Conflitto, parlamentarismo, democrazia diretta e Rivoluzione di Eugenio Orso

Metto a disposizione il pdf del saggio che oggi presento:

Conflitto, parlamentarismo, democrazia diretta e Rivoluzione_Eugenio Orso_6 3 2013.pdf

 

Parlamento e parlamentarismo

Bisogna sapere in che modo si può distruggere il parlamento. Se poteste distruggerlo in tutti i paesi con una insurrezione armata, sarebbe una gran bella cosa. Voi sapete che in Russia abbiamo dimostrato, non soltanto in teoria, ma anche in pratica, la nostra volontà di distruggere il parlamento borghese. Ma voi avete dimenticato che ciò è impossibile senza una preparazione abbastanza lunga e che, nella maggioranza dei paesi, è ancora impossibile distruggere il parlamento di un sol colpo. Noi siamo costretti a condurre anche nel parlamento la lotta per la distruzione del parlamento. [Replica di Vladimir Lenin ad Amadeo Bordiga in occasione del II Congresso dell’Internazionale Comunista nel 1920]

Oggi il parlamentarismo da sconfiggere e il parlamento da distruggere non sono più quelli avversati dal grande Lenin. Davanti a noi abbiamo un parlamento liberaldemocratico postborghese, svuotato di effettivi contenuti decisionali in relazione alle politiche che contano, ostaggio di una “casta” apparentemente inamovibile (come hanno definito i politici un paio di furbetti, giornalisti di sistema) che applica i diktat sopranazionali, trasformandoli in leggi, in cambio del mantenimento e dell’estensione dei suoi privilegi. Al governo del paese e in parlamento non ci sono i dominanti, o coloro che li rappresentano direttamente, come accadeva negli anni venti, ma vi sono al più subdominanti che riportano a poteri esterni remoti e ne curano scrupolosamente gli interessi, contro le esigenze vitali del paese di appartenenza, per il quale dovrebbero governare e legiferare. La situazione politica e istituzionale è perciò profondamente diversa da quella dei tempi di Lenin (e di Bordiga) in cui il parlamento era quello della borghesia imperialista, legata ai destini degli stati, e gli stati erano ancora dotati di sovranità assoluta. C’è una grande distanza storica fra il parlamento di uno stato sovrano, a guida borghese e imperialista, e quello di un (semi-)stato tributario di onnipotenti organizzazioni sopranazionali, saldamente nelle mani di una nuova classe dominante postborghese (e postimperialista, almeno secondo il concetto di imperialismo leniniano). Al parlamentarismo borghese, accettato dai revisionisti e dai falsi rivoluzionari, Lenin ha vittoriosamente opposto il Potere ai Soviet, in un paese ancora parzialmente feudale, in cui le masse contadine, e non quelle operaie, erano la grande maggioranza. La trasformazione rivoluzionaria della società russa è stata avviata con successo, i Soviet hanno sostituito il parlamento, ma la Rivoluzione, negli anni venti, non si è estesa a macchia d’olio come Lenin auspicava, trionfando nel resto d’Europa e soprattutto nei paesi maggiormente industrializzati.

Parlamento e democrazia diretta

Fra qualche giorno i rappresentanti del movimento cinque stelle, che non amano essere chiamati onorevoli per distinguersi nettamente dagl’altri, entreranno ufficialmente in parlamento. In questo parlamento, parte di un sistema politico ausiliario del neoliberismo economico, inserito in un particolare modo storico di produzione e totalmente sottomesso alle leggi dei mercati, e non in un parlamento novecentesco ancora dominato dalle ragioni della borghesia imperialista. Se il revisionista, il menscevico, il seguace del “rinnegato Kautsky”, costituivano altrettanti supporti, per il capitalismo del secondo millennio e, sul piano politico, per il parlamentarismo borghese dotato di sovranità nazionale, gli attuali “riformisti” (il centro di Monti e anche il pd, oggi in Italia) sono del tutto interni al partito unico neocapitalistico e curano esclusivamente gli interessi sopranazionali dei mercati & investitori, ai quali riportano. Per quanto le pulsioni del movimento 5s spingano, pur confusamente, verso forme di democrazia diretta in cui la mediazione tende a scomparire, l’accettazione integrale delle regole della liberaldemocrazia parlamentare, fondata sull’istituto della rappresentanza, li renderà inevitabilmente interni al sistema, almeno in una prima fase. Giocheranno, in altre parole, secondo le regole sistemiche e ciò costituirà un evidente limite per la loro azione, appoggiando governi o opponendosi nell’emiciclo, accettando o rifiutando presidenze e vicepresidenze, uscendo dall’aula per far mancare il numero legale o per far passare un esecutivo, esponendosi così al rischio dell’assimilazione o della dissoluzione. Esiste la speranza, tuttavia, che la loro (pacifica) presenza contribuisca a demolire progressivamente questo caposaldo sistemico, e proprio dall’interno. Anzi, questa è probabilmente una speranza condivisa da molti milioni di italiani, fino ad ora senza rappresentanza nel sistema. Nuovi o futuri poveri che hanno scelto m5s, addirittura istintivamente, per essere rappresentati “in modo diretto”, senza la mediazione dei partiti, che almeno da un ventennio a questa parte fingono di rappresentarli. In tal senso si può cogliere un diffuso rigurgito antiparlamentarista e un anelito di democrazia diretta (pur nell’artigianale “fai da te” proposto da 5s), contrapposta a una liberaldemocrazia sotto controllo elitistico. Dopo che l’istituto referendario di consultazione diretta è caduto un po’ in disuso, anche a causa dell’abuso che ne hanno fatto i pessimi radicali, vedremo se i cinque stelle saranno in grado di riattivarlo su temi importanti, come l’euro e la permanenza dell’Italia nell’unione europide. Quello del movimento può essere letto come un tentativo – in tal caso non del tutto consapevole, ancora confuso e ideologicamente privo di sostanza – di condurre nel parlamento la lotta per la distruzione del parlamento stesso, come sosteneva Lenin nella sua risposta a Bordiga? Forse, ma quel che pare abbastanza certo è che la voce della nuova classe povera neocapitalistica si è fatta finalmente sentire, una prima volta in Italia. L’aspetto coscienziale ancora abbastanza confuso della nuova classe emerge con l’irruzione in parlamento di una discreta massa di “signor nessuno”, privi di un pedigree politico, non selezionati all’interno del sistema come gli altri parlamentari, ma espressione della società italiana contemporanea, direttamente connessi (e non soltanto in rete) con questa, per quanto soggetti a uno stretto controllo da parte dei vertici del movimento.

Conflitto e Rivoluzione

In forma nuova e imprevista si riaffaccia il conflitto in una società, come quella italiana, che fino a ieri sembrava quasi completamente passivizzata, sotto il tallone degli organismi sopranazionali europoidi e dei loro mercenari locali (Monti, Napolitano, il pd-cs, i sindacati gialli, a partire dalla cgil, i media e i giornali di sistema). E’ chiaro che quella della democrazia diretta è un’illusione e che alla fine si rivelerà esattamente per quel che è: una via impraticabile per attivare nuovi processi decisionali politico-strategici e per gestire la complessità della cosa pubblica. Ma per la prima volta un movimento, espressione diretta del popolo nonostante il suo assetto verticistico, si permette di contrapporre con forza un’alternativa alla liberaldemocrazia degenerativa fondata sul sistema dei partiti, e anche questo è un aspetto rilevante del conflitto. La lotta condotta da Grillo e Casaleggio per la distruzione dei partiti, che controllano il parlamento, e per avere alla camera e in senato rappresentanti “diretti” del popolo (fino al cento per cento) è profondamente diversa da quella dei bolscevichi di Lenin, che hanno sostituito il parlamento, allora borghese e imperialista (menscevico e revisionista, dopo la deposizione dello zar) con i Soviet alternativi. Lo è in primo luogo per gli obiettivi, ancora da precisare e coerentizzare per quanto riguarda il cinque stelle, e non tanto per il rifiuto dell’uso della violenza nel nuovo conflitto verticale, che sembra affacciarsi nella società dopo anni di passività e di contro-conflitto elitistico. Nonostante le ripetute accuse  di fascismo nei confronti di Grillo, lanciate dalla sinistra sistemica e dai media, il parlamento italiano non si trasformerà in un bivacco di manipoli, secondo le intenzioni espresse e realizzate a suo tempo da Benito Mussolini. Nei riguardi del cinque stelle è improprio – o peggio, strumentale e delegittimante – qualsiasi riferimento al comunismo storico e al fascismo mussoliniano. La stessa, ridicola accusa di “populismo contro la democrazia” sembra cadere nel vuoto, semplicemente ricordando che il populismo è stato un movimento russo nel mondo rurale, non ideologizzato ma storicamente determinato, di intellettuali e contadini a cavallo fra ottocento e novecento. E’ evidente che la strada scelta da questo movimento è inedita, come inedite sono le sue caratteristiche salienti: (a) rappresentanza diretta della pauper class neocapitalistica, ma apparente interclassismo; (b) assenza di precisi contenuti ideologici, che non significa in alcun modo assenza di idealità profonde; (c) democrazia diretta, con l’uso caratterizzante della rete, nonostante la ferrea centralizzazione delle decisioni; (d) forme di lotta non cruente, improntate a un pacifismo che non è strumentale, com’è accaduto nel caso degli inefficaci indignados, degli altermondisti e dei pacifisti che li hanno preceduti; (e) stretta relazione con i drammatici bisogni popolari, dopo anni d’imposizione di politiche assassine, ultraliberiste, globaliste e proeuro. L’azione del movimento va oggettivamente nel senso di un risveglio di coscienza dei dominati, nell’ordine sociale neocapitalistico che oggi si precisa, e di un’appropriazione del conflitto verticale, finora saldamente in mani elitistiche. Quelli lanciati dal movimento sono segnali abbastanza chiari, in senso trasformativo sul piano sociopolitico, ma la Rivoluzione è un’altra cosa, perché implica la sussistenza di una tridimensionalità caratterizzante i grandi flussi di cambiamento storico. Quali sono le tre “dimensioni” che definiscono lo specifico fenomeno politico-sociale rivoluzionario e lo differenziano nettamente dall’insurrezione pura, dai riots urbani della under class di Los Angeles, Parigi e Londra (nuovo Lumpenproletariat postmarxiano), dalla Jacquerie e dalla rivolta dei Ciompi trecentesche, dai “moti del pane” milanesi del 1898 e dai più recenti moti tunisini? Sono le seguenti, in estrema sintesi: (A) la profondità storica del cambiamento, che può richiedere un “processo di incubazione” pluridecennale o addirittura plurisecolare (come la prima rivoluzione francese del 14 luglio 1789, che ha visto prevalere la borghesia sull’aristocrazia), (B) una visione politica e sociale autenticamente alternativa e opposta a quella dominante, che implica la presenza di un’ideologia di legittimazione (come nel caso dell’Ottobre Rosso dei bolscevichi di Lenin), (C) la piena coscienza e la determinazione dei rivoluzionari, che costituiscono l’intelletto attivo della trasformazione storica e trascinano le masse fino a quel momento soggette al potere vigente.

Considerazioni finali

Alla luce delle considerazioni finora esposte, in Italia siamo appena agli inizi di una fase che possiamo definire proto-rivoluzionaria, perché contiene in sé i germi di una futura rivoluzione nella persistenza dell’ordine vigente, che pare ancora relativamente saldo nonostante la velocizzazione della perdita di consenso. Gli annunci di future rivoluzioni coesistono, oggi, con una tenace sopravvivenza dei precetti sistemici e del condizionamento massivo – e quindi il movimento di Grillo e Casaleggio, come evidenziano le sue contraddizioni interne e le sue ambiguità programmatiche, è un movimento squisitamente proto-rivoluzionario, un antemarcia delle forze e delle élite rivoluzionarie di domani. Combattere il parlamentarismo, nella veste attuale di “sistema dei partiti” liberaldemocratici sottomessi ai poteri esterni della colonizzazione neoliberista, riappropriarsi il monopolio del conflitto verticale prendendo l’iniziativa (lotta di classe, futura guerra sociale di liberazione), rappresentare senza mediazioni la nuova classe povera postproletaria (e postborghese) che ci mostra oggi le prime stille di coscienza, avanzare proposte politiche insopportabili per i dominanti globali – fine della tav e priorità agli interventi nel sociale, reddito di cittadinanza per tre anni, controllo pubblico delle banche – sono indubbiamente altrettanti meriti del cinque stelle. Ma l’assenza di una precisa ideologia unificante e legittimante, i “bachi” e le contraddizioni programmatiche con sopravvivenze di proposte liberiste – niente sindacati e trattativa diretta con l’imprenditore, lavoratori coinvolti nell’azionariato e nel rischio, titubanze e ambiguità nei riguardi dell’uscita dall’euro – ne testimoniano la sostanza ancora proto-rivoluzionaria, nonché i persistenti legami con l’ordine neocapitalistico. In genere, movimenti siffatti non sono quelli che faranno la vera Rivoluzione, a meno che non sopravvivano e si trasformino, nel tempo, in forze rivoluzionarie compiute e autentiche, determinate a mutare il corso storico e a cambiare integralmente gli assetti politici e sociali. Possiamo augurarci questo esito per il movimento cinque stelle? E che fine faranno, in tal caso, i suoi creatori e strateghi Grillo e Casaleggio? Una sola cosa è certa: l’unica a poterci dare una risposta – al di là dei sondaggi d’opinione e delle analisi sociopolitiche – sarà come sempre la storia.

Conflitto, parlamentarismo, democrazia diretta e Rivoluzione di Eugenio Orsoultima modifica: 2013-03-11T09:32:46+01:00da derosse
Reposta per primo quest’articolo

6 pensieri su “Conflitto, parlamentarismo, democrazia diretta e Rivoluzione di Eugenio Orso

  1. Riporto la replica alla sua risposta sul mio blog.

    A spaventare, ragionando secondo logica, è appunto l’assenza di perimetri ideologici, il fluttuare tra sponde opposte, cosa differente dal darsi definizioni, un problema che ha provocato il necrotizzarsi dell’intera sinistra.
    Non riesco a vedere nello sgridazzatore genovese una qualche speranza per una autentica legittimazione di “classe” o dal basso. Casaleggio rappresenta evidentemente interessi più affini ad una certa cultura neoliberale, Grillo ne è lo strumento in veste populista, è il canale giusto di cui si serve il sistema capitalistico per sedare spinte para-rivoluzionarie o di reazione violenta facendole fluire nel moVimento.
    Certamente la frattura (stabilizzante) è stata creata nel quadro politico e nel migliore delle ipotesi ci si augura o si “tifa rivolta all’interno del M5S “, come sostiene Wu Ming. Ora come ora, vista anche la totale e deprimente debacle di tutte le forze di sinistra, CARC compresi, la sbornia grillina è ancora in atto, nel momento in cui troverà la sua fase discendente e tutti riacquisteranno coscienza della sua natura stabilizzante e reazionaria, si potrà cominciare a costruire un reale movimento e per carità non sia una setta, che abbia a cuore di mettere in evidenza i conflitti sociali ad oggi presenti.
    Saluti sig. Orso.

  2. Per Andrea

    Un movimento proto-rivoluzionario non è, appunto, rivoluzionario in senso compiuto, perché accanto a elementi di novità, di rottura con il vecchio ordine vi sono elementi di continuità e di internità. Ciò vale anche per m5s. Non ho mai sostenuto che il movimento di Grillo e Casaleggio è la risposta definitiva al bisogno impellente delle masse (ancora largamente inconsapevoli, purtroppo) di scrollarsi di dosso il giogo neocapitalistico. Ho soltanto rilevato – e questo dovrebbe essere evidente – che il cinque stelle (comunque sia nato, e nonostante Casaleggio) rappresenta una prima reazione della nuova classe povera, un segno della sua esistenza in vita (se vogliamo, un primo vagito, per quanto riguarda l’italia). Come scrivo nel saggio e altrove, le forze e le élite rivoluzionarie- che sono cosa ben diversa dalle masse dominate – verranno dopo, a meno che m5s non riesca a sopravvivere e a mutare (fra molti travagli, com’è presumibile), superando inevitabilmente la fase del duumvirato Grillo-Casalaggio. Preciso che la presunta “natura stabilizzante e reazionaria” del 5s, che dovrebbe emergere in piena luce in una futura fase discendente del movimento, può essere letta, piuttosto (e almeno dal mio punto di vista), come una serie di elementi di continuità con il vecchio ordine, coesistenti oggi con elementi antagonistici e posizioni critiche antisistemiche. Quanto precede cerco di spiegarlo nel mio saggio.

    Per quanto riguarda le “forze di sinistra”, sappiamo bene che si tratta di valletti del neoliberalismo-neoliberismo, più o meno sapientemente mascherati. Mascherati molto male, nel caso del pd, un pò meglio (ma sempre truffaldinamente) nel caso di rc, sel e residui vari “massimalisti”(!). I carc vogliono la dittatura del proletariato, in buona sostanza, ma il vecchio proletariato industriale, come classe e mondo culturale, non esiste più, anche se i poveri e i dominati pauperizzati crescono di giorno in giorno di numero. Questo perché una nuova strutturazione sociale si è affermata – dicotomicamente: classe globale e classe povera – più “funzionale” alla riproduzione del nuovo capitalismo finanziarizzato del ventunesimo secolo.

    Infine, non ho capito se lei condivide, almeno in parte, quello che ho scritto, oppure se lo respinge integralmente.

    Saluti sig. Andrea

    Eugenio Orso

  3. Le chiedo di darmi del tu che son giovane!!

    Sono d’accordo in linea generale nel considerare piuttosto frammentata quella classe cosiddetta dominata, sono d’accordo altresì a considerare vecchia la definizione di borghesia oggi incarnata da speculatori e speculazioni finanziarie, la grande finanza. Sappiamo in sostanza che il modo di produzione capitalistico è sempre cangiante.
    Anche io sostengo che una reazione, la frattura, è in atto ed è per adesso solo una reazione priva di una qualche impostazione critica, specifica.

    Semplicemente non si tratta di condividere o meno, questo assolutamente non significa che io sottovaluti ciò che lei scrive. Per il momento, personalmente, non mi sento di accostare il termine rivoluzione, anche se solo in nuce, al M5s.
    Se si pensa alle rivoluzioni colorate viene in mente subito Soros, magnate della finanza ed è facile, ridimensionando i toni, accostare tale Casaleggio, che non è il nuovo Lenin ed occupa una certa posizione in termini di interessi finanziari, ad un movimento come il 5s e vedere il M5S come un s.p.a.. Una prima contraddizione riscontrabile a mio modo di vedere.
    Quindi concludendo posso auspicarmi che il M5s si frantumi in modo tale che da questa frantumazione prenda vita un processo verso quel tanto agognato movimento che la sinistra non è mai riuscita a tirar su, senza che esso sia eterodiretto da “qualcuno”, privo di discutibili personalismi ma sia esso stesso cosciente e propositivo.

  4. Per Andrea

    Non credere, mio giovane amico (meglio così?) che non veda anch’io certi pericoli. Sicuramente il bluff filocapitalista delle “rivoluzioni colorate” potrà ripresentarsi in altre forme. Casaleggio non è certo il nuovo Lenin! Ma definire m5s proto-rivoluzionario non vuol certo dire che lo si considera alla stregua del partito dei rivoluzionari di professione di Lenin, o dei compagni di Castro e Guevara. Certo che no! Su questo punto siamo allineati.

    Prima che m5s scompaia o si frantumi, lasciando il campo (ma purtroppo non è certo) a forze autenticamente rivoluzionarie, credo che dovranno “maturare” molte situazioni … Non è detto che passeranno decenni, probabilmente ci vorrà qualche anno (da uno a un massimo di cinque), ma le condizioni di vita delle masse pauper dovranno peggiorare ancora e la sostanza del “progetto europeo” palesarsi per quel che è nella realtà: dominazione neocapitalistica, de-emancipazione diffusa, esproprio di ricchezza e niente altro. Oggi l’anatagonismo (di classe) e il conflitto (di classe) sembrano riaffacciarsi nella società, dopo lunga passività dei dominati, e cosa trovano? Soltanto il cinque stelle, non l’equivalente dei bolscevichi, o quello dei castristi e degli uomini del Che. In ciò, evidenti e storiche sono le responsabilità della cosiddetta sinistra, schierata (quasi) per intero al servizio dei Mercati & Investitori. Perciò, in assenza di alternative più forti e credibili, si dovrebbe lavorare con la legna che c’è in cantiere, come giustamente dicevano i vecchi comunisti (perché altra non c’è!).

    Cordiali saluti

    Eugenio Orso

  5. In buona sostanza ciò che più risalta è l’assenza di una sinistra concreta. Anche su questo si dovrebbe ragionare ed il ragionamento non dovrebbe portare alla riproposizione del vecchio con una veste nuova, mi riferisco alle sorti di RC che versa in condizioni disastrose e continua il suo viaggio verso l’auto-annientamento. Di qui a breve assisteremo alla dissoluzione definitiva di queste microrealtà.

    Tolto di mezzo Grillo, Casaleggio e M5S, con i militanti, una buona fetta proveniente da aree della sinistra come PRC e CARC, si dovrebbe imbastire un dialogo.
    Probabilmente a ottobre vi saranno già le prime avvisaglie di un cedimento del m5s.. me lo auguro più che altro, nella migliore delle ipotesi.

    Saluti sig. Eugenio

  6. La situazione, dal punto di vista delle potenzialità rivoluzionarie che il presente esprime, è di difficile lettura. Come ho già scritto in passato, se forze rivoluzionarie esistono, nella società italiana di oggi, queste non sono visibili e probabilmente sono soltanto embrionali, molto disperse. Una cosa però ho compreso: per costruire un’alternativa radicale (e radicalmente nuova) al neocapitalismo è necessario spazzare via i residui storici completamente “castrati” (chiamiamoli pure così) come rc, pdci e altri minori. Da lì, come abbiamo già avuto modo di constatare ampiamente, non può nascere niente di buono, anzi, ormai non può nascere nulla, data la “castrazione” e l’allineamento neoliberale. Ma soprattutto è necessario distruggere il pd, che è il primo puntello politico dell’eurounionismo e del neoliberismo in Italia. Il sistema politico liberaldemocratico del paese, compendio del neoliberismo economico, oggi si regge principalmente sui collaborazionisti del pd, nonostante la recente e fallimentare “ascesa” in politica di Monti. Su questo ultimo punto sono certissimo che siamo in sintonia.
    Non so, francamente, se m5s reggerà a lungo (intendo per qualche anno, comunque meno di cinque), oppure si “scollerà” in pochi mesi. Forse una sua relativa longevità politica dipenderà strettamente dall’atteggiamento che assumerà in questo parlamento nei confronti del sistema dei partiti. Se accetterà l’abbraccio mortale del pd subirà danni forse irreparabili nel breve, perdendo consenso rapidamente, altrimenti potrà reggere un po’ più a lungo, a meno di eventi clamorosi e attualmente imponderabili.

    Saluti

    Eugenio Orso

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non verrà pubblicato ma sarà visibile all'autore del blog.