La situazione politica italiana e la sua evoluzione futura di Eugenio Orso

Pubblico un mio saggio, scritto sabato 24 novembre, sull’attuale situazione politica italiana e sulla sua possibile evoluzione futura. Questo saggio è stato scritto prima di conoscere l’esito delle attese primarie del pd, evento mediatico-manipolatorio-propagandistico di prima grandezza, in grado di irretire un paese impaurito, prostrato e retto da un governo “esterno”. In futuro la situazione si chiarirà meglio, man mano che si avvicinerà alla primavera 2013, e le mie “profezie” di breve periodo potranno essere confermate o smentite.

Metto a disposizione il pdf del saggio e riproduco di seguito il testo integrale.

La situazione politica italiana e la sua evoluzione futura_Eugenio Orso_24 11 2012.pdf

 

Per valutare correttamente l’attuale situazione politica italiana, e svelare il disegno oligarchico stabilito per il paese, è necessario prestare la dovuta attenzione ai seguenti elementi:

1)    I cartelli elettorali liberaldemocratici si preparano alle elezioni di fine legislatura, attese nel mese di aprile del prossimo anno. Avevo previsto, in tempi non sospetti, che il pdl difficilmente sarebbe sopravvissuto alla morte, alla fuga, all’arresto o semplicemente all’abbandono del suo “proprietario” e fondatore unico, cioè Silvio Berlusconi. Si trattava, in verità, di una facile previsione. In questo preciso istante il pdl si sta sciogliendo come un gelato esposto al solleone, nonostante le temperature autunnali, travolto com’è da conflitti interni insanabili, dai soliti scandali per corruzione, dagli abbandoni di singoli esponenti e dalle scissioni che generano micropartiti. Avevo previsto che la ricomposizione del centro-destra parlamentare in altra forma avrebbe richiesto tempi non brevissimi, non potendo produrre frutti elettorali consistenti per la scadenza politica della primavera del 2013. Per tale motivo, i registi sopranazionali con la piena collaborazione di Napolitano “sponsor” di Monti, hanno pianificato la vittoria dell’affidabilissimo pd postcomunista e postdemocristiano, per un nuovo governo in linea con le politiche richieste all’Italia da BCE e FMI. La persistenza del nucleo leghista superstite, ridiventato indipendentista e sempre più antimontiano per mera convenienza elettorale, non impedirà una sostanziale riorganizzazione futura del centro-destra, una volta sciolto il nodo rappresentato da un pdl morente. Se un risultato che si voleva ottenere era quello della separazione definitiva dei destini di lega e pdl, questo risultato sembra ormai raggiunto. Per continuare la rappresentazione scenica liberaldemocratica a uso e consumo delle masse, aduse al fidelismo nel calcio come in politica e a un tifo politico di tipo calcistico, è necessario creare con i resti dei vecchi cartelli elettorali che hanno sostenuto Berlusconi nuove formazioni, nuove “squadre di campionato” in grado di rappresentare la falsa opposizione al pd in parlamento. E’ necessario avere, nella liberaldemocrazia “calcistica” italiana, almeno due squadre principali che si contendono lo scudetto per coinvolgere le tribune, pur nella persistenza di un gioco viziato, pilotato e truccato, come nel torbido caso a sfondo penale del “calcioscommesse”. Ecco perché si ricostruirà una nuova “casa dei moderati”, questa volta senza l’indisciplinato ed estroso Berlusconi. Quanto precede a prescindere dalla lega, ridimensionata a sufficienza “sciogliendo” per un po’ dalla catena quel cane da caccia rappresentato dalla magistratura inquirente (l’inchiesta di più procure partita da Belsito), ma tenendo in debito conto il piccolo, grande centro filomontiano guidato dall’udc del “sempreverde” (e sempreservo) Pier Ferdinando Casini. Samorì o non Samorì alle incerte primarie del pdl, Montezemolo o non Montezemolo al centro, la riorganizzazione del centro-destra, la sua ricomposizione in altra forma, purché gradita alle Aristocrazie finanziarie globali (nessun vero populismo è ammesso!), continuerà per buona parte del 2013. In tempi non sospetti avevo scritto che dopo la lega sarebbe toccato a Di Pietro e alla sua idv entrare in crisi e subire un drastico ridimensionamento, per la blanda opposizione alle politiche euromontiane in parlamento. Ebbene, è quello che sta accadendo in questi giorni, e intorno a Di Pietro si sta creando rapidamente un vuoto mortifero, che prelude forse allo scioglimento di quella formazione ormai ridotta a partitino. Donadi è fuggito cercando di agganciarsi con una sua formazione al vincente centro-sinistra pidiino, il sindaco di Napoli De Magistris è distante da Di Pietro come non mai, molti parlamentari in fuga hanno già abbandonato i gruppi parlamentari dell’idv, che rischiano di ridursi a un niente. Elementi di disturbo per Monti, pur appartenendo per intero al sistema della politica liberaldemocratica, lega e idv come prevedevo sono stati “castrati” a sufficienza per limitare al massimo, in occasione delle future politiche, gli elementi di disturbo ai piani elitistici stabiliti per l’Italia. Per quanto riguarda il centro ascaro filomontiano, io credo che parte di questo parteciperà alla prevista “ristrutturazione” del centro-destra, ma una parte potrà affiancare il pd. Gli elementi centristi saranno in prima linea se si farà rientrare Monti dalla finestra dopo che sarà uscito dalla porta, richiamandolo in servizio, in un nuovo governo guidato da lui, oppure guidato da politici di professione, come ad esempio Bersani. Infine, il pd di Bersani è destinato a diventare ciò che è diventata la Nuova Democrazia di Samaras in Grecia, in seguito alla vittoria nelle seconde elezioni “popolari” dopo il direttorio Papademos (le prime sono “andate a vuoto”). Uniche incognite di rilievo, l’astensionismo e la presenza delle liste M5S, che però, a mio dire, non potranno sconvolgere completamente il quadro, facendo fallire completamente i piani orditi dall’Aristocrazia globale e dai suoi referenti sopranazionali (fra i quali Draghi e Lagarde) per sottomettere l’Italia.

 

2)    Una considerazione particolare meritano, nella fase pre-elettorale, le primarie di partito e schieramento. Sarò breve, perché sulle primarie del pd e del pdl ho già scritto a sufficienza nel recente passato. Per quanto riguarda le incerte primarie del pdl, bisogna ammettere che aveva ragione Berlusconi a non volerle. La funzione delle primarie del pd è quella di simulare la “partecipazione democratica”, di legittimare l’intero sistema nel prevoto, di arginare, con adeguato battage mediatico, astensionismo e consensi a Grillo, agevolando la realizzazione dei progetti globalisti per il paese. In cinque o sei milioni, se non mi sbaglio, hanno seguito la sceneggiata televisiva, su Sky, del confronto fra i cinque “finalisti” nella competizione, secondo le regole della trasmissione televisiva di successo X-Factor. Essendo il vincitore predeterminato (Bersani, come in passato fu Romano Prodi), ciò che conta è il consenso che si riesce mediaticamente a muovere. Al contrario, nel caso del pdl che potrebbe finire a breve sotto la tenda dell’ossigeno, l’annuncio delle primarie non ha fatto altro che accelerarne la caduta, aggravando il suo stato di salute, senza portare particolari benefici al sistema in termini di interesse e di consenso di massa. Infatti, è accaduto quello che non doveva accadere, e cioè che la competizione annunciata ha portato ad un’infausta proliferazione delle candidature (una ventina, se non erro), accentuando il caos e i contrasti interni. Diversamente dal pdl il pd, che ha sapientemente limitato il numero dei candidati e creato cinque false alternative, per dare l’impressione di un vero dibattito politico interno, senza mostrare all’esterno pericolosi segnali di sfaldamento. Ciliegina sulla torta, un candidato alle primarie del pdl è persino finito sotto inchiesta, accentuando la caduta a vite della formazione ex berlusconiana. Se la falsa contesa nelle primarie del pd non ha messo in luce drammatiche e dirompenti divisioni fra ex comunisti ed ex democristiani, nello sciagurato (e sfortunato) pdl sembra che il nucleo superstite di provenienza aennina si sia in qualche modo ricompattato con propri candidati (Giorgia Meloni, per non fare nomi), distinguendosi dagli altri e entrando in aperto conflitto con altre componenti. Questa situazione, nel caso pidiellino, non favorirà di certo la partecipazione all’evento, ma anzi, agirà sicuramente in senso contrario. In breve, le primarie del pd sono sotto controllo e assolvono bene la loro truffaldina funzione di alimentare il consenso, nel solo interesse globalista, cercando di arginare astensionismo e voti a Grillo, mentre le primarie del pdl fin dal loro annuncio si sono rivelate un fallimento, ed anche se il pdl sopravvivrà dovrebbero essere tempestivamente annullate. Ma ormai potrebbe essere troppo tardi.

 

3)    Gli interventi e le dichiarazioni della presidenza della repubblica di questi giorni, mostrano con estrema chiarezza di ciò che ci attende, a livello politico, nel prossimo futuro. Le parole di Napolitano, lette fra le righe senza eccessivi sforzi di interpretazione, rivelano il disegno delle élite esterne al cui comando lo stesso presidente obbedisce. Anzitutto, se si è costretti a negare ufficialmente che la presidenza della repubblica appoggia un partito, uno schieramento, una parte, la smentita rivela che ci sono fondati sospetti, in proposito, che la presidenza della repubblica è schierata e favorisce chi meglio supporta le politiche euromontiane, mostrandosi disposto ad applicarle anche in futuro. Se poi si dichiara che Monti non può essere eletto perché è già senatore a vita (nominato in fretta e furia, senza i tempi e gli accertamenti del caso, proprio da Napolitano), ma che dopo le elezioni i partiti possono “chiamarlo” per importanti incarichi di governo, ci si scopre spudoratamente e si rivela il disegno che c’è sotto. La popolazione odia Monti, stragista sociale e massimo agente dell’Aristocrazia globalista in Italia, e non bastano i sondaggi ammaestrati sulla sua “popolarità” a farlo digerire. Non a caso, se all’inizio del mandato i sondaggi erano frequenti e lo “incoronavano” come successore tecnico graditissimo dello screditato del sistema dei partiti, oggi che le sue misure stanno facendo effetto, lacerando il tessuto sociale e produttivo del paese, gettando sul lastrico quote sempre più rilevanti di popolazione, chissà perché l’opera dei “sondaggisti” ha subito un deciso rallentamento. Forse perché non si può mentire, confondere le idee e manipolare la realtà oltre un certo limite? Secondo quanto afferma l’ambiguo Napolitano, che dal Quirinale non la smette di complottare contro il paese e il suo futuro, i partiti possono impostare una campagna elettorale senza Monti, che è già in parlamento e lì resterà, e farlo tornare al governo, come importante ministro se non come presidente del consiglio, a urne chiuse e giochi fatti, dopo aver ricevuto i voti e conquistato i seggi. Un po’ come dire: avuta la grazia, gabbato lo santo. L’importante è non discostarsi troppo per il futuro dalle politiche di Monti, non presentare al “corpo elettorale” vere alternative di politica economica e sociale, e soprattutto non “disfare” le controriforme già realizzate, come afferma da tempo Napolitano lanciando un severo monito. Questo i Mercati & Investitori non potrebbero sopportarlo e perciò attaccherebbero immediatamente l’Italia, scatenando il bombardamento finale. Infatti, quell’oscenità politica e umana che è Pier Luigi Bersani, espressione più significativa e caratteristica del pd, ha precisato che se vincerà le primarie e le elezioni (il se è addirittura ironico), le sue politiche saranno “un po’ diverse” da quelle di Monti, ma soltanto un po’ diverse, bene inteso, perché per tutto il resto le ricalcheranno. Sarà necessario dare il colpo di grazia al lavoro stabile e indeterminato, ridimensionare drasticamente l’impiego pubblico, ridurre ancora il potere d’acquisto di salari e stipendi, demolire definitivamente lo Statuto dei Lavoratori, mantenere alta la fiscalità, distruggere le autonomie locali per imporre i “risparmi di spesa”, liberalizzare ogni recesso possibile e privatizzare anche l’aria. Questo Bersani lo sa bene, ed essendo un cagnolino al guinzaglio dell’Aristocrazia dominante non potrà esimersi dal farlo. Potrà sbizzarrirsi con le “nozze gay” o con simili minchiate (alla Zapatero), potrà adottare misure punitive molto severe contro l’omofobia (per compiacere l’alleato Vendola), combattere l’antisemitismo rinascente (un tocco di sionismo non guasta), ma sulle politiche economiche, sociali e finanziarie, che sono quelle che contano, non dovrà “metterci del suo” uscendo dal seminato. In tal senso possiamo interpretare i moniti di Napolitano, che varranno per Bersani o qualsiasi altro, diverso da Monti, destinato a ricoprire in futuro la carica di presidente del consiglio. Un’ultima considerazione: se il senatore a vita Mario Monti dopo essere uscito dalla porta potrà rientrare dalla finestra in ogni momento, non sarà necessario, nel caso che le cose si mettano male e i sondaggi “riservati” rivelino un’incontenibile ostilità della popolazione (Grillo al 30%, astensione nazionale ben oltre il 50%), sospendere le elezioni politiche di fine legislatura, rinviandole di un anno. Si potrà richiamare in situazioni di emergenza Mario Monti alla presidenza del consiglio (Bersani si farà da parte abbassando il capo “con senso di responsabilità”), o alla testa dell’importante dicastero dell’economia, in un governo ibrido, tecnico-politico, benedetto da Napolitano e dai globalisti, e appoggiato dall’intero sistema dei partiti, dal pd ai resti del pdl passando per l’udc. Anche se si tratterà, nella sostanza, di un volgare imbroglio, il nuovo governo sarà pur sempre espressione di un parlamento “eletto dal popolo”, frutto della mitica “volontà popolare”.

La strada, per l’Italia, sembra tracciata e le prossime elezioni ci paiono sin d’ora una partita di calcio truccata, il cui esito è predeterminato per favorire certe scommesse. Con i soldi delle Aristocrazie finanziarie (che vengono dalle nostre tasche) non è consentito scherzare. Pena finire come i calciatori indagati e arrestati del “calcioscommesse” nella migliore ipotesi, o nella peggiore come il figlio calciatore del povero e compianto Gheddafi. Tuttavia, esiste pur sempre una speranza che eventi esterni di particolare gravità possano sconvolgere i piani globalisti predisposti per la sottomissione dell’Italia e il controllo politico del paese. Abbiamo osservato negli ultimi giorni alcuni segnali di progressivo “scollamento” dell’unione europoide, che potrebbero riflettersi negativamente sulla tenuta e sulla stessa possibilità di sopravvivenza dell’euro. Primo fra tutti, la mancata intesa sulla Grecia per i 44 miliardi di finanziamento promessi e l’opposizione severa del FMI all’allungamento dei tempi, dal 2020 al 2022, per un consistente rientro greco dal debito, al 120% del rapporto debito/ PIL. Poi vi è stata la fallimentare seduta europide per l’approvazione del bilancio 2014/2020, che si è conclusa con un nulla di fatto. Questi sono altrettanti segnali di scollamento, piccole crepe nell’integrità sistemica cui potrebbero far seguito crepe più grandi, riaccendendo la speranza per il crollo dell’intero edificio in tempi non storici. Se l’edificio europide dovesse crollare prima della tornata elettorale politica di aprile 2013 – eventualità improbabile, ma non impossibile – sarà difficile continuare a giustificare la persistenza di certe politiche antipopolari, castranti per la produzione e l’occupazione, o affermare impunemente che i sacrifici li devono fare “anche” i meno abbienti, e il sistema politico-istituzionale italiano non potrà che entrare in fibrillazione. Venendo meno la colonna portante dell’euro, l’attuale sistema di sfruttamento dei popoli e degli stati non potrebbe avere vita lunga, e un vero dibattito politico, non ammaestrato e non drogato, auspicabilmente fuori dagli schemi liberaldemocratici, potrebbe rapidamente svilupparsi all’interno dei paesi coinvolti nella caduta. Si riacutizzerebbero le tensioni sociali, finora sapientemente compresse, e le strutture politiche e sindacali obbedienti al comando europide-globalista vedrebbero ridursi drasticamente la loro presa sulla popolazione e il loro seguito, subendo la giusta ira popolare. L’espressione Conflitto, severamente vietata dal politicamente corretto liberaldemocratico, riacquisterebbe finalmente il suo significato più proprio e il rilievo storico che le compete. Perché correre a votare per partiti come il pd che hanno avvallato le peggiori porcherie della classe globale finanziaria dominante e dei suoi “governi tecnici”, restando alla fine con il cerino in mano? Perché sostenere sindacati gialli, come la cgil e la cisl, che hanno trattenuto la protesta dei lavoratori, spegnendola, in cambio del mantenimento del loro sottopotere? Se poi si sospenderanno le elezioni con la scusa della grave situazione economica innescatasi in seguito alla caduta dell’euro e dell’unione europide monetaria, mantenendo Monti dove si trova, il gioco sarà fatto totalmente allo scoperto, in modo palesemente autoritario, perché l’azione di Monti è diretta proprio in difesa dell’euro e della falsa europa unionista. In circostanze storiche eccezionali forse si comincerà a comprendere che l’origine dei nostri mali, politicamente, è proprio la democrazia ammaestrata che riporta al Libero Mercato Sovrano, e che la pace e la coesione sociale non sono altro che menzogne propinate alle vittime sacrificali del liberalcapitalismo finanziario. Ma questa prospettiva, per ora, è solo una vaga speranza, che spero non sia soltanto mia.

 

 

La situazione politica italiana e la sua evoluzione futura di Eugenio Orsoultima modifica: 2012-11-26T10:03:00+01:00da derosse
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4 pensieri su “La situazione politica italiana e la sua evoluzione futura di Eugenio Orso

  1. Forse un intoppo ai programmi potrebbe essere rappresentato dall’istinto profondo dei popoli europei, in special modo quelli meridionali.
    I robota internazionalisti (segnati da una inaffettività quasi patologica ancorché mascherata da squisita cortesia formale) tendono a sottovalutare ciò che ad essi appare un relitto del passato, l’inconscia voglia di sopravvivere nonostante tutto, il richiamo del familismo e del passato tradizionale.
    Nel telefilm inglese “Il Prigioniero”, il protagonista vive in reclusione in una società apparentemente dorata, fra festicciole, elezioni farsa, delazioni, tentativi di fuga impossibili … In una puntata fa saltare un supercomputer del Sistema rivolgendogli una domanda semplicissima (“Perché?”); una soluzione che i Guardiani non avevano previsto perché, appunto, troppo umana (il fatto che il rapporto uomo-macchina sia datato non inficia il simbolismo della scena).
    Così la speranza è riposta, come primo livello di ribellione, su elementi inconsci che possono aprire una breccia nel soffocante, totalizzante mainstream attuale.
    La fase distruttiva-logica potrebbe arrivare dopo, chissà.

  2. Per Vlad

    Interessante riflessione, la tua. Potrebbe andare come dici tu, poiché la storia non è scritta. Gli elementi irrazionali, il “fondo buio dell’uomo”, l’inconscio come risorsa per combattere il neocapitalismo. Tuttavia io ritengo più probabile che questi elementi irrazionali si trasformino in conati insurrezionali, generando nella realtà brevi fuochi distruttivi che possono scalfire le “muraglie” della fortezza nemica, ma non farle crollare. Altra cosa è il processo rivoluzionario, in grado orientare la rabbia delle masse-pauper verso obiettivi politici importanti.

    Infine, ti ricordo la mirabile (e in parte ancora valida, nonostante la distanza storica, sociale e culturale) conclusione di un articolo di Lenin, comparso su Iskra nel 1901, dal titolo “Da cosa cominciare?”:

    Abbiamo sempre parlato soltanto di una preparazione sistematica, pianificata, ma con questo non volevamo affatto dire che l’autocrazia potrà cadere esclusivamente in seguito a un regolare assedio o a un assalto organizzato. Non vogliamo scivolare in un assurdo dottrinarismo. Al contrario, è pienamente possibile e storicamente molto più probabile che l’autocrazia cada sotto la pressione di una di quelle esplosioni spontanee o di quelle complicazioni politiche imprevedibili che minacciano continuamente da tutte le parti. Ma nessun partito politico può, senza cadere nell’avventurismo, impostare la sua attività facendo assegnamento su esplosioni e complicazioni. Noi dobbiamo seguire la nostra strada, svolgere instancabilmente il nostro lavoro sistematico, e quanto meno faremo affidamento sugli imprevisti tanto maggiori saranno le probabilità di non lasciarci prendere alla sprovvista da nessuna «svolta storica».

    Il sistema potrà cadere in seguito ad un’esplosione spontanea (come ipotizzi, tirando in ballo gli elementi inconsci presenti nell’uomo), ma un vero partito antisistemico non può fare affidamento su questa possibilità, e deve agire in modo razionale, con un lavoro “preparatorio” sistematico. Ciò significa che se il sistema collasserà per le motivazioni (non razionali) che tu adduci, il partito dei rivoluzionari dovrà mettere a frutto il proprio lavoro, cogliere la storica occasione e “cavalcare la tigre” per raggiungere gli obiettivi che si è prefisso.
    La lezione di Lenin, in tal senso, è ancora valida.
    Saluti
    Eugenio Orso

  3. Son d’accordo con te. Peraltro ho sempre avuto una propensione per lo “studio sistematico”.
    Mi preme sottolineare che i ‘logici’, i ‘sistematici’ o i ‘filosofi’ non debbono solo aspettare che l’elemento alogico o irrazionale faccia il lavoro sporco; anzi, occorre strumentalizzare le forze profonde del Paese come testa d’ariete contro tale sistema inumano.
    A mio modo di vedere queste forze cieche che ribollono sotto la pelle non sono che il vecchio sistema (reazionario, cattolico, agreste) spodestato dalle nuove forme del turbocapitalismo. Finché lo spettacolo è durato sono rimaste silenti (e in parte sublimate dal nuovo); ora tendono a riprendersi la scena e dobbiamo sperare che il Golem sia forte come un tempo e marciarvi dietro.
    Non a caso le formazioni politiche che a tali pulsioni alogiche si rifanno (più o meno, ovvero l’IDV, PDL berlusconiano, la Lega Nord) sono state colpite proditoriamente; le altre compagini fantoccio (PD, PDL alfaniano, Casini, Vendola, frattaglie comuniste e di centro) godono di buona salute giudiziaria. Ed io non credo alle coincidenze.
    Occorre perciò sfruttare i peggiori angeli della nostra anima per trovare una breccia nelle prime file del nemico. Peppone manovri Don Camillo …

  4. Per Vlad

    Ho letto con la dovuta attenzione il tuo secondo intervento.
    C’è un punto che mi preme precisare.
    Il vecchio sistema può conservare ancora delle potenzialità, e una presa su qualche gruppo sociale che è tuttora numericamente consistente, e/o politicamente influente, ma la storia va avanti e non consente (come ho già scritto trattando la questione della MMT e del keynesismo) di resuscitare le vecchie, ormai defunte, formazioni sociali novecentesche e i modelli di capitalismo sconfitti (economia mista italiana, capitalismo renano, eccetera).
    Ritorni al passato armi e bagagli non sono possibili, per come la vedo io.
    La stessa borghesia che potrebbe opporsi al “turbocapitalismo” è in estinzione, prima di tutto come mondo culturale, cannibalizzata e messa in un angolo dalla nuova classe globale dominante.
    Certo, dal “fondo buio” può partire qualche significativa reazione al dilagare neocapitalistico, ma a questa “pars destruens”, che potrà pur essere terribile, distruttiva al massimo grado, non farebbe seguito la necessaria “pars construens”.
    Questo è un serio limite del quale dobbiamo tener conto.
    Il nuovo, inteso come alternativa sistemica complessiva al neocapitalismo, è ancora da costruire, e da quel che mi risulta, in Europa non c’è quasi nessuno, oggi, che sta facendo questo cruciale “lavoro”.
    Di alternativa minimamente razionalizzata, coerente, complessiva, ma ancora in embrione, personalmente ne conosco una sola: il comunismo comunitario di Costanzo Preve.
    Non possiamo affidarci ai “ritorni al passato”, per quanto riguarda la parte costruttiva, come nel caso della Modern Money Theory o nel caso della riproposizione di forme di collettivismo novecentesche, ma il nuovo – la Nuova Critica complessiva dell’Economica Politica neocapitalistica – è di là a venire.
    In quanto anticapitalisti, ho l’impressione che siamo finiti in un cul de sac storico, e chissà per quanto ci resteremo.

    Saluti

    Eugenio Orso

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