M5s sta cedendo prima del previsto (Eugenio Orso & Anatolio Anatoli)

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Dopo il trappolone parlamentare del voto allo specchietto per le allodole pidiino Grasso, eletto presidente del senato con l’apporto di alcuni m5s, si scatena la polemica all’interno del cinque stelle per le frequentazioni del ristorante di Montecitorio, disertato persino dalla neo presidentessa della camera Boldrini (il secondo specchietto per le allodole del centro-sinistra), che pasteggia furbescamente nella mensa dei dipendenti testimoniando così il “cambiamento” istituzionale. Questa polemica, enfatizzata sapientemente dai media, che coinvolge Grillo in prima persona e non mette in buona luce le matricole cinque stelle alla camera, è veramente una questione d’importanza vitale per le sorti del paese, che nel frattempo continua ad affondare perché di concreto nulla è cambiato? Sicuramente rappresenta una spia della subitanea crisi del movimento, iniziata non appena messo piede in territorio nemico, cioè in parlamento. Cosa ancor più importante: veramente il governo del paese non può più aspettare, diventando la prima e la più drammatica urgenza? Non sembra che sia esattamente così, se il proconsole euroglobalista Draghi, alla guida della bce, ha rivelato che l’Italia, indipendentemente dall’esito elettorale, continua sulla strada delle (contro)riforme come se fosse inserito il pilota automatico. Il pd, invocando a gran voce un governo subito, non lo fa certo per “salvare il paese”, ma per mettere sotto pressione m5s inducendolo ad appoggiare un esecutivo pidiino, oppure, in caso contrario, per scaricare interamente sulle sue spalle la responsabilità di aver lasciato l’Italia, in piena crisi, senza un governo. Mentre l’eurozona rischia di infiammarsi, a causa della questione cipriota, in Italia, nell’ovattato mondo delle istituzioni, prosegue a spron battuto la “normalizzazione”/ cooptazione/ demolizione di m5s. Un pd molto abile a sguazzare nella palude politica liberaldemocratica, esperto nel tendere trappole e ingannare le masse, tesse le sue trame e cerca di arrivare a qualsiasi costo al governo del paese, con (o senza) Bersani, supportato da una magistratura che prova “a far fuori” definitivamente Berlusconi e confortato dal fatto che le prime manovre per mettere in crisi m5s – elezione della marionetta Grasso in luogo di Finocchiaro e della burocrate dell’Onu Boldrini in luogo di Franceschini – sono andate decisamente a buon fine. Tanto più che Grasso e Boldrini, con un colpo propagandistico a effetto concertato con il pd-cs, si sono autoridotti lo “stipendio” del 30%, una cifra inarrivabile per moltissimi italiani schiacciati dalla crisi, ma sicuramente bassa se consideriamo tutte le indennità (compresa quella di presidenza) e i rimborsi di cui i due privilegiati (indebitamente) godono. Ma tant’è … l’annuncio c’è stato e ha colto nel segno, diffondendo nella cosiddetta opinione pubblica l’illusione del “cambiamento”.

Il principale errore degli eletti m5s e dei loro capi, fin dall’inizio, è stato quello di subire le velenose iniziative pidiine senza mostrare un’adeguata reazione, senza partire al contrattacco con chiare controproposte programmatiche per tentare di mettere il pd in un angolo, o con altre iniziative spiazzanti, non necessariamente parlamentari. Comprendiamo la difficoltà dei neoeletti cinque stelle ed anche quelle di Grillo e Casaleggio, assediati da una stampa nemica, sputtanati nei talk-show televisivi di regime, costretti a guardarsi dalle imboscate mediatiche. Sappiamo bene che Grillo e Casaleggio non sono in parlamento a guidare gli oltre centosessanta eletti, e questo può fare la differenza. Ma non ce la sentiamo di giustificare la relativa passività del movimento, in questi giorni, che sembra subire le iniziative sistemiche semplicemente rintuzzandole per cercare di restare unito, superando con qualche difficoltà le polemiche al suo interno. Anche la nomina dei due comunicatori, Messora e Martinelli, sembra che sia servita a ben poco, e anzi, può dare la sgradevole impressione che i gruppi parlamentari del cinque stelle sono stati messi, in qualche modo, “sotto tutela” come si fa con gli incapaci. Ci chiediamo, in particolare, se non sarebbe stato meglio continuare la mobilitazione di piazza anche dopo l’avvio dei lavori nel nuovo parlamento, con comizi e altre iniziative più forti, supportando dall’esterno i neoeletti e mantenendo una pressione continua sul sistema e sul pd, suo puntello principale. Così non è stato e gli sgherri del sistema possono permettersi di arrivare fino al punto di ridicolizzare pubblicamente i parlamentari del movimento, come nel caso (che non sembra un semplice scherzo di natura goliardica) del falso Vendola che telefona all’ignaro senatore Campanella per indurlo a passare dalla sua parte. Apprendiamo che nell’incontro con Napolitano, in occasione delle consultazioni per la formazione del nuovo governo, Grillo, Crimi e Lombardi hanno chiesto l’incarico per il cinque stelle, come previsto, ma Crimi e Lombardi hanno dichiarato, dopo il colloquio con Napolitano, che in mancanza dell’attribuzione di detto incarico m5s dovrebbe avere, almeno, la guida del copasir e della commissione di vigilanza sulla rai. Un altro spiacevole errore, perché se da un lato si condanna il mercanteggiamento delle cariche da parte del sistema dei partiti, dall’altro si ammette che un m5s non alla guida del governo potrebbe “accontentarsi” di due presidenze minori. Non è questa una sorta di mercanteggiamento, del tutto interno al sistema, finalizzato a ricoprire cariche?

Di più e di peggio. Se m5s si schiererà con il pd-cs per l’ineleggibilità di Berlusconi, e l’operazione andrà “a buon fine”, il movimento dimostrerà semplicemente che il “tutti a casa!” della campagna elettorale, urlato da Grillo nei comizi di piazza, riguardava soltanto il cav e quella parte del pdl che non riuscirà a riciclarsi, o che non vorrà cambiare casacca, ma non il pd, che anzi potrà uscirne vero e unico vincitore, eliminando Berlusconi dalla scena politica e ottenendo nei fatti il supporto del cinque stelle (due piccioni con una fava). Come la prenderanno elettori e supporter del movimento? Giustificheranno la cosa oppure la percepiranno come un (parziale) tradimento delle promesse elettorali? Se poi m5s non otterrà l’incarico di formare un nuovo governo, ma appoggerà in cambio di vigilanza e copasir un governo pd – magari senza Bersani alla guida, ma chiaramente con quella targa – elettori e supporter del movimento accetteranno di buon grado la subalternità del cinque stelle nei confronti del principale partito sistemico? E se, ancora, m5s mostrando coerenza non supporterà in parlamento (particolarmente in senato) un governo targato pd, o comunque influenzato da questo, saprà respingere le (false) accuse che gli saranno rivolte di giocare allo sfascio del paese unicamente per aumentare i voti, alle prossime elezioni? Come si nota i possibili interrogativi sono molti, e a ciascuno di questi corrisponde un rischio per la sopravvivenza del cinque stelle, ma fin d’ora risulta chiaro che m5s sta cedendo prima del previsto e che il pd euroglobalista rischia di vincere, senza troppo sforzo, la partita. Questo ci sorprende un po’, perché non pensavamo, appena un paio di settimane fa, che il movimento di Grillo potesse cedere al sistema così velocemente. In effetti, se non corregge la sua rotta in tempo e si compatta, se non parte con decisione all’attacco, se non coordina l’azione parlamentare con adeguate iniziative di supporto nelle piazze, estendendo e guidando la lotta nel paese vero, abbiamo l’impressione che rischierà di avere una vita molto breve, come quella dei moscerini del mosto …

In fede

Eugenio Orso & Anatolio Anatoli 

M5s sta cedendo prima del previsto (Eugenio Orso & Anatolio Anatoli)ultima modifica: 2013-03-21T12:38:00+01:00da derosse
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4 pensieri su “M5s sta cedendo prima del previsto (Eugenio Orso & Anatolio Anatoli)

  1. Gentile Eugenio, dopo un’iniziale condivisione di vedute, comincio rispettosamente a dubitare delle sue analisi. Ho come la sensazione che lei veda il M5S con le lenti del desiderio (rivoluzionario anticapitalista) piuttosto che realisticamente e cioè come il prodotto piuttosto random di umori e tendenze sociali, sacrosante ma mal orchestrate.
    Non si può certo attendersi, dopo essersi presentati alle elezioni dopo essere stati eletti al Parlamento, un comportamento antiparlamentare, cioè non si può ignorare che esiste uno iato incolmabile tra le pretese di democrazia diretta (tra l’altro mai realizzate) del M5S e la natura rappresentativa-parlamentare della democrazia italiana. Se accetti di entrarci non puoi non accettare quelle regole, è ingenuo attendersi qualcosa di diverso. Istanze riviluzionarie si annacquano fatalmente con istanze riformiste. Se fossero state prevalenti le istanze rivoluzionarie la presa del Parlamento non sarebbe stata certo a colpi di voti, non crede?
    La verità è che neanche Grillo si aspettava questo risultato elettorale e il successivo stallo. Avrebbe voluto piuttosto farsi le ossa all’opposizione per una legislatura permettendo ai “cittadini” di imparare le regole del gioco. Ora invece è costretto a fingere di voler governare, ben sapendo di non essere pronto, con questi penosi pateracchi del mercanteggio delle commissioni, facendo fare agli eletti la figura non già dei rivoluzionari, quanto piuttosto degli adolescenti ribelli che non accettano interlocutori per una pretesa purezza d’intenti, ma intanto vogliono “controllare” gli apparati dall’interno. Roba che noi psicologi (io lo sono) staniamo al volo come una protesta puerile e impotente.

    Poi, è così sicuro che le istanze anticapitalistiche siano così chiare e prevalenti nell’ormai immenso arcipelago grillino? Io ne dubito fortemente.
    Distinguerei a tal proposito in due fasi del tutto separate il geniale marketing politico del duo G-C da una vera e propria strategia politica, che invece appare particolarmente embrionale, abbozzata, direi indeterminata. E questo dipende ovviamente dal manico. Una cosa è fare gli attori o i markettari, un’altra cosa è la politica (anche se Debord non sarebbe del tutto d’accordo…) e chi passa senza un pensiero da un mestiere all’altro rischia di trasformarsi in un incubo.

    Per questo all’opposto di lei io penso che se una speranza possiamo nutrire sul futuro del movimento non è certo che il duo G-C si intronino ancora di più nelle scelte del gruppo parlamentare, ma che al contrario quel gruppo si emancipi dai suoi fondatori e rischi la sfaldamento, ma transiti attraverso un’uccisione simbolica dei padri e acceda nel tempo medio lungo ad una fase adulta e autonoma e si dia un’autentica organizzazione comunitaria. Credo che la rivoluzione richieda tempo, ma anche idee e metodi, quelli che al momento non intravedo.

  2. Nel presente post abbiamo semplicemente detto che non ci aspettavamo un così rapido entrare in crisi di m5s, dopo l’ingresso in parlamento. Di crisi si tratta, a ben vedere. Ci sembra, inoltre, che m5s giochi solo di rimessa, cercando di mantenersi sfuggendo alle trappole dell’astuto pd, pilastro del sistema e topo nel formaggio in parlamento e nelle cosiddette istituzioni democratiche.

    Abbiamo comunque specificato, in precedenti post, che consideriamo il cinque stelle un movimento proto-rivoluzionario e non una forza autenticamente rivoluzionaria, forza che oggi, in Italia, purtroppo non esiste (o meglio, non esiste ancora). M5s è contraddittorio a livello programmatico perché accanto a proposte dal sapore antagonista – reddito di cittadinanza, stop alla tav e alle grandi opere – vi sono proposte più “moderate” – referendum popolare per la permanenza nell’euro, e non uscita immediata dall’euro e da tutti gli organismi europoidi – e addirittura neoliberiste – contrattazione al solo primo livello, fra lavoratore e datore di lavoro, partecipazioni azionarie dei lavoratori nelle imprese, ma senza controllarle, eccetera. Tuttavia riteniamo che m5s rappresenti un significativo passo in avanti rispetto a quei ridicoli pseudomovimenti – come i pacifisti, gli altermondisti, gli indignados, i nodebito – che si sono estinti senza lasciare alcun segno e senza scalfire le muraglie della fortezza sistemica. Comunque vada, m5s qualche segno lo lascerà e forse dalle sue ceneri potranno nascere formazioni più agguerrite e veramente antagoniste. Il passo successivo sarà quello di respingere in blocco parlamentarismo e liberaldemocrazia (che allo stato attuale delle cose sono palesemente irriformabili). Del resto, Grillo lo aveva detto chiaro, nei comizi in campagna elettorale: se loro falliranno, nel mettere una croce sopra al sistema dei partiti, arriverano altri che le croci le metteranno veramente. In ciò noi speriamo ardentemente, in prospettiva futura.

    Eugenio Orso & Anatolio Anatoli

  3. La crisi che stiamo subendo è dovuta alla presenza all’interno del movimento di una ala “filo piddina” che vorrebbe il compromesso. Ma la grande maggioranza non lo vuole. Non credo che si farà, sarebbe la morte. In linea generale al filo piddino andrebbero tolti i diritti politici e purtoppo per adesso non si può, lo si sopporta. Sul breve un arretramento è dunque inevitabile, sia perchè bisogna riordinare le idee, perchè la forza del movimento emerge quando si va in piazza e va ricordato che i “nostri” ragazzi si devono fare. Ma la crisi comunque fa si che le vere contraddizioni torneranno ad emergere – vedi Cipro. Sul medio periodo difficile fare delle previsioni, tuttavia un eventuale fine di Berlusconi sarebbe destrutturante anche per il Pd. Non mi fascerei dunque la testa, vediamo che mandato avrà il gargamella e cosa succederà con il presidente della repubblica.

  4. La principale carenza del movimento – non essendo rivoluzionario – è l’assenza di un’ideologia di legittimazione, indispensabile per compattarlo intorno a obiettivi politici chiari e importanti e per coerentizzarne il programma. Questa carenza, che durante la campagna elettorale lo ha favorito, aggregando forze eterogenee, ora si fa sentire in negativo e produce spinte dissolutive, a partire dai cittadini-parlamentari.
    I gruppi parlamentari m5s si muovono in un ambiente completamente ostile, dominato dal partito unico neocapitalistico e euroliberista, del quale, in Italia, il pd rappresenta la componente principale. In questo ambiente ostile, in cui le insidie si moltiplicano di giorno in giorno, i parlamentari cinque stelle hanno mostrato di muoversi con grande difficoltà, cadendo nelle trappole del sistema (elezione della marionetta Grasso, ad esempio).
    Alla luce di quanto precede, l’incoerenza massima di una parte del movimento e dei suoi parlamentari è, appunto, l’esistenza di un’ala “filo piddina” che costituisce, al suo interno, una sorta di quinta colonna.
    Il pd dovrebbe essere percepito da tutti loro, nessuno escluso, come il principale puntello di quel sistema che dichiarano di voler combattere.
    Inoltre, la nomina dei comunicatori è essa stessa un chiaro indice di crisi, come se si volesse mettere “sotto tutela” i gruppi parlamentari, per evitare che facciano danni agendo autonomamente e in modo scoordinato.
    Si tratta indubbiamente di evidenti segnali di crisi.
    Una crisi subitanea, cominciata appena poche ore dopo l’ingresso nel nuovo parlamento.
    Ci sarà soltanto un arretramento o si annuncia già la dissoluzione di m5s?
    Vedremo.
    Ma se continuerà così, sarà sempre più probabile una “normalizzazione”/ ridimensionamento del cinque stelle all’interno del sistema. Nel peggiore dei casi, una parte di m5s potrà costituire un supporto politico per il pd.

    Saluti

    Eugenio Orso

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