Politicamente corretto, fondamentalismo sunnita, occidentalismo imperiale e strategia sionista di Costanzo Preve

Presento oggi uno scritto politico di Costanzo Preve per la rilevanza dei temi trattati.

Costanzo si è dichiarato, di recente, favorevole al voto per Marine Le Pen in Francia, e la cosa ha suscitato numerose critiche e qualche polemica.

Nel primo turno delle presidenziali francesi, che ormai è cosa fatta, ha vinto provvisoriamente Hollande, ma la candidata del Front National, Marine Le Pen, ha ottenuto un risultato significativo.

Costanzo ha valutato positivamente il programma della Le Pen perché è un programma che vorrebbe riattivare la sovranità nazionale contro lo strapotere annichilente ed impoverente dell’Europa dell’unione e dell’euro, il che costituisce una richiesta insopportabile e irricevibile per i globalisti dominanti.

Un altro interessante intervento del filosofo Costanzo Preve sullo stesso tema – Marine Le Pen, elezioni presidenziali francesi, programma alternativo a quello neocapitalistico, ripristino della sovranità nazionale politica e monetaria, eccetera – dal titolo “Se fossi francese” si può leggere (e sarebbe bene farlo) su ComeDonChisciotte al seguente link: http://www.comedonchisciotte.org/site/modules.php?name=News&file=article&sid=10187

 

Buona lettura

 

Eugenio Orso

 

 

Torino, aprile 2012

 

Politicamente corretto, fondamentalismo sunnita, occidentalismo imperiale e strategia sionista

di Costanzo Preve

 

1. L‘aver dichiarato per scritto che, se fossi francese, avrei votato al primo turno voterei Marine Le Pen ed al secondo turno Hollande non poteva che suscitare critiche. Qui prenderò solo in considerazione quelle che sono venute da amici (Andrea Bulgarelli, Lorenzo Dorato, Alessandro Monchietto, Maria Serban).

Il primo tipo di critica sta nel fatto che è da incoscienti e un po’ provocatori violare così pesantemente il Politicamente Corretto, che resta un codice di accesso e di ascolto nel solo campo che a me oggi interessa veramente, quello filosofico. Pazienza. Un conto è cantare fuori dal coro, cosa che faccio da vent’anni circa, ed un conto è épater les gauchistes (traduzione: scandalizzare la sinistra). In questo modo si fornisce facilmente un alibi per chi ritiene (erroneamente) che io sia passato da sinistra a destra.

Il secondo tipo di critica rileva che la Le Pen ha una concezione al massimo da “destra sociale tradizionale”, evocando un ruolo imperiale francese rinnovato e trascurando del tutto i rapporti sociali di produzione fra le classi.

Il terzo tipo di critica segnala l’anti-slamismo radicale della Le Pen, un anti-islamismo talmente radicale da sfiorare lo “scontro di civiltà”, le invettive della Fallaci, ed addirittura la paura dei minareti come segno di proselitismo.

Il terzo tipo di critica è quello fondamentale. Risponderò brevemente anche ai primi due, ma l’unico importante è il terzo.

 

2. Ho amici personali di destra, centro, sinistra, apolitici, laici e religiosi. La consuetudine personale non richiede esami di dottrina politica. Non ho più invece “amici politici” di sinistra (ed ovviamente neppure di destra) da almeno quindici anni. La rete offre stupende possibilità di diffamazione, e ritengo sciocco averne paura. Dire che si può votare Le Pen rappresenta una violazione estrema del politicamente corretto del mondo degli intellettuali, che da circa un ventennio hanno individuato nel “populismo razzista” il nemico sostitutivo del vecchio ed arcaico capitalismo. Secondo me, chi introietta i valori del politicamente corretto ha già fatto vincere l’avversario, che non è né di destra né di sinistra, ma è colui che non vuole in nessun modo sopportare novità “inquietanti”, che mettono in discussione sintesi assimilate. Da circa quindici anni non me ne importa più niente. Magari si tratta di un subconscio infantile e provocatorio, ma mi si consentirà di non dover pagare le spese di una psicanalisi per sapere quale è la verità.

 

3. Più importante è l’obiezione (Lorenzo Dorato), per cui la Le Pen “non ha un programma di sostanziale e forte correzione politica strutturale in senso solidaristico”, e che “la contraddizione economica del capitalismo non è in alcun modo trattata”.

Giustissimo. Perfetto. Sono pienamente d’accordo. Ma lo stesso Dorato afferma che è meglio di “qualsiasi prospettiva globalista o union-europeista dei neoliberali di destra o di sinistra”. Bene, Dorato si è risposto da solo. Il fatto che il programma della Le Pen non sia “condivisibile” per un comunitarista, comunista e anticapitalista è assolutamente ovvio.

Il fatto è che la Le Pen è meno “sistemica” di Mélanchon. Tutto ciò che il sistema dei media unificato demonizza come populista e razzista deve essere considerato non come buono a priori, ma almeno interessante. Se la Le Pen vincesse (ma disgraziatamente è impossibile) farebbe un buco nel muro, e poi da cosa forse nascerebbe cosa. Lo stesso Dorato scrive che “qualsiasi proposta politica che mette in discussione i dogmi del neoliberismo e del globalismo capitalistico è migliore della direzione politica mostruosa intrapresa dalle classi dominanti negli ultimi venti anni”. E allora? Dorato si è risposto da solo.

 

4. E passiamo ora all’anti-islamismo. Qui le mie note saranno necessariamente scarse e zoppicanti, data la mia fondamentale ignoranza del problema. A proposito del mondo arabo le mie fondamentali letture sono state Rodinson sulla questione del rapporto fra Islam e capitalismo e Paciello sulla questione palestinese. Recentemente ho imparato molto da un grosso libro di Eugene Rogan, Gli Arabi, Bompiani. Le considerazioni che faccio sono dilettantistiche e politicamente scorrette. Se scrivo sciocchezze, poco male. Chi se ne accorge mi correggerà. La sola cosa insensata è autocensurarsi per paura di violare il politicamente corretto. Così si perde senza neppure giocare.

 

5. Cominciamo con un’ovvietà storica, che però non fa mai male ricordare. Prima che i musulmani “invadessero” d’Europa, nel senso di un’immigrazione di massa, è stata l’Europa a “invadere” il mondo islamico, dal Marocco all’Irak fino all’Afghanistan, ed è stato il progetto politico sionista a scacciare dalla Palestina gli abitanti arabi, sia musulmani che cristiani. Il mondo arabo ha dovuto impegnarsi in faticosissime e sanguinosissime guerre di liberazione. Ma non ha senso colpevolizzare il popolo francese, quello inglese e quello italiano. Chi la vuole ancora usare, può usare la sempre nuova categoria di “imperialismo”. Essa è il solo antidoto al razzismo etnicista o al fondamentalismo religioso. L’abbandono di questo concetto, avvenuto in Europa circa trent’anni fa, ha portato con sé molte conseguenze spiacevoli.

 

6. L‘assimilazione di Nasser ad un capo fascista è stata opera della propaganda sionista, cui sono seguiti Gheddafi, Saddam Hussein e Assad. In generale, dopo il 1967  lo stato sionista di Israele ha politicamente e militarmente deciso di annettersi l’intera Gerusalemme e fette di Cisgiordania, ribattezzata Giudea e Samaria. Ma il vero anti-islamismo a mio avviso (mi corregga un esperto, se vuole) è stato posteriore al crollo endogeno del baraccone comunista, e quindi viene dopo il 1989 e la teoria imperiale dello “scontro di civiltà”, che nella versione di Bush contrappone l’Occidente a due civiltà “incompatibili”, l’Islam e la Cina.

Ricordate la Fallaci? Se la Fallaci avesse osato scrivere sugli ebrei un quarto di quanto ha scritto sugli arabi, sarebbe stata arrestata per “incitamento all’odio razziale”, anziché essere ospitata ed onorata sul “Corriere della Sera”. Poi, improvvisamente, a partire circa dal 2005 (ma già prima sporadicamente per il Kosovo e Sarajevo), i musulmani sono diventati “buoni”. Ma cosa è successo per causare quest’improvviso e sconcertante rovesciamento di campo? Secondo me questa è la chiave della questione, e mi permetterò di fare una artigianale ipotesi.

 

7. Nel suo romanzo Kim, Rudyard Kipling parla del “grande gioco” in Afghanistan fra l’Inghilterra imperiale vittoriana e la Russia zarista. Dovendo iniziare un rapido esame sulla connessione fra fondamentalismo sunnita armato (detto anche impropriamente Islam politico), occidentalismo imperiale americano (e saudita) e strategia sionista, cominciamo dal “grande gioco” in Afghanistan nel decennio 1980-1990. Dopo l’intervento sovietico in Afghanistan si attivò l’alleanza strategica fra servizi segreti Usa, monarchie dei petrodollari ed esercito pakistano. In questa alleanza strategica i musulmani divennero “buoni”: vedi Ken Follett (cfr. Un letto dei leoni, dedicato a Massoud), o il film di Stallone Rambo III.

Rimasero però “buoni” per un limitato periodo di tempo. Poi ci fu l’incidente di percorso al Qaeda e Bin Laden, fino alle Torri gemelle dell’11 settembre 2001. I musulmani diventarono “cattivi”, a partire dall’invasione dell’Afghanistan dei Talebani fino all’aggressione all’Irak del 2003. Questa aggressione fu talmente illegale, ingiusta e sfacciata che richiese una copertura simbolico-manipolativa “umanitaria” (i popoli contro un feroce dittatore baffuto, poi impiccato), unita però ad un anti-islamismo radicale (ricordo ancora la Fallaci). Ci furono anche gli sciocchi di “estrema sinistra” che, in cerca affannosa di un soggetto rivoluzionario sostitutivo della deludente classe operaia, salariata e proletaria (o delle invisibili “moltitudini”) , credettero di averlo trovato nei barbuti dell’Islam politico militante armato.

Breve stagione di errore. Al Qaeda si rivelò un sanguinoso ma temporaneo “incidente di percorso”, in quanto se si fosse analizzato bene il nesso fra Islam e capitalismo studiato da Rodinson (e da altri), si sarebbe capito che l’islamismo fondamentalista è altrettanto omogeneo al capitalismo globalizzato di quanto lo sia stato il calvinismo protestante weberiano, certo con un elemento maggiore e più istituzionalizzato di assistenzialismo sociale obbligatorio, su base però prettamente privata e di gruppo. È invece il nazionalismo panarabo anti-imperialista ad essere incompatibile, e si veda la ferocia con cui l’imperialismo Usa, europeo e sionista lo ha distrutto (Irak 2003, Libia 2011) e cerca oggi di distruggerlo in Siria (l’Iran è un caso a parte, in quanto persiano e sciita).

 

8. Si è perciò di fronte ad un paradosso, che come tutti i paradossi apparirà però meno “kafkiano” non appena lo si interpreti nella sua segreta razionalità apparentemente irrazionale. Da un lato, il fondamentalismo sunnita, con la sua intollerante violenza, appare l’elemento culturale più insopportabile ed incompatibile con la nostra società di matrice occidentale e cristiano-illuministica, non importa se di destra, centro o sinistra. Dall’altro il fondamentalismo sunnita, dopo il limitato incidente di percorso di Bin Laden e di al Qaeda, appare lo strumento ideale per la normalizzazione politico-militare da parte di un’alleanza subordinata

Usa-Arabia Saudita-Qatar-Europa con ciò che restava di indipendente nel mondo arabo-musulmano.

 

9. In paesi come la Francia questo paradosso provoca schizofrenie e paranoie del tutto particolari, data la presenza di milioni di musulmani, di cui una parte (non maggioritaria, ma visibile e rumorosa) di fondamentalisti sunniti e salafiti. Con tutti i suoi difetti, la Francia è stata storicamente un paese capace di assorbire e di assimilare ondate di milioni di immigrati portoghesi, spagnoli, polacchi, italiani, armeni, ed anche di neri africani. Si tratta della civiltà popolare che si può trovare nei romanzi di Simenon dedicati a Maigret, e non solo. La sola componente etnica che si rivela inassimilabile, e che grida di non volerlo fare, è quella di riferimento fondamentalistico-sunnita.

Questo non mi porta personalmente all’anti-islamismo. Al contrario, la mia posizione è quella di Tarik Ramadan. Ma mi scandalizzo in misura minore di un certo anti-islamismo francese, che pure non condivido affatto, perché tengo conto di questo elemento.

Il paradosso (a tutt’oggi non so ancora chi vincerà le elezioni presidenziali in Francia, né al primo né al secondo turno) è che da un lato Sarkozy vezzeggia elettoralmente l’anti-islamismo, e dall’altro (vedi Libia, Siria, eccetera) è il principale alleato dell’Islam politico, che è ormai completamente allineato all’emiro del Qatar, agli Usa ed all’Arabia Saudita, e vedi l’uso sfrontato e propagandistico che è stato fatto per pubblicizzare nei media occidentali la cosiddetta “primavera araba”. L’Occidente arma politicamente la stessa forza che ha orribilmente linciato Gheddafi, che fa esplodere autobombe in mezzo alla popolazione disarmata di Damasco, e che uccide gli stessi bambini ebrei francesi a Tolosa.

Se si inquadra così il problema, non per questo verranno giustificate certe puntate anti-islamiche di Madame Le Pen. Ma si potrà capire almeno che sono un problema minore. Il problema maggiore sta nel fatto che l’Occidente imperialista ha deciso, per i suoi sporchi interessi neo-colonialisti, di appoggiare l’Islam politico “moderato”, che invece moderato non è, perché si porta dietro gli assassini salafiti agli ordini dei sauditi, del Qatar e degli Usa.

  

Politicamente corretto, fondamentalismo sunnita, occidentalismo imperiale e strategia sionista di Costanzo Preveultima modifica: 2012-04-23T10:27:00+02:00da derosse
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5 pensieri su “Politicamente corretto, fondamentalismo sunnita, occidentalismo imperiale e strategia sionista di Costanzo Preve

  1. Ciao Eugenio.
    E’ un pò che non mi faccio sentire. Ho letto l’articolo di Costanzo e l’ho molto apprezzato. Avevo sentito parlare in TV Marine Le Pen e non mi dispiaceva cosa diceva, tuttavia la sua anima anti-immigrati e la sua provenienza non mi ispiravano per nulla. Ma è nata una nuova era, quella del superamento delle dicotomie preconfezionate di destra e sinistra, per andare al nocciolo dei problemi. Anti-globalismo e protezionismo sono ormai diventate le strade obbligatorie da percorrere.

  2. Saluto Maurizio e rispondo.

    Personalmente credo che Costanzo, il primo in Italia a denunciare “la prematura scomparsa” della dicotomia politica destra/sinistra, ha ragione quando individua nel ripristino della sovranità nazionale assoluta, politica e monetaria, una via per scardinare l’ordine globale ed interrompere il massacro sociale in corso.
    In assenza di reattività da parte delle masse pauperizzate, data la loro sconcertante passività, il ritorno allo stato sovrano, e aggiungo, alle nazionalizzazioni di banche e grande industrie, nonché l’elevazione delle barriere doganali “mercantilistiche”, può costituire un’efficace arma antiglobalista.
    Se la priorità assoluta è interrompere i flussi della globalizzazione, limitare la libertà di scorrimento del grande capitale finanziario, questa sembra l’unica via – attenzione! Interna al capitalismo per un ritorno al capitalismo dello scorso secolo! – percorribile.
    Ma quanto precede non è possibile con il cosiddetto metodo democratico, attraverso normali elezioni politiche (ammesso che ci sarà ancora il voto politico in futuro …), perchè gli apparati politici, quelli accademici (nella fattispecie, gli economisti), quelli ideologici e massmediatici, eccetera, sono completamente nelle mani dell’Aristocrazia globale, suoi tributari e succubi.
    Per quanto riguarda Marine Le Pen, della quale Costanzo ha letto il libro controcorrente in lingua originale, esprimo tutti i miei dubbi, non perchè “xenofoba di padre xenofobo”, “estremista di destra figlia di estremista di destra”, ma in quanto politico di sistema, inserito pienamente nel sistema, figlia di un politico di sistema (Jean-Marie Le Pen si presentava alle elezioni come tutti gli altri, abbassava la testa se perdeva, non preparava rivoluzioni o golpe extrasistemici …).
    Se i Mercati & Investitori (cioè la Global class debitamente mascherata) stanno caricando le artiglierie della speculazione finanziaria (e del rating) preparandosi a sparare sul debole revisionista Hollande, figuriamoci cosa potrebbero fare con la Le Pen al ballottaggio, per ridurla da subito a miti consigli … farebbero collassare la Francia in pochi giorni, se necessario, a dimostrazione che oggi (per tornare sul discorso della sovranità) non esistono stati veramente sovrani.
    Non è da questi poltici, e neppura da Marine Le Pen (tanto meno da Hollande!), che dobbiamo aspettarci un atto di vero coraggio, una svolta epocale.

    Saluti

    Eugenio Orso

  3. Se esiste è nascosto, molto ben nascosto. Al momento io non vedo nessuno, ed in particolare in Italia vedo soltanto vilgiacchi e opportunisti, piccole tacche, degenerati, imbroglioni, lustrascarpe delle élite, eccetera.

  4. Ieri sera ho pensato di nuovo a questo testo in cui Costanzo Preve diceva moralisticamente che “non ha senso colpevolizzare il popolo francese, quello inglese e quello italiano” e che la categoria di imperialismo conosce una nuova giovinezza e quindi andrebbe usata ancora oggi, essendo secondo lui, “il solo antidoto al razzismo etnicista o al fondamentalismo religioso”, e nello stesso testo arrivava a elogiare Marine Le Pen, mentre il suo partito restava ideologicamente e politicamente attaccato al passato e al presente coloniale della Francia.

    La categoria di imperialismo non ha esaurito la sua funzione neanche nel caso della Francia. Non molto tempo fa avevo tradotto un articolo di Jean-Pierre Dubois, che poi ho ripreso sul mio blog:

    http://nocturnalprivatecares.blogspot.ro/2012/11/il-fronte-nazionale-nostalgico-del.html

    …in cui si legge che il Fronte Nazionale era contrario all’accesso della Nuova Caledonia all’indipendenza. Quindi la Nuova Caledonia è sotto l’amministrazione della Francia. E difatti non soltanto la Nuova Caledonia lo è, la Francia possiede anche altre colonie, lo avevo letto su Wikipedia:

    Liste des colonies françaises – Cet article vise à donner une liste exhaustive des colonies françaises au cours de l’Histoire. Pour des données plus complètes sur chaque période ou chaque colonie, veuillez consulter les articles détaillés, ou l’article général Empire colonial français.

    Océan Indien

    • Comores : 2e( 1841-1974)

    • Madagascar : 1er (Fort-Dauphin, île Sainte Marie), 2e(1896-1960)

    • Île Maurice : 1er (1715-1810)

    • Mayotte : 2e, République française aujourd’hui (1841-Aujourd’hui)

    • La Réunion : 1er (1642-1810), 2e, République française aujourd’hui (1815-Aujourd’hui)

    • Îles Éparses (Bassas da India, île Europa, île Juan de Nova, îles Glorieuses, île Tromelin) : 2e, République française aujourd’hui (1896-Aujourd’hui)

    • Seychelles : 1er (1756-1810)

    • Tanzanie (Zanzibar, brièvement) : 1er (1744)

    • île Amsterdam (1843-Aujourd’hui), île Saint-Paul (1842-Aujourd’hui), archipel Crozet (1772-Aujourd’hui), îles Kerguelen (1772-Aujourd’hui) : 2e, République française aujourd’hui

    L’Océanie

    • Île de Clipperton : 2e, République française aujourd’hui (1850-aujourd’hui)

    • Nouvelle-Calédonie : 2e, République française aujourd’hui, processus en cours en vue d’une possible indépendance par voie référendaire (1788-aujourd’hui)

    • Polynésie française : 2e, République française aujourd’hui (1880-aujourd’hui)

    • Wallis-et-Futuna : 2e, République française aujourd’hui (1887-aujourd’hui)

    L’Antarctique Terre Adélie : 2e, République française aujourd’hui (1840-Aujourd’hui)

    Oggi la Francia ha delle colonie, vere e proprie, cioè esercita un controllo diretto sui processi economici interni di altri stati, o territori che non possono diventare nazioni perché non beneficiano di una completa emancipazione (che possa tradursi nell’indipendenza). Territori che la Francia considera come una “periferia” accessibile al suo centro. Il “centro” della Francia è la sua “nazione”, l’area di irraggiamento di questo “centro-nazione” ha confini determinati dalla forza o dalla debolezza di quei territori che si trovano sotto la sfera della Francia…

    È per questo che la critica che io muovo spontaneamente alla Francia non si riferisce soltanto al razzismo dichiarato in maniera esplicita dalla Le Pen (criticare il razzismo o la xenofobia della Le Pen lo possono fare anche coloro che si rendono complici dell’imperialismo), ma si riferisce soprattutto al sistema capitalista imperialista della Francia, perché l’elaborazione del razzismo appartiene di fatto alla società imperialista, e si inserisce nei rapporti tra stati. Il razzismo formale, dichiarato, potrebbe benissimo diventare una retorica proibita nell’imperialismo. Ciò che conta per l’imperialismo è non intaccare la supremazia politica, militare, economica e ideologica di uno stato imperialista. Non cancellare l’imperialismo, ma eventualmente mascherare il razzismo…

    E Costanzo Preve, oltre ad appoggiare la Francia imperialista (sia di Hollande, sia della Le Pen), spera anche che si possa costruire un polo di comando alternativo agli Usa formato dalla Francia, dalla Germania e dalla Russia. Ma una politica internazionale unitaria della Francia e della Germania sarà sempre imperialista, quindi io non potrei mai vedere in un asse franco-tedesco-russo un germe di unità, di speranza, di salvezza. Però per Costanzo conta soltanto la posizione di netta subalternità politica e militare dell’Europa nei confronti degli Stati Uniti. Cioè la subalternità degli imperialismi dell’Europa occidentale all’imperialismo statunitense. Tuttavia, per amor di precisione, va detto che le importanti potenze economiche tedesca, britannica, francese consolidate su scala mondiale, rendono la Germania, la Gran Bretagna e la Francia potenze non europee, bensì mondiali. Come gli Stati Uniti, che predominano invece dal punto di vista militare, cioè possono godersi fino in fondo il prestigio dell’egemonia militare su scala mondiale. E anche l’Italia ha i suoi sbocchi nei Balcani e in Africa… L’Europa che era sempre stata colonialista divenne infatti imperialista con la Conferenza di Berlino del 1894-1895. Ai miei occhi invece sono quindi illegittimi anche gli imperialismi europei: della Francia, della Gran Bretagna, della Germania ecc. E evidentemente io non ho mai pensato che l’imperialismo si esercitasse soltanto attraverso il controllo diretto, o soltanto attraverso l’intervento militare della Nato scatenato col pretesto di esportare i “diritti umani” e l’aiuto umanitario. Nel secondo dopoguerra tutte le potenze coloniali hanno consolidato su vasta scala il loro nuovo “dominio indiretto”, più economico, moralistico e che salva le apparenze.

    L’apparente ambiguità di Costanzo Preve sta nell’aver scritto nel 1997 per rivistaindipendenza.org: “Non bisogna dire che il colonialismo imperialistico è una perversione ed una deviazione di un’originaria identità nazionale in sé positiva. Il colonialismo imperialistico è la negazione, è il più grande nemico del riconoscimento della legittimità dell’identità nazionale, che ha come sua prima caratteristica il riconoscimento dell’altro come differente e perciò eguale, che è cosa ben diversa, ed anzi opposta, dal considerarlo diverso e perciò diseguale. Raccomandiamo al lettore di non fare concessioni su questo punto, che è concettualmente il più delicato ed importante di tutti.” (cfr. Indipendenza n° 3, Novembre 1997/ Febbraio 1998)

    E quest’anno invece ebbe una visione che non si curava più di quanto aveva scritto nel 1997: “Come cittadino italiano, non voto più dal 1992 (in cui votai per l’ultima volta la neonata Rifondazione per inerzia politica, avendo sempre votato dal 1968 l’estrema sinistra). Non voto più per protesta contro il colpo di Stato giudiziario extra-parlamentare surrealmente denominato Mani Pulite. Non voto più perché l’Italia non ha più nessuna sovranità politica dal 1945 a causa delle basi americane, ma almeno allora c’era l’opposizione comunista di sistema, e poi dopo il 1991 non c’è stata neppure più la sovranità monetaria, cui è subentrato il mantra «ce lo chiede l’Europa», di cui il rinnegato ex-comunista Napolitano è diventato la macchietta. Non voto più perché, pur avendo antipatia per il Puttaniere Sbruffone, mi sono sempre rifiutato di pormi sul terreno minato dell’anti-berlusconismo, ideologia di riciclaggio del serpentone trasformistico PCI-PDS-DS-PD. Non voto più perché, pur restando un anticapitalista radicale, non mi interessa l’innocuo massimalismo verbale dei tre porcellini (Vendola, Diliberto, Ferrero), ed in quanto a Bertinotti, lo considero solo una figura grottesca e poco divertente di una commedia dell’arte da periferia padana. E potrei continuare, ma ritengo sia già chiaro così. In Francia, grazie unicamente al meritorio De Gaulle, c’è ancora un brandello di sovranità nazionale. La gente è in maggioranza contro l’euro, anche se sventuratamente viene divisa ideologicamente fra la Le Pen e Mélanchon, per il quale voterei, se pensassi che facesse sul serio, senza recitare il semplice gioco delle parti (urla rivoluzionarie, e poi appoggio a Mitterrand e Jospin). E poi per ora non ci sono ancora basi americane, e ci sono persino pensatori geopolitici dell’asse Parigi-Berlino-Mosca (de Grossouvre). Insomma, un paese più serio del nostro.” (http://www.ariannaeditrice.it/articolo.php?id_articolo=43120)

    Se io contemplassi l’argomento della questione nazionale e del razzismo, direi che a me sembra importante elaborare una critica dell’imperialismo capitalista accanto ad una critica del razzismo, della xenofobia, della islamofobia, e che non potrei mai isolare il razzismo, la xenofobia, l’islamofobia dalla politica estera di uno stato come la Francia.

    E ci si può forse chiedere, come mai partiti “socialisti” europei come quello di Hollande si definiscono “socialisti”, quando in realtà essi hanno un’anima riformista, e non rivoluzionaria?… Che significa difatti essere “socialisti”?! Il tradizionale nucleo europeo del “socialismo” è ormai da molto tempo un collaboratore dell’imperialismo europeo e statunitense (Hollande ad esempio, oltre ad essere il presidente di una nazione imperialista, con le proprie colonie oltremare e base militare ad Abu Dhabi, è fedele anche agli Stati Uniti e alla Nato). Il “socialismo” europeo è diventato nel tempo uno degli ostacoli fondamentali di ogni politica anti-imperialista. Oggi molti socialisti e comunisti eurocentrici lottano per trasformare riformisticamente l’Unione Europea geneticamente imperialista in un’“Europa socialista”, che è però una contraddizione in termini. Essi ignorano l’interdipendenza universale delle nazioni essenzialmente colonialistica.

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