Ancora sulla Dittatura indiretta della classe globale di Eugenio Orso

«Quando sento parlare di democrazia, diritti umani e pacifismo, unità europoide e globalizzazione dei mercati, tiro fuori la pistola.»

Se fossimo in un paese ancora fondamentalmente sano, la frase riportata in apertura del post la sentiremmo pronunciare diffusamente da esponenti politici di forze d’opposizione, che si preparano ad una lotta dura, senza quartiere, contro il direttorio Monti-Napolitano e tutti coloro che lo sostengono, per la liberazione del paese e della popolazione dal giogo rigorista-finanziario.

Ma purtroppo così non è e non sarà.

Avevo ragione da vendere – ed ora anche i meno dotati e attenti dovrebbero ammetterlo – per quanto ho scritto nel breve saggio Stato di eccezione liberaldemocratico e sondaggi d’opinione (pubblicato su questo blog e in altri siti), ed anche nel saggio La catena imperialista, l’anello debole e la catena di comando globalista (comparso in Pauper class e in qualche altro blog).

Avevo ragione essenzialmente per i seguenti motivi:

 

1)     La democrazia liberale si è trasformata nella Dittatura indiretta globalista, eliminando tutte le alternative politiche all’interno del sistema democratico.

 

2)     I diritti umani e il pacifismo strumentale serviranno come pretesto per scatenare altre guerre disastrose, probabilmente in Siria e forse anche in Iran, e per controllare le masse in occidente, evitando ribellioni e guerriglia sociale.

 

3)     L’unione europoide ci tiene completamente in pugno, attraverso lo spread con il bund e il debito pubblico, prepara un futuro memorandum per l’Italia con la complicità di Monti, e ci sta riducendo a servi meridionali e mediterranei del neocapitalismo, a pattumiera postindustriale dell’Europa.

 

4)     La globalizzazione economica e finanziaria continua a rullare l’Italia, e l’ultimo declassamento del rating subito dall’onnipotente agenzia americana Moody’s (azionisti Warren Buffet, BlackRock …) ne è l’ennesima prova, nonostante le menzogne massmediatiche sulla “credibilità internazionale” del paese, riacquistata grazie a Monti.

 

Procediamo con ordine, esaminando brevemente i quattro punti:

 

1)     La Dittatura indiretta della classe globale nasce dalla manipolazione del sistema liberaldemocratico e mira a neutralizzare completamente la volontà popolare, ad impedire che possano trovare consenso diffuso, nel paese, programmi politici alternativi a quello impostoci dall’esterno attraverso la BCE, finora diligentemente applicato da Monti. Non è un caso che prospettando nuove elezioni si avverte che i cartelli elettorali che le vinceranno non potranno disfare ciò che ha fatto l’attuale governo. Le controriforme montiane resteranno intangibili, la depressione del produttivo arriverà alle estreme conseguenze e la disoccupazione di massa galopperà oltre il venti per cento reale. Lo stesso rinnegato Napolitano, cortigiana di tutti (ex fascista, ex comunista, oggi “puntello istituzionale” dei neoliberisti) esterna in tal senso, e non è certo un caso. Poi, una eventuale, nuova legge elettorale avrà la funzione di continuare ad impedire l’esercizio della preferenza, nelle politiche, da parte degli elettori (vedremo con quali stratagemmi), di assicurare governabilità (al partito-servo Pd, quasi sicuramente vittorioso, con i soliti “premi di maggioranza”) e di impedire una rappresentanza parlamentare troppo consistente per Grillo e i suoi “grillini”. Ma ci sarà anche la possibilità concreta di ulteriori rinvii del rito elettorale (che così sarà sempre più riservato alle sole amministrative) per “cause di forza maggiore”, confermando in futuro la sequenza di esecutivi incostituzionali e decisi all’esterno dell’Italia. Se vi sarà la rappresentazione teatral-elettorale, questa sarà, appunto, soltanto una rappresentazione ad uso e consumo delle masse idiotizzate da ingannare, perché il vincitore non potrà essere che l’infame Pd con i suoi “alleati” (UdC, forse il SEL ed eventuali altre consorterie minori, aggregatesi ai filoeuropidi-democratoidi). Berlusconi potrà pure interpretare la parte del populista che mette in discussione l’euro, ma sarà soltanto una parte nella recita, senza alcuna possibilità di ritorno alla lira e alla sovranità monetaria, e Berlusconi stesso lo sa bene. Poi, Grillo, Casaleggio e M5S, interpreteranno la cosiddetta antipolitica e serviranno come utile “valvola di sfogo” della protesta, ma dentro il sistema e senza metterlo in pericolo, poiché non raggiungeranno la maggioranza assoluta dei seggi (a meno di sorprese e di imprevisti clamorosi). Non la raggiungeranno neppure se si alleeranno con quella IdV dipietrista che il Pd ha buttato definitivamente a mare, per ordine dei suoi padroni. Le future elezioni politiche, perciò, se effettivamente vi saranno, si terranno nel quadro delle ferree regole imposte della Dittatura indiretta della classe globale, in alcun modo potranno aprire la strada ad alternative politiche autentiche e sanciranno l’intangibilità delle controriforme già realizzate da Monti. A questo punto, anche i ritardati dovrebbero comprendere che sarà perfettamente inutile andare alle urne, a meno di voler avallare, con un gesto simbolico e senza decidere alcunché, la distruzione dell’Italia, della sua popolazione e i genocidi sociali di massa (previste per i prossimi anni, fra l’altro, riduzioni delle “dotazioni organiche” del pubblico impiego fino ad oltre cinquecentomila unità). Nel mio Stato di eccezione liberaldemocratico e sondaggi d’opinione avevo scritto, a suo tempo, «E’ vero che dopo la realizzazione delle controriforme montiane ci potranno essere ancora tornate elettorali politiche, per riproporre il vecchio rito sistemico liberaldemocratico, ma ciò non toglie che queste avrebbero ben poco effetto, a giochi fatti, e se si presenterà ancora la necessità, si potrà rapidamente nominare, come è già stato fatto, un governo non eletto che goda della fiducia della classe neodominante.». Oggi posso confermarlo in pieno, per come la situazione si sta “evolvendo”. Ma vi è addirittura la possibilità che a causa dello spread, del debito, del rating e dello stato dei conti pubblici – magari con l’imposizione di un Memorandum in stile greco all’Italia, costretta a chiedere aiuto all’unione europoide, possibilità non a caso ventilata da Monti – si rinvii ancora il (farsesco ed inane) momento elettorale, mantenendo Mario Monti dove si trova o sostituendolo con un altro Quisling scelto dai globalisti.

 

2)     I ripugnati diritti umani liberaldemocratici, usati come cavallo di troia per scatenare nuove guerre di sterminio globaliste, e il pacifismo strumentale, diffuso come un virus in occidente per impedire che le masse insorgano, creando seri problemi di tenuta sistemica, sono sempre al centro dell’attenzione. Consideriamo separatamente i due aspetti della stessa medaglia, che pur sono interrelati. Il pacifismo strumentale è uno strumento di dominazione che produce l’inerzia delle masse, sottoposte ad esproprio e tortura da questo sistema genocida, e la sua capillare diffusione è di fondamentale importanza per la tenuta sistemica complessiva. Se i metalmeccanici si fossero ribellati, con insurrezioni violente, prima a Marchionne e ai suoi modelli imposti per mettere sotto il lavoro, e poi allo stragista Monti che ha voluto i licenziamenti liberi per alimentare la disoccupazione, il problema sociale sarebbe emerso in tutta la sua straordinaria gravità, e forse il “contagio” (da intendersi, in tal caso, in chiave positiva), si sarebbe esteso a gran parte della società. Per evitare un simile esito, la diffusione delle “idee” pacifiste è stata di grande aiuto, alle Aristocrazie globali, che hanno potuto contare, in Italia, sui sindacati gialli, democratici e pacifisti, come la CGIL, la CISL e la stessa Fiom dentro la CGIL, i quali hanno contribuito non poco a “raffreddare” la protesta, a spegnere potenziali incendi e ad agevolare, in tal modo, il massacro dei lavoratori. Queste cose io le sostengo da tempo, e l’unico errore che ho commesso (qui lo ammetto senza riserve) è l’aver dato qualche credito, fino ad un paio d’anni fa, alla sola Fiom, che all’epoca millantava di stare dalla parte del lavoro contro il capitale, lasciava intendere di voler guidare una protesta sociale dura (per quanto non armata), riuscendo ad ingannare moltissimi, fra i quali il sottoscritto. Di questo unico errore commesso, non mi pentirò mai abbastanza. Anche la Fiom, come ho avuto modo di scoprire correggendo l’errore commesso, è un autentico verminaio, un sindacato giallo al servizio dei padroni globali. Il discorso del pacifismo strumentale, che si lega indissolubilmente alla passività e all’inerzia di massa, non riguarda soltanto l’Italia. In Spagna, ad esempio, i minatori delle Asturie e del Leon hanno intrapreso una lotta dura contro il governo filoglobalista-europoide di Rajoy. Hanno marciato attraverso la Spagna per diciannove giorni, per poi entrare a Madrid. Ma non hanno trovato, nel resto della popolazione, fra quei lavorati pubblici ai quali l’unione europoide attraverso il burattino Rajoy ha tagliato brutalmente le tredicesime natalizie, un vero e proprio appoggio, una condivisione piena della lotta contro la dittatura europide e le misure antisociali. Soltanto “solidarietà passiva” e “simpatia”, niente altro. I diritti umani liberaldemocratici costituiscono un’astrazione che ha giustificato, finora, una lunga sequenza di guerre globaliste, per l’imposizione delle dinamiche neoliberiste ai paesi più riottosi dell’ex terzo mondo. La difesa di questi diritti inesistenti, ipocritamente postulata dalle “cancellerie occidentali”, a partire da quella americana, strombazzata ai quattro venti dall’apparato ideologico-massmediatico al servizio della classe globale, giustifica agli occhi della sedicente opinione pubblica democratica le peggiori barbarie belliche contro regimi e governi sgraditi, e soprattutto contro le stesse popolazioni dei paesi attaccati. Così in Afghanistan, così in Iraq, così in Libia e così in Siria, nel prossimo futuro, o addirittura in Iran, con il rischio, in questo ultimo caso, di innescare la prima, vera guerra “globale” del terzo millennio. Il pacifista strumentale idiotizzato, soggetto al culto idolatra dei diritti umani liberaldemocratici, oltre a non ribellarsi per ciò che subisce socialmente nel suo paese, accetta le guerre di aggressione contro i paesi dell’ex terzo mondo come se fossero un male necessario, inevitabile, per “portare la democrazia” in quei lidi. Questa è la vera sostanza dei diritti umani esportati con la destabilizzazione dei paesi-obiettivo e la guerra. Fra l’altro, ho visto giusto, quando ho individuato nel pacifismo strumentale un fondamentale strumento di dominazione neocapitalistica, d’importanza cruciale in periodi, come l’attuale, in cui possono scatenarsi forti tensioni sociali (nel saggio Strumenti di dominazione violenta e nonviolenta, in Pauper class). I diritti umani si utilizzano cinicamente per la colonizzazione esterna, mentre il pacifismo è utilissimo per agevolare le trasformazioni sociali nei paesi occidentali, ed anche in Italia, evitando i riots e la critica delle armi al sistema. Pacifismo strumentale e diritti umani significano, rispettivamente, stragi sociali ininterrotte e vere e proprie stragi di massa (vedi i morti in Iraq dal marzo del 2003 ad oggi, con la guerra che non è mai veramente cessata in oltre nove anni). Il fine della loro diffusione è esclusivamente quello di sostenere ed estendere le dinamiche neocapitalistico-finanziarie. In estrema sintesi e in conclusione, (a) il pacifismo strumentale contribuisce a sottomettere le masse in Italia, nell’unione europoide e in tutto l’occidente “sviluppato”, mentre (b) i diritti umani liberaldemocratici, lungi dal rappresentare un’effettiva tutela dei diritti dell’uomo, giustificano le peggiori barbarie belliche contro i popoli non ancora sotto il controllo della classe globale.

 

3)     Non c’è nessun progetto politico per l’Europa dei popoli. L’unionismo, che negli anni novanta ha sostituito la vecchia e molto più innocua comunità europea, è un’affermazione di potenza globalista, pensata e realizzata contro i popoli del continente. Oggi “Europa” significa soltanto colonizzazione attraverso le famigerate istituzioni europoidi – che sono il nostro nemico – a vantaggio della classe globale dominante. L’euro funziona contro il lavoro e ad esclusivo vantaggio del capitalismo finanziario. Gli strumenti utilizzati per l’assoggettamento sono ben noti, si sostanziano in trattati e cinicamente portano i nomi di città europee: Roma (1957), Maastricht (1992), Lisbona (2007), eccetera. Come ho scritto nel saggio L’Europa posticcia dell’unione, « Possiamo far risalire simbolicamente l’adesione dell’Europa “comunitaria” alle nuove dinamiche capitalistiche, ultraliberiste e globalizzanti, al 1992, che è l’anno della firma del Trattato di Maastricht da parte dei dodici paesi allora parte della Comunità Europea, trattato che ha sancito la nascita dell’attuale Unione. In seguito, attuando le nuove pattuizioni, si è proceduto a dare consistenza all’Unione economica e monetaria (UEM) creando la BCE (1999) e successivamente introducendo l’euro nella circolazione monetaria effettiva dei paesi aderenti (2002).» Altri meccanismi per stritolare la sovranità degli stati si sono aggiunti in questi ultimi anni, in cui si impongono ai paesi più deboli e maggiormente assoggettati Memorandum e pareggio di bilancio sancito costituzionalmente. L’unione europide ha un parlamento eletto che non decide nulla, si basa su parametri puramente economico-finanziari usati politicamente per sottomettere gli stati, al suo interno la privatissima BCE è sovrana, non contempla in alcun modo la dimensione sociale e non porge più alcuna speranza, per quanto fasulla, truffaldina, alle popolazioni. Il doppio maligno dell’Europa si basa sul ricatto, sulla paura, sulla coercizione e sull’esproprio. Le periodiche litanie sulla “Crescita” (ed ora finalmente la crescita!) sono ovviamente menzognere, perché le uniche cose che crescono esponenzialmente sono gli squilibri sociali, la deindustrializzazione, la disoccupazione, i debiti pubblici e, naturalmente, i grandi capitali finanziari. Quelli che hanno accusato il solito Berlusconi (un piccolo furfante, davanti ai grandi stragisti sociali che manovrano Monti) di aver fatto odiare l’euro e l’Europa agli italiani, sono al servizio di questi meccanismi, compreso quello della “stabilità”, che è soltanto la stabilità del potere assoluto della classe globale (della quale Berlusconi, benché ricchissimo, culturalmente non ha mai fatto parte). Il loro Quisling Monti, dopo aver interpretato a fine giugno la sceneggiata di Bruxelles con i “leader europei”, ha ventilato la possibilità futura, per l’Italia, di ricorrere al “soccorso blu” europeo (l’EFSF, beffardamente noto come fondo salva-stati), nel caso di attacchi speculativi e di livelli insostenibili dei tassi d’interesse sui titoli del debito pubblico. Naturalmente firmando un Memorandum strangolante con l’unione europide, per dare garanzia che ulteriori controriforme saranno portate a compimento. Eventualità, questa, che secondo l’abbietto impiegato di Goldman Sachs non si può escludere per il futuro. Monti non si è fatto scrupolo di rivelare, in modo subdolo, ricattatorio e indiretto, che la strada per l’Italia è già tracciata, ed è esattamente quella che è stata imposta alla Grecia, firmataria di uno specifico Memorandum. Inoltre, quando sono in ballo le controriforme e le finanziarie montiane (al presente, la «Spending review», manovra finanziaria mascherata da “razionalizzazione” della spesa pubblica), schizza verso l’alto lo spread con il bund, come minaccia per impaurire il paese e far passare le misure dell’esecutivo Monti-Napolitano. Sopravviviamo sotto le bombe della speculazione finanziaria da molti mesi, come in una grande Sarajevo, irreale e assediata. I morti e i feriti sono i disoccupati, i pensionati, i lavoratori privati e pubblici, i suicidati per ragioni economiche e per “fallimento individuale”, i ceti medi che finiranno sul lastrico, ossia, la grande maggioranza della popolazione italiana. Ecco la vera sostanza del progetto europeo ed il futuro che ci riserva l’unione criminale. In questo futuro, l’Italia avrà un ruolo di pattumiera postindustriale d’Europa, e di serbatoio di manodopera dequalificata a basso costo.

 

4)     Altra leva alla quale si fa ricorso per assoggettare gli stati, e mantenere nell’angoscia e nella paura la popolazione, puntandogli costantemente il fucile alla tempia, è il rating d’agenzia. Se l’onnipotente Moody’s Corporation (azionisti Warren Buffet, BlackRock ed altri squali) declassa i titoli italiani, non lo fa per pura razionalità economica e “trasparenza finanziaria”, in ossequio al fondatore John Moody, ma agisce politicamente per prevenire e piegare in alcuni paesi le “resistenze al cambiamento”. Un cambiamento in peggio, contrario all’interesse dei popoli, che l’ordine globale-finanziario esige ed impone con ogni mezzo, dal rating alle bombe “intelligenti” NATO. Il continuo downgrade che investe i titoli del settore pubblico, e di quello bancario, giustifica il “percorso di guerra” che Monti riserva al paese, e sicuramente sarà una guerra contro i dominati, le classi subalterne, i poveri. Una guerra di sterminio sociale combattuta contro di noi dalle Aristocrazie globali, che manovrano i loro infami collaborazionisti politici, tecno-politici e sindacali: Monti, Napolitano, Bersani, Casini, Alfano, Camusso, Bonanni. Ricordiamoci questi nomi (e non solo questi), quando e se verrà il momento della resa dei conti. Le responsabilità hanno sempre nomi, cognomi e indirizzi, e camminano su due gambe. Non c’è mai impersonalità, non c’è «realismo dell’autoregolazione sistemica», come scrisse un Lyotard in malafede nella Condizione postomoderna, non ci sono automi, ma individui che hanno fatto una scelta ben precisa, e questo è vero anche nell’ordine neocapitalistico globale.

 

Il nostro nemico di civiltà (prima ancora che politico e sociale) indossa molteplici maschere: la democrazia che è dittatura, i diritti umani, il pacifismo, l’unione europide e la globalizzazione dei mercati.

Non temo alcuna smentita, in proposito, e ciò che accadrà nei prossimi mesi, di qui alla fine dell’anno, non farà altro che confermare le mie parole.

Ancora sulla Dittatura indiretta della classe globale di Eugenio Orsoultima modifica: 2012-07-16T10:14:00+02:00da derosse
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4 pensieri su “Ancora sulla Dittatura indiretta della classe globale di Eugenio Orso

  1. …buonasera sig.orso,mi scusi ma a mio parere lei non si deve rammaricare più del dovuto per aver dato un po’ di adito alla fiom…credo che tutti ,me compreso, fino a poco tempo fà si pensasse che la fiom poteva,anche se in minima parte, coinvolgere emotivamente e con il contributo mediatico le masse,o almeno ad aiutarle a sensibilizzarle sul fattore fiat che poi si estendeva su tutti gli altri fronti lavorativi..d’altronde veniamo da un ventennio berlusconiano che ha “idiotizzato”,come dice giustamente lei,gran parte della popolazione italica,e con questo quadro desolante vedere il landini che si infoiava davanti alle telecamere lasciava sperare in qualche margine di “apertura”,mi passi il termine,a un “qualcosa”di più concreto…aveva ragione preve quando parlava del “nuovo clero”…ma tutto cio’ alla fin fine si puo’ tramutare da un “male” ad un “bene” perchè ormai “il re è nudo”…e tutto puo’ canalizzarsi in una cristallizzazione della rabbia popolare,il che renderà più fertile il terreno sul quale lavorare….egregi saluti danko

  2. Per ora, della rabbia popolare non c’è alcuna traccia. Passività e rassegnazione sembrano dominare le masse. Certo che ha ragione da vendere Costanzo (Preve), il quale ha brillanetemente descritto il nuovo clero neocapitalstico secolare e regolare (nella fase del Capitalismo Speculativo autocosciente della sua potenza). Ti dirò, caro Danko, che Costanzo mi ha detto chiaramente che la critica sociale al capitalismo è stata distrutta con il contributo, non solo del “clero neocapitalistico” incarnato da giornalisti, accademici ed altre sporche figure, ma di ben quattro pseudomovimenti: il pacifismo, l’ecologismo, il femminismo e … guarda che caso! … il sindacalismo, quello di Camusso, Bonanni ed anche di Landini. Landini, all’epoca, davanti alle telecamere, in pieno attacco marchionnista, mentiva sapendo di mentire (ma noi non lo sapevamo, poveri ingenui!), in quanto non si sarebbe spinto oltre le parole e le dichiarazioni, esattamente come l’abile parolaio – che non ha mai ottenuto un risultato concreto che sia uno! – Giorgio Cremaschi, con lui al vertice della Fiom. Dobbiamo chiederci fin d’ora: fino a che punto potrà spingersi il massacro sociale, prima che la rabbia popolare esploda, sia pure disordinatamente e insurrezionalmente? Domanda cruciale, ma alla quale, purtroppo, non possiamo ancora dare una chiara risposta.

    Saluti

    Eugenio Orso

  3. Per egle

    L’ecologismo anzitutto, ma quello falso, come ho scritto nel breve saggio, quello “alla Pecoraro Scanio”, perfettamente inserito nel sistema. Si tratta essenzialmente di business capitalistico (nuovo mercato da sfruttare, in tal caso addirittura l’ambiente naturale), e di un’utile “diversione” per porre in ombra i temi sociali che mordono nella carne viva della maggioranza. Il suo obiettivo non è la difesa dell’ambiente, ma la difesa della riproducibilità sistemica. Se ci fai caso, i veri ecologisti sono molto pochi, mentre il business ecologico ha coinvolto centinaia di migliaia di individui, ed anche come “fede” propagandata anche dai media. I risultati? Le balle sul cosiddetto Sviluppo Sostenibile, ad esempio, in cui gli interessi del Capitale prevalgono sempre sulla necessità di preservare gli ecosistemi …

    Il femminismo, che secondo alcuni è una delle poche, vere rivoluzioni della storia umana (almeno negli ultimi secoli, diciamo dalla “modernità” – dal ‘500 – in poi), è stato usato, folclorizzandolo, radicalizzandolo e deviandolo dai binari sui quali avrebbe potuto correre, per favorire la trasformazione culturale ed antropologica che ha portato al trionfo del neocapitalismo. Stessa cosa per la “rivoluzione” del Sessantotto, che ha aperto le porte (ma c’è voluto qualche decennio) al neoliberismo. La parità uomo-donna, applicata in modo “rinocerontico”, fra l’altro, snatura la donna, senza renderla necessariamente più libera, e spesso è soltanto fumo negli occhi (vedi Pari Opportunità), mera propaganda sistemica neoliberal-libertaria. Le donne hanno certo un maggior accesso al lavoro capitalistico (e alle carriere) rispetto a ciò che era sessanta anni fa, ma se entrano in maternità e si licenziano in automatico, a che serve? Dove sta il rispetto dei loro diritti naturali?

    Il sistema ha usato a suo uso e consumo le quattro cose che ho citato: pacifismo, ecologismo, femminismo e sindacalismo. I risultati sono sotto i nostri occhi, purtroppo …

    Saluti

    Eugenio Orso

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