Precisazioni in merito all’ultimo post “I revisionisti, gli inaffidabili e la nuova Jacquerie” pubblicato il 18 febbraio di Eugenio Orso

Nella presente integrazione del post pubblicato lunedì mi voglio occupare della nuova Jacquerie movimentista, presente nel panorama elettorale italiano e incarnata dal cinque stelle di Beppe Grillo.

Mentre Grillo, davanti a una piazza stracolma, intima la resa ai partiti sistemici, promettendo che non gli sarà fatto del male se si faranno “spontaneamente” da parte, circolano voci secondo le quali il suddetto avrebbe già superato Berlusconi, in termini di consensi, e non gli resterebbe che vedersela con Bersani, per diventare il primo partito. Ha ottenuto l’importante appoggio di Celentano, che potrebbe portargli nuovi consensi, e la presenza sul palco di Milano di Dario Fo. E’ chiaro che l’apparato ideologico-massmediatico che fa tutt’uno con il cosiddetto sistema dei partiti potrebbe a questo punto non bastare, per fermare la sua avanzata e quella del movimento. Grillo, pur essendo un pericoloso “populista” e un “antidemocratico” che non partecipa agli show televisivi, come asseriscono i guitti neoliberali del sistema (ad esempio Bersani), non è Benito Mussolini, e intende aprire il parlamento come una scatoletta, non certo per farne un bivacco di manipoli, ma per consegnarlo al movimento popolare che lo segue. Oggi, il più vicino alla popolazione italiana, truffata e sfruttata dalla politica di sistema per conto dei poteri finanziari dominanti, è proprio lui, e soltanto lui ne interpreta la rabbia, le frustrazioni, i desideri e una risorgente, per quanto ancora confusa, volontà di riscatto. E’ inutile negare l’evidenza, perché è proprio così e questo l’ha compreso anche l’apparato, che sente la minaccia e cercherà di correre ai ripari. Le televisioni, che rappresentano altrettante fonti di condizionamento, disinformazione e propaganda sistemica, non si possono più permettere di nascondere completamente la realtà, e devono perciò mostrare le piazze piene, i comizi del cinque stelle, i volti anonimi di decine di migliaia di partecipanti, mentre gli studi televisivi, trasformatisi in ridotta del potere, pullulano di nullità politiche che si agitano scompostamente, angosciate per i quozienti prossimi venturi. La perdita di legittimità del sistema e di credibilità dei suoi subagenti politico-mediatici sembra ormai irrimediabile. Non si tratta soltanto di una lotta fra le nuove forme di comunicazione e le vecchie utilizzate dal sistema, una lotta fra la rete e la tv, oppure fra la carta stampata e l’informazione via internet, né di un anacronistico ritorno al comizio di piazza, caratteristico della prima repubblica. La vera lotta è quella fra le masse pauperizzate, diventate bestiame da macello sociale, e i collaborazionisti, i kapò dell’occupatore del paese, ossia le élite finanziarie che controllano l’unione europoide e i mercati globali. Ci sarà una clamorosa sorpresa, nella notte fra il 25 e il 26 febbraio? Non mi sento di affermarlo, ma sicuramente la nuova Jacquerie movimentista che invade le piazze è un fenomeno sociopolitico nuovo, autenticamente di popolo, insidioso per la tenuta della liberaldemocrazia assolutistica e sgradito ai poteri esterni che manovrano i vari Monti, Bersani, Casini e compagnia cantante. Grillo come il Bonhomme francese Étienne Marcel o il capo dei Ciompi Michele di Lando? A differenza delle rivolte trecentesche dei Ciompi fiorentini e dei Bonhomme parigini, movimenti di popolo che in quel secolo nacquero e si spensero senza annunciare la Rivoluzione, questa grande insubordinazione di massa, indipendentemente dal suo esito nel breve, può annunciare l’avvio di un processo che ci porterà fuori dalle secche del presente e dalla dominazione finanziaria neocapitalistica, quindi l’innesco di un vero e proprio processo rivoluzionario. O almeno servirà per scuotere la popolazione italiana e consentirle di vincere il torpore nel quale è caduta, da un paio di decenni a questa parte. Del resto, Beppe Grillo ha ben compreso la situazione, ha capito che siamo vicini a un punto di rottura storico, e in piazza ha affermato con chiarezza, senza fronzoli, che se il movimento cinque stelle non riuscirà a “far andare a casa” tutti i politici, mettendoci una croce sopra, quelli che verranno dopo le croci le metteranno veramente. Non è ancora una Rivoluzione, la sua, ma è la prova di un parziale risveglio dei dominati e delle loro coscienze.

Precisazioni in merito all’ultimo post “I revisionisti, gli inaffidabili e la nuova Jacquerie” pubblicato il 18 febbraio di Eugenio Orsoultima modifica: 2013-02-20T10:50:00+01:00da derosse
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7 pensieri su “Precisazioni in merito all’ultimo post “I revisionisti, gli inaffidabili e la nuova Jacquerie” pubblicato il 18 febbraio di Eugenio Orso

  1. Concordo in larga parte, non so neanche io se lunedì sera avremo o no la sorpresa, la cosa migliore sarebbe arrivare secondi e garantire l’ingovernabiilità oppure costringerli ad un governissimo che riveli la reale malafede degli altri schieramenti.
    In questo caso, se il movimento tiene anche solo un anno credo che ci saranno delle sorprese.

  2. Stiamo attenti alle sorprese clamorose, Mario. Queste sono sempre possibili, perché anche la probabilità statisticamente più bassa può verificarsi. In ogni caso, il movimento di Grillo potrebbe essere già in seconda posizione, e in questi ultimi giorni potrebbe bastargli “uno scatto” per bruciare il pd e diventare il primo partito. Ormai anche nelle “cittadelle televisive e giornalistiche” del potere si ammette la crescita veloce e esponenziale di consensi a Grillo.

    Saluti

    Eugenio Orso

  3. L’afflusso alle urne di domenica non è stato entusiasmante (in netto calo, mi sembra, rispetto alle politiche precedenti), ma è risultato comunque superiore al 50%. Qualche mese fa si poteva ipotizzare un astensionismo al 40% o superiore a questa soglia. Chi beneficerà dell’afflusso relativamente elevato, presumibilmente in calo, ma non in crollo? Beppe Grillo? Berlusconi? Entrambi? L’importante è che il voto politico tarpi le ali a Bersani e Monti.

    Saluti

    Eugenio Orso

  4. Temo che gli esiti delle elezioni italiane siano secondari rispetto ai cambiamenti annunciati a livello mondiale (http://www.megachip.info/tematiche/kill-pil/9813-geab-n-72-seconda-meta-del-2013-crisi-sistemica-globale.html ).
    Penso anche che il m5s per quanto annunci cambiamenti auspicabili sia ancora troppo inesperto e amorfo per poter gestire una transizione così complessa. La sua ostentata ateoreticità, la sua finta leaderless, la sua incompiutissima democrazia partecipativa, non sono di aiuto per accompagnare i processi di cui lei si augura (ed io con lei). Mi auguro che questi difetti di fabbrica si possano correggere strada facendo, ma tutto dipenderà dalla posizione del movimento rispetto a quanto accade alla crisi globale.

  5. Risposta a Luigi

    Ho letto il rapporto del Geab (se non erro, sono francesi, almeno in maggioranza). Secondo loro quest’anno segnerà una svolta, che tradotto nel mio linguaggio significa sostanzialmente: le aristocrazie dominanti globali hanno deciso di abbandonare al suo destino il dollaro, cosa che ci si aspettava da qualche tempo. Ciò non toglie che per l’Italia, per tutta l’Europa mediterranea e per altri europei resterà il problema della prigione dell’euro (tanto più se si rivaluterà, ammazzando quel che resterà delle esportazioni nazionali!). Nonostante le (supposte) carenze di m5s, l’affermazione di un movimento popolare di natura in buona sostanza extrasistemica – anche se accetta le regole partecipaziondo alle elezioni – forse darà un contributo all’obiettivo di “inceppare” la riproduzione sistemica neocapitalistica. E’ pur vero che la situazione di crisi che potrà determinarsi in seguito all’indebolimento del dollaro (e degli usa!) sarà in grado di generare mostri, ma potrebbero altresì nascere soluzioni nuove, in Europa, per superare il mortale unionismo. In questo si può ancora sperare. D’altra parte, le ricette neoliberiste strangolanti per la socialità e la cosiddetta economia reale, domineranno ancora, caparbiamente, nonostante il possibile avvio di una crisi di eccezionale portata (economica, finanziaria, geopolitica, sociale, eccetera) che richiederebbe soluzioni nuove, e quindi rappresenteranno ancora il nostro problema principale. Ma chi possiede, oggi, soluzioni nuove? Nessuno credo, e non solo in Italia e non soltanto m5s. Ciò che conta – e mi rendo conto di applicare la logica del “peggiorismo”: tanto peggio, tanto meglio – è interrompere la riproduzione sistemica e sabotare il sistema in più punti. In tal senso, come sostengo sempre più spesso per quanto riguarda l’Italia “chiamata al voto”, un mix di astensione e l’affermazione di Grillo può aiutarci. Se poi dagli scenari internazionali giungeranno segnali orribili, che si trasformeranno in nuove ragioni esogene di crisi, aggravando il quadro generale, si capirà finalmente che c’è soltanto una strada per non collassare del tutto: centralizzazione rivoluzionaria delle decisioni politiche e dell’economia e autoritarismo anticapitalista.

    Saluti

    Eugenio Orso

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