Il “Bersani spending” come ultima ratio (Eugenio Orso & Anatolio Anatoli)

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Eccolo il cialtrone di nuovo in azione, che rilancia alla disperata temendo di affondare.

Di chi stiamo parlando? Ma di Bersani naturalmente, che nella totale incertezza del dopo elezioni rischia il culo con tutto l’attuale gruppo dirigente pidiino (o piddiino, come dir si voglia). La patata bollente comincia a diventare incandescente fra le sue mani, visto che sarà lui, il vincitore-perdente delle elezioni, a dover formare molto probabilmente un nuovo governo. Brutta storia essere arrivati primi, ma non aver vinto, nonostante il tifo di Merkel, Schultz, Goldman Sachs, Soros, gli americani, la Nato e tanti altri. Trattato a pesci in faccia da Grillo, che respinge al mittente le sue penose offerte d’inciucio (sì, va bene … di alleanza), impossibilitato per scarsità di seggi al senato a risolvere alleandosi con Monti, come da piano europide-finanziario-globalista originario (la Voce del Padrone), in attesa spasmodica che i suoi complici della magistratura facciano fuori definitivamente un Berlusconi vecchio e malato (che sciacallo che sei, Bersani!), questa volta il capoccia collaborazionista delle élite finanziario-europoidi che ci strangolano ricorre – lui, proprio lui! Antipopulista, europeista eurofilo, devoto alle banche – alla peggior demagogia berlusconiana, prospettando l’abolizione dell’Imu sulle prime case (ma solo per un 80%, non del tutto, beninteso), la restituzione dei crediti della Pubblica Amministrazione alle imprese e l’introduzione di incentivi (fiscali, contribuitivi) per le imprese che assumeranno a tempo indeterminato. E il controllo della spesa pubblica, e il pareggio di bilancio costituzionalmente sancito con il voto determinante del pd, dove li mettiamo? Che fine faranno l’euro e il rigore, seguendo questa via “populista e demagogica”, finora avversata, che elargisce soldi non alle banche ma (orrore, orrore!) al popolo che soffre per la crisi e vorrebbe continuare a lavorare? Leggere per credere la velina d’agenzia che segue:

Bersani, via Imu su 80% prime case

Segretario Pd a tg2, serve scossa a economia contro la crisi

12 marzo, 15:29

(ANSA) – ROMA, 12 MAR – Via l’Imu sull’80% prime case, un piano straordinario di investimenti per le infrastrutture, restituzione dei crediti della p.a. alle imprese, incentivi all’assunzione a tempo indeterminato. E’ il programma sul lavoro del Pd per un governo del cambiamento presentato dal segretario Pier Luigi Bersani al Tg2. Bersani sottolinea la necessita’ di ”mettere lo sguardo sulle urgenze del Paese dal lato della moralita’ pubblica e del lavoro”. Serve, scandisce, una ”scossa” contro la crisi.

Ma come … non si è sempre scagliato, il capoccia pidiino (o piddiino) contro l’irresponsabilità di chi vuole gonfiare la spesa pubblica per assecondare “i movimenti di pancia” delle neoplebi, e adesso, stretto dall’urgente bisogno di non soccombere politicamente, di non perdere la poltrona, ci casca anche lui? Questo è un vero e proprio “Bersani spending”, come ultima ratio e lusinga nei confronti dei cinque stelle. Una versione più soft e controllata del mitico e rimpianto Deficit Spending, ossia della spesa in disavanzo di keynesiana memoria. Uno spending di ultima per il sostegno della domanda aggregata (e quindi della produzione), quello bersaniano – e non keynesiano! Non offendiamo JMK! – che oggettivamente fa passare in second’ordine l’intangibile pareggio di bilancio e forse provocherà qualche brivido ai suoi “amici” tedeschi e ai finanzieri (alta finanza e non guardia di finanza!). Naturalmente Bersani non ha ancora identificato con precisione certosina le coperture per mettere in atto i suoi propositi sorprendentemente “populisti”, ma poco importa. La vicenda dimostra che il fuoco sotto il culo può fare miracoli, anche fra i servi devoti del neoliberismo eurofilo più intransigente, i quali, pur di non affogare – purtroppo solo politicamente … – sono disposti ad aprire i cordoni della borsa, a trasformarsi in demagoghi, contravvenendo persino alla sostanza dei dettati (più spesso diktat) finanziario-europidi, e naturalmente agli ordini della Merkel. E poi, è chiaro che se l’abolizione dell’Imu sulla prima casa la propone il vituperato e super inquisito Berlusconi si tratta di irresponsabilità e di “populismo”, mentre se la propone Bersani (ma solo sull’80% delle prime case, per distinguersi un tantino dal cav) è una benefica “scossa” contro la crisi! Se facciamo due conti in proposito, ma proprio quelli della serva e in soldoni, scopriamo che i crediti della P.A. verso le imprese, oltre i limiti contrattuali previsti, sono circa 50 miliardi di euro su circa 70 complessivi, da scongelare con emissione di debito, mentre il costo dell’abolizione parziale (80%) dell’Imu sulla prima casa potrà essere di circa 3 miliardi, o qualcosa in meno. Difficile valutare a priori, invece, il costo delle agevolazioni per le imprese che assumeranno a tempo indeterminato (senza licenziare contestualmente lavoratori già occupati!), ma valutando soltanto l’impatto sulla spesa delle altre due misure “populiste”, si arriva alla bellezza di 53 miliardi, poco più o poco meno. Inoltre, il rapporto debito/ Pil in relazione allo “scongelamento” dei crediti della P.A. nei confronti dei privati potrebbe salire di 3 o 4 punti percentuali, scatenando contro il paese gli onnipossenti Mercati & Investitori, e poco conterà che si tratta di un debito dello stato già noto. Si potrà fare, restando nell’euro e nell’unione, quanto promesso da un Bersani alla frutta, senza alzare le imposte e le tasse a dismisura, dati i vincoli internazionali, europidi e di bilancio imposti al paese? Ci permettiamo di dubitare, ma tant’è … Il fuoco sotto il culo può far sproloquiare chiunque, anche un servitore dei liberisti e dell’euro come Bersani, peraltro aduso a metafore assurde e colorite, da frequentatore di bar sport, pur di dare l’impressione di essere “con la gente”.

Ad infima!

Eugenio Orso & Anatolio Anatoli

Il “Bersani spending” come ultima ratio (Eugenio Orso & Anatolio Anatoli)ultima modifica: 2013-03-12T18:05:00+01:00da derosse
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2 pensieri su “Il “Bersani spending” come ultima ratio (Eugenio Orso & Anatolio Anatoli)

  1. E continuano a chiamarlo “senso di responsabilitá”…
    Ieri sera mia moglie guardava ballaró…e passando ho sentito alcuni passaggi…
    Mi piacerebbe chiedere a Floris se si rende conto di cosa significa vivere con 2 redditi da precari e cercare di non far precipitare la propria famiglia…
    Si sentono “culturalmente” superiori ai servi di silvio e parlano di meritocrazia…loro che se non fossero stati raccomandati, starebbero a fare la fila per farcela insieme a gentw come me…
    Hai ragione…sono i camerieri del potere…
    Invocano la responsabilitá di fare “le misure urgenti per il rilancio dell’economia e del lavoro”…e qualche milione di cerebrolesi ancora si fa influenzare…
    Ma la gente ha capito cosa significa “pareggio di bilancio” in costituzione ???
    Ha capito che per modificare la costituzione ci vogliono maggioranze prestabilite e che sono proprio ber sani e ber lusconi, che oggi fanno il teatrino degli avversari, che hanno consentito a mr bce di modificarla al volo ?…

    Spero che m5s resista…e che la “proto rivoluzione” (come dici tu) inneschi finalmente un risveglio delle coscienze…

  2. Posto che Bersani si sta giocando il tutto e per tutto e che fa promesse evitate accuratamente in campagna elettorale, posto che forse per Bersani è troppo tardi e questo individuo non è credibile, quando parla della “scossa” contro la crisi, posto che pareggio di bilancio, patto di stabilità e tagli “spending review” stanno provocando una caduta a vite dell’economia italiana che sarà difficle arrestare, posto che m5s non rappresenta la vera Rivoluzione (di là a venire), è però importante il relativo risveglio delle coscienze in Italia e iniziare a capire che le politiche neoliberiste-europoidi del rigore rappresentano la morte, mentre il deficit spending, possibile solo se si esce dall’euro e si riacquista la sovranità nazionale, potrebbe consentirci di fermare la caduta.

    Saluti

    Eugenio Orso

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