L’”offerta politica” per le prossime elezioni di Eugenio Orso

Offerta e mercato elettorale

Offerta è un’espressione riferita al mercato e fa da contrappeso alla domanda. E’ sufficiente che la domanda e l’offerta si incontrino in qualche punto perché il mercato regga, si autoregoli e funzioni ottimamente, assicurando le magnifiche e progressive sorti dell’umanità, o almeno così fanno credere schiere di economisti, giornalisti e politici, diffusori dell’ideologia liberista. Il libero mercato senza lacci e lacciuoli ottimizza e democratizza, anche se qualche bieco “comunista” (come lo scrivente) sospetta che abbia soltanto la funzione di concentrare la ricchezza nelle mani di pochi, escludendo progressivamente le masse. Cosa centrano le elezioni anticipate italiane con questo discorso? Semplice: anche quello della politica liberale e democratica è ormai diventato un mercato in piena regola, che vende con sistematicità i suoi prodotti valendosi del marketing elettorale, della pubblicità e dei media. Solo che qui il prezzo da pagare non è facilmente quantizzabile, perché si tratta del nostro stesso futuro. Un economista classico, agli albori del capitalismo, ha deciso che ogni offerta crea la sua domanda – J.B. Say interpretato da J. Mill nel 1808, secondo il quale la domanda sarà sempre pari all’offerta. Ammettendo per assurdo che ciò sia vero, è vero, in buona sostanza, anche per il mercato elettorale, che è uno fra i tanti e nemmeno il più importante. Per questo assistiamo impotenti allo spettacolo della politica ridotta a mercato, meno determinante della finanza, ma ancora più importante dell’ortofrutta. Se c’è un mercato ci devono essere dei prodotti da vendere, e più di uno possibilmente (anche se in molti casi abbastanza simili) visto che siamo in democrazia. In estrema sintesi, ecco una lista di prodotti che il sistema è in grado di offrire per soddisfare la domanda, nell’occasione denominata corpo elettorale, in vista delle prossime elezioni:

        Bersani con Vendola

        Ancora Monti (e, in subordine, Casini, Fini)

        Maroni

        Ingroia

        Berlusconi, ma controvoglia

        Rimasugli e frattaglie

Infine, ci sono gli abusivi o i semiabusivi, non proprio di marca anche se si danno il bollino blu:

        Beppe Grillo e i suoi

Segue una breve analisi, non tecnico-politologica o rigorosamente programmatico-economica, dell’”offerta politica” liberaldemocratica nella futura rappresentazione scenica elettorale.

 

Prodotti italiani sul mercato elettorale

        Bersani con Vendola. Il lib-lab che avanza, fintamente sbilanciato a sinistra. Vedi Fassina in aperta polemica con Monti, che lo attacca per ricambiarlo, il tremebondo Damiano già ministro del cs con Prodi, o lo stesso Vendola, animale politico non di primo pelo che fu delfino di Bertinotti. Si tratta di un’”agenda Monti” un po’ addolcita, come si fa con la pillola per i bimbi costretti a ingoiarla, fidando ancora una volta sull’inganno ultradecennale del lib-lab, lo stesso che ha indotto i lavoratori ad accettare l’abolizione della scala mobile e le continue riforme delle pensioni. Le controriforme fatte da Monti sono intangibili, e il pd-cs non violerà mai e poi mai il divieto di rimetterci mano per disfarle. Napolitano docet e i suoi severi moniti di non toccare ciò che ha fatto Monti saranno vangelo per i democrat al governo. Tuttavia, poiché il mercato del lavoro e le pensioni dovranno essere ancora riformati, approfondendo e velocizzando i cambiamenti strutturali in senso neoliberista, la sola cosa che potranno fare questi guitti, arrampicandosi sugli specchi, sarà di diluire un po’, nel tempo, le ulteriori perdite di diritti e di reddito dei lavoratori e dei pensionati. Il tutto con la piena complicità della cgil, ormai completamente integrata nel pd-cs, che sventola il gagliardetto laburista soltanto in campagna elettorale. In ciò il senso più proprio dell’unione elettoralistica fra “Il coraggio dell’Italia” di Bersani e l’”oppure Vendola”, che hanno movimentato il cinodromo delle primarie correndo contro il levriere Renzi.

 

        Ancora Monti, con contorno di “società civile”, partitini già in parlamento e ex ministri del suo governo. E’ chiaro che si tratta delle liste predilette dai dominanti globali e dall’alta finanza occidentale, oltre che dalla chiesa cattolica. Mai nessuno come Monti, mi pare, ha avuto un così grande “consenso” fuori dall’Italia, dalle istituzioni private sopranazionali ai media stranieri che contano, dalle principali cancellerie europee (senza fare nomi, perché non serve) ad una chiesa cattolica, sempre meno universale ed eterna, ma sempre più sottomessa al neocapitalismo e squallidamente opportunista. Logico che sia così, perché la germania è ancora il paese dominante in Europa che contribuisce a schiacciarci, l’unione è il nostro lager nell’era della globalizzazione e il Vaticano è pur sempre uno stato estero, con una propria bandiera e propri interessi. La più pura ed autentica espressione delle politiche euroglobalistico-neoliberiste è racchiusa nell’agenda del professore, non in quella di Bersani, che è soltanto un’imitazione un po’ edulcorata, il voglio ma non posso di chi deve rigare dritto davanti allo sguardo del padrone, ma nel contempo lusingare il suo elettorato. L’originale è sempre meglio delle imitazioni, per chi ha scelto di stare da quella parte e di servire, più o meno consapevolmente, gli interessi dominanti. Le sparate montiane sulle tasse, in campagna elettorale, non spostano i termini della questione, perché le tasse che alimentano la spesa pubblica saranno sempre di più a carico delle cosiddette classi subalterne, ben monitorate nella (finta) lotta all’evasione. Che poi siano della partita politici professionisti come Casini e Fini, portatori d’acqua con le orecchie e tutto il resto del corpo (non escluse le parti intime), o individui come Ichino, ex comunista riciclato nemico dei lavoratori pubblici e privati, poco conta. Le linee programmatiche, in agenda, sono già tracciate da tempo, e tali rimarranno, con o senza di loro.

 

        In un impeto di forzato orgoglio, Maroni che gestisce una lega ridimensionata, mazziata dagli scandali e dalle inchieste giudiziarie, simula il ritorno ai vecchi “valori” leghisti, alla padania dei mille campanili e alla difesa intransigente dei soli interessi del nord.  Nel gioco delle parti rifiuta in toto Monti e il suo programma. Fa sempre comodo un piccolo serbatoio di voti, e di partecipazione “popolare”, anche se fortemente sospetto di populismo. Sensibile agli umori di ciò che rimane della base leghista e desidero di riconquistare qualche voto perduto, da un lato, e dall’altro consapevole che da solo – in compagnia dei “duri e puri” superstiti e di nessun altro – concluderà ben poco, l’ex ministro degli interni sta ancora procedendo tastoni a meno di due mesi dall’appuntamento elettorale. Ma sembra che propenda, per ragioni di sopravvivenza e di giunta in alcune regioni all’accordo con il cav.

 

        Ingroia. Antonio, celebre magistrato fuori ruolo prestato alla politica. Come dire, l’immagine “vincente” dietro la quale si nascondono i massimalisti edulcorati, decaffeinati, o addirittura castrati, i falsi verdi del business ecologico, della moda e della voga, la sinistra radicale del “giù la testa!”, gli arancioni del de Magistris, i resti dell’idv, disintegrata sapientemente dai media e dai suoi stessi esponenti. Su questo c’è ben poco da dire. Una particina, nel grande spettacolo liberaldemocratico, spetterà anche a loro. Il compenso? Qualche seggio e qualche posto nelle commissioni parlamentari. Probabilmente saranno briciole, ma l’istinto di sopravvivenza, che anima queste screditate burocrazie politiche, prevale su ogni altra considerazione. Personalizzazione delle liste, parlamentarismo sfrenato e subalternità alla liberaldemocrazia: Lenin e Gramsci rabbrividirebbero.

 

        Berlusconi, ma controvoglia. Nel senso che il sistema politico italiano, controllato da forze esterne, ci offre le ultime performance del cavaliere senza troppa convinzione, talora a denti stretti. I media riflettono la sua immagine di redivivo, ma si scatenano polemiche, come in passato, sulle sue numerose presenze televisive. Si spera, in certi ambienti, che il suo sia un falso populismo ad uso e consumo di una parte del corpo elettorale, per farlo tornare al voto con la lusinga antieuro, antiunionista e antitedesca. Il personaggio è contradditorio, disposto per convenienza (e sondaggi) a cambiare idea in una manciata d’ore. L’ha dimostrato ampiamente, dopo l’improvviso rientro da una sorta di semipensionamento, proclamando prima il fallimento dell’esecutivo di Monti e poi chiedendo al Quisling di guidare tutti i moderati. Uno come lui non è del tutto controllabile, ma solo se messo con le spalle al muro potrebbe dare il “peggio” di sé. Ad esempio, potrebbe essere portato a esagerare con antieuropeismo e ritorno alla lira, con gli attacchi alla germania e allo spread, dietro il quale si celano gli interessi sovrani della classe dominante, e lo farebbe senza mezze misure, scatenando polemiche, rinfocolando odi e rancori in Italia e anche nel resto d’Europa. Solo in questo ultimo caso – Berlusconi che si gioca il tutto e per tutto, senza tener conto dei danni che potrà fare al sistema e all’eurounionismo – si potrà rompere il sacro voto astensionista e andare alle urne, per il cav in divisa da guastatore avversato da tutti, ma con tutte le cautele del caso: turandosi il naso, tappandosi le orecchie, trattenendo il respiro e guardandosi le terga.

 

        Rimasugli e frattaglie. Si tratta delle comparse meno importanti. Fra queste – che meritano soltanto un fugace cenno (e forse neanche quello) – ci sarà la lista-movimento del fanatico liberal-liberista Oscar Giannino, giornalista al servizio dell’omologazione mercatista e noto pagliaccio mediatico, per come si veste, per come si rade e come si atteggia. Deluso da Monti, Giannino correrà da solo rischiando il flop elettorale, ma naturalmente lo farà per “Fermare il declino”. Povero Giannino! Il solo “voto utile” ultraliberista è quello alle liste di Monti, e al suo movimentino resteranno forse le briciole.

Fra tutte le “offerte politiche” precedenti soltanto quella di un Berlusconi impazzito, messo alle strette – che si scaglia a corpo morto contro euro, unione, germania, lista monti e sinistra neoliberista – potrà tornarci utile, applicando alle prossime anticipate l’unica logica oggi possibile, in morte (apparente?) dell’antagonismo politico, quella peggiorista del tanto peggio tanto meglio. Scardinare è meglio che morire nella più assoluta impotenza, perché ci porge comunque una speranza, una prospettiva futura di lotta pur fra mille difficoltà e sofferenze. Se coloro che si oppongo al liberismo e alla liberaldemocrazia sono definiti nella migliore ipotesi “populisti” (nel senso neolinguistico di comunisti + fascisti), e nella peggiore “terroristi”, allora, in queste contingenze sommamente negative, è necessario che i “terroristi” cerchino finalmente un detonatore per far esplodere la bomba.

Infine, non resta che il semiabusivo Grillo, con i suoi M5S:

        Beppe Grillo e i suoi. Su questo tema ho già scritto qualcosina, in passato, e quindi non mi dilungherò. Nonostante la chiara presa di posizione a favore del reddito di cittadinanza (ma senza troppe specifiche in merito), l’impianto programmatico dei grillini è piuttosto confuso. Tracce di liberismo che si confondono con la difesa e il ripristino del sociale. Accettazione della democrazia parlamentare a fronte di un rifiuto dei soliti e tradizionali partiti, sui quali una democrazia parlamentare, pur ridottasi a validare scelte politiche esterne come quella italiana, dovrebbe reggersi. Eccetera, eccetera. Il voto alle liste di Grillo – non a Grillo come leader maximo, che non si presenta – potrà di certo significare che una parte degli italiani, comunque minoritaria, ha riconquistato un po’ di coscienza sociopolitica, ed ha compreso che il sistema, così com’è, ci porta dritti alla morte o a nuove forme di schiavitù e alienazione, attraverso il suicidio con motivazioni economiche, la mancata assistenza sanitaria, la carenza prolungata di lavoro e di reddito. Ma l’internità al sistema liberale e democratico, del quale inevitabilmente si accettano le regole se si corre per i seggi in parlamento, funge da contraltare al positivo, ancorché parziale ritorno di coscienza di una parte dell’elettorato che vuole “cambiare le cose” e vota i candidati della lista. La riaffermazione della coscienza politica e sociale si frangerà inevitabilmente contro gli scogli sistemici, per (a) l’impossibilità di ottenere un’ampia maggioranza dei seggi in questa situazione, ampia maggioranza assoluta che può consentire di modificare la costituzione da soli, partendo, ad esempio dall’art. 81 del famigerato fiscal compact, per (b) il “cordone sanitario” che si creerà intorno ai parlamentari M5S con il fine di isolarli, per (c) i tentativi di spaccare quella rappresentanza parlamentare con la lusinga, o attraverso gli scandali mediatici e le inchieste della magistratura, per (d) la difficoltà di “cambiare le cose” a livello legislativo e di contrastare validamente l’esecutivo in parlamento, se si farà ampio uso del voto di fiducia. E per altri motivi ancora. I parlamentari M5S rischieranno, nella prossima legislatura, un nulla di fatto o addirittura la dissoluzione del loro movimento. Se il prodotto, corrispondente al movimento di Grillo, diventerà anche lui di marca, entrerà nei ranghi, parteciperà alla divisione dei pani e dei pesci del sub-potere politico nazionale, e addio reddito di cittadinanza, insieme a tanti altri buoni propositi, mentre se non lo farà quasi sicuramente lo distruggeranno. Del resto, nel parlamento italiano c’è una lunga storia di scissioni e frammentazioni in gruppetti e partitini, che parte dal dopoguerra e arriva ai giorni nostri.

Vista l’”offerta politica” che il mercato elettorale italiano ci riserva, si potrebbe concludere che non ci resta che piangere. E’ quasi certo che sarà così, ma c’è pur sempre la probabilità, statisticamente piccola, del verificarsi di un evento imprevisto di grande portata, del manifestarsi di una “singolarità” che sconvolga la pianificazione degli spettacoli elettorali e rimetta in discussione la sorte del paese, che oggi ci pare segnata. Quanto potrà reggere ancora il fiscal compact, e tutta l’architettura della falsa Europa dell’euro, e quali rischi concreti per l’economia mondiale si nascondono dietro il fiscal cliff, nonostante l’accordo raggiunto?

L’”offerta politica” per le prossime elezioni di Eugenio Orsoultima modifica: 2013-01-07T10:07:56+01:00da derosse
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12 pensieri su “L’”offerta politica” per le prossime elezioni di Eugenio Orso

  1. Concordo con la sua analisi, e aggiungo un elemento. Un’altra ipotesi favorevole sarebbe questa: il PD è costretto, o per mancanza di voti al senato o per pressione diretta dei dominanti stranieri, ad andare al governo con Monti presidente.
    A Monti scappa la mano, cioè a dire persegue coerentemente la sua agenda, che prevede (lo ha detto a chiare lettere) il “taglio delle estreme”, cioè la ricomposizione del quadro politico italiano intorno al suo *vero* crinale, USA_UE sì (progressisti)/USA_UE no(conservatori).
    Se il taglio delle estreme riesce, e se dunque comincia finalmente a morire anche nelle coscienze la fasulla opposizione destra/sinistra, il nemico finalmente si autoindividua indossando la divisa, ed esce dalla condizione privilegiata che sinora lo ha favorito, il “senza forma” di Sun Tzu; e di conseguenza, volenti o nolenti, tutti gli esclusi dal quadro politico legittimato sono *costretti* a reagire e coalizzarsi.

  2. Per Roberto Buffagni

    Capisco il sottile e non banale ragionamento. Riconosco che ha qualche effettività, una certa consistenza, e potrà forse avere un riscontro futuro, almeno parziale.

    Tuttavia avanzo qualche dubbio in proposito, poiché la questione è molto complessa e non sono certo che i dominanti, e i loro subagenti politici locali, saranno disposti ad abbandonare elementi fondamentali (e simbolici) dello Spettacolo elettoralistico liberaldemocratico in tempi brevi.

    La dicotomia politica destra/ sinistra, in altre parole, configurata come una sorta di religione laica (ma senza più alcuna effettività storica e sociale), potrà essere ancora utile in futuro per la tenuta sistemica complessiva. Questo ben al di là delle manovre, riguardanti specificamente l’Italia, orchestrate dai padroni sopranazionali di Monti ed eseguite dal Quisling europoide. Se la dicotomia in parola dovrà essere mantenuta ancora per un po’, i suddetti non potranno dare troppi segnali di segno opposto, tali da svelare l’inganno del confronto (posticcio) fra detra e sinistra nell’agone democratico. Così facendo si scoprirebbero troppo e lascerebbero intendere alla parte meno idiotizzata del “corpo elettorale” nostrano di averla truffata – e usata in modo spregiudicato – da un paio di decenni a questa parte. Potrebbe cadere l’intero palco.

    Comunque – lo ripeto – la questione sollevata è sicuramente complessa, tanto da meritare maggiori approfondimenti.

    Saluti

    Eugenio Orso

  3. La ringrazio per la sollecita replica. Ho sviluppato meglio l’analisi in questo commento pubblicato sul sito del Gen. Laporta, qui: http://www.pierolaporta.it/si-presenta-bene-di-elio-paoloni/#comments

    Concordo con lei che il velo di Maya destra/sinistra non sarà squarciato tanto presto; ma è sufficiente, per iniziare ad agire, che si apra qualche strappo e si possa intravvedere, al di là di esso, la fisionomia del nemico. In ogni caso, il fatto autenticamente nuovo mi sembra la discesa nell’agone elettorale di Monti. A prima vista, non gli conveniva affatto; eppure, o perchè spinto dai suoi mandanti, che come lui conoscono poco l’Italia e il sistema politico italiano, o perchè davvero vogliono mettere in atto il progetto di taglio delle estreme, l’ha fatto, e facendolo, con la sua sola presenza tende a disgregare il quadro politico attuale. Insomma, errore o progetto consapevolmente attuale, questa è la condizione necessaria, anche se non sufficiente, perchè si formi una coalizione avversaria.

  4. Per Roberto Buffagni

    Il mio ultimo post parla proprio dello schema Destra Sinistra e Centro.
    Capisco le ragioni per le quali si può pensare che Monti avrebbe “osato” fare un passo in avanti (più lungo della gamba?), superando la dicotomia politica/ religione laica destra-sinistra e sostituendola di botto con il pro USA-UE e il contro USA-UE. Chi sta contro, o anche soltanto da l’impressione di non approvare acriticamente per intero, è conservatore (ad esempio la cgil camussiana, braccio sindacale del pd), chi è totalmente, criticamente e messianicamente a favore è progressista.

    Attenzione, però, che la “qualità” progressista, derivante dall’approvazione del duopolio USA-UE, Monti la attribuisce al solo Centro (ovviamente il suo), mentre il Bersani-Sinistra con tracce di laburismo è conservatore (frenato dalla cgil integrata nel pd-cs), e il Berlusconi-Destra più che sospetto di populismo – che Monti dichiara ironicamente di non capire – ha rivelato, ma per ora solo elettoralisticamente, preoccupanti tracce di sovranismo anti-UE (paventando il possibile ritorno alla lira).

    Voglio dire che la dicotomia pro USA-Ue/ contro USA-UE, almeno per ora e in questa campagna elettorale, opera per “merito” di Monti “l’innovatore sistemico” dentro lo schema Destra Sinistra e Centro, elemento essenziale dello Spettacolo e del rito elettorale liberaldemocratico. Non in alternativa a tale schema, che comunque, mi sembra, si mantiene nelle sue linee essenziali …

    E’ condivisibile la mia controanalisi, che non nega la sua analisi, ma la sposta all’interno degli schemi tradizionali ancora operanti?

    Eugenio Orso

  5. Condivido la sua analisi, che anzi trovo complementare a quella che le ho proposto.
    Quel che io dico è, molto semplicemente, quanto segue: che l’azione *diretta* del centro montiano tende (per ora solo *tende*) a disgregare lo schema Destra/Sinistra, separando, *all’interno* dei partiti e delle varie formazioni anche ideologiche di destra e di sinistra, il grano (progressisti “democratici” pro UE) dal loglio (conservatori “populisti” anti UE); una “distruzione creatrice” che tende (anche qui, *tende* e basta, la politica e la vita sono complicate e l’inerzia forte) a ricomporre un nuovo quadro politico e ideologico in cui – nelle intenzioni del centro montiano – tutte le forze sistemiche sono “progressiste”, cioè pro UE, e differiscono tra loro solo per metodi, tempi, insomma dettagli; mentre le altre forze, conservatrici, populiste, anti UE, mancando di un federatore che le aggreghi, sono ridotte ad essere forze antisistema *disperse*, poco più che lunatic fringes.

    Un primo assaggio di questi effetti disgreganti lo si è visto con la fuga di Ichino e soci. Può essere un episodio isolato, può invece annunciare un bradisisma di grande momento. Dipende da molti fattori sinora ignoti, e anche contingenti, quali il risultato elettorale (maggioranza al Senato) e soprattutto dal grado e il modo della pressione che sul PD vincitore delle elezioni eserciteranno i mandatari di Monti. Qualcosa mi dice che la pressione sarà molto forte, perchè altrimenti non mi spiego perchè mai questi centri di potere abbiano insistito per far candidare alle elezioni il loro uomo, che apparentemente non aveva interesse a esporsi a una sconfitta.

    In conclusione, se davvero in questa direzione va il progetto montiano, io che al vedere la faccia di Monti provo malessere sono però ben lieto di fare un tifo scatenato per la sua operazione, che, se riesce, ci apre per la prima volta la possibilità di identificare il nemico e di persuadere le forze escluse dal quadro politico che è indispensabile trovare la via per allearsi (sarà un lavoro di Sisifo, ma sarà, per la prima volta, un’opera la cui necessità comincerà ad essere palese).

    Quando il nemico ti dice: “Sono il tuo nemico”, prima o poi (meglio prima che poi) sei costretto a ricambiarlo. Basta leggere il dialogo melico per capire che cosa succede se non lo fai. Finora, l’ostacolo disperante e incapacitante è stata l’impossibilità di far capire a qualcuno, oltre a minime minoranze, chi è il nemico e qual è la linea dello scontro politico. Se il nemico indossa la divisa, tutto diventa più chiaro e quindi più facile (anche se più pericoloso, perchè se ho ragione, insieme a questa ridefinizione del quadro politico verrà instaurato un più severo regime di esclusione a mezzo giure, con un’estensione dei reati di opinione sul modello della legge Mancino, e altre persecuzioni soft poco simpatiche).

  6. Per Roberto Buffagni

    Non capita spesso, purtroppo, di discutere con qualcuno come lei che – a differenza della maggioranza assoluta degli italiani, ridotta a massa-pauper anche per la povertà culturale che esprime – riesce a sviluppare analisi originali e autonome, fuori dai recinti del pensiero unico imperante e dai forti condizionamenti del politicamente corretto.

    Ritengo che la questione da lei sollevata non solo non sia banale, ma è foriera di futuri (quanto futuri?) spostamenti dell’angolo visuale che incideranno sulla sostanza dello Spettacolo elettoralistico, rituale, liberaldemocratico.

    In effetti, la “distruzione creatrice” politica operata da Monti (mutuata da quella capitalistica schumpeteriana?) tende a scompaginare e riaggregare – per conto dei suoi padroni esterni all’Italia – le sedicenti forze politiche in un modo più aderente alle esigenze sovrane del grande capitale finanziario internazionalizzato. Ciò potrebbe comportare nel tempo lo scardinamento della dicotomia Destra/ Sinistra, o meglio del tradizionale schema tripartito Destra Sinistra e Centro (ma in quanto tempo, visto che funziona ancora così bene da imbonire le masse-corpo elettorale?). Oppure, potrebbe coagulare al Centro, nel caso italiano, le forze ascare pro USA e UE, lasciando nel tempo alla Destra e alla Sinistra un ruolo di (finta e blanda) opposizione, pseudopopulistica e pseudolaburista. Quest’ultima ipotesi mi sembra abbastanza probabile. Si scompagina il cosiddetto quadro politico esistente per crearne uno nuovo, più aderente alle esigenze riproduttive e alle dinamiche neocapitalistiche.

    Il fatto che così facendo il nemico mostrerà il suo vero volto, potrebbe forse aiutare un po’ le sparute e disperse forze antagoniste. Ma dato il livello di disintegrazione culturale delle masse e il controllo esercitato su queste dai vari apparati sistemici, fra i quali l’importantissimo apparato ideologico-massmediatico e accademico (una sorta di SuperMinculpop infinitamente più efficiente di quello fascista), io non sarei così ottimista …
    Teniamo conto che le Forze Rivoluzionarie – oggi addirittura non visibili, forse soltanto in embrione – sono cosa ben diversa dalle masse, che costituiscono semplicemente una “massa di manovra” sia per le élite al potere sia per quelle rivoluzionarie antagoniste. Per ora, le masse-pauper le manovra sapientemente il sistema, senza intrusioni antagonistiche, ed esercita su di loro un ferreo controllo, attraverso la calciomania, la ludopatia, la droga, gli psicofarmaci, la televisione, gli scampoli della società dei consumi ancora concessi, eccetera, eccetera.

    Quando le masse saranno veramente affamate di lavoro e di reddito per la mera sopravvivenza – come i mugiki russi ai tempi di Lenin che volevano la terra per mangiare – quando la disoccupazione (esagero volutamente) arriverà al 50% e la metà delle attività produttive nazionali sarà scomparsa, con il crollo finale del manifatturiero e le svendite predisposte dall’opera di Monti, allora potrà avere una certa importanza il fatto che il nemico di classe e di civiltà mostri il suo vero volto, filo USA e pro UE. E’ possibile che allora, riconosciuto il nemico principale, le masse impoverite all’estremo diventino “massa di manovra” rivoluzionaria e non più globalista-europide.

    Saluti

    Eugenio Orso

  7. La ringrazio delle parole gentili. Concordo con lei, a grandi linee. La mia analisi è, per forza di cose, puramente ipotetica.

    La mia ipotesi è questa. Guardando dal pdv del nemico, l’obiettivo strategico è una riformulazione del quadro politico sul format del “paese normale UE”.
    Quindi, una sinistra e una destra sistemiche che accettino il medesimo quadro di compatibilità e le declinino in modo diverso entro un range, anzi uno spread, ristretto; tutto il resto va disgregato, frammentato, respinto su posizioni impraticabili o testimoniali.
    L’operazione dunque richiederebbe:
    a) disgregazione del PD sul modello di quella riuscita con il PdL (in questi vent’anni, il PD si è dimostrato volonteroso ma inconcludente e inaffidabile, vince solo per default dell’avversario ed è indissolubilmente legato alla prassi di concertazione sindacato/Confindustria, per tacere dei suoi legami con larghi settori del pubblico impiego che è indispensabile bastonare duramente). Bersani vince le elezioni ma non ottiene la maggioranza al Senato, magari in seguito a interventi truffaldini, non difficili vista l’esiguità dei voti di scarto. Il PD chiede l’appoggio di Monti, come d’altronde anticipa sin d’ora Bersani: “In questa difficile situazione, si deve governare con il 51% come se si avesse il 49%” . Monti gli forza la mano, esigendo la presidenza del consiglio, e appoggiando la richiesta con forti pressioni esterne (mercati, UE, USA) e interne (magistratura, media, scandali). All’interno del PD e della sua coalizione si apre una spaccatura: Renzi più altri a favore del governo Monti 2, CGIL, Vendola ed altri contro. Bersani finge di mediare ma sostanzialmente appoggia Monti.
    b) il PdL approfitta della situazione per offrire a Monti la sua alleanza, favorendo la spaccatura del PD.
    c) Monti dichiara che è disponibile a governare esclusivamente con forze affidabili comunque qualificate, quindi invita sinistra e destra a fare ciascuno pulizia in casa propria.
    d) nel frattempo, va eletto il nuovo presidente della repubblica. Nell’urgenza, il marasma politico si accresce.
    e) Si spaccano, a livello di gruppi parlamentari, PD e PdL. La maggioranza del PD appoggia Monti in cambio dell’elezione di D’Alema al Quirinale. La maggioranza del PdL appoggia Monti in cambio della spaccatura e della sconfitta politica del PD, e ottiene alcuni Ministeri.
    f) risultato finale: Monti alla presidenza del consiglio con un governo politico di coalizione formato da componenti certificati UE di entrambi gli schieramenti, che continuano a esistere ma si rimodellano. I resti sono allo sbando.

    Noti bene che io baso queste previsioni su indizi molto labili: 1) la discesa in campo di Monti, che non mi riesco a spiegare altrimenti: o il progetto è questo, o si tratta di un puro e semplice errore, sempre possibile 2) l’insistenza di Monti nel rifiutare, ogni volta che ne ha l’occasione, la contrapposizione destra/sinistra, e questo su *tutti* i temi politici, anche quando sarebbero decisivi in termini elettorali; per esempio sui temi cari alla Chiesa (lascia “libertà di coscienza”, posizione pilatesca che significa, “li tratterò a seconda delle convenienze”).

    Dal pdv sovranista, la riuscita di un progetto simile sarebbe da salutare con gioia, perchè si uscirebbe dall’ambiguità, e i piccoli gruppi direzionali che per ragioni di interessi e di ideali siano contrari a questa prospettiva potrebbero iniziare, fra mille fatiche e difficoltà, a collaborare per poi rivolgersi, su una linea politica e ideologica comprensibile e praticabile, alla popolazione tutta.
    Io qui non parlo di rivoluzionari (tra l’altro, io non lo sono: sono un cattolico e un patriota), parlo di sovranisti.
    Per i vari gruppi resistenziali, in questa ipotesi l’obiettivo strategico plausibile sarebbe la formazione di un movimento di stampo “peronista”, cioè sovranista e populista, che si batta per a) ridiscutere i trattati UE b) collegarsi con gli altri movimenti e gruppi sovranisti dei paesi UE interessati a una ridefinizione dei rapporti di forza e delle regole UE d) agendo al di fuori delle categorie destra/sinistra, che nonostante le vischiosità identitarie si potrebbero abbandonare senza troppa difficoltà politica *grazie alla ridefinizione dei campi effettuata dal nemico”.

    Per concludere, io interpreto l’operazione Monti tutta, a partire dal 2011, come un tentativo di concludere ed efficientare l’operazione Mani Pulite di vent’anni fa, parzialmente fallita per l’intervento di Berlusconi e per l’incapacità del PD. In questa Mani Pulite2 si tratterebbe di portare a compimento l’operazione secondo i criteri tentati allora, quando la prima scelta dei destabilizzatori fu Mariotto Segni, figlio del presidente più atlantista della storia repubblicana e modello di Quisling liberal-atlantista (che poi perse il biglietto vincente della lotteria).
    Mario Monti sarebbe Mariotto Segni 2, riveduto e corretto, stavolta targato UE ma comunque incaricato direttamente dal CFR (dalla sede del quale dichiarò per la prima volta la propria disponibilità ad assumere nuovi incarichi di governo).
    Mi piacerebbe sentire che ne pensa di questa ipotesi anche Costanzo Preve. So che vi sentite spesso per telefono, se ne ha voglia gliene parli e intanto perfavore me lo saluti. Saluti cordiali anche a lei.

  8. Per Roberto Buffagni

    La previsione, se ho ben compreso, è la seguente:

    1) Bersani non otterrà la maggioranza al senato, che è un punto fondamentale (questo l’ho previsto anch’io, complici Berlusconi redivivo e lo stesso Monti).

    2) Monti – il Centro “ortodosso” filo USA e proeuro – forzerà la mano, in odor di una seconda presidenza del consiglio e di un Monti II, portando scompiglio a Destra e a Sinistra. In tal caso ci saranno momenti di caos, riapparirà lo spettro dell’ingovernabilità e lo spread, alleato di Monti e manovrato a suo favore, potrebbe salire di molto.

    3) In forza di paura – a causa del riapparire dello spettro ingovernabilità, dello spread alle stelle, della spesa per interessi dello stato in lievitazione, degli attacchi speculativi dei Mercati&Investiori che appoggeranno in tal modo sempre il solito Monti – si troverà una soluzione, guarda caso aderente a quelli che sono gli interessi privati dei padroni di Monti, appoggiato dalla maggioranza del pdl e da quella del pd. Dissoluzione della Destra e della Sinistra, con pezzi convergenti verso il Centro ortodosso proUE. Prezzo pagato al pd: il dinosauro filoNATO D’Alema alla presidenza della repubblica.

    Difficile dire ora qual è la sua probabilità di verificarsi. Ma con il giovinastro liberista Renzi che sosterrà entusiasticamente un Monti II, e forse diventerà ministro o sottosegretario, non lo vedo un D’Alema al Quirinale. Inoltre, per quanto riguarda il pd, può essere che molte componenti non-renziane, oltre a tutto il sel, tirino il culo indietro, standone fuori. Quanti deputati e senatori mancheranno all’appello? Potrà essere questo il punto dolente. Per quanto riguarda il pdl, invece, cosa farà Berlusconi che ne sarà ancora il patron? Impostando una campagna elettorale sulle critiche a Monti, per recuperare consensi, come farà in quella occasione a giustificare il voltafaccia? Ancora con il “senso di responsabilità” nei confronti del paese? Ma lo vorrà veramente fare?

    Non c’è alcun dubbio che esiste una relazione diretta fra la situazione italiana dell’ultimo anno e la necessità di concludere l’opera di Mani pulite. Quella vera, naturalmente, fatta di privatizzazioni e perdita di sovranità e non la tanto conclamata “moralizzazione della politica”. Si possono già censire le molte aziende italiane in saldo comprate dallo straniero, grazie a Monti.

    Attenzione ai limiti del sovranismo (diciamo pure) “pacifico” e movimentista non legato ad alcuna rivoluzione antisistemica complessiva (necessariamente violenta). Non credo che con l’assolutismo neocapitalistico e dittatorial-liberaldemocratico si possa efficacemente contrattare qualcosa …

    Purtroppo le condizioni di salute di Costanzo non sono buone, e per un po’ di tempo non ha più scritto saggi, articoli e altro, né ha potuto occuparsi delle questioni politiche contigenti. Quando gli telefonerò, per avere notizie di lui e del suo stato di salute, gli accennerò alla cosa.

    Saluti

    Eugenio Orso

  9. Ci siamo intesi bene. Quanto alle sue obiezioni, una parziale risposta:
    1) in questo progetto di “taglio delle estreme” SEL *deve* uscire dalla maggioranza di governo; o altrimenti restarci ed autodistruggersi; e la CGIL deve spaccarsi. Il problema dei numeri si risolverebbe sia con i voti del centro, sia con l’appoggio del PdL.
    2) Berlusconi sta lottando per la sopravvivenza personale sua e del suo patrimonio, ed è totalmente inaffidabile sul piano politico. Deciderà quel che conviene a lui personalmente. La giustificazione del voltafaccia agli elettori sarà semplice: “Anche se abbiamo perso le elezioni, ecco che andiamo al governo e moderiamo Monti”.

    Quanto al suo caveat. Non sono un pacifista, anche se, avendola vista di persona, la violenza armata la terrei come ultimissima ratio (anche perchè si perde, e male, contro uno Stato moderno). Secondo il mio avviso, sperare/prevedere qualcosa di più della costituzione di un movimento politico di resistenza che raggruppi chi non sta con l’attuale sistema è fare della fantascienza. Poi, la storia detta l’ordine del giorno.

    Mi dispiace sentire che Costanzo sta peggio. Quando lo sente gli faccia, perfavore, i miei auguri. La ringrazio per lo scambio proficuo e la saluto cordialmente.

  10. A parer mio, Grillo è un confusionario, e le linee di conflitto che individua sono fasulle; però, ogni colpo dato alla dicotomia ideologica destra/sinistra è il benvenuto. Quindi, sempre a parer mio, ben venga l’apertura di Grillo a Casapound (che ha, sia detto per inciso, una linea politica e un personale dirigente di prim’ordine).

  11. Anche Grillo e Casaleggio sono entrati, giocoforza, nella logica elettoralistica.
    Quindi potrebbero andar bene sia Ingroia sia Casapound per incrementare i voti e i seggi.

    Avverto gli interessati che sto per pubblicare un saggio riguardante gli ex comunisti al soldo della finanza e la sinistra neoliberista. E’ un’analisi politica con accenni storici (storia del pci, soprattutto). In un certo senso, anche questa analisi riguarda il discorso della dicotomia politica destra sinistra (o meglio, la tripartizione destra sinistra e centro).

    Saluti

    Eugenio Orso

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