La borsa e la vita (Eugenio Orso, Anatolio Anatoli e pollpot)

Mentre gli idiotizzati, opportunamente manipolati dall’apparato massmediatico e da quello politico, credono che il problema dei problemi che affliggono il paese sia la tanto desiderata “moralizzazione della politica”, la popolazione è soggetta all’inaudita violenza di questo sistema, liberista e democratico, interamente gestito dai servi dei poteri esterni, che gli intima un inedito “la borsa e la vita!”. Non la borsa o la vita, si badi bene, concedendo uno straccio di alternativa alla vittima, ma entrambe. Come dire: ci prendiamo i vostri averi e anche la vostra vita. L’estorsione legalizzata, promossa e benedetta dall’unione europoide e dalle “grandi democrazie” euroccidentali compiacenti (la germania con tutti i suoi piccoli complici), procede di pari passo attraverso l’esclusione sistematica di fasce sempre più ampie di popolazione e con l’induzione al suicidio. Questi sono gli effetti – fortemente voluti e non certo collaterali! – delle politiche in difesa dell’eurozona, del mercato e della finanza sovrana. Il direttorio Monti-Napolitano, appoggiato o non osteggiato concretamente dai partiti, l’ha dimostrato molto chiaramente. Torna di attualità, nel mondo reale, quello delle chiusure aziendali e dei quasi sei milioni di senza lavoro, la vera e unica libertà capitalistico-liberale, cioè la libertà di morire di fame. E’ questa e non altra la vera sostanza – che definire maligna è troppo poco – della nostra meravigliosa democrazia priva di sovranità e di dignità nazionale, che fa il paio con un liberismo economico portato alle estreme conseguenze.

Può un pacifico movimento de-ideologizzato, a-classista, decisamente proto-rivoluzionario (molto proto e sempre meno rivoluzionario, da quel che osserviamo) come il cinque stelle invertire la tendenza, rompendo questo cerchio di morte e disperazione? Ci permettiamo di dubitare, poiché gli assassini, gli stragisti e i loro vili collaborazionisti locali – Monti, Napolitano, pd, scelta civica, cgil-cisl-uil e molti altri – richiederebbero sistemi di lotta ben più efficaci e ben altra volontà politica per essere efficacemente combattuti. M5s è però il segnale evidente di un parziale e ancor timido risveglio delle vittime del massacro pianificato, che cominciamo a sentire “sul proprio corpo” gli effetti delle violenze subite. Ma è chiaro che non è sufficiente e che il massacro continuerà ancora a lungo, se nessuna azione veramente rivoluzionaria – e a questo punto necessariamente cruentissima – lo interromperà.

Di conseguenza, nella logica del “peggiorismo” da noi adottata in questa delicata fase, non possiamo che sperare nella nomina di un presidente della repubblica tutto interno al cosiddetto sistema dei partiti (i collaborazionisti dello stragismo liberista ed europoide di cui sopra), che rappresenti l’icona sistemica peggiore possibile. Preferibilmente D’Alema, stratega politico neoliberista e “servo degli usa” (come si sarebbe detto in altra epoca), oppure Giuliano Amato, quello dell’isi (imposta straordinaria sugli immobili) e dello scippo del 6% sui depositi bancari e postali del luglio 1992, operato per salvare il sistema monetario europeo, l’antenato fallito del mortale euro. Ci accontentiamo di quella sporca figura radicale, ipocrita e ultraliberista di Emma Bonino, legata a doppio filo all’unione europoide che sta massacrando gli italiani e virus residente, a secondo delle convenienze, nel centro-destra o nel centro-sinistra. Non sarebbe male Bersani, topastro d’apparato burocratico-politico, apostata del comunismo, traditore dei lavoratori e degli onesti, servo dell’eurozona e dei crucchi, puntello degli odiati Monti e Fornero. Bersani è reduce da una sconfitta elettorale, in odor di siluramento e per questo disponibile a qualsiasi infamia, pur di mantenere il subpotere politico, anche se dichiara che l’unico colle, per lui, corrisponde a quelli piacentini. Ma i primi due – Massimo D’Alema e Giuliano Amato – sono decisamente i nostri preferiti, nella logica stringente del “tanto peggio, tanto meglio”. Per quale motivo? Perché l’elezione di uno di loro lancerebbe un chiaro messaggio a una popolazione che presto sarà disperata e senza riferimento alcuno: “il sistema non cambia, costi quello che costi, lo blindiamo e lo manteniamo per sette anni anche se per farlo dobbiamo vendere la vostra pelle e quella dei vostri figli!” Con un D’Alema o un Amato alla presidenza della repubblica non ci potrebbero essere più dubbi, né titubanze da parte di chi ha ancora un po’ di senno e di capacità di analisi, e la distanza fra il sistema e la popolazione sottomessa diverrebbe incolmabile. Chiara dimostrazione che ciò che si vuole dagli italiani è la borsa – cioè tutti i loro averi – e la loro stessa vita – che non serve più per sostenere il nuovo capitalismo finanziarizzato, ma anzi, può generare soltanto costi e sottrarre risorse alla grande finanza internazionalizzata.

In fede

Eugenio Orso, Anatolio Anatoli e il compagno pollpot

La borsa e la vita (Eugenio Orso, Anatolio Anatoli e pollpot)ultima modifica: 2013-04-12T11:17:00+02:00da derosse
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Un pensiero su “La borsa e la vita (Eugenio Orso, Anatolio Anatoli e pollpot)

  1. il rifiuto espresso col voto al M5s dovra’ scontrarsi con la presa di coscienza dell’impossibilita’ delle vie istituzionali,data,pero’,lo stato di apatia a prender in mano il proprio destino da parte di gente troppo assuefatta al servire non vedo una possibilita’ di riscatto.Anche a veder i giovani del m5s mi assale un certo sconforto perche’ mi sembra di veder concretizzarsi una mutazione antropologica,troppo essendo permeati di bon ton istituzionale e di correttezze formali.un caro saluto e un augurio

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