Il ritorno dello Jedi e le prossime anticipate di Eugenio Orso

Il ritorno dello Jedi dimezzato

Non siamo proprio alle guerre stellari, non abbiamo pittoreschi e futuribili cavalieri tutti di un pezzo, come il Luke Skywalker dell’Alleanza Ribelle, che ci ronzano intorno per salvarci dall’Impero, ma direi che ci siamo. Qualcuno sta cercando di far finire anzitempo il governo dello stragista sociale Mario Monti e un mezzo Jedi, un po’ guerriero, ma anche un po’ opportunista e vigliacchetto, ha fatto capolino fra un voto di fiducia e l’altro, cercando di ribaltare il tavolo poco prima che la partita finisca come da copione. Per non sembrare eccessivamente criptico specifico che il mezzo Jedi (senza alcun riferimento alla statura fisica) è il nonancoradeltuttofinito Silvio Berlusconi, che a sentirlo sta cercando con un colpo di mano di liberare, da Monti e dal rigore, il popolo italiano che soffre. Ma perché di nuovo lui, che molti credevano già sul viale dell’oblio o addirittura ghermito dalla Morte Nera? Siccome nel pdl non è emerso, fino ad ora, un nuovo capo carismatico degno di questo nome, a suo dire il cav ha dovuto sacrificarsi per l’ennesima volta, facendosi avanti e riprendendo in mano la delicata situazione. Alfano, rientrato rapidamente nei ranghi, si è appiattito sulle posizioni del suo creatore, togliendo la fiducia a Monti, comunicandolo nelle forme dovute a Napolitano, ma precisando che per il solito senso di responsabilità permetterà di approvare (come ha fatto da un anno a questa parte) tutte le porcherie di Monti, fino all’ultima, e poi si andrà a elezioni anticipate. Poco prima dello scadere “naturale” della legislatura si è verificato il colpo di mano del cav, senza interrompere o mettere veramente in discussione le controriforme montiane. Niente primarie per il pdl, perché il capo c’è già, è vivo e vegeto ed è tornato dopo una lunga vacanza. Il suo volere non si discute. Berlusconi ha senz’altro compreso che una gestione autoritaria di quel pdl che potrà servirgli ancora per un po’, prima di finire al macero, è l’unica soluzione per non affondare completamente, sperando almeno di recuperare un po’ di consensi, se non di vincere a sorpresa. Per tale motivo si è risolto a emulare se stesso e i Grillo e Casaleggio, la cui gestione autoritaria e centralizzata di M5S, nonostante l’”orizzontalità” conclamata della rete, ha permesso al movimento di ottenere significativi risultati elettorali e un crescente consenso nei sondaggi. Nel frattempo, privato dell’apporto diretto – ma non indiretto, attraverso l’astensione che garantisce il numero legale – dei gruppi parlamentari berlusconiani, Monti ha annunciato sabato 8 dicembre le sue dimissioni, e almeno in apparenza sembra disposto ad andarsene, con grande “correttezza” come sostengono in molti, anche se sa che potrà rientrare in seguito. Diamo per scontato il biasimo dei più ferventi sostenitori di Monti, Casini e Bersani, che starnazzano, come sempre, contro l’irresponsabilità di Berlusconi e il pericolo populista-demagogico che questi incarnerebbe.

 

Perché il ritorno è stato permesso

Se questo è il quadro in cui ci si muove (sto scrivendo la mattina di domenica 9 dicembre), la prima cosa da chiedersi è perché il mezzo Jedi è tornato con un coup de théâtre, a poca distanza dalla fine di questa anomala e decisiva legislatura. Ebbene, per quanto non sia troppo semplice analizzare le vere intenzioni e i piani del cav redivivo, molte ipotesi sono state fatte e fra queste ce ne sono d’intelligenti e verosimili. Una ragione del ritorno dello Jedi dimezzato potrebbe riguardare proprio la sua sorte personale e processuale, che si profila rischiosa e incerta. La possibilità di un destino giudiziario avverso – ricordando la condanna a quattro anni per falso in bilancio – e della futura incandidabilità dei condannati a pene superiori ai due anni per tangenti – lo schema del decreto legislativo in materia di “liste pulite” è già stato approvato dal consiglio dei ministri – possono averlo risolto ad agire in fretta, cambiando le carte in tavola. In tal caso, potrebbe bastare un altro “salvacondotto” giudiziario a suo favore, concessogli con trattativa segreta, per farlo ritornare sui suoi passi, ma questa soluzione non è la più probabile. Altro motivo, che non esclude il primo, potrebbe essere quello di accelerare la nascita di un nuovo soggetto politico sotto controllo berlusconiano, spremendo il pdl fino in fondo e traendone vantaggi, ma impedendo che si dissolva nel più completo caos. Da qualche tempo Berlusconi parla di “rinnovamento” del centro-destra, nel senso che vorrebbe disfarsi della zavorra (“colonnelli” aennini a fine vita, facce ormai impresentabili, comparse pidielline e cortigiani inutili) e arruolare giovani di belle speranze modello Renzi, presunti “illibati” e mediaticamente presentabili, ma obbedienti al suo comando. Il pdl potrà ancora essergli utile per un po’, ma nel corso del prossimo anno il cav lo metterà quasi certamente in liquidazione, sostituendolo con una formazione più adatta ai suoi attuali scopi. Il rischio di perdere qualche pezzo, come ad esempio i montiani del pdl, esiste, ma è poca cosa rispetto alla posta in gioco, e lo Jedi potrà ben rinunciare a un Franco Frattini. Altra ragione che ha indotto Berlusconi ad agire, può essere la scontata vittoria di Bersani su Renzi nelle primarie, quelle primarie propagandistiche, prodotto di successo del marketing elettorale nel prevoto, che il pd-cs ha gestito truffaldinamente con maestria e che il pdl non è riuscito a fare. Un Renzi vittorioso su Bersani e Vendola sarebbe stato un avversario più “ostico”, più difficile da affrontare per un Berlusconi ridisceso in campo, e in quel caso (solo ipotetico) il cav avrebbe potuto rinunciare, standosene relativamente tranquillo nel back stage, senza però rinunciare a muovere i fili. Il confronto, in quel caso soltanto ipotetico, sarebbe stato fra un vecchio ritinto in declino e un giovane bullo in ascesa “attraente” anche per un certo elettorato di destra, e questo Berlusconi non avrebbe potuto accettarlo. Non è escluso, infine, che il mezzo Jedi ha intenzione di impostare una campagna elettorale fintamente ma scopertamente populista, contro la prigione dell’euro, la costante minaccia dello spread, la soffocante e criminale unione europoide e lo stesso Mario Monti, espressione degli interessi della classe globale dominante. Le sofferenze della popolazione italiana, che inizia  giustamente ad odiare lo stragista Monti e la falsa Europa, rischiano di diventare indicibili, e questo agevolerebbe non poco un Berlusconi spregiudicato e opportunista. Una simile soluzione consentirebbe al cosiddetto centro-destra, ricompattato in seguito ad una nuova intesa elettorale con lega maroniana, di recuperare astensione e qualche consenso finito provvisoriamente nelle tasche di Grillo. Se ciò accadrà, la sconfitta del centro-destra sarà meno dura di quanto oggi si prevede. E’ chiaro, però, che si tratterebbe di un finto populismo, perché il Berlusconi che non ha avuto coraggio in passato di difendere la residua sovranità nazionale, consegnando senza fiatare il testimone a Monti-Napolitano, in futuro non avrà il coraggio di applicare un programma alternativo, antieuropoide e antieuro, né potrà garantire alcun recupero in termini di sovranità politica e monetaria. Ne consegue che il ritorno dello Jedi dimezzato è stato permesso, dietro le quinte, dalle Aristocrazie finanziarie globali, perché conviene a Monti, costretto alle dimissioni dall’”irresponsabilità” berlusconiana che espone il paese ai soliti rischi finanziari, mentre l’esecutivo Monti ci ha “messo al sicuro” abbassando lo spread, non pregiudica il futuro successo elettorale di Bersani e della palude pidiina, destinati a vincere le politiche, a scadenza naturale o anticipate che siano, e può risultare un toccasana per la salute sistemica complessiva ridimensionando l’astensione e Beppe Grillo. All’Aristocrazia finanziaria dominante simili esiti non potranno dispiacere, anche perché è preferibile che il suo prossimo esecutivo in Italia – centrato sul pd-cs di Bersani, eventualmente allargato ai montiani-centristi, e magari con Monti rientrato come presidente del consiglio o superministro economico – abbia a che vedere con un’opposizione fintamente populista e antieuropoide, piazzatasi saldamente al secondo posto in un rigurgito di bipolarismo, piuttosto che con un’opposizione del tutto nuova, imprevedibile e non ancora “ammaestrata” come quella di M5S.

 

Come andranno le anticipate

Infine, alla luce del (parziale) mutamento di rotta impresso dal ritorno dello Jedi dimezzato, voglio tentare un “vaticinio elettorale” che riguarda l’esito delle prossime anticipate. L’elemento nuovo di rilievo è il rientro di Berlusconi, che ha “separato” in extremis il pdl da un Monti in vertiginosa discesa nei sondaggi, evitando un completo disastro elettorale. Teniamo in conto che quasi sicuramente si andrà alle anticipate con la precedente legge elettorale, al più ritoccata marginalmente in fretta e furia, e questo va bene sia a Berlusconi sia al pd per sottrarre i candidati alla temuta “volontà popolare”. Il pd bersaniano, con l’apporto di Vendola (e forse di alcune minuzie definite “di sinistra”), otterrà la maggioranza dei seggi in parlamento, alla camera ma probabilmente anche in senato, perché questa è la volontà dei veri detentori del potere e per questo risultato, ha lavorato tutto il sistema, dai media ai sondaggisti. Il centro filomontiano di Casini, Fini e altre sporche figure forse non farà faville (un’ipotetica lista Monti è data, oggi, al 4%, l’udc intorno al 5 o 6%, il fli è una minuzia al 2% o meno), ma potrà garantire qualche seggio in “appoggio” a una maggioranza espressione degli interessi globalisti ed europidi, sotto il ferreo controllo programmatico di bce, ue e fmi. Se veramente si faranno le anticipate – un passo indietro, in seguito ad accordi segreti, con Berlusconi è sempre possibile – il pdl potrà ottenere, auspicabilmente insieme alla lega, più voti e più seggi delle liste di Grillo, arrestando un poco la caduta di queste ultime settimane e recuperando qualcosa con un finto programma politico “populista”. Le anticipate, che si terranno un po’ prima delle elezioni di fine legislatura, porteranno al voto la popolazione in una situazione economica, sociale, occupazionale un po’ meno compressa, contribuendo a contenere l’astensione. La falsa alternativa pidiellina, con venature antieuropoidi e antirigoriste, consentirà il recupero di qualche punto percentuale di astensione, migliorando la stabilità sistemica. Nel caso di anticipate, possiamo supporre che non ci sarà il tempo per imporre un memorandum d’intesa e ottenere il “soccorso europoide”, in seguito a impennate improvvise dello spread e all’azione della speculazione, ma ciò non avrà una grande importanza. Fatto il nuovo parlamento, a maggioranza pidiina, la situazione economico-finanziaria potrà precipitare ancora una volta verso il baratro e i partiti presenti in parlamento quasi sicuramente si accorderanno – “per senso di responsabilità nei confronti del paese” – richiamando Monti al governo, come presidente del consiglio (e in tal caso Bersani si farebbe “responsabilmente” da parte) o come importante ministro economico del nuovo esecutivo e magari vice presidente del consiglio. Tanto Monti sarà ancora lì, presente in parlamento grazie al suo complice Napolitano, in qualità di senatore a vita. In tal modo, nonostante non si sia firmato preventivamente un memorandum d’intesa europoide – che vale il vincolo sui programmi e sulle politiche degli esecutivi futuri – non si uscirebbe comunque, per millantate “cause di forza maggiore”, dalla cosiddetta agenda Monti, rispettandola minuziosamente. Il ridicolo sel vendoliano, “radicale” solo a parole, resterà aggrappato al carro del pd e accetterà integralmente una simile situazione abbassando il capo. Nessuno potrà “disfare” le controriforme montiane fin qui approvate, che potranno soltanto essere integrate e approfondite da nuove, urgenti “riforme” riguardanti il lavoro, le pensioni, la spesa pubblica e la sanità. I grillini, entrati ex novo in parlamento, sopravvivranno isolati da un “cordone sanitario” e saranno soggetti a manovre disgreganti, nonché ad una serie di attacchi mediatico-giudiziari. Nella situazione da me ipotizzata, un pdl o un suo sostituto minoritario in parlamento potrebbe permettersi di non appoggiare direttamente l’esecutivo “di larghe intese” e astenersi, come sta facendo oggi, dando però una mano per il raggiungimento del “numero legale” nelle votazioni cruciali. Così facendo, senza pregiudicare gli interessi globalisti e porsi in una posizione di scontro con le potenti élite finanziarie, Berlusconi potrebbe simulare un po’ di populismo e lasciare la “patata bollente” in mano al pd e ai centristi filomontiani. Un po’ dentro e un po’ fuori, opportunisticamente, evitando di minacciare seriamente la stabilità del sistema e di impedire l’applicazione dei programmi globalisti-europidi stabiliti per l’Italia.

Il ritorno dello Jedi e le prossime anticipate di Eugenio Orsoultima modifica: 2012-12-10T11:11:00+01:00da derosse
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4 pensieri su “Il ritorno dello Jedi e le prossime anticipate di Eugenio Orso

  1. questo sara’ lo scenario del prossimo osceno balletto liberal democratico,primattori ,guitti,nani e ballerine.Ogni personaggio di questo tragico mosaico avra’ il suo ruolo e le pecore, benedette dalle primarie,proveran di nuovo l’eccitazione della scelta tra chi le dovra’ tosare.Le oligarchie, intanto, han gia sceltoil PD e i suoi complici,faran di tutto per impedire che il piano strategico non vada a buon fine per loro.

  2. Per mirco

    Berlusconi non è un difensore della sovranità nazionale. Se lo fosse veramente, un anno fa avrebbe cercato di resistere al suo posto, pur con forze inferiori rispetto a quelle globaliste, sbarrando la strada a Monti e attaccando direttamente Napolitano. Non lo ha fatto. Al contrario, è fuggito con la coda fra le gambe. Anche se in campagna elettorale assumerà atteggiamenti “populistici”, si tratterà di un falso populismo, che non avrà seguito, perché sarà finalizzato esclusivamente a recuperare voti e astensione. Inoltre, se Berlusconi non avesse avuto il “permesso” delle Aristocrazie finanziarie, non sarebbe tornato con un simile colpo di scena, imponendo ad Alfano di togliere la fiducia a Monti, ma senza compromettere l’approvazione, in parlamento, delle controriforme programmate.

    Saluti

    Eugenio Orso

  3. Scenario altamente plausibile. I prossimi mesi verteranno sulla disgregazione del Movimento 5 Stelle (che voterò; Di Pietro non esiste più, dissolto con una trasmissione televisiva!); leccapiedi, berlusconiani, piddini, confindustriali, radical-chic, giornalai, comici, sinistri, fascisti, i soliti eterni cumuli di spazzatura tenuti insieme dalla cravatta avranno nel mirino solo quello: per il resto ci si può accordare.
    Segnalo solo due piccole cose:
    1. Non son certo della piena vittoria PD. Il pallido Veltroni della batosta assommò ,se ricordo bene, un 34%. Ora il PD trionfante sembra godere della medesima percentuale. Peccato che tale previsione si eserciti sondando un elettorato che, sino a pochi giorni fa, non aveva, a destra, alcun riferimento (astensione al 50% circa). Calcolare il 34% su un’astensione del 30-35% è ben diverso, senza contare la gragnuola propagandistica in arrivo.
    2. Lo spirito di Don Camillo (che una volta gonfiava le urne DC) sta tornando in alleanza con l’istinto di sopravvivenza, millenario, degli italianuzzi. Come previsto; e Bersani si piglierà questo ennesimo treno in faccia.
    Peccato che tale empito popolare riempa il sacco di un Berlusconi che non ha il minimo interesse alla difesa degli Italiani. Tergiverserà, camufferà e cederà anche lui (dopo l’incasso ovviamente). La pressione dei robota internazionalisti schianterebbe chiunque. Che spreco di energie e speranze!

  4. Per Vlad
    Premetto che io non voto da molti anni per scelta politica cosciente. La mia astensione equivale a un rifiuto integrale del sistema (liberal)democratico, di tutte le sue ritualità e di tutte le sue regole. Tu dirai giustamente “bella forza!”, perché non si corre alcun rischio non votando, ma almeno mantengo una certa, necessaria coerenza che si riflette su quanto scrivo nel blog e lo giustifica.

    Posso concordare sul fatto che moltissime risorse dell’apparato ideologico-mediatico e accademico locale, integrato dall’”opera” manipolatoria dei sondaggisti, si concentreranno sull’obiettivo ridimensionamento M5S e consensi a Grillo. Però un movimento “pacifico” come M5S, che accetta le regole liberaldemocratiche, che ha scelto di partecipare al gioco elettorale, che incanala la protesta su una strada non troppo pericolosa per il sistema, a qualcosa potrà servire, se non altro come valvola di sfogo e contributo al recupero dell’astensione. Di conseguenza, non credo che arriveranno al punto di demolire completamente M5S prima o durante il futuro momento elettorale.

    Per quanto riguarda il progressivo recupero dell’astensione, hanno avuto qualche effetto in tal senso le primarie propagandistiche (e non reali) del pd e ne avrà, nelle prossime settimane, la ridiscesa in campo di Berlusconi “a vantaggio” del paese che soffre e non ha una vera rappresentanza politica.

    Le variabili sono molte, il quadro è complesso e anche trascurando eventuali, improvvise e gravi “perturbazioni”, al momento non prevedibili, concordo sul fatto che una piena vittoria elettorale del pd-cs – che equivale alla maggioranza assoluta dei seggi in parlamento – potrà non concretarsi. Ma la maggioranza relativa sarà saldamente nelle mani del pd-cs, a meno di sorprese oggi ritenute improbabili, quali un recupero formidabile di quel Berlusconi che si vende come difensore del popolo e della sovranità nazionale. Dichiarazione recente e “eretica” di Berlusconi: “Lo spread? E’ un imbroglio.” Se Berlusconi si scaglierà – ma soltanto a parole alle quali in nessun caso seguiranno i fatti – contro l’unione europide, l’euro, l’opportunismo e l’egoismo omicida dei crucchi, forse potrà ottenere risultati elettorali superiori al previsto. Come ho scritto, la popolazione odia sempre di più lo stragista sociale Monti e l’unione europoide-globalista che è una prigione dei popoli. Ricordiamoci anche che Berlusconi è già stato accusato, da più parti in passato, di aver fatto odiare l’Europa (quella falsa e unionista) agli italiani.

    Bersani, pur non essendo una grande personalità, un capo, un personaggio di grandi qualità e di capacità non comuni, è un bravo e fedele servo delle Aristocrazie finanziarie dominanti, un buon imbroglione politico e un devoto liberal-liberista, con qualche sfumatura propagandistica lab(urista). Non sottovalutiamo Bersani e la potenza ingannatrice dell’apparato burocratico-politico pidiino, che gode, come ben sappiamo, di “buona stampa” e dell’appoggio dei soliti poteri forti (e fortissimi, come i Mercati&Investitori). D’altra parte, il compito di questa sinistra politica (e sindacale, perché al pd affianchiamo la cgil) è proprio quello di imbrogliare il popolo, prevenendo o spegnendo forti tensioni sociali nei periodi di grandi “riforme strutturali”.

    Saluti antisistemici

    Eugenio Orso

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