Propaganda Armata di Eugenio Orso

“Attacco al cuore dello stato”, “colpirne uno per educarne cento”, “tutto il potere al popolo armato”.

Chi non ricorda questi motti?

Forse non i più giovani, ma i cinquantenni come me senz’altro ne conservano memoria.

Le Brigate Rosse furono il principale riferimento per tutto il movimento armato, in particolare negli anni settanta.

Costituite nel 1970 intorno a Curcio, Cagol e Franceschini, con il successivo “rientro” di Moretti dal supeclan dell’ambiguo Corrado Simioni, conobbero la loro massima popolarità, in coincidenza con il culmine delle loro azioni militari, negli anni dal 1976 al 1978, in cui gli episodi più rilevanti furono l’esecuzione del procuratore Francesco Coco e il rapimento e l’esecuzione di Aldo Moro, questo ultimo evento con un’azione militare clamorosa e ben pianificata, che ha avuto risonanza in tutto il mondo ed è durata la bellezza di 55 giorni.

L’intento delle BR non era tanto quello di porsi alla guida del movimento armato, ma di diffondere la lotta armata, disattivata da un PCI interno al sistema, consociativista, socialdemocratico e burocratizzato, e di realizzare attraverso azioni militari, ben pubblicizzate e sempre più clamorose, la «Propaganda Armata» per mobilitare le masse, far esplodere le contraddizioni interne al PCI e giungere ad uno stato di guerra vera e propria.

Le BR, ai loro tempi, non riuscirono a raggiungere gli ambiziosi obiettivi che si erano prefisse, ma oggi, i compagni anarchici (li chiamo così, pur non sapendo se loro acconsentirebbero) della Federazione Anarchica Informale – Fronte Rivoluzionario Internazionale forse vorrebbero “raccogliere il testimone” ed occupare quella posizione di punta, nella “critica delle armi” al sistema, che fu delle vecchie BR durante gli anni settanta e i primi ottanta.

Poco dopo la rivendicazione dell’azione contro Adinolfi a Genova, il Nucleo Olga della FAI-FRI invia a due quotidiani calabresi (Calabria Ora, e redazione di Reggio della Gazzetta del Sud) altrettante lettere contenenti una diretta minaccia a Mario Monti, che è uno dei sette obiettivi ancora da perseguire dopo aver colpito Adinolfi (un obiettivo, ricordo, per ogni anarchico greco incarcerato), e minacce nei confronti di Equitalia, come provocatoria risposta al ministro degli interni Anna Maria Cancellieri che aveva definito Equitalia S.p.A. parte dello stato, tal che colpirla sarebbe come colpire lo stato stesso.

Di certo Equitalia, che fra l’altro è una società di capitali di diritto privato, non rappresenta in alcun modo “il cuore dello stato”, come lo era la DC di Aldo Moro per le BR, ma è lo strumento di esproprio usato (e abusato) per trasferire risorse dalle masse velocemente depauperate al grande capitale finanziario, servito apertamente contro l’”interesse nazionale” proprio da Monti e Cancellieri.

In altra epoca gli anarchici praticavano la «Propaganda col fatto», che consisteva in azioni, prevalentemente individuali, in cui il rivoluzionario spesso si sacrificava per colpire un obiettivo simbolico/ un uomo di potere colpevole di crimini contro la popolazione, contro la persona umana.

In tal senso va vista la storica azione di Gaetano Bresci, da poco tornato nel Regno d’Italia dall’America dove viveva, che ha giustiziato nel 1900 con tre colpi di pistola re Umberto I di Savoia, reo di aver ordinato una feroce repressione militare a Milano nel 1898, costata almeno cento vittime, in conseguenza dei Moti del pane.

La «Propaganda col fatto» integrava quella che si faceva con gli scritti e con il proselitismo, ma spesso sfociava in un’azione individuale che comportava il sacrificio del rivoluzionario anarchico esecutore (Bresci, catturato, fu condannato a morte).

Più vicina alle nostre dimensioni culturali, alle lotte guerrigliere metropolitane del secondo dopoguerra – sullo stile, ad esempio, dei Tupamaros uruguayani del MLN, molti noti ed imitati nel movimento antagonista degli “anni di piombo” – alle azioni antagoniste, preludio di quelle militari, nella fabbrica, è la «Propaganda Armata» come la concepivano le Brigate Rosse, molto attente alla “comunicazione”, alle sue strategie, e all’amplificazione in un certo senso propagandistica degli effetti delle azioni di guerriglia e di guerra.

La stessa stella a cinque punte in un cerchio, che si disegnava aiutandosi con una moneta da cento lire, era un simbolo studiato, derivato da quello degli allora mitici Tupamaros indioamericani, ma essendo i BR attenti agli aspetti “comunicativi”, rappresentava quasi un riflesso del “marketing” rivoluzionario.

Oggi, attraverso comunicati e lettere, adottando un simbolo “mirato” e suggestivo come le cinque frecce, a simboleggiare i continenti, tutte rivolte verso la A cerchiata di Anarchia, i combattenti del Fronte Rivoluzionario Internazionale – a questo punto li chiamo così, superando imprudentemente e frettolosamente qualche legittimo dubbio d’autenticità e/o d’infiltrazione – sembra che vogliano “riprendere il discorso”, certo sanguinoso e avventuroso, ma in qualche modo glorioso, che fu delle vecchie Brigate Rosse.

Non esattamente allo stesso modo delle BR, però, replicandone in toto il modello e i comportamenti, perché le due lettere inviate alle redazioni di giornali meridionali e calabresi (supponendo che siano autentiche), anticipano e non seguono azioni possibili contro il Quisling Monti in persona, e i vertici della tanto giustamente odiata Equitalia, mentre sappiamo che le BR, per ragioni di opportunità e di prudenza, facevano sempre seguire i loro comunicati alle azioni compiute, mai anticipandole con tanta chiarezza.

Comunque sia, il fil rouge fra le azioni dei brigatisti e quelle compiute o soltanto annunciate dagli anarchici informali mi pare evidente.

Più Mario Moretti che Gaetano Bresci?

Più Renato Curcio che Auguste Vaillant, propagandista “col fatto” francese, che alla fine dell’ottocento lanciò una bomba nella camera dei deputati, e di conseguenza fu ghigliottinato?

Più «Propaganda Armata» che «Propaganda col fatto»?

Ma la prima, praticata dalle BR che si consideravano (e per un periodo furono) la “punta di lancia” del movimento era indissolubilmente legata a quella “effervescenza” movimentista che nasceva da concreti fermenti sociali – nella fabbrica, nei quartieri, nelle scuole – da quella speranza di cambiamento che allora, fra i sessanta e i settanta, era un’evidenza ed un crescendo, al punto tale che neppure il PCI, ormai del tutto interno al sistema di potere vigente, riusciva a controllare e governare, mentre oggi una simile “effervescenza” non solo non c’è, ma nella società – prostrata e soggetta a un rapido impoverimento economico e culturale – si verifica esattamente l’opposto: passività sociale e politica diffuse, “riflusso nel privato” della disperazione sociale (di cui sono prova i suicidi per motivi economici e le esplosioni di violenza individuale), assenza di alfabeti alternativi a quello imposto dai dominanti per interpretare la realtà.

Sta di fatto che anche la «Propaganda Armata», così come la concepivano le vecchie BR, dovrebbe essere consegnata agli storici, perché appartiene ad un’altra epoca, ad un mondo politico, sociale e culturale in cui vi era ancora il mito antagonista dell’«operaio-massa», in cui vi era l’alternativa collettivista sovietica (nella quale, peraltro, le BR non credevano) e vi era, soprattutto, la speranza rivoluzionaria, la disponibilità alla lotta di una parte dei dominati, non esclusa la lotta armata.

Oggi, in condizioni di passività sociale e politica impressionanti, di controllo sistemico asfissiante che ci pare totale e sempre vincente, sarebbe necessario “pensare” in modo nuovo, non solo il rapporto fra quelle che io chiamo le masse-pauper, da un lato, e I Rivoluzionari, dall’altro lato, ma anche le azioni militari, il loro senso e il loro scopo, quale frutto di una “critica delle armi” integralmente nuova, adatta ad affrontare le strutture di potere (prima nazionali, poi internazionali) che servono questo capitalismo.

Anche nel caso della “critica delle armi”, perciò, non è possibile tornare, come unica soluzione, ad un passato archiviato, sia pure a quello glorioso della «Propaganda Armata» di matrice brigatista, nata e defunta nella cupa Notte della (prima) Repubblica, o peggio, alla ancor più antica, e in qualche modo “nobile e romantica”, «Propaganda col fatto» di matrice squisitamente anarchica e ottocentesca.

Propaganda Armata di Eugenio Orsoultima modifica: 2012-05-16T19:29:00+02:00da derosse
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