elettorale del 26 e 27 maggio è più o meno questo, dire che è desolante è troppo poco. Ma ci rimane una speranza: che le astensioni aumentino ancora esponenzialmente, in futuro, e che vi sia il distacco definitivo della grande maggioranza della popolazione dal sistema. In tal caso, quando faranno capolino, in situazioni drammatiche, veri movimenti alternativi di opposizione, che non si presenteranno alle elezioni e che romperanno il tabù del pacifismo strumentale, avranno a disposizione un’ampia base di consenso e un grande “esercito di leva”, per combattere efficacemente, nel paese, il nemico interno e i collaborazionisti degli eurocarcerieri.

Il test elettorale del 26 e 27 maggio (Eugenio Orso & Anatolio Anatoli)ultima modifica: 2013-05-28T16:19:00+02:00da derosse
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4 pensieri su “Il test elettorale del 26 e 27 maggio (Eugenio Orso & Anatolio Anatoli)

  1. Appena ho visto il dato dell’alta astensione ho capito che il Pd avrebbe ottenuto un buon successo. Al di là delle clientele, il partito di Epifani può contare con un elettorato di soldatini ottusi che nessun altro ha. L’elettore del Pdl o del M5S deluso non vota. L’elettore del Pd vota sempre e comunque, indipendentemente dai tradimenti e dalle porcate che fa il partito. Si tratta di un fenomeno che andrebbe analizzato meglio, perché è il principale fattore di immobilismo della politica italiana. Il bello è che la massa di pecoroni che vota Pd ha il coraggio di accusare l’elettore berlusconiano, leghista o grillino di non aver senso critico e di non ragionare! Proprio loro che non cambiano voto nemmeno di fronte al plotone di esecuzione! Con questa gente al loro servizio, bene fanno i dirigenti del partito a fregarsene dei vari OccupyPd, patetici ritrovi di gente che non sa neppure per che cosa protesta e che comunque non avrà mai il coraggio di togliere il proprio voto

  2. Per Valdo

    Concordiamo che il “successo” del pd nonostante l’aumento dell’astensionismo non deriva soltanto da clientele o da pacchetti di voti comprati dalla criminalità organizzata o da altri. Infatti, nel nostro articoletto volante abbiamo chiamato in causa il fenomeno dell'”imbecillità socialmente organizzata”, dell’idotizzazione di massa (del quale anche tu riconosci gli effetti se usi l’espressione “soldatini ottusi” nei riguardi di molti elettori del pd). Questo fenomeno è stato per la prima volta (sommariamente) indagato da Costanzo Preve in un suo memorabile saggio. Poi uno di noi due, Eugenio Orso, ha sviluppato l’analisi con riferimento alla realtà italiana in alcuni suoi saggi e scritti.

    Con riferimento all’elettorato del pd possiamo individuare i seguenti gruppi: a) idiotizzati (compresi gli idioti acculturati “di sinistra”)), b) identitari (attaccati a un’identità politica che non esiste più, come Linus alla sua coperta), c) illusi (“si possono cambiare le cose stando all’interno”), d) ricattati (vota e iscriviti – anche alla cgil – o altrimenti rischi disoccupazione, mobilità e di peggio), e) farabutti (quelli che sono in linea con i vertici per interessi personali, anche se non lo dichiarano o dichiarano il contrario).

    Concordiamo anche con le tue conclusioni e con la sconfessione palese degli occupypd, che sono comunque nati e cresciuti in quel marciume etico e politico.

    Saluti

    E.Orso & A.Anatoli

  3. Si, conosco lo scritto di Eugenio Orso sulle varie categorie di piddini e l’ho trovato magistrale. Mi dispiace solo che tali riflessioni – magari espresse con termini meno “forti”, in modo che possano superare certe censure – non siano mai svolte sulla stampa mainstream. In essa, infatti, non si esita a definire l’elettore berlusconiano ignorante e prezzolato, ma non si osa mai definire quello piddino ottuso, fideista e politicamente incapace di analisi. Eppure bisognerebbe dire “voto Pd” con lo stesso sentimento di vergogna con cui molti confessano di votare Berlusconi.

  4. Per Valdo

    Se il berlusconismo è una forma nostrana di “idiotizzazione” di massa, lo è ancor di più il suo contraltare, cioè l’antiberlusconismo. L’antiberlusconismo, infatti, in questi ultimi due/ tre anni ha fatto più danni del berlusconismo (televisivo e non), perché è stato utilizzato subdolamente per insediare il direttorio Monti-Napolitano, creando inizialmente consenso intorno a Monti e ai suoi tagliagole. Il vero scopo era quello di velocizzare la perdita di sovranità del paese e di imporre “riforme” antisociali, dirette contro il popolo italiano e la stessa struttura produttiva nazionale. L’antiberlusconismo – forma nostrana di imbecillità socialmente organizzata, apparentemente antitetica al berlusconismo – è servito come cavallo di troia per sottomettere definitivamente il paese ai potentati euroglobalisti, per modificare antropologicamente e culturalmente la sua popolazione e per trasformare definitivamente l’Italia in “società aperta” di mercato, disintegrando la sua organizzazione sociale.

    Saluti

    E.Orso & A.Anatoli

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