Stasi politica e politiche euroglobaliste (del 4 aprile 2013) di Eugenio Orso

Avanti in ordine sparso senza muoversi di un passo, ossia “se avanzo, fermatemi”. Sembra essere questo il motto nella stasi della politica liberaldemocratica italiana delle ultime settimane. La politica minore nazionale, quella ufficiale, che si dovrebbe scrivere con il prefisso “sub”, è bloccata da tutti e la sorte del paese la decidono altri, altrove: Draghi in bce, mercati & investitori, fmi e potentati esterni vari che detengono la vera sovranità. Quali sono le vere ragioni di questa stasi? Di seguito cerco di spiegarlo.

Dopo l’infinita melina di Bersani, che ha cercato fino all’ultimo di arrivare alle camere con un governo di minoranza, sperando nello “scouting” a danno del cinque stelle, sono arrivati i dieci saggi di Napolitano, un espediente per ritardare di altri otto o dieci giorni il momento topico della formazione di un nuovo governo. Si è “svegliato” anche Matteo Renzi, che stigmatizza le perdite di tempo politiche a danno di un paese che non può più aspettare, che tuona contro il finanziamento pubblico dei partiti non rappresentando ufficialmente il pd. Ciò accade esclusivamente perché si è scatenata una lotta interna ai democrat – di cui ben poco importa agli italiani in sofferenza – e Renzi vorrebbe fare le scarpe all’azzoppato Bersani, strappandogli di mano il testimone. Sfumata la possibilità di realizzare il “piano A” euroglobalista, cioè un esecutivo pd-scelta civica gradito ai padroni esterni, Bersani ha tentato altre strade, con il compare Monti, però, ancora saldamente al governo per sbrigare l’“ordinaria amministrazione” e gli affari urgenti. Contemporaneamente, Grillo rimprovera chi ha votato cinque stelle e oggi vorrebbe un’intesa con il pd, ben conscio che su questo delicatissimo tema, vista la presenza di una quinta colonna filo-piddina nel movimento, m5s potrebbe concretamente spaccarsi. Logica conseguenza, la tensione interna al cinque stelle, della mancanza di un’ideologia antagonista di legittimazione e di un progetto autenticamente rivoluzionario, nonché dell’aver voluto partecipare alle elezioni, cadendo nella trappola. Poi c’è Silvio Berlusconi diviso fra i suoi personali interessi, in primo luogo sfuggire alle condanne penali e avere un nuovo inquilino del colle a suo favore, e la necessità paventata di un governo, pur guidato dal pd, ma rigorosamente politico e di grande coalizione, per rientrare a pieno titolo nel gran gioco e influire sull’esecutivo. Infine c’è Napolitano, che ha nominato i saggi non tanto per elaborare linee programmatiche condivise da tutti gli schieramenti, o almeno dal pd e dal pdl, ma per dare visibilità a un nuovo, possibile presidente della repubblica – nella persona di Onida, come si vocifera in giro – e soprattutto per perdere dell’altro tempo in attesa dell’elezione del nuovo presidente, che avrà il potere di sciogliere le camere, mantenendo in carica a oltranza Mario Monti. Si avanza in ordine sparso, quindi, senza fare, però, un solo passo in avanti. Anzi, “se avanzo, fermatemi”, sembra rappresentare un buon motto per gli attori della recita liberaldemocratica.

Quanto precede dimostra che le elezioni sono state una farsa e che quello democratico è soltanto un rito, destinato a nascondere una realtà del potere molto più abbietta di quel che si pensa. L’effetto dello stallo, voluto da molti attori politici impegnati nella recita, è che resta in carica il direttorio Monti, espressione dei soli interessi sopranazional-euroglobalisti. Così, si rinvia il pagamento dei crediti dello stato e degli altri enti pubblici con la scusa della necessaria copertura, perché una folle imposizione dell’unione europoide non ammette sforamenti del tetto del tre per cento, nel rapporto deficit/ pil. Tipico del rigore euromontiano, graditissimo ai crucchi se applicato ad altri, è il lasciar morire le attività produttive nazionali piuttosto che contravvenire ai diktat neocapitalistico-europoidi, pena l’innalzamento dello spread, la minaccia alla stabilità dell’euro e ondate speculative sui mercati finanziari. Ma oggi lo spread resta abbastanza stabile mentre va in rosso la borsa di Milano, e questa è una prova che i mercati non si autoregolano miracolosamente, sostituendo la politica, perché dietro c’è qualcuno che li manovra politicamente. I suicidi per ragioni economiche si moltiplicano, equitalia procede con le estorsioni, seminando disperazione e miseria, e il governo è sempre quello di prima, come se le elezioni non ci fossero state. Effetti scontati dello “stallo politico”, che confermano in pieno la dittatura indiretta euroglobalista imposta all’Italia, nonostante il momento elettorale.

Monti continua la sua opera di distruzione/ ridimensionamento del paese per conto terzi, sebbene ufficialmente in ordinaria amministrazione, e nessuno può “metter mano” alle controriforme votate lo scorso anno, perché un nuovo esecutivo è di là a venire. Stante “il pilota automatico” che guida l’Italia, come ha dichiarato spudoratamente Draghi, irridendo pubblicamente quel “momento di democrazia e sovranità” che dovrebbero essere le elezioni, con tutta probabilità si va verso un nuovo esecutivo ossequioso nei confronti dei mercati, tutto dedito alla difesa dell’euro e al rigore, prono davanti alla germania, pur mascherato da governo politico nato dalle elezioni democratiche. Per fare questo, non mutando sostanzialmente linea politica rispetto al direttorio Monti, si potrà spaccare il pd, “scoutizzare” m5s, far rientrare in gioco Mario Monti con la striminzita scelta civica, irretire in tutto o in parte il pdl e “corteggiare” la lega. La finzione liberaldemocratica e il marcio impianto istituzionale che la sostiene si riproducono così. La verità è che della pmi italiana boccheggiante a loro non importa, anzi, puntano a un suo ridimensionamento, se all’Italia nel mondo dell’economia globale si vuole riservare un ruolo minore. La temporanea affermazione della pmi è servita, in passato, per colmare il vuoto (non rimediabile, come comprendiamo ora, con il senno di poi) creato svendendo e/o liquidando la grande industria nazionale, mettendoci provvisoriamente una pezza (la piccola e media industria, appunto). E’ stata questa, per anni, la vera sostanza della politica industriale italiana. Ancor meno gli importa, ai collaborazionisti politici e ai proconsoli del grande capitale finanziario, della condizione in cui versano le famiglie, oppresse da bollette astronomiche, tariffe in crescita e vessazioni di equitalia. La crisi è semplicemente un pretesto per predare risorse, modificare velocemente gli assetti sociali e annichilire i “meno adatti” nella selezione innaturale darwiniano-neocapitalistica. Carne da cannone nelle battaglie insensate per il controllo del debito pubblico e del deficit, gli italiani sembrano ormai condannati – elezioni o non elezioni – a far la fine della Grecia, con una punta di Cipro (patrimoniale sui depositi bancari) e di Argentina (qualche morto per fame in meridione?). La patrimoniale sui depositi bancari, per l’Italia, l’ha già decisa in germania Commerzbank, mentre crollano le vendite di generi alimentari anche negli hard discount.

Perciò, quando ho scritto che si andava verso un Monti bis, ter e quater, con o senza Monti, ho visto giusto. Le politiche strategiche non sono cambiate, il rigore permane seminando sempre più vittime – dalle imprese che chiudono in massa ai cadaveri dei suicidati – e i provvedimenti per la “crescita” non sono che uno specchietto per le allodole, agitato mediaticamente dalla “politica degli annunci” ai quali non segue nulla, o quasi. Infatti, è Monti, con Grilli sempre all’economia, che deve decidere nel week-end le coperture per la restituzione dei crediti dello stato e degli enti locali alle imprese. Ben sapendo che a loro importa soltanto il rispetto dei famigerati “parametri europei”, come il tetto del tre per cento nel rapporto deficit/ pil, possiamo aspettarci di tutto, di più e di peggio, quanto a coperture. La melina di Bersani e i presunti saggi di Napolitano hanno avuto un ben preciso effetto, nel concreto: mantenere in carica il più a lungo possibile l’esecutivo Monti, nonostante le elezioni e il pessimo risultato elettorale del gelido commissario europoide. Una sorta di Monti-bis nel “Monti dopo Monti”, in tal caso, e chissà per quanto tempo ancora. Ecco perché la bomba dello spread tarda stranamente a esplodere.

Stasi politica e politiche euroglobaliste (del 4 aprile 2013) di Eugenio Orsoultima modifica: 2013-04-09T09:51:30+02:00da derosse
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2 pensieri su “Stasi politica e politiche euroglobaliste (del 4 aprile 2013) di Eugenio Orso

  1. Non è proprio una bella prospettiva. Anzi… ora nel baratro ci stiamo finendo per davvero. Il baratro non era quello di fine 2011 e del “fate presto”. Ora se la prendono tutti comoda. Discutono del nulla più assoluto e intanto, come scrivi tu, la gente si suicida. E quel serial killer di monti è ancora in sella. Lo spread oggi mi pare che sia a 300.

  2. Per EleonoraM

    Sappiamo che la crisi strutturale è in qualche modo indotta, entro certi limiti pilotata, ed è – cosa più importante – un elemento della struttura del nuovo capitalismo, ossia uno dei piloni che reggono tutta la costruzione. Il “pilota automatico” di Draghi è in funzione per il rispetto dei parametri europoidi stragolanti. La qual cosa dimostra che le elezioni cosiddette democratiche non contano nulla, o quasi. La liberaldemocrazia, con tutte le sue cadenti istituzioni e i suoi riti (a partire da quello elettorale), è parte dello Spettacolo, inteso in senso debordiano. Uno spettacolo in cui le masse-pauper, per l’occasione, si trasformano in corpo elettorale, con l’illusione di decidere qualcosa attraverso il voto. E’ palese, ormai, che si tratta soltanto di un’illusione, mentre l’azione della crisi strutturale – azione modificatrice degli equilibri internazionali, dell’ordine sociale e del peso specifico del paese nel sistema dell’economia globale – non si ferma un solo istante. Una politica minore e assoggettata (ai Mercati & Investitori) non decide alcunché ma deve soltanto eseguire le disposizioni dei poteri esterni e imbrogliare le masse. Non c’è alcuna possibilità di cambiamento stando dentro le istituzioni e accettando le loro regole (che sono le regole imposte dal nemico).

    Saluti

    Eugenio Orso

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