Le giravolte di Silvio. Speriamo che facciano danni di Eugenio Orso e Anatolio Anatoli

Nel precedente post da noi scritto a due mani e firmato congiuntamente, Vota Silvio! Sperando che collassi l’eurozona, abbiamo varcato il Rubicone e sposato in toto la logica peggiorista del “tanto peggio, tanto meglio”, consigliando di votare per “Silvietto nostro” pronto a seminare zizzania all’interno del sistema, dentro e fuori l’Italia. Da astensionisti incalliti, per scelta politica deliberata, ci siamo a malincuore trasformati (o almeno così è parso a molti) in “forzaitalioti” dell’ultima ora, supportando oggettivamente gli attacchi del cav redivivo. Per tale motivo, ci siamo curati qualche prevedibile palata di merda, ma la speranza del collasso dell’eurozona non ci abbandona mai, essendo questo e non altro il fine della nostra “provocazione”, consapevoli che un elemento di perturbazione come il cav potrebbe dare qualche positivo (e forse decisivo) contributo in tal senso. Bene sarebbe se il nostro paventasse durante la campagna elettorale, con spregiudicatezza e insistenza, il ritorno alla lira, preconizzando un affossamento dell’euro e della uem. Per quanto ci riguarda, con l’occasione chiariamo che l’appoggio a Silvietto è un atto estremo, quasi disperato, di chi non vede al momento altre possibilità e altre strade praticabili per combattere il sistema. Un’estrema ratio regum incruenta, perché esercitare il cosiddetto diritto di voto non espone a rischi (almeno per ora) quei poveri diavoli di elettori. In effetti, se Berlusconi mantenesse almeno per un po’ una linea di scontro frontale con le istituzioni europidi, gli interessi euroglobalisti legati alla moneta unica e il nemico tedesco, la probabilità che dia un valido contributo alla destabilizzazione dell’eurozona, e del marcio sistema liberaldemocratico italiano, non sarebbe trascurabile. Ma “Silvietto nostro”, come un pazzariello imprevedibile e incontrollabile, dopo i numerosi e furibondi attacchi contro la sua “augusta persona” in Europa e in Italia, ha virato di bordo improvvisamente, proponendo Monti come capoccia di una fantomatica coalizione moderata, unica personalità a poter unire contro la sinistra tutti i moderati della penisola, ivi compresi quelli pidiellini.

A questo punto, vista la palese incoerenza di “Silvietto nostro” dalle mille giravolte, ci poniamo alcuni interrogativi: il “mi faccio da parte se Monti si candida” è una tattica politica o soltanto materia per psichiatri? Si tratta di un gioco pianificato fin dall’inizio o di una forma di dissociazione della personalità, dovuta a traumatizzazione e scarsa efficienza mentale? Personalità multiple manifestatesi in età senile o sottigliezze e tatticismi politici? Esistono veramente un Berlusconi 1 e un Berlusconi 2 che dicono cose palesemente contradditorie, oppure il cav in difficoltà sta giocando un qualche gioco rischioso e azzardato? Pur non potendo giurare di conoscere la risposta esatta, propendiamo decisamente per la seconda ipotesi, anche se non escludiamo qualche utile, e destabilizzante, venatura psichiatrica. Se, come crediamo, Monti non riuscirà a riunire sotto la sua immagine tutti i moderati d’Italia, comprendendo fra questi anche la Lega e qualche settore del pdl non proprio liberale, Silvietto potrà sentirsi legittimato a scendere in campo, sciogliendo definitivamente la riserva. Monti avrà fallito nel riunire tutti i moderati d’Italia in un’unica “casa” e allora ci sarà spazio per lui, per il “nostro Silvio”, che tenterà una difficile ma non impossibile rimonta. In quel caso non potrà che fare il “populista”, concentrando il fuoco sull’euro, sul dominio dei crucchi, sulle politiche germanocentriche e quant’altro, sollevando vespai e suscitando dure reazioni negli stessi vertici dell’unione europide. Il fatto che un Monti candidato godrà del pieno appoggio europoide – come testimoniano le numerose dichiarazioni in tal senso, dalla crucca Merkel al furbetto transalpino Hollande, da Martens del ppe al presidente della famigerata commissione europide Barroso – potrebbe indurre una parte significativa del “corpo elettorale” italiano, già scottata da un intero anno di governo Monti, a votare per chi osa opporsi all’unione euromortifera e a lui, che ne è il massimo agente in Italia. Una simile occasione il cav dall’ego smisurato, che scalpita per tornare alla ribalta, non potrebbe perderla. E allora … populismo, antieuropeismo e fuoco sui crucchi a go-go, proprio come noi due sottoscritti, Eugenio e Anatolio, speriamo ardentemente. A chi se non a Berlusconi, spregiudicato pazzariello che vorrebbe passare alla storia, affidare il compito di dar fuoco alle polveri, il “lavoro sporco” sgradito ma indispensabile, cioè la necessaria pars destruens?

Nonostante le improvvise giravolte di “Silvietto nostro”, che è un caso politico con qualche possibile e utilissima venatura psichiatrica, continuiamo a sperare in una futura campagna elettorale che lo vedrà insidioso protagonista in qualità di capo dei “populisti”, pronto in ogni momento ad applicare il detto “muoia Sansone con tutti i filistei”, mettendo al posto di Sansone Silvio e cagionando danni di tutto rispetto al sistema europoide, alla marcia liberaldemocrazia italiana e persino agli odiosi crucchi che campano sulle nostre disgrazie.

In fede antieuropoide, antiliberista e antitedesca

Eugenio Orso

Anatolio Anatoli

Le giravolte di Silvio. Speriamo che facciano danni di Eugenio Orso e Anatolio Anatoliultima modifica: 2012-12-14T11:40:00+01:00da derosse
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12 pensieri su “Le giravolte di Silvio. Speriamo che facciano danni di Eugenio Orso e Anatolio Anatoli

  1. L´aristocrazia finanziaria non ha dato alcun permesso a Berlusconi. Lui ha compreso che l´accordo di non belligeranza non verrà rispettato e se non si battesse verrebbe eliminato e mediaset finirebbe nelle mani dell´aristocrazia finanziaria che non può tollerare di non possedere e controllare un importante gruppo informativo come Mediaset. Non ci resta che appoggiare il nano se mostra veramente di avere le p…. quadrate.

  2. Speriamo che sia come scrive Ludovico, e cioè che Berlusconi agisce con le spalle al muro – pur non essendo un eroe – in pieno contrasto con gli interessi della classe neodominate e con i suoi piani stabiliti per l’Italia. In tal caso, che è sempre possibile, pur non essendo un eroe disposto al sacrifico di sé, Berlusconi sarebbe costretto a combattere fino all’ultimo, in una lotta interna al sistema (dentro e fuori l’Italia) fatta di colpi bassi e contrattacchi distruttivi. Tutto ciò non potrà che avvantaggiarci. Ma sarà fondamentale una sua “ridiscesa in campo” a muso duro, solo contro tutti, e una campagna elettorale (ultra)populista che coinvolga la stabilità dell’euro, quella delle stesse istituzioni europidi e la Germania.

    Saluti

    Eugenio Orso e Antalolio Anatoli (due in uno)

  3. in effetti, per danneggiare l’odiosa liberaldemocrazia piddina,il nemico n’ 1,ogni strumento e’ buono.Veder, tra le fila di queste grottesche istituzioni, agitarsi un personaggio da commedia non puo’ che esser positivo.Per adesso accontentiamoci,di piu’ non passa il convento Italia.Secondo me un po’ di scompiglio a dei giochi gia’ fatti li portera’,in piu’ c’e’ Grillo.Come diceva Mao:c’e’ grande confusione sotto il cielo,la situazione e’ dunque eccellente!

  4. Esatto, mirco
    Non ci resta che sperare nel caos e nel potere dissolutivo dei contrasti interni al sistema.
    Berlusconi ha più mezzi di Grillo per attaccare, contrattaccare e mettere in difficoltà il nemico, anche se il nemico era, è e sarà molto più potente di lui. Merkel, Schäuble e Westerwelle hanno attaccato Berlusconi, pochi giorni fa, ma non altrettanto hanno fatto con “l’antipolitico” Grillo. Berlusconi costituirà il vero pericolo, il fastidio indesiderato, se veramente si attiverà in campagna elettorale, a tutto campo e in senso pericolosamente “populista”.
    Berlusconi può svegliare il can che dorme molto meglio e molto più di Grillo, per le risorse finanziarie e mediatiche di cui dispone, per il fatto che ha già almeno un piede piantato stabilmente all’interno del sistema.
    Far emergere la questione delicatissima della sovranità nazionale politica e monetaria – minaccia di uscita dall’euro e ritorno alla lira – rappresenterà un passo decisivo, indipendentemente dai veri e personali scopi di Silvietto.

    Saluti

    Eugenio Orso + Anatolio Anatoli

  5. Per alek (che fa un po’ lo spiritoso)

    Se esiste almeno in embrione un’élite rivoluzionaria, è ben lontana dall’apparire in piena luce mostrando una qualche forza di trascinamento delle masse. Temiamo che i tempi di maturazione saranno lunghi, come ha sempre affermato con lungimiranza il grande filosofo marxiano e hegeliano Costanzo Preve.
    Al momento, non essendoci un’élite definibile rivoluzionaria non esiste un programma politico alternativo, concretamente applicabile, né esiste una via d’uscita già tracciata da questa situazione.
    Tutte le cosiddette forze politiche che si presenteranno alle prossime politiche (raccolta delle firme permettendo, per quelle non presenti nell’attuale parlamento) sono in qualche modo interne al sistema, oppure aspirano a mettere per la prima volta un piede dentro (vedi M5S).
    L’internità al sistema, anche se soltanto parziale, vale l’accettazione del sistema stesso e identifica una scelta non rivoluzionaria e concretamente trasformativa.
    I quattro quinti almeno degli italiani non godono di alcuna rappresentanza effettiva in questo sistema, che anzi, agisce contro di loro.
    Perciò, la situazione si può definire drammatica, apparentemente senza una via d’uscita, anche perché i servi del sistema – più o meno nascosti, più o meno scoperti – pullulano come vermi e contribuiscono al controllo delle masse pauperizzate.
    Pd, centristi, sel, cgil, fiom, cisl, pdl, ne costituiscono altrettanti esempi, in quanto tutti, chi scopertamente (centristi, cisl, parte del pdl), chi nascostamente (sel, fiom), chi in modo ambiguo (pd, cgil, l’altra parte del pdl), appoggiano nei fatti il direttorio Monti-Napolitano imposto al paese dalle Aristocrazie finanziarie dominanti.
    La nostra “provocazione peggiorista” – concretizzatasi nel sorprendente Vota Silvio! – prende le mosse proprio da questa disperante situazione di assenza di speranze concrete e di alternative reali.

    Eugenio Orso + Anatolio Anatoli

  6. In tutto questo parlare di crollo dell’Eurozona non si mette mai in mostra il ruolo dei satrapi angloamericani. Teoricamente dovrebbero essere scontenti. O no?

  7. Per Vlad

    Credendo nell’esistenza di una nuova classe globale dominante (sostituto della vecchia borghesia proprietaria) e di un nuovo modo di storico di produzione, la potenza economica e militare statunitense è un importante strumento nelle mani della classe globale, ancor oggi più importante della uem. La valuta di riferimento nel mondo è pur sempre il dollaro, ancor oggi, e non il pur importante euro, o altro paniere di valute.
    Non abbiamo a che vedere con un imperialismo classico, vecchio stile, otto-novecentesco, in cui la classe superiore è indissolubilmente legata ai destini dello stato e della nazione di riferimento, ma con un imperialismo nuovo – che io chiamo “Imperialismo finanziario provato”, per distinguerlo da quello leniniano o da quello della guerra fredda – che manifesta un certo grado di deterritorializzazione. Non vi è “internità” della classe neodominante, come invece si verificava nello scorso secolo.
    Le vecchie potenze, pur con spiccato profilo imperiale come quella americana (e in subordine quella inglese, da decenni fortemente ridimensionata), sono perciò strumenti, sicuramente importanti, per certi versi decisivi, esattamente come lo sono gli organi della mondializzazione a respiro planetario (fmi, bm) o a respiro continentale (uem, bce). Il fine perseguito non è la potenza, in sé, degli USA (o la restaurazione della potenza britannica), ma la potenza della classe neodominante che si vale del vecchio strumento imperiale militar-economico. Ciò inevitabilmente separa la classe neodominante globale dai destini del popolo americano (e da quelli del popolo inglese), che potranno in futuro essere sacrificati, esattamente come accade oggi agli europei meridionali e mediterranei.

    Devo essere breve, ma spero di essermi spiegato ugualmente.

    Saluti

    Eugenio Orso

  8. Logicamente ineccepibile la tua risposta, anche se il volume di fuoco sviluppato dalla sezione Londra-New York è ineguagliabile.
    Comunque, visto che a Natale avrò un tre giorni liberi, puoi consigliarmi un testo base che illustri la filosofia di Pauper Class?

  9. Non intendo farmi pubblicità, caro Vlad, sia ben chiaro.
    Libri così, specificamente dedicati alla struttura di classe del capitalismo contemporaneo, si cercano con il lanternino. I branchi di sociologi accademici in molti casi sono fermi, per quanto riguarda la strutturazione sociale, agli anni ottanta. Si cerca di far credere che poco è cambiato, ma non è così. Se cambia – come io credo – il modo storico di produzione (Neocapitalistico finanziarizzato con doppia sussunzione del lavoro al capitale), se cambiano i mondi culturali, l’economia e la stessa concezione della ricchezza, la struttura di classe non può restare invariata …
    Esiste, però, un libro su questo specifico tema, scritto a due mani dal filosofo marxiano Costanzo Preve e dal sottoscritto. Il titolo è “Nuovi signori e nuovi sudditi”, il sottotitolo Ipotesi sulla struttura di classe del capitalismo contemporaneo. Edito da Petite Plaisance di Pistoia. E’ possibile ordinarlo in edicola o acquistarlo online. Se avessi qualche copia in più te lo spedirei io (io regalavo le mie copie), ma ne conservo soltanto due …
    L’idea della nuova struttura di classe è mia. Costanzo si occupa della parte teorico-filosofica e metodologica e interviene con due saggi notevoli: la religione politica dualistica destra/ sinistra e l’analisi del politicamente corretto (Elementi di politicamente corretto). Io cerco di spiegare la nuova struttura di classe, sostanzialmente dicotomica, Global class/ Pauper class. L’espressione “global” è chiara, la scelta dell’espressione “pauper” per la classe dominata e contrapposta, invece, deriva dalla considerazione che l’unica parola (in tal caso latina, ma molto usata dagli anglosassoni) che riassume in sé i due fondamentali aspetti della povertà – quello culturale e quello materiale – è proprio “pauper”. Strati alti e fondamentali della Pauper class, almeno nel nord e nell’occidente del mondo, sono la Middle class proletariat (ceti medi postbellici riplebeizzati) e i New workers (il nuovo lavoro operaio, sottopagato e sfruttato). Il disagio urbano è rappresentato dalla Under class, una sorta di erede del Lumpenproletariat che il grande Marx disprezzava. La maggior parte dei dominati, se consideriamo tutto il pianeta, è concentrata nel fondo della classe inferiore, ed è propriamente, squisitamente pauper (quelli che rischiano la morte per fame e per sete nel vasto Sahel, quelli che vivono con un paio di dollari il giorno, quelli che lavorano semischiavi nelle zone di libero scambio, i contadini indiani rovinati che si autosopprimono, eccetera).

    Detto questo, il volume di fuoco sviluppato dalle maggiori piazze finanziarie occidentali è per noi assediati simile al fuoco delle artiglierie serbo-bosniache su Sarajevo, durante il lungo assedio. Un fuoco continuo, distruttivo, contro il quale gli assediati non erano in grado di opporre valide difese. Stessa cosa per noi, in Italia e in generale nell’Europa mediterranea, le armi della finanza, i grossi calibri che sparano sugli assediati dalle principali piazze finanziarie d’occidente. E’ il lungo fuoco preparatorio della classe globale, che vuole l’occupazione e il controllo integrale dei paesi attaccati.

    Saluti

    Eugenio Orso

  10. Per Avenarius

    Perché collassi l’eurozona sarà necessario (e forse – sottolineo forse – sufficiente) che si “ribelli” un paese importante, e che la “ribellione” non si possa contenere. I danni che (positivamente) potrà fare un Silvio con le spalle al muro e un ritrovato consenso potranno diventare irreparabili, ma soltanto a certe condizioni: 1) se lo metteranno veramente con le spalle al muro, a rischio carcere e disintegrazione o saccheggio del suo patrimonio privato; 2) se abbandonerà definitivamente la finizione promontiana, non tendendo più trappole al boia Monti fingendo di stimarlo e di adularlo; 3) se imposterà una campagna elettorale estrema, ultrapopulista, in grado di suscitare l’ostilità del paese nei confronti dell’euro, dell’eurounionismo, del montismo e della Germania; 4) se riuscirà, in conseguenza del verificarsi delle ipotesi di cui ai punti precendti, a “svegliare il can che dorme” non solo in Italia, ma addirittura anche in altri paesi dell’Europa mediterranea (e, perché no, dell’est europeo).
    Quanto precede indipendentemente dalle reali intenzioni di Silvio, poiché Silvietto non si spingerà mai, concretamente, oltre i limiti consentiti. Lo farà soltanto propagandisticamente e a parole. Non è un eroe e non lo è mai stato, ma anzi, è piuttosto un egocentrico e opportunista che reagirà con forza soltanto se sarà messo con le spalle al muro.

    Saluti

    Eugenio Orso

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