Due colpi al cerchio e uno alla botte di Eugenio Orso

E’ necessario leggere contestualmente gli eventi giudiziari (e mediatici) più recenti in un’ottica di campagna elettorale, per poterci capire qualcosa di più e individuare una logica.

Una campagna elettorale in cui un candidato, Monti, ha il pieno sostegno degli agenti neocapitalistici europidi e internazionali, un altro candidato, Bersani, ha ugualmente tale sostegno, ma in misura minore e comunque subordinato all’accettazione da parte del pd-cs delle politiche euromontiane, mentre il terzo candidato, Berlusconi, è sicuramente inviso ai predetti poteri.

Gli eventi occorsi, a oggi, sono sostanzialmente i seguenti:

 

1)    Inchieste di numerose procure convergenti su mps (e oggettivo danno elettorale per il pd-cs).

2)    Inchiesta per peculato che ha investito i consiglieri regionali di minoranza in Lombardia (dannosa per il pd-cs).

3)    Respingimento da parte della corte d’appello di Milano dell’istanza di rinvio (del processo mediaset) per legittimo impedimento avanzata dai difensori di Berlusconi (danno per il pdl-cd).

 

Il punto 1 e 2 rappresentano casi giudiziari, esplosi non per caso sotto elezioni, che vanno a detrimento dei quozienti del pd-cs, mentre il punto 3 riguarda un processo da qualche tempo in atto (quello mediaset) che coinvolge Berlusconi, e quindi tutto il pdl-cd in piena campagna elettorale.

Due colpi al cerchio e uno alla botte?

In qualche modo è proprio così, perché per ridimensionare un po’ il pd-cs, fino a ieri rampante e in ascesa nei sondaggi, ci volevano due colpi ben assestati, mentre nel caso di un Berlusconi in buon recupero elettorale, ma costretto a ripartire dal basso, forse può bastare un solo colpo, onde rallentare la velocità di recupero dei consensi.

A chi giova tutto ciò?

Escludendo a priori il quarto candidato in lizza, Beppe Grillo, trascurando l’ex pm Ingroia e qualche minuzia residuale, non resta che il nome di Monti.

Anche in tal caso, come nei gialli più scontati, l’assassino è sempre il maggiordomo, nella fattispecie il maggiordomo delle élite finanziarie internazionalizzate.

I predetti colpacci giudiziari vanno tutti a suo favore, perché mps è la banca del pd, i consiglieri regionali di minoranza lombardi accusati di peculato sono in parte significativa del pd-cs, e Berlusconi, a detta dei suoi avvocati Ghedini e Longo (noti come Stanlio e Ollio), che hanno lasciato l’aula nominando un sostituto per protesta, non potrà essere un candidato come gli altri senza il rinvio del processo mediaset.

Se nessuno ha dubbi che i potentati finanziari esterni appoggino in primo luogo il loro Quisling nella penisola, cioè Mario Monti, parimenti non ci sono dubbi in merito al servilismo (l’autentico sguatteraggio) del pd-cs nei confronti di questi poteri supremi.

Tanto più che più che è già stabilito il percorso da seguire nel dopo-elezioni: governo Monti-pd, continuazione dell’”agenda Monti”, permanenza nell’euro fino allo strangolamento del paese, subalternità alla nato e sostegno alle sue avventure militari, eccetera.

E allora perché non prendersela soltanto con il povero Silvio, capolista sotto processo e oltretutto inviso ai globalisti, agli europoidi, ai padroni di Monti e del pd?

Perché coinvolgere il pd-cs di Bersani negli scandali-inchieste proprio in campagna elettorale, rovinandogli parzialmente la festa, se la sinistra e Monti hanno gli stessi “referenti” e semplicemente marciano divisi per poi colpire uniti?

La risposta è semplice.

Perché il successo di Monti, in termini di consensi, dovrà avere la massima ampiezza possibile, anche se la maggioranza relativa sarà del pd.

Mps e inchiesta sui consiglieri di minoranza lombardi rappresentano sia un avvertimento sia un piccolo ridimensionamento elettorale per la parte pidiina.

L’avvertimento è di non tirare troppo la corda e di non discostarsi un po’ troppo dalle politiche euromontiane, in verità non di Monti, ma elaborate dagli organi sopranazionali per conto delle élite finanziarie dominanti.

Il ridimensionamento è necessario per non lasciare troppi  voti in tasca al pd, perché in tal caso potrebbero venire strane idee a Bersani, ad esempio quella di governare da solo con Vendola (in caso di successo eclatante) escludendo il centro montiano.

Inoltre, ridimensionando Bersani e il pd-cs il centro può incamerare qualche voto in più (anche se poca cosa, meglio di niente), poiché di suo un Mario Monti attorniato da burocrati non attrae troppi consensi, mentre per essere determinante è preferibile che si piazzi fra il 15 e il 20% dei voti.

Se il grande padrone e signorotto finanziario George Soros si è mostrato entusiasta del futuro “connubio” Monti-pd (ormai è palese che l’esito delle elezioni è già stato deciso), la preferenza delle aristocrazie del denaro è comunque per Monti, e Bersani, miserello, viene dopo.

Per quanto riguarda Berlusconi e il cd, è necessario cercare di rallentare il recupero di voti, che sembra procedere abbastanza bene, perché un Berlusconi sopra il 30% potrebbe costituire un reale ostacolo per il futuro governo del centro filomontiano + pd-cs (senza Vendola, o con un Vendola completamente castrato).

Chissà se prima della fine della campagna elettorale si renderà necessario un altro colpo giudiziario contro Berlusconi, per evitare una sua troppo consistente affermazione e per ridurlo a più miti consigli nel dopo-elezioni, o un’altra botta al pd-cs di Bersani, per ridimensionarlo ancora un pochino …

Staremo a vedere.

Due colpi al cerchio e uno alla botte di Eugenio Orsoultima modifica: 2013-02-01T16:33:26+01:00da derosse
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