Esiti della crisi in Italia di Eugenio Orso

Dopo Monti, ecco spuntare Letta, sempre con la benedizione di Napolitano e sempre con le stesse consorterie politiche che sostengono il governo. Un governo che qualcuno ha definito argutamente “bildermerkel”, per l’appartenenza di Letta nipote al club bilderberg e per una certa sudditanza nei confronti della germania, che deve approvare gli esecutivi italiani. Il programma ufficiale del governo Letta è sommamente ambiguo, se tenta di conciliare l’inconciliabile: il rigore euromontiano – che permane come imposizione europoide – con la mitica crescita capitalistica che dovrebbe riattivare le produzioni locali e l’occupazione.

La verità è che gli impegni relativi al pareggio di bilancio e al rientro dal debito, che inevitabilmente strangoleranno ancor di più, nei prossimi anni, l’economia nazionale, sono inviolabili e quindi siamo davanti a un programma di governo effettivo già deciso, sul quale non si potrà discutere. Se la strada è già tracciata, la lenta e scaglionata restituzione dei crediti delle pubbliche amministrazioni ai privati e alle imprese, il rifinanziamento della cassa integrazione, qualche piccolo bonus e incentivo fiscale concesso ai produttori e alle famiglie, non potranno arrestare la caduta della produzione nazionale, dei consumi e dell’occupazione.

D’altra parte, il vero compito del direttorio Letta-Napolitano, copia “politica” del direttorio “tecnico” Monti-Napolitano, non è quello di salvare l’Italia e gli italiani da un rapido declino economico, ma quello di applicare politiche euromercatiste del tutto incompatibili con un’ipotetica ripresa economica nella penisola. Inoltre, non è detto che Letta duri soltanto una stagione, facendo tre o quattro cose imprescindibili, come una nuova legge elettorale per tornare alle urne, perché, come chiarisce con saggezza Murphy (quello delle leggi scherzose ma non troppo) “ciò che è provvisorio tende a diventare definitivo”, e così il direttorio Letta-Napolitano potrebbe durare l’intera XVII legislatura, o quasi.

Detto quanto precede, si può tentare di prevedere cosa accadrà nei prossimi mesi, a fronte di una disoccupazione destinata a crescere anche nel 2014 e di un debito pubblico ancora in crescita, con le tensioni sulla spesa pubblica (da tagliare ancora brutalmente) che non molleranno la presa. Un elemento importante da considerare è che m5s si sta rivelando un fuoco di paglia, destinato a spegnersi prima di ottenere risultati rilevanti. La battaglia di retroguardia dei cinque stelle accomodatisi in parlamento, è quella per la presidenza delle commissioni parlamentari e per tenersi in tasca i succulenti compensi e le ricche diarie dei parlamentari. Ciò comporterà una certa perdita di consenso per questi “alternativi” e la marginalizzazione, fino all’irrilevanza, dell’opposizione “legale” inserita nel sistema parlamentare. La qual cosa non potrà che favorire una miglior tenuta del direttorio Letta-Napolitano, espressione della volontà delle Aristocrazie eurofinanziarie. Altro elemento importante è che non vi sarà un generale allentamento dei vincoli europidi, ma soltanto qualche piccola concessione ai paesi in via di strangolamento e qualche limatura marginale del rigore, insufficienti per arrestare l’impoverimento di massa e la disoccupazione galoppante in quei paesi. Improbabilissimo, anche se non del tutto impossibile, un consistente “sconto” sulle politiche del rigore nell’eurozona.

Se questo sarà il quadro, nei prossimi mesi, gli esiti possibili della crisi strutturale neocapitalistica, per quanto riguarda l’Italia, potranno essere essenzialmente tre:

1) L’inizio di fortissime tensioni sociali e politiche destabilizzanti, con l’emergere di un robusto “antieuropeismo” e “antiliberismo” suscitato dalle durezze della crisi, in Italia e nell’Europa meridionale (forse anche nella stessa Francia), che favoriranno il rapido sorgere di veri movimenti organizzati d’opposizione sistemica, disposti alla lotta di piazza e all’azione violenta. In tal caso, l’attuale direttorio filoeuropoide in carica difficilmente potrà controllare la situazione e non dovrebbe reggere a lungo. In assenza di interventi esterni (nato, eurogendfor, blackwater, mercenari vari infiltrati, come i sedicenti “attivisti” siriani), i movimenti di opposizione, esterni al sistema, potranno prendere il sopravvento sui collaborazionisti del mercato e dell’unione europide, spazzandoli via non solo in Italia. Non si tratterebbe necessariamente di una vera Rivoluzione, per l’uscita dal capitalismo, ma potrebbe assomigliargli molto. Questa ipotesi ha purtroppo ben poche probabilità di verificarsi.

2) Il direttorio Letta-Napolitano riuscirà miracolosamente a spuntare, “in europa”, una sostanziale attenuazione del rigore imposto all’Italia e, adottando provvedimenti di riduzione dei carichi fiscali, di creazione di infrastrutture, di riattivazione della spesa e degli investimenti pubblici, riuscirà a rivitalizzare, seppur parzialmente, le produzioni in Italia, arrestando la crescita della disoccupazione e della sotto-occupazione, oggi inarrestabili (anche secondo le proiezioni degli istituti di statistica). In tal caso si smorzerebbero le tensioni sociali e il governo in carica potrebbe durare l’intera legislatura. Questa ipotesi è però altamente improbabile, quanto e più della prima. O meglio, confina con la fantapolitica.

3) Veniamo, infine, all’ipotesi più probabile, che sicuramente è la peggiore fra le tre elencate. Il direttorio Letta-Napolitano, nonostante qualche “carità” elargita a imprese e famiglie, continuerà nella sostanza le politiche euromontiane, non deviando dalla linea del rigore imposta (anche costituzionalmente) dall’esterno. E’ ovvio che monterà la disperazione sociale, si moltiplicheranno gli episodi di violenza nella società e monteranno pericolose tensioni da nord a sud. Il probabilissimo fallimento del cinque stelle (movimento protorivoluzionario che ha avuto molta fortuna, ma che si sta rivelando ben poco incisivo, avvitandosi su se stesso e accettando usi, costumi e regole del sistema), lascerà senza alcuna rappresentanza, e senza alcuna speranza per il futuro, molti milioni di italiani. La grande maggioranza della popolazione italiana, colpita da disoccupazione, precarietà e impoverimento progressivo, non avrà più rappresentanza alcuna all’interno del sistema politico vigente, diventerà completamente invisibile nonostante le crescenti sofferenze materiali. Davanti alle difficoltà che si moltiplicheranno, fino a compromettere l’esistenza quotidiana, difficilmente gli italiani potranno mantenere la passività fino ad ora dimostrata. Ci saranno violenze e disordini, in molti casi non organizzati, che porgeranno il destro all’attuale governo, collaborazionista dell’unione europide, per una generale repressione, con l’uso dei tradizionali apparati che esprimono la violenza di stato. Non si devierà, però, dall’applicazione delle politiche del rigore “a sostegno dell’euro”. Se il direttorio Letta-Napolitano si mostrerà troppo “morbido” nell’affrontare la protesta sociale sulle piazze, potrà essere rimpiazzato con un nuovo esecutivo, meno accomodante, che concentrerà i suoi sforzi sulla priorità di “riportare l’ordine nel paese”. Sarà una ghiotta occasione, quella della repressione, per spazzare via tutte le possibili forze critiche ancora presenti nella società e per fare “terra bruciata” intorno a coloro che si rivolteranno. Non si escluderanno interventi sulle piazze di reparti della famigerata gendarmeria europea, e strani attentati, organizzati da chissà chi (con lo zampino della criminalità organizzata?), per delegittimare la protesta sociale e sopprimerla con più facilità. In conclusione, è questa l’ipotesi più probabile in assoluto fra le tre esposte, e forse sarà proprio questo il futuro al quale andremo incontro, a partire dai prossimi mesi.

Esiti della crisi in Italia di Eugenio Orsoultima modifica: 2013-05-08T11:44:00+02:00da derosse
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4 pensieri su “Esiti della crisi in Italia di Eugenio Orso

  1. e’ di oggi la previsione di Grillo sulla possibilita’ di scenari autunnali di avvitamento e esplosione sociale,con conseguente atteggiamento repressivo del sistema.La stessa blindatura verso una forza ,interna alle istituzioni,come il M5s,la dice lunga sulla incompatibilita’ di tutto quello che e’ il sistema istituzionale statale a ogni ipotesi di non far diventare carne da macello per la bce tutti gli strati popolari italiani,dalla piccola borghesia declassata ai lavoratori salariati

  2. Aggiungo alle osservazioni di mirco che la vera protesta sociale non sarà rappresentata da m5s, che per la sospensione dell’imu sulla prima casa, il rifinanziamento della cassa integrazione, gli incentivi per le assunzioni e riduzione irap dovranno cercare le coperture, facendo pagare ai dominati il conto (è impossibile che paghino grandi patrimoni e capitale finanziario).

    Sauti

    Eugenio Orso

  3. viviamo in tempi estremamente rapidi.
    una dato: la massa degli interventi sul Def del M5S ha denotato padronanza di linguaggio e comprensione veloce verso i centri del problema, dall’antimafia su tutto il territorio nazionale che è uno degli aspetti della convivenza con questi partiti, con questa politica al problema dell’euro con l’incatenamento e al pareggio di bilancio e alla ratifica del Fiscal Compact, cosa non avvenuta dal Parlamento tedesco.

    Il futuro è difficile prevederlo ci sono molte forze all’interno del campo, forze che si evolvono rapidamente, certo il piano di fondo di Letta e del mentore Napolitano verso la più bieca osservanza alla dittatura dell’Eurocentro è la strategia con cui queste forze politiche, questi partiti, queste istituzioni si muovono.

    Compito in questo momento è di cogliere le minime contraddizioni che ci sono e ci sono x divaricarle, metterle in luce farle esplodere.
    Compito difficile, certosino, impegnativo ma a cui tutti sono impegnati a lavorare, ognuno con le proprie forze e con le proprie capacità.

    Un esempio, Berlusconi non paga le tasse, questo il tribunale d’appello ha stabilito, Berlusconi e tutto il Pdl protestano a Brescia per … non pagare le tasse. In un paese l’Italia che è uno dei più tartassati. Lo vogliamo dire con forza sempre, dovunque è possibile? Qualche contraddizione anche nel suo elettorato (in altri momenti parleremo del significato dell’elezioni) le porterà se qualcuno si prende la briga di farle notare.

    Vogliamo parlare delle contraddizioni che ci sono in quel corpaccione del Pd che d’altra parte è una faccia della identica medaglia rappresentata insieme al Pdl. Contraddizione che più che ai vertici, solo il buonista Civati, più che nell’apparato, quello di Roma si sta muovendo come un elefante x l’elezioni del sindaco, ripetendo uguali e stanchi riti che non porteranno altro che alla loro disfatta, per fortuna, ma tra la base, quelli che lo hanno votato e questo burocratico carrozzone.

    l’Eurocentro che nel suo vagare tra l’adempimento al piano stabilito, quello di impoverire tutti i popoli dell’Europa compreso quello tedesco, e la sempre più consapevolezza del rifiuto dell’applicazione di quel piano da parte sempre più di vasti territori europei la dice lunga che le cose non potranno svolgersi in maniera piana e determinata come vorrebbe le forze Eurocentrico.
    L’Islanda rifiuta di entrare in Europa, la Polonia rifiuta di entrare nell’Eurocentro, in Gran Bretagna si afferma chi rifiuta l’Europa, in Germania nasce il partito che vuole andare via dalla gabbia dell’euro.

    Le cose non sono preordinate, i disegni si, ma aspetta a chi è convinto dei cattivi disegni di lottare affinchè non si realizzino

  4. Per martelun
    Lottare perché non si realizzino i cattivi disegni.
    Certo. Però si può lottare stando fuori dal sistema, non entrandovi e accettando di conseguenza le sue regole del gioco, rischiando di restare completamente impantanati. Questo però sarà un passo successivo, quando m5s si sgonfierà e non ci saranno più, all’interno del sistema, alternative seppur apparenti.
    Per quanto riguarda i partiti, le loro contraddizioni più o meno latenti, sappiamo che si tratta di entità tributarie dei poteri esterni, e come tali scomponibili e ricomponibili in altra forma, nel partito unico neocapitalistico che si nasconde dietro una fittizia competizione politica e dietro il rito elettorale.

    Saluti

    Eugenio Orso

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