Deserto Italia di Eugenio Orso

La desertificazione è un fenomeno naturale che può dispiegarsi nel corso di migliaia di anni, e come ogni fenomeno naturale trasformativo muta il paesaggio, sostituisce le specie viventi le une con le altre, costituisce una minaccia per la stessa sopravvivenza umana e modifica gli ecosistemi, poiché niente è immutabile e eterno.

Ma la desertificazione può avere un’origine antropica, dovuta all’azione dell’uomo che accelera la trasformazione in deserto di terre inizialmente fertili, influendo così negativamente sul macrocosmo naturale, oppure trasforma il microcosmo sociale radicalmente, “desertificando” gli insediamenti produttivi, rendendo irriconoscibili le società umane, permettendo, con la sua azione dissennata e distruttrice, che il deserto cresca anche dentro di sé, come ammonì il nichilista e filosofo Friedrich Nietzsche (“Il deserto cresce; guai a colui che cela deserti dentro di sé!”) che però, con la sua filosofia, al processo di “desertificazione” interiore ha dato un grande contributo.

E’ questo il caso dell’Italia di oggi, che a causa della costrizione della nuova classe dominante globale e dell’azione dell’esecutivo Monti, nonché per l’azione delle contraddizioni irrisolte nella società italiana, che in questo periodo manifestano tutta la loro negatività, si sta trasformando per molti aspetti in un deserto.

Un deserto che non è caratterizzato soltanto dal rarefarsi delle strutture produttive sul territorio, dalla perdita di reddito, status, posizione sociale e dall’emorragia sempre più grave di posti di lavoro e di competenze, ma soprattutto dal completo smarrimento della coscienza sociale e politica di una parte sempre più grande, e sempre più maggioritaria, della popolazione.

La popolazione italiana tende ad assomigliare sempre di più ad una massa-pauper, informe e priva di volontà, facilmente gestibile dalla dittatura globalista attraverso un direttorio locale.

Non più popolo e non ancora classe, la popolazione pauperizzata non ha coscienza di ciò che sta accadendo sotto i suoi occhi, e la disintegrazione, già ampiamente avvenuta, dell’ordine sociale pregresso, delle vecchie dimensioni culturali di riferimento, delle ideologie novecentesche diventate inutili, se non “scomode”, per il neolibersimo globalizzante, contribuisce alla crescita impetuosa del deserto dentro e fuori dell’uomo.

Del resto, pauper significa semplicemente povertà, indigenza, bisogno, ed è l’unica espressione possibile per mettere in rilievo contemporaneamente i due aspetti della povertà, che si compenetrano e si alimentano a vicenda: la povertà materiale e quella culturale.

Il processo trasformativo in atto, infinitamente peggiorativo dell’ordine vigente e dello stesso essere umano, porta alla cosiddetta società di mercato, alla costrizione estrema che ha sostituito la vecchia estrazione del plusvalore di marxiana memoria con la Creazione del Valore azionaria, finanziaria e borsistica, spinge a considerare – ed è questa la nota più dolente e più terribile – la grande maggioranza della popolazione fattore produttivo, e niente di più, o eccedenza nella produzione del valore da “esodare” e da smaltire in fretta, esattamente come se si trattasse di cascami di lavorazione inutilizzabili, di scorie non economicamente rilevanti.

Le masse-pauper non devono essere più motivate, non ci si deve arrabattare oltre misura per cercare il loro consenso, o peggio, per trovare ad ogni costo compromessi e fare concessioni a tale scopo, specie se la decisione strategica è stata ormai “messa al sicuro”, affidandola ad organismi sopranazionali non legittimati dal consenso popolare, e quindi è stata definitivamente sottratta agli stati ed ai politici nazionali sui quali le masse potrebbero esercitare direttamente qualche pressione.

Le masse-pauper devono essere gestite al meglio, secondo la ferrea logica di questo capitalismo, esclusivamente per creare un valore che altri intascheranno e la loro numerosità, oggi sovrabbondante, può essere agevolmente ridotta “lasciando che si tolgano la vita” se non hanno più i mezzi materiali per vivere.

Ciò spiega il silenzio di Napolitano – solitamente così loquace, attraverso la sua segreteria, quando si tratta di difesa dell’euro, delle screditate “istituzioni” nazionali e di quelle europee, di richiami alla “coesione sociale” e alla necessaria politica di rigore – ed anche l’atteggiamento pubblico freddo, indifferente, totalmente distaccato di Mario Monti davanti all’autosopressione di molti italiani per ragioni economiche e di oppressione fiscali, ben sapendo però, i due compari così insensibili davanti alle sofferenze di quelli “che non contano”, chi e cosa hanno spinto decine di disperati a compiere il gesto estremo.

In altre parole, fra gli obiettivi non dichiarati del direttorio Monti-Napolitano vi è quello, assolutamente criminale, genocida nella sostanza, di “ridurre le bocche degli schiavi da sfamare”, perché moltissimi dominati-pauper sono diventati inutili, e questi, che non hanno alcun valore in termini economici, o riescono a provvedere al loro automantenimento, diventando in qualche modo “schiavi autosussistenti”, o possono liberamente scegliere di togliere il disturbo e andarsene, sopprimendosi.

Il liberalismo-liberismo, il libero mercato, come ben sappiamo, hanno creato il regno in terra della più avanzata libertà in cui tutto è possibile e frutto della libera volizione individuale – anche l’autosopressione per motivi economici, perché tutti sono liberissimi di morire, per fame o suicidio! – e naturalmente questo deve valere anche per l’Italia, che Monti ha il compito di aprire definitivamente al mercato e alla concorrenza.

La proliferazione di gesti estremi nel paese, particolarmente evidente in queste ultime settimane, non è ovviamente l’unico modo per contenere il numero dei dominati-pauper, né la via principale da seguire a tale scopo, perché ciò avviene ed avverrà sempre di più attraverso la diffusione del cibo spazzatura “low cost”, la compressione delle risorse assegnate all’assistenza sanitaria pubblica, l’aumento esponenziale del costo delle cure mediche e delle medicine, la diffusione di farmaci e vaccini con “effetti collaterali” importanti, la spinta ad emigrare, la diffusione della microcriminalità con l’estendersi della povertà e della precarizzazione – e perché no? – in casi estremi con conflitti locali “a bassa intensità”, scatenati per piegare resistenze residue e sfoltire il numero dei potenziali oppositori, nel caso (improbabile oggi nella penisola) di sopraggiunte difficoltà per globalisti e i loro servitori nel gestire al meglio la situazione.

Il doppio vantaggio è evidente, perché la creazione del valore ne risulta accelerata e la stabilità sistemica è assicurata da una popolazione sempre più priva di mezzi materiali (e culturali), non soltanto per sopravvivere, ma anche per ribellarsi, e quindi sempre più ricattabile, controllabile, inerte e gestibile senza rischi.

L’azione globalista concretizzatasi attraverso l’Unione Europea, la BCE, l’euro, i trattati a firma obbligata, l’attuale governo di occupazione affidato a Monti e supportato da Napolitano, ha molti obiettivi da conseguire, ed uno fondamentale è schiavizzare completamente, in tempi rapidi e non storici, nell’arco di una generazione o preferibilmente molto meno, i dominati-pauper dopo averli ingannati, disintegrati socialmente e politicamente, ricattati, “esodati” (cioè allontanati dal lavoro e dai mezzi materiali di sussistenza) ed infine affamati.

Per i genocidi che stanno facendo questo scientemente (e “scientificamente”) non basterà una nuova Norimberga, non ci saranno plotoni d’esecuzione sufficienti, né tanto meno possono servire, allo stato attuale delle cose, azioni legali dimostrative come quelle di un avvocato di Varese (tale Gianfranco Orelli, patrocinante di interi comuni a guida leghista) che ha denunciato Napolitano per attentato alla costituzione, in concorso con Monti e Berlusconi, perché il suddetto ha nominato frettolosamente premier il suo compare Mario Monti, mentre il passato governo risultava in carica, non ancora formalmente sfiduciato, oppure ed ancor peggio iniziative grottesche e servili come quella recente della Fiom, che ha inviato la Fornero(!) a “discutere” di riforma del lavoro e di articolo 18 davanti ad una platea di operai, prime vittime di questa macelleria senza fine, all’Alenia di Caselle nell’hinterland torinese.

I suddetti criminali, vigendo in Italia la Dittatura indiretta della classe globale con annessa sospensione delle elezioni politiche, non ha senso denunciarli, perché è buona norma non andare dal ladro a denunciare il furto (e a questo punto neppure le “suppliche” avrebbero effetto), e con loro non ha senso “discutere” di alcunché, poiché la dittatura del libero mercato globale non ammette né dissensi né discussioni, non ci può essere la benché minima inversione di rotta e loro – Napolitano, Monti, Fornero, appoggiati ed allietati da giullari parlamentari come Bersani, Alfano, Casini, ai quali in futuro probabilmente si aggiungeranno la “new entry” Vendola e Maroni sostituto di Bossi – tireranno dritto senza voltarsi indietro, camminando sui cadaveri dei suicidi, sulle sofferenze dei pensionati e dei disoccupati, fra le macerie ancora fumanti del sistema produttivo nazionale.

La “desertificazione” dell’Italia è perciò lo scopo ultimo dell’Aristocrazia globalista e dei suoi servitori locali, altrimenti definibili sub-oligarchi o sub-dominanti, e per questo scopo lavorano anche i giullari parlamentar-politici liberaldemocratici, per quanto espropriati dei tradizionali compiti di governo del paese e per quanto finiti in un “cul de sac” dal quale difficilmente potranno uscire, indipendentemente dalla “concorrenza sleale” (populista e demagogica, secondo il politicamente corretto) del rinvigorito Beppe Grillo.

Affinché lo sviluppo neocapitalistico – che si misura unicamente in termini di valore creato – sia effettivamente “sostenibile” è necessario non solo spremere l’ambiente naturale, riducendone drammaticamente la diversità biologica, desertificandolo in nome della “Crescita”, ma anche fare deserto di interi paesi un tempo giudicati ricchi, fra i quali l’Italia.

Se tutto ciò può essere metaforizzato con una grande e tragica rappresentazione teatrale – dal titolo evocativo di “Deserto Italia” – allora l’Aristocrazia globale è il regista, gli organismi sopranazionali che tengono in pugno l’Italia sono gli aiuti registi, Monti, Napolitano e i membri dell’attuale esecutivo gli attori, ben visibili sul palco ed esposti, i leader di partito e di corrente sono le comparse e i loro parlamentari gli operai impegnati nel cambio delle scene di cartone.

Deserto Italia di Eugenio Orsoultima modifica: 2012-04-26T10:33:00+02:00da derosse
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