Dopo il vertice UE tutto continuerà come prima di Eugenio Orso

Sabato 30 giugno 2012

 

I media italiani, a sostegno di Monti e del governo abusivo-direttoriale nominato da Napolitano, si sono dati da fare per intrecciare subdolamente i campionati europei di calcio con l’adunata dei sub-dominanti politici eurounionisti a Bruxelles.

La legittimazione del sistema e il controllo delle masse, particolarmente in Italia, impongono di ricorrere a simili espedienti.

La doppia vittoria dell’Italia, ai campionati europei di calcio contro la Germania e al consiglio europoide, conclamata e festeggiata nelle piazze con assoluta prevalenza d’interesse per il lato calcistico del problema, è soltanto una rappresentazione scenica dei media, infarcita di dichiarazioni dei politici ad uso e consumo dei Mercati&Investitori, che non può cambiare in alcun modo la nostra situazione concreta.

Tralasciando le prestazioni della nazionale calcistica, che sono del tutto irrilevanti per il futuro dei popoli e delle nazioni, Monti non ha vinto e la Germania non ha perso.

Gli unici ad aver vinto, sono proprio i Mercati che restano dogma-guida inviolabile e “mistero della fede” neoliberista, e quegli Investitori che esprimo la speculazione finanziaria oggi sovrana, benché gravati da un’irrilevante Tobin-tax dello 0,2% (meno delle briciole!) sulle cruciali “transazioni finanziarie”.

Ecco un punto fondamentale dell’adunata euroglobalista di Bruxelles: è stata garantita (digeribilissimo e simbolico 0,2% di tassazione Tobin a parte) la grande speculazione finanziaria, intorno alla quale tutto il sistema si muove, confermando che siamo in un nuovo modo storico di produzione, in cui ciò che conta – ciò al quale veramente si tende – è la creazione del valore astratto attraverso la finanza, i titoli, le transazioni finanziarie e la borsa.

Al centro delle attenzioni dei sub-dominanti politici europoidi, fintamente contrapposti – con enfasi simbolico-calcistica, Hollande e Monti in squadra contro Merkel, l’Europa mediterranea contro la Germania – sono state le banche europee, ben ottomila istituti, che si vorrebbe porre formalmente sotto il controllo sopranazionale della BCE, e quindi dei Grandi Investitori Privati, uscendo definitivamente dalla dimensione nazionale.

Se i giochi si chiuderanno formalmente lunedì prossimo, con il cosiddetto vertice dell’eurogruppo, gli “accordi”, per quanto provvisori e suscettibili di cambiamenti futuri, sono già stati presi e condivisi, e non ci sono né ci saranno fino a lunedì prossimo sorprese clamorose, mutamenti di rotta epocali fuori di una linea che è ben tracciata, non certo da Merkel, Hollande, Rajoy, Monti, che sono sub-dominanti politici “ad autonomia limitata”, ma dalle esigenze riproduttive neocapitalistiche, le quali non prevedono alcuna socialità e solidarietà, né, tanto meno, il contrasto alla finanza di rapina o la redistribuzione dei redditi.

Le esigenze riproduttive neocapitalistiche e la creazione “privata” del valore richiedono essenzialmente di:

 

(1)    Continuare ed accelerare nell’opera di creare valore finanziario, azionario e borsistico senza colpire, se non simbolicamente, le transazioni finanziarie speculative, con l’introduzione entro la fine dell’anno di una ridicolissima ed ininfluente Tobin-tax, specchietto per le allodole.

 

(2)    Tenere in vita euro ed unione europide ancora per qualche tempo (altrimenti rischierebbero di collassare gli USA e la stessa Germania) imbrigliando ancor di più gli stati nazionali.

 

(3)    Aprire fintamente alla “crescita” e allo “sviluppo” (project-bond previsti per pochi spiccioli come contentino e fumo negli occhi, forse cinque miliardi di euro), dopo le ondate di rigore controriformista, ma senza cessare il massacro della socialità e la modifica delle strutture produttive negli stati più deboli, ricattabili e sottomessi, fra i quali l’Italia.

 

(4)    Evitare che passino ed entrino in funzione subito gli eurobond, così come li vorrebbe qualche “revisionista” dell’ultraliberismo europide.

 

(5)    Intervenire dall’alto, a livello sopranazionale-europoide, modificando d’autorità le finanziarie dei singoli stati, nel senso del rigore e dei continui tagli di spesa, a cura di un super ministro finanziario europoide plenipotenziario (ed ecco un esito tangibile dell’unione di bilancio).

 

(6)    Porre le banche sotto il controllo BCE separandole ancor di più dagli stati.

 

(7)    Utilizzare il cosiddetto fondo salva-stati, o altro fondo ad hoc, per impedire che gli stati in difficoltà a causa dello spread (e della speculazione) collassino completamente sotto il peso degli interessi passivi sul debito pubblico, tenendo in vita, così, “la gallina dalle uova d’oro” per continuare a spremerla ancora per un po’. Su questo ultimo punto, che prevede una sorta di tetto agli interessi passivi sul debito, non c’è “concordia”fra le comparse di Bruxelles, e Merkel tende a porre dei paletti.

 

Sarebbero queste le vittorie dell’ultraliberista Monti che fanno bene all’Italia?

O di Hollande e Rajoy, anche loro sottomessi alle Aristocrazie finanziarie?

Oppure rappresentano un compromesso “vantaggioso” ottenuto con Merkel?

Non serve neppure rispondere, a queste domande, ma possiamo presumere che la recita di Bruxelles contribuirà a mantenere in vita l’euro (ad ogni costo), le strutture di potere unioniste e lo stesso esecutivo Monti in Italia, anche se ciò non esclude del tutto le elezioni politiche “anticipate” in ottobre.

Intanto che l’Italia “vince”, ai campionati europei in semifinale e come si vuol far credere anche a Bruxelles, passa la manomissione dell’art. 18, con la prospettiva che in futuro si provvederà a peggiorare ulteriormente la condizione del lavoratore, “migliorando” la controriforma del lavoro con l’esclusione completa dell’intervento del giudice.

Inoltre, dalle ultime esternazioni governativo-mediatiche si capisce che inizierà un massiccio attacco contro il pubblico impiego, senza precedenti in Italia e proprio nel nome di quel rigore che non è certo defunto con il vertice di Bruxelles, e le prospettive sono quelle della riduzione delle ferie (una settimana in meno, per cominciare) e/o del congelamento/ riduzione delle tredicesime dei dipendenti pubblici.

I dipendenti pubblici che votano Pd e conservano in tasca la tessera della funzione pubblica della CGIL, stiano pur certi che Pd e CGIL appoggeranno sottobanco queste manovre governative senza fiatare, cercando però di imbonirli e di truffarli, nascondendosi dietro il dito delle sterili polemiche con i ministri, delle dichiarazioni mediatiche apparentemente critiche e degli scioperi indetti a “cose fatte”, dopo lo scadere del tempo massimo, per farli deliberatamente fallire.

Agiranno, cioè, come hanno agito nei confronti dei lavoratori privati, vendendoli sottobanco ai loro padroni neocapitalistici, e a buon prezzo, come se fossero merce di poco conto.

E’ chiaro che se si ridurranno le ferie per il pubblico impiego e si colpiranno le tredicesime, la misura apertamente antisociale-stragista sarà estesa come passo successivo all’impiego privato, così come lo sarà la libertà di licenziamento, estesa in futuro dal privato al pubblico.

Le continue esternazioni terroristiche che colpiscono psicologicamente la popolazione, di ministri e sottosegretari del direttorio Monti – Fornero, Polillo e altri – in cui si dichiara che il lavoro non è più un diritto, ma una conquista di schiavi che lottano per non morire di fame, secondo la più abbietta logica liberale e liberista, che le ferie vanno ridotte e le tredicesime congelate o decurtate, corrispondono, perciò, alle reali intenzioni del governo direttoriale imposto all’Italia, e rientrano perfettamente nelle logiche neocapitalistico-eurounioniste.

L’obiettivo potrebbe essere quello di arrivare a licenziamenti massicci nel pubblico impiego per tagliare la spesa (nell’ordine di almeno duecentomila unità, secondo alcuni), creando nel contempo le condizioni per i licenziamenti in massa nel privato.

Per scongiurare un tasso d’inflazione superiore al venti per cento, che nel breve potrà far seguito ad un collasso improvviso dell’euro (eventualità non del tutto remota), si continuerà con il rigore strangolante e si porterà la disoccupazione, in Italia, al venti per cento e oltre della forza lavoro, con conseguente aumento (esponenziale?) dei suicidi, degli atti di violenza, dei furti e dell’insicurezza nella società.

Questo è compito assegnato agli “untori” euroglobalisti Monti-Napolitano (con la collaborazione dei favoreggiatori Bersani-Casini-Alfano-Camusso-Bonanni) e questa è la sostanza del progetto eurounionista, almeno per quanto riguarda la penisola.

Questo, e niente altro.

Bruxelles non ha cambiato nulla e il banco, rappresentato nel nostro caso dall’Aristocrazia finanziaria, vince sempre.

Coloro che sostengono questo governo indifferenti alle sofferenze crescenti della popolazione, a partire da Bersani (+ il Pd) e Camusso (+ la CGIL, complice del Pd), lo sanno benissimo.

Anzi, i suddetti non vogliono che cambi, perché un cambiamento reale potrebbe significare un salto nel buio che comprometterebbe le loro rendite di posizione e comporrebbe la fine dei loro privilegi parassitari.

Altri parassiti, che si annidano in Confindustria, starnazzano per i cali di produzione e le difficoltà dell’industria privata, e chiedono di approfondire il massacro del lavoro, togliendo di mezzo il giudice in ogni caso di licenziamento, onde poter disporre di un maggior potere di ricatto nei confronti di lavoratori licenziabili in ogni momento.

Con il consenso e il pieno appoggio dei supporter politico-sindacali, i “tecnici” al governo (questi sì veri terroristi, non i pochi anarchici informali messi alla berlina dai media e dalla magistratura!) terrorizzano la popolazione annunciando nuove e più pesanti misure per rendere più efficace ed esteso lo stragismo sociale di massa.

Al di là della campagna contro il lavoro e i lavoratori intrapresa da questo governo e dai suoi sostenitori politici (Bersani e Casini con entusiasmo servile, Alfano con qualche distinguo e alcune timide riserve), apprendiamo che il crollo dei consumi – vecchio feticcio capitalistico in disuso che sviluppava le produzioni nazionali e internizzava la popolazione – è in pieno corso, ed è, assieme alla crescita della disoccupazione e della sotto-occupazione, un effetto facilmente osservabile del rigore a senso unico euromontiano.

Non servirebbe nemmeno che il calo dei consumi lo annunci l’ISTAT, enfatizzando il fatto che si tratta della riduzione più severa dal gennaio del 2001, perché l’avvertiamo giorno dopo giorno nel nostro quotidiano.

Se in aprile le vendite al dettaglio sono crollate su base annua del 6,8%, e la caduta ha riguardato anche i consumi alimentari, crollati di quasi altrettanto (6,1%), ciò dimostra che siamo arrivati al “punto di svolta capitalistico”, raggiunto il quale il peggioramento delle condizioni materiali di vita si drammatizzerà e non potrà più essere nascosto, questo perché, oltre un certo limite, applicando scientemente politiche depressive dei redditi, della produzione e dei consumi (facendo, cioè, esattamente quello che fa il governo Monti), l’aumento dei prezzi non può più compensare la diminuzione delle quantità vendute, e il vecchio feticcio – il Consumo – crolla miseramente, portandosi dietro tutte le illusioni di ripresa del “benessere” e le vane speranze di crescita economica sopravvissute alla svolta del millennio.

La pressione fiscale aumenta e aumenterà ancora, perché ci restano ancora due rate dell’IMU da pagare per il 2012, e perché è già in prospettiva, per il prossimo autunno, l’aumento delle aliquote dell’IVA.

I rincari delle tariffe e dell’energia, ai quali nessuno può sfuggire, sono dietro l’angolo, con gas e luce in vigoroso aumento da luglio.

Questo è il quadro reale della situazione italiana, e la tendenza al peggioramento nei prossimi mesi è facilmente prevedibile, nonostante la conclamata, ma completamente fasulla, “vittoria” di Monti sulla Merkel a Bruxelles.

Dopo il vertice UE tutto continuerà come prima di Eugenio Orsoultima modifica: 2012-07-02T09:32:00+02:00da derosse
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