Giovanilismo, rottamazione e nomenclatura nel Pd di Eugenio Orso

Continua lo scontro interno al massimo cartello elettorale della sinistra neoliberista, globalista, proeuro e pro UE, suscitato dall’esigenza propagandistico-elettorale del cosiddetto rinnovamento politico. La qual cosa non è irrilevante, perché la fibrillazione del Pd innescata dal “rottamatore” Renzi – che sta sollevando vespai a livello di vertice – potrebbe degenerare in una lotta ai coltelli, in una “guerra civile” fra i più devoti servi politici del neoliberismo e dell’eurocrazia, che si svilupperà senza esclusione di colpi all’interno delle strutture di (sub)potere pidiine.

L’escludere dalle candidature e dalle liste elettorali i dinosauri del partito (D’Alema, Turco, Finocchiaro, eccetera, eccetera) costituisce una formidabile ragione di scontro fra la fazione emergente del “rottamatore” fiorentino, da una parte, e la nomenclatura fossile pidiina, dall’altra parte. Le dimissioni di Veltroni, fondatore del Pd, tendono ad anticipare e prevenire la “rottamazione” della caricatura italiana di Kennedy, che perderebbe il seggio, ma manterrebbe il pingue vitalizio, oppure sono un “gesto responsabile” fatto dal critico cinematografico prestato alla politica per dare l’esempio? A detta di Bersani, datosi che i deputati non li nomina direttamente lui, né può farlo Renzi, oppure Berlusconi(!) e Grillo(!!), ma li nomina il partito (stante che elettori, eventuali preferenze concesse e altro non contano nulla …), vale per tutti il limite dei tre mandati parlamentari – deroga del partito a parte, concessa ai dinosauri – e tale limite dovrebbe essere rispettato.

Dato che il Pd è destinato a vincere le prossime elezioni politiche-truffa, assieme ad alcuni partitelli satellite, qualche peso lo dobbiamo dare alle parole di un dinosauro del calibro di Massimo D’Alema, il quale con manifesta aggressività, pronto fin da ora allo scontro decisivo con il giovane e arrogante rompicoglioni Matteo Renzi, dichiara senza mezzi termini «Ho cambiato radicalmente idea: se vince Bersani non chiederò deroghe.» Ma se le primarie le vincerà Renzi si andrà allo scontro politico interno, e quindi, da ciò che si può comprendere, D’Alema sarà tentato di chiedere la deroga, perché per lui il sindaco di Firenze che gira l’Italia in camper (e a Firenze c’è poco) non è il rimedio, ma è peggiore del male.

In tutta questa squallida vicenda di scontri reciproci per il (sub)potere politico nazionale, possiamo notare che è assente qualsiasi riferimento programmatico di politica economica, industriale e sociale, che tutto si gioca sul ricandidare o non ricandidare i big del partito, che l’aria fritta domina in casa pidiina, se le grandi questioni che affliggono la popolazione italiana sono ben altre, di segno diverso: disoccupazione diffusa, perdita di potere d’acquisto dei redditi, livello della fiscalità, riduzione dei servizi pubblici, rapido degrado della qualità della vita. Le primarie del Pd, in effetti, hanno particolare valore perché è proprio questo cartello elettorale che, molto probabilmente, guiderà un nuovo governo. E allora è molto grave che le baruffe si concentrino, anziché su aspetti programmatici di rilievo, sull’eleggibilità o ineleggibilità dei dinosauri del partito. Ma del resto, non è neppure necessario per il Pd avere un programma di politica economica, fiscale, industriale, perché questo lo dettano BCE e FMI.

Il mito e l’esaltazione della giovinezza è remotamente all’origine della “rottamazione” renziana, che vorrebbe imporre al principale cartello elettorale della sinistra neoliberista nostrana un rinnovamento forzato, propagandistico e di facciata. Ma il mito e l’esaltazione della giovinezza, che trae a sé inevitabilmente la svalutazione culturale della vecchiaia e la stessa paura di diventar vecchi (e chissà se D’Alema la sente, questa paura!), è nient’altro che un prodotto capitalistico, fin nelle sue forme estreme, superficiali, infime e degenerate, come appunto la “rottamazione” propugnata da Renzi e il conseguente, supposto, rinnovamento del Pd che ne dovrebbe discendere.

E’ questo un mito sommamente negativo, perché, anzitutto, impedisce al singolo di accettare con serenità ed equilibrio il naturale trascorrere delle età, nell’angusto spazio della sua esistenza individuale, ed è un mito fasullo e deleterio anche a livello sociale e politico, che riverbera i suoi effetti negativi nella vita collettiva e nelle relazioni fra gli uomini , dai rapporti di produzione storicamente affermati al confronto negli spazi politici. Mi ricordo che quando l’IRI è stata fatta morire definitivamente (consentendo la sua sopravvivenza soltanto come fondazione, dal 2000), il gruppo informatico in mani IRI (Finsiel) è stato “affidato” alla Telecom, che già allora significava, fra l’altro, Marco Tronchetti Provera e Pirelli. Ebbene, dopo un po’, potente manager IT del gruppo è diventato il giovane cuginetto di Marco, cioè Nino Tronchetti Provera, il quale, in ossequio al mito della giovinezza e del rinnovamento (in seguito veltroniano e oggi renziano), ha rinnovato i vertici piazzando nei posti chiave tutta una serie di giovinastri incapaci che si era portato dietro. Per lui, raggiunti i quaranta anni, uno era da “rottamare” senza rimpianti, mentre bisognava aprioristicamente, al di là di qualsiasi altra considerazione, valorizzare le più basse fasce d’età. Ebbene, Nino, il cuginetto scemo di Marco, particolarmente dannoso per il gruppo informatico ex-IRI, è durato poco, al vertice del gruppo stesso, e quando se n’è andato, una buona metà dei giovinastri che il suddetto si era portato dietro è uscita di scena. Ma il mito della giovinezza, questa volta nella politica italiana recente, è riaffiorato ancora, drammaticamente e insensatamente, con i giovani “senza qualità” di Veltroni, pescati a caso nella società civile e piazzati in parlamento (chi si ricorda di Marianna Madia, giovanissima “economista” senza esperienza, e dell’”operaio superstite” nel disastro della Thyssenkrupp a Torino?), e oggi impazza con il Renzi di Adesso(!), dei tour all’americana e delle baruffe (a effetto) con la vecchia nomenclatura pidiina. Il mito fasullo della giovinezza, delle facce nuove e illibate, usato politicamente da Renzi, si salda con il già conosciuto “nuovismo” veltroniano dal fondo gattopardesco. Una considerazione, infine, s’impone: se questo mito vale per i posti di (sub)potere, politico o industriale, di certo non vale per i posti di lavoro della gente comune, quelli riservati in numero sempre più scarso ai dominati, e così il tasso di disoccupazione giovanile, in quest’alba del Nuovo Capitalismo finanziarizzato, sta salendo e tenderà inesorabilmente a superare il 40%. Proprio i giovani, che dovrebbero essere la nostra sola speranza di rinnovamento, sono i più colpiti e i più dimenticati!

Per una volta D’Alema ha quasi ragione, quando afferma che Renzi, la supposta cura, è peggiore del male, ma meglio sarebbe dire che a un male se ne sostituirà un altro, senza che si trovi la cura. Infine, non si deve scordare un particolare decisivo: sia D’Alema, sia Bersani sia Renzi appoggiano pedissequi Monti, il suo governo e le sue politiche, idolatrano il Mercato e santificano l’euro, e quindi non possono esprimere in alcun modo programmi veramente alternativi.

Ed ecco che per questa via – nel confronto serrato fra i giovinastri quasi quarantenni come Renzi, rampanti e arroganti, e i dinosauri della nomenclatura ex comunista e neoliberale – si innescano “baruffe chiozzotte” (ma non per motivi sentimentali, come nella celebre opera goldoniana) destinate a movimentare la campagna elettorale, baruffe che trovano puntualmente vasta eco mediatica (da Panorama a La7 è tutto un fermento di dichiarazioni) e fanno scordare, a una popolazione imbecille, immemore, impaurita, calciomaniaca e ludopatica, che fra un po’ conoscerà soltanto le partite di campionato e le slot, le vere questioni dell’epoca, i suoi stessi problemi reali, i quali sono destinati a rimanere tragicamente sullo sfondo, illeggibili per più.

Giovanilismo, rottamazione e nomenclatura nel Pd di Eugenio Orsoultima modifica: 2012-10-18T15:26:00+02:00da derosse
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3 pensieri su “Giovanilismo, rottamazione e nomenclatura nel Pd di Eugenio Orso

  1. anche su questo aspetto,il mito del giovanilismo,emerge il contributo culturale che da la sinistra di sistema alla diffusione pervasiva e persuasiva delle ideologie delle oligarchie capitaliste.Un tema che la preferire, ai dominanti, come cavallo su cui salire e’ l’atteggiamento modernista,americanizzante,cinico e spregiudicato nel cavalcare tutte le mode culturali.L’aggancio con il laicismo liberale europeista e’ piu’ facile e indolore che per i contendenti, aspiranti al ruolo di lacche’ del capitale, della destra

  2. Il sinistroide neoliberista – a differenza del destroide liberaloide – non sarà mai sospettabile di “populismo”.
    La sua adesione alla globalizzazione è totale, perchè per questo soggetto la globalizzazione ha sostituito il vecchio e mai realizzato internazionalismo proletario.
    Sembra una bestialità, giacchè i due fenomeni non sono neppure comparabili, ma io credo che molti sinistroidi neoliberali hanno proprio sostituito l’uno (l’internazionalismo proletario) con l’altra (la globalizzazione neoliberista), dopo il collasso sovietico e la fine del mondo bipolare.
    Il sinistroide mercatista neoliberale (e il comunista individualista neocapitalistico vendoliano) credono, o cercano di far credere, che può esistere una globalizzazione “buona”, in cui si potrà affermare la democrazia globale (che è una sorta di chimera), così come potrà esistere un’unione europoide “buona”, democratizzata ed effettiva unione di popoli.
    Naturalmente noi sappiamo bene che tutto ciò è folle, non accadrà mai, e che si tratta soltanto di propaganda.
    Al più, il sinistroide-globalista-neoliberale in questione – a differenza del meno affidabile destroide, più esposto dell’altro a derive “populiste”(!) e “nazionaliste” – fingerà di voler seriamente riformare la globalizzazione dei mercati e il neocapitalismo, coniando slogan vuoti e truffaldini come gli arcinoti “capitalismo sociale di mercato” e “responsabilità sociale dell’impresa”.

    Saluti

    Eugenio Orso

  3. precisa fotografia del sinistroide attuale di varie tendenze,ora,da qui alle elezioni i vari Fazio and company suoneranno il piffero per guadagnar consensi allo schieramento di Goldaman Sachs e soci,sui giornali della sinistra arancione di Soros compariranno intellettuali sessantottini riciclati a scrivere litanie con spartiti basati sugli slogan tipo quelli che citi.Se potra’ mai spuntare qualcosa di incompatibile a questo sistema va ricercato,secondo me,lontano da queste aree di opinioni,dove la base e’ ormai peggio del vertice.un caro saluto Mirco Panizzi

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