Universalità alienata, spersonalizzazione sistemica, natura umana e possibilità di scelta di Eugenio Orso

L’istinto di autoconservazione e la riproduzione sono fondamentali per l’esistenza di tutte specie viventi, ma lo sono anche a livello sovraindividuale e sistemico, e per tale motivo ogni sistema di potere (ed ogni modo storico di produzione) tende a conservare sé stesso, a riprodursi, ad eliminare le minacce, anche soltanto potenziali, e ad espandersi (riproduzione allargata neocapitalistica, prevalenza sulle forme capitalistiche anteriori e loro soppressione, distruzione del precedente ordine sociale e delle comunità, eccetera).

Quanto detto in estrema sintesi vale per il nuovo modo storico di produzione dell’epoca (neocapitalismo finanziarizzato) e per il sistema di potere (catena di comando globalista) al quale tutti noi oggi siamo costretti a sottostare.

In verità, il sistema di potere che ci opprime si difende fin troppo bene ed elimina quelle che per lui sono minacce ancor prima che si manifestino, uccidendo i nemici nella culla o provocando preventivamente aborti, e così, anche se qualcuno, violando le regole del gioco e sfuggendo al controllo, riesce a comprendere la sostanza sistemica e i meccanismi di funzionamento del complicato marchingegno, a meno che non faccia parte della classe neodominante, o delle sub-oligarchie politiche, accademiche, massmediatiche, a meno che non sia un decisore, o un suo collaboratore dotato di qualche potere effettivo, di buone possibilità comunicative, di una certa influenza sugli altri (ma in tal caso non avrà alcun interesse ad assumere atteggiamenti antagonisti), si trova in una condizione desolante di totale impotenza politica, tal che è lecito affermare che “comprendere” non significa “cambiare”, se non c’è la volontà di farlo, di impegnarsi per il cambiamento, di rompere il muro di interdizioni e tabù, come nel caso del sub-oligarca, o se mancano gli strumenti per poterlo fare, come nel caso dell’antagonista reso politicamente impotente, non di rado isolato in un contesto di individualismo anomico, di generalizzata impotenza politica e di diffusa “passività sociale”.

Oscillare fra una condizione di effettiva impotenza politica (vivendo nello “stato di eccezione liberaldemocratico”, in piena sospensione della democrazia, come accade in Italia) e di onnipotenza virtuale (si pensi alle possibilità virtuali offerte a chi naviga in rete), o ancora fra una specializzazione indotta dalla divisione del lavoro capitalistica (che consente di vedere il particolare, perdendo completamente di vista il generale) e la stravaganza (purché inoffensiva per il sistema), rappresenta una condizione umana già indagata, a suo tempo, dal filosofo marxista ungherese György Lukács, e destinata oggi ad aggravarsi quanto a riduzione della coscienza sociale e dello smarrimento di sé.

Il filosofo tedesco Günther Anders ha sollevato nel novecento il problema dell’inadeguatezza dell’uomo davanti alle tecnologie da lui stesso create, davanti all’espansione illimitata della produzione, un uomo che nonostante tutto continua ad impegnarsi in una rincorsa a lui sfavorevole, ma che resta sostanzialmente “antiquato”.

Vi sono echi heideggeriani in tutto ciò – l’uomo imprigionato in un meccanismo anonimo e impersonale, rappresentato dalla Tecnica, in qualche misura vittima delle sue stesse creazioni – e vi è la paura, oggi più che mai diffusa ad arte dal sistema per stimolare la competizione e fagocitare completamente le soggettività: la paura di scoprirsi inadeguati, di non riuscire a stare al passo, e perciò di essere esclusi.

Paura di restare indietro, di rappresentare “eccedenze umane” fatalmente da smaltire perché inutili, e impossibilità di dispiegare una propria visione critica del mondo, di cogliere la totalità sociale, sono indispensabili per garantire ed accelerare il tanto celebrato “Sviluppo” neocapitalistico, la crescita dei soli valori universalizzati dal denaro.

Ma restando indietro, secondo Anders, si può restare sé stessi, e questa potrebbe essere già una vittoria, o in altri termini, un punto di partenza nuovo e antagonistico, esterno alle dimensioni culturali, simboliche e sociali sistemiche.

Uscire dagli immaginari sistemici e dal cerchio della violenza simbolica che imprigiona le masse-pauper, pur restando indietro come l’uomo antiquato di Günther Anders, significa sfuggire agli strumenti di dominazione violenta e nonviolenta neocapitalistici, e quindi uscire dai recinti in cui oggi è confinato l’uomo respirando l’aria della libertà.

Nell’ottocento il poeta francese Arthur Rimbaud scrisse “Bisogna essere assolutamente moderni” (Il faut être absolument moderne, da Una stagione all’inferno), ma essere assolutamente moderni oggi significa abbandonare il percorso dell’autocoscienza, tradire la possibilità, concessa all’uomo fin dalla sua comparsa nel mondo, di divenire ciò che non è ancora e che potrebbe essere, l’unica vera Crescita per tutti noi possibile lungo il cammino della storia.

Perciò, se modernità è sinonimo di Capitalismo, come si conosceva nel secondo millennio, e nelle sue forme estreme e più degenerate, definite postmoderne, è sinonimo del Nuovo Capitalismo del ventunesimo secolo, le espressioni “antiquato” od anche “tradizionale”, riferite all’uomo, suonano già come un potenziale riscatto da questa situazione che è di sfruttamento “scientifico” integrale, di riduzione del sé, di minorità, di orizzonti di vita possibile che si restringono progressivamente con il dilagare dell’illimitatezza neocapitalistica.

“Antiquatezza” dell’uomo, Tradizione, Socialità, Conflitto di classe, Comunità sono espressioni antagonistiche ed in qualche misura liberatorie, se rapportate a questo capitalismo.

Per quanto riguarda gli esseri umani concretamente esistenti, immersi in un flusso storico che potrebbe cambiare direzione soltanto in conseguenza delle loro azioni e di una ritrovata consapevolezza, quelli che soggiacciano allo status quo sono in grandissima parte oggetto e frutto della manipolazione culturale e antropologica in atto, quale necessario processo di adattamento dei dominati alle dimensioni ed alle esigenze riproduttive neocapitalistiche (le masse-pauper flessibilizzate, in buona misura idiotizzate nel senso greco del termine, o Pauper class), e soltanto in piccola parte sono coloro che beneficiano di questo sistema, coloro che si sono messi al servizio del nuovo sfruttamento integrale dell’uomo sull’uomo, e che perciò difenderanno fino all’ultimo i bastioni mobili del potere globalizzato (Aristocrazia globale e sub-dominanti, o Global class, dotata di apparati ideologico-massmediatici e accademici, apparati repressivi, apparati burocratici e scientifici).

Se veramente esiste, come io credo, una natura umana, e l’uomo è pur sempre l’imprescindibile ”unità minima” di resistenza e di lotta a questo capitalismo, coloro che hanno scelto di difendere l’universalità alienata neocapitalistica, infliggendo sofferenze e dolore a tutti gli altri, mettendo in pericolo la stessa integrità dell’ambiente naturale dell’uomo, non essendo esclusivamente degli attori spersonalizzati, delle pure “maschere di carattere” che nascondono soltanto i ruoli sociali, sono allora colpevoli al massimo grado, e la loro colpa, così grave e così evidente, non può essere emendata, perdonata, superata, perché la possibilità di scegliere, di cambiare, di opporsi, di invertire la marcia, di immaginare nuovi orizzonti possibili di socialità e di convivenza, è implicita nella stessa natura umana.

Costoro, che sostengono il potere globalista per mero interesse personale e/o ne fanno concretamente parte ai vari livelli gerarchici, hanno comunque operato una libera scelta ed hanno avuto ciascuno la possibilità di scegliere, ma costoro hanno effettivamente scelto, con una nuova e spietata lotta di classe “a parti invertite” di cui oggi hanno il completo monopolio, di combattere e ridurre in schiavitù il resto dell’umanità, e perciò sono da considerarsi doppiamente colpevoli.

I suddetti non possono avere attenuanti, anche se la conclamata “spersonalizzazione sistemica” neocapitalistica – in cui il meccanismo in funzione sembra prevalere su un uomo privo di coscienza, schiacciandolo – contribuisce efficacemente a mascherare le responsabilità individuali (le quali esistono, ed hanno sempre un volto, nome, cognome e indirizzo), nascondendole dietro i ruoli, occultandole con “maschere di carattere” apparentemente impenetrabili, e quindi potrebbe indurre ad assolvere (o ad attenuare la condanna nei confronti di) coloro che operano, in buona misura coscienti, a tutti i livelli della scala gerarchica globalista per far funzionare la “megamacchina”, per mantenerla in efficienza oliandola nelle sue parti, per difenderla a qualsiasi costo prevenendo gli attacchi, in una, per favorire la riproduzione sistemica complessiva a scapito dell’intera umanità.

Se quanto scritto fin qui è vero, come io credo che sia, avendo davanti un nemico di classe e di civiltà individualmente responsabile delle sue azioni, cinicamente determinato, cosciente fino in fondo del male che produce, le future forze rivoluzionarie dovranno condurre contro di lui una lotta durissima (Guerra Sociale di Liberazione, che sarà anche una guerra di natura culturale senza prigionieri, di sterminio) e per poter sperare di vincere dovranno disumanizzare il nemico che oggi ci disumanizza (l’uomo fattore-lavoro e quando sovrabbondante rispetto alle esigenze “eccedenza umana” da smaltire), dovranno perciò risolversi a “sospendere l’umanità” e a combattere senza quartiere in una pre-Westfalia peggiore delle guerre di religione passate (prima del 1648) che sconvolsero l’Europa.

Altre alternative oggi non vedo ad una generale riduzione in schiavitù dei dominati-pauper, delle cui vite il nemico globalista potrà disporre fino in fondo, sfruttando l’uomo-fattore-lavoro e smaltendo in vario modo (malattie, farmaci con gravi effetti collaterali, proliferazione di suicidi, “guerre a bassa intensità”, eccetera) le “eccedenze umane” inutili alla Creazione del Valore azionario, finanziario e borsistico.

Universalità alienata, spersonalizzazione sistemica, natura umana e possibilità di scelta di Eugenio Orsoultima modifica: 2012-04-24T14:26:00+02:00da derosse
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2 pensieri su “Universalità alienata, spersonalizzazione sistemica, natura umana e possibilità di scelta di Eugenio Orso

  1. Che fanno, questi qua? Vedono fin dove possono arrivare senza che il popolino si ribelli e spacchi tutto.*
    Il caso sperimentale greco, ed ora il caso italiano [segue], gli dimostra che possono arrivare molto ma molto ma molto in là. Per fregare a un popolo un terzo del suo reddito e una quota assai più elevata dei suoi monopoli naturali una volta ci voleva la guerra, con le bandiere, gli eroismi, i caduti, le medaglie, le vedove, gli ossari…Visto che progresso?
    Ma soprattutto, mai dimenticare che il template, l’idea platonica di questa truffa del secolo è la grande spoliazione dell’URSS, compiuta con la complicità colposa e dolosa delle sue classi dirigenti…

    * “spacchi tutto” vuole ad esempio dire, molto semplicemente e bonariamente, organizzare la disobbedienza civile, ad esempio fiscale. Non sto caldeggiando insurrezioni armate.

  2. Risposta a Roberto

    Capisco.
    Il precedente grande esproprio storico capitalistico è stato proprio quello dell’Unione Sovietica collassata.
    L’attuale esproprio è quello finale.
    Senza l’URSS il neocapitalismo può dispiegare la sua illimitatezza e condurre esperimenti come quello greco e quello italiano.
    Siamo d’accordo sull’essenziale.
    Non condivido, invece, il riferimento “in nota” alla via pacifica trasformativa, in quanto questa non è oggi praticabile.
    Disobbedienza, Nodebito, Indignados, OWS, pacifismo di retroguardia, “obiezione (di coscienza?) fiscale” e simili corbellerie non mettono in pericolo il sistema, anzi, è il sistema stesso che favorisce – ed in una certa misura nascostamente promuove – queste false proteste, a volte curiosamente simili alle suppliche, regolarmente non accolte, ad un tiranno sanguinario che realizza a tutti i costi un proprio “disegno demiurgico”.
    Del resto, ho scritto abbastanza, anche di recente, in relazione al “pacifismo strumentale”, inteso per quel che è: uno strumento di dominazione non economico, non finanziario e non monetario.
    La “via pacifica”, chiamiamola pure così, serve esclusivamente a consentire alla riproduzione neocapitalistica allargata di dispiegarsi senza incontrare ostacoli, e perciò, chi organizza le proteste Indignados/ OWS, Nodebito e altro simile ciarpame ipocrita, è niente altro che un lustrascarpe di questo capitalismo, un truffatore, un imbroglione e un complice, perché sa che proteste in simile forma (o se vogliamo queste forme di lotta pacifica e non rivoluzionaria, anzi, anti rivoluzionaria) non sono soltanto inutili, ma servono per ottenere l’effetto opposto a quello dichiarato, impedendo, attraverso queste valvole di sfogo, il nascere di un vero antagonismo, fuori dei recinti sistemici e del “pacifismo strumentale”.
    Per combattere il nemico che abbiamo davanti, dunque, sarà necessario “sospendere l’umanità” per tutto il tempo della lotta, o meglio, per tutto il tempo della Guerra Sociale di Liberazione.

    Eugenio Orso

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