La funzione degli scandali, delle inchieste giudiziarie e i sub-dominanti politici nazionali di Eugenio Orso

Breve premessa

Dopo Lusi, la Margherita e Rutelli, dopo Belsito, la famiglia Bossi e la Lega sembra essere arrivata l’ora di Nicola Vendola.

Perché questa rapida sequenza di inchieste della magistratura inquirente, in ogni angolo d’Italia, da Milano a Reggio Calabria e la conseguente, immancabile campagna mediatica contro la politica corrotta?

A chi giova tutto ciò, chi ne beneficia veramente, cui prodest, come si sarebbero chiesti i romani?

Il presente scritto cerca di dare una risposta non conformista, non superficialmente moralistica, non fuorviante alla Stella e Rizzo della scandalistica ed autocratica Casta, alle domande che molti oggi si pongono, o dovrebbero porsi.

 

 

Aristocrazia globale e sub-dominanti politici nazionali: anello forte e anello debole della catena di comando globalista

La descrizione offertaci a suo tempo da Christopher Lasch nell’opera La ribellione delle élite. Il tradimento della democrazia (1995), il quale dal suo osservatorio privilegiato, negli Stati Uniti d’America, ha potuto osservare e analizzare l’inquietante fenomeno della nascita della nuova classe globale, del suo sistema di potere e il conseguente tradimento della democrazia, è un insuperato punto di partenza per poter comprendere i “caratteri costitutivi” della nuova classe globale dominante, oggi in parte comuni all’Aristocrazia globalista e ai sub-dominanti politici nazionali che da questa dipendono.

Nella ribellione delle élite Lasch ci avverte che tali individui non sentono alcuna responsabilità nei confronti degli altri, in particolare se non sono loro simili, appartenenti alla stessa classe, e precisamente scrive:

Le classi privilegiate […] si sono rese indipendenti in misura allarmante non solo dalle città industriali fatiscenti, ma dai servizi sociali in generale. Mandano i loro figli in scuole private, si assicurano contro malattie e incidenti sottoscrivendo i piani previdenziali delle società per cui lavorano, e assumono delle guardie del corpo private per difendersi dalla violenza che li attornia. In effetti, si sono estraniate totalmente dalla vita comune. […] Molti di loro non si considerano neanche più americani in alcun senso importante, non si sentono coinvolti, per il bene e per il male, nel destino dell’America.

Ciò accade perché i neodominanti, fin dalla culla, non sviluppano legami di sorta con la comunità di origine, con la nazione, con il resto dell’umanità, non si fanno carico di alcuna responsabilità sociale e soprattutto dei costi che tale responsabilità implicherebbe.

I suddetti sono indifferenti davanti al destino dei popoli, e la loro fedeltà, se di autentica fedeltà si può parlare, è riservata soltanto ad un ordine globale neocapitistico regolato dal mercato e caratterizzato dalla libertà di circolazione dei capitali finanziari.

Il successo ed il potere personale, la performance, il narcisismo, l’assenza di etica come tradizionalmente si intende, l’assenza di idealità, il mantenimento e l’estensione di ingiusti privilegi li caratterizzano fino in fondo e ne determinano i comportamenti, le scelte, le imposizioni alla società che spesso causano sofferenza e disperazione a molti milioni di persone non appartenenti alla loro schiatta.

Se accettiamo la quadripartizione del capitale proposta a suo tempo dal sociologo francese Pierre Bourdieu, che ha integrato le analisi di Karl Marx riguardanti la genesi e la produzione del capitale industriale/ produttivo – Capitale economico, Capitale culturale, Capitale sociale, Capitale simbolico – per quanto precede dobbiamo riconoscere che i dominanti globali controllano oggi tutti e quattro i tipi di capitale.

Un nemico potente e spietato, insomma, con il quale la lotta non potrà che essere senza quartiere.

Un nemico che non si riconosce più nella “vecchia” umanità e non riconosce i diritti naturali dell’uomo, un nemico che non ammette di avere debiti con il passato e con gli altri, un nemico che accomuna con il capitale produttivo quello umano e quello naturale/ambientale, mettendoli tutti sullo stesso piano e concependoli come serbatoi inesauribili di risorse a sua completa disposizione.

Un nemico che ha nell’illimitatezza dei suoi desideri, suscitata dall’illimitatezza neocapitalistica, la sua principale forza e il suo più grande limite.

Ciò che vale per l’Aristocrazia globale, per la Strategic Global class secondo una mia espressione “esotica”, può valere in una certa misura anche per i sub-dominanti, che tendono ad assumere comportamenti simili, conformi, omologati, con alcune sostanziali differenze, però, che rendono i sub-dominanti più facilmente sconfiggibili dell’alta Aristocrazia, e quindi l’anello debole della catena di comando globalista: la maggior vulnerabilità, dovuta alla maggior esposizione, alla maggior ricattabilità e alla maggior vigliaccheria.

La continua esposizione ai media alla quale non possono sottrarsi (a differenza dei membri dell’Aristocrazia globale, che godono di molta maggior riservatezza), la ricattabilità che li contraddistingue (per una generalizzata presenza di “scheletri nell’armadio” dovuta alle cariche che ricoprono e alle funzioni che svolgono), la viltà che spesso emerge dai loro comportamenti (esito scontato dell’assenza di ideali, dell’individualismo anomico, dell’incapacità di sacrificio) insieme ne determinano la generale vulnerabilità.

Ma vi è anche un altro importante elemento che li rende ancor più vulnerabili, attaccabili e sconfiggibili, e di questo si discuterà fra poco.

In Italia, un sub-dominante mancato, a nome Silvio Berlusconi, ha mostrato tutta la sua viltà e la sua pochezza quando l’Aristocrazia globalista gli ha intimato di farsi da parte per fare spazio al governo dell’affidabilissimo Monti.

Nelle probabili trattative segrete per ottenere un “salvacondotto giudiziario”, l’allora presidente del consiglio deve aver abbassato completamente i pantaloni, volendo essere prosaici almeno per una volta, e in cambio della salvezza personale, e dell’integrità del suo patrimonio familiare, non ci avrà messo più di un secondo per risolversi ad offrire “spontaneamente”, come ulteriore contropartita, il “leale” appoggio dei gruppi parlamentari del PdL a Mario Monti.

Lo scatto d’orgoglio che Berlusconi ha avuto dopo le risatine di Merkel e Sarközy davanti alle telecamere, dirette contro di lui, il suo esecutivo, ma soprattutto contro il popolo italiano e “propedeutiche” alla deposizione del cavaliere, è stato così cancellato in un istante, e Berlusconi, sub-dominante mancato, considerato inaffidabile e addirittura “abusivo” dai membri della classe superiore, non solo è uscito di scena senza troppi clamori, anziché resistere e dare battaglia pur con forze (notevolmente) inferiori, ma è arrivato al punto di mettere “la golden share” sul governo Monti, dopo che i Mercati & Investitori, per esser ancor più convincenti e prevenire colpi di testa da parte sua, hanno attaccato il titolo Mediaset in borsa, facendolo crollare di oltre dieci punti.

In quei decisivi frangenti Berlusconi ha dimostrato di essere esposto (se non sovraesposto, nel suo particolare caso), vulnerabile, ricattabile e vile, esattamente come possiamo aspettarci che sia la grande parte dei sub-dominanti politici, e non soltanto politici.

In altri termini, se questa sommaria antropomorfizzazione del nemico di classe e di civiltà è corretta, come io credo che sia, o lo è almeno a livello sub-dominante, è chiaro che non soltanto l’estromesso Berlusconi, ma anche i ben più nocivi Napolitano, Monti, Fornero e lo stesso Marchionne, il quale non è come i primi un politico di professione o un tecnico-politico, ma un top manager che purtroppo ha a che vedere con l’Italia, costituiscono il vero anello debole della catena di comando nemica, pur essendo gli stessi, nei ruoli e nell’esercizio delle funzioni a loro assegnati, utilissimi per assicurare la riproducibilità sistemica complessiva.

Si badi bene: utilissimi ma non insostituibili.

Con parole più semplici, a questi individui le sole cose che interessano sono l’integrità fisica, i loro privilegi, il danaro e il (sub-)potere, anche se ciò non esclude residui di sentimenti umani, come l’attaccamento ai figli, ai genitori, alla famiglia, agli amici più cari – e perché no? – alle amanti o agli amanti.

 

 

La funzione degli scandali mediatici e delle inchieste giudiziarie nei nuovi assetti del potere

Nei passati scandali che hanno investito ripetutamente la politica italiana, in verità minori e squallidi, abbiamo notato o avremo dovuto notare che il prezzo per il quale questi individui si vendevano era tutto sommato modesto, non di rado a ribasso, e spesso, per giustificarsi una volta caduti in disgrazia e sottoposti alla gogna mediatica, in certi casi peggiore e più distruttiva di quella giudiziaria, tiravano in ballo la famiglia.

Il celebre “mezzanino” romano con vista sul Colosseo dell’allora ministro per lo sviluppo economico Claudio Scajola, pagato da altri per sua ammissione e distrazione, se non erro è stato intestato alla figlia dello stesso, a testimonianza che la famiglia conta, e spesso giustifica una corruzione sempre più spicciola.

Chi si ricorda il politico protoglobalista Francesco De Lorenzo, della cosiddetta prima repubblica, ex ministro liberale della sanità pubblica dal 1989 al 1993 finito in prigione con l’accusa di associazione per delinquere per finanziamento illecito al partito (più probabilmente a sé stesso e agli amici), che dichiarava, a sua discolpa, di avere una famiglia numerosa (e probabilmente vorace)?

Ebbene, in quella diversa ambientazione politica e sociale il ministro De Lorenzo poteva considerarsi, a pieno titolo e a tutti gli effetti, un antemarcia e un precursore dei “tempi moderni”, sostanzialmente in linea, quanto a moventi e comportamenti, con quel che accade oggi.

“Tempi moderni” neocapitalistici in cui l’ex tesoriere del cartello elettorale della Margherita confluito nel Pd, senatore della repubblica Luigi Lusi, accusato di essersi appropriato indebitamente ventitré milioni di euro per fini personali, dichiara pubblicamente e senza alcun pudore, al solo scopo di difendere sé stesso attaccando gli altri politici, che c’era fra questi un patto per spartirsi i fondi del partito (pro-quota: 60% per i popolari e 40% per i rutelliani).

Dei prestiti di Lusi, che costituiva società, comprava immobili e pescava regolarmente dalle casse del partito (“mettendo al sicuro” i beni dei rimborsi elettorali), hanno ampiamente beneficiato familiari e cari amici del suddetto, come ad esempio sua moglie che ha avuto tre milioni di euro su un conto a lei intestato, o come il fratello, sembrerebbe un paio di nipoti e due cari amici per importi a scalare.

I berlusconiani con incarichi di governo Sandro Bondi (beni culturali) e Michela Vittoria Brambilla (turismo) sono stati implicati in quella che è stata opportunamente (ed anche capziosamente dai media) definita “Parentopoli”, cioè la corruzione nepotistica spicciola della politica minore, “sistemando” in buoni posti, non tanto e soltanto fratelli, mogli, figli riconosciuti e cugini, secondo il “costume” della generalità dei sub-dominanti politici, ma il figlio della compagna del momento, come Bondi con Fabrizio Indaco, e il fidanzato o boy friend del momento, come nel caso della Brambilla con Eros Maggioni.

L’italica giustificazione di azioni delittuose o immorali riassunta dall’espressione “Tengo famiglia”, spesso allargata ed estesa alle dimensioni del clan, è diventata la giustificazione di molti fra questi “professionisti della politica”, una volta finiti nei guai mediatico-giudiziari e smascherati, e nella serie ormai infinita di episodi che lo testimonia a tutti i livelli, dal nazionale alla sotto-dimensione locale, trova conferma (una volta di più, se mai necessario) la totale inconsistenza della dicotomia politica destra/ sinistra.

Il tumore della corruzione legato a quello della perdita di qualsiasi riferimento ideale ed etico, si è esteso da molto tempo anche ad altri gruppi che sono al servizio del potere globalista, come quello dei giornalisti, incaricato della disinformazione sistemica e dell’intontimento di massa.

L’ottuagenario Emilio Fede direttore del TG4, ha ricevuto il benservito dall’azienda, nella “logica di rinnovamento editoriale della testata”, dopo quasi un quarto di secolo di disonorato servizio e dopo aver commesso l’ultima marachella cercando di esportare in Svizzera capitali per due milioni e mezzo di euro.

Mentre sto scrivendo queste righe, la Lega di Umberto Bossi è ancora sotto i riflettori dell’inquisizione massmediatica e nelle grinfie di quella giudiziaria, per le inchieste di ben tre procure (Milano, Napoli e Reggio Calabria), alle quali se ne sono rapidamente aggiunte altre due (Genova e Bologna), tutte convergenti sul segretario amministrativo del partito, tale Francesco Belsito.

Accanto a quello del tesoriere leghista Belsito, risoltosi nei giorni precedenti a restituire qualche lingotto d’oro, un po’ di gioielli e una lussuosa autovettura Audi A6, sono emersi i nomi di alti papaveri “padani”, di familiari di Bossi e di Umberto Bossi stesso, beneficiari della ricca “cassa” leghista rimpinguata dai rimborsi elettorali, dai contributi dei militanti “duri e puri” e dalla disponibilità di proprietà mobiliari e immobiliari.

Sembra che a “Parentopoli”, quale ultimo grido della corruzione e del malcostume di partiti e politici utilizzati propagandisticamente – meglio Monti, imposto dalle circostanze “per il vostro bene”, del disastrato e inaffidabile sistema dei partiti! – si sia sostituita “Tesoropoli”, che ha come figura centrale/ cavallo di Troia utilizzato dall’autorità giudiziaria il tesoriere del partito e come oggetto la distribuzione dei fondi e degli averi, leciti e illeciti, in bianco o in nero, dell’associazione politica fra gli esponenti di spicco, i loro familiari e i clan di vertice.

Dai rimborsi elettorali ai beni immobili dell’associazione, tutto è spartibile e i benefit sembra che siano case, bar, auto di lusso come le Porsche e lauree facili, a testimonianza della meschinità degli esponenti politici liberaldemocratici (perché tali sono anche quelli leghisti), fino a raggiungere il grottesco, se, come sembra, la famiglia Bossi godeva di una “cartella Family” ben documentata, una sorta di libretto di deposito a risparmio molto ben alimentato, in quella miserevole spartizione dei pani e dei pesci.

Ultima frontiera della degenerazione della politica minore, che non decide su ciò che conta ed avalla pedissequa decisioni imposte dall’alto e dall’esterno, o che nello specifico caso “padano” finge teatralmente di opporsi ad esse, la “Tesoropoli” leghista è altresì una spia della diffusione del cosiddetto familismo amorale anche fra quelle forze del sistema che cercano di accreditarsi come popolari, “vicine alla gente”, di lotta oltre che di governo.

Particolarmente disgustoso ed ignobile, nel caso della Lega, è il comportamento del cosiddetto “Cerchio magico”, composto di alti dirigenti politici che attorniavano e manipolavano Bossi, e degli stessi familiari del leader storico padano, che hanno approfittato della sua malattia, della sua sopraggiunta incapacità (dopo l’ictus), tanto che si potrebbe parlare nella fattispecie di circonvenzione d’incapace, reato previsto e represso dal vigente codice penale all’articolo 643.

Invero, questa particolare vulnerabilità dei sub-dominanti politici nella dimensione nazionale (ed in particolare nella disastrata Italia), che si traduce nella presenza di numerosi e controproducenti “scheletri nell’armadio”, può ritorcersi improvvisamente contro di loro, ed essere utilizzata dai livelli gerarchici superiori della catena di comando, quando i sub-oligarchi diventano “scomodi” e si vogliono ridimensionare o eliminare dalla scena.

Non può essere un caso che lo scandalo mediatico-giudiziario della “Tesoropoli” leghista, mix di corruzione spicciola, familismo amorale e “tradimento degli ideali” originari, è scoppiato proprio ora, nonostante sono note da anni, in certi ambienti (fra i quali le stesse procure che indagano?), le irregolarità nella gestione della Lega.

Lo scandalo che ha travolto Bossi, inferto un duro colpo alla Lega, ed imposto un congresso straordinario dopo la gestione del partito da parte di un triumvirato, è esploso in un momento estremamente critico, perché la controriforma del lavoro, per quanto a buon punto, deve ancora essere votata e passare in parlamento, e il partito bossiano conduce in parlamento un’opposizione dichiarata, sia pur blanda ed elettoralistica, nei confronti dell’esecutivo Monti.

Restando sempre in Italia, che rappresenta la “nostra” dimensione nazionale e il quadro entro il quale dovranno muoversi una prima volta le future forze rivoluzionarie, mentre sono ancora in corso le inchieste giudiziarie sulla Lega bossiana e parte dei suoi vertici corrotti (pur trattandosi di corruzione spicciola), i riflettori massmediatici si sono rapidamente spostati su Vendola, presidente della regione Puglia e probabile leader di un nuovo partito “di sinistra” in parlamento, se e quando si consentiranno elezioni politiche.

Vendola è coinvolto in un’inchiesta della magistratura inquirente esplosa poco dopo l’attacco alla Lega e la sua parziale demolizione, quanto a decapitazioni al vertice del partito e a consensi in crollo rilevati dai sondaggi, quali sostituti delle elezioni.

Lo scandalo della sanità pubblica concentrato per ora in Puglia, ha portato al (prevedibile) coinvolgimento del presidente di quella regione, indagato per concorso in abuso d’atti d’ufficio in seguito alla nomina a primario di Paolo Sardelli, responsabile del reparto di chirurgia toracica nell’ospedale San Paolo di Bari.

A tirare in ballo Vendola è stata Lady Asl, Lea Cosentino, ex direttore generale dell’azienda sanitaria di Bari, coinvolta negli scandali che hanno travolto qualche tempo fa l’imprenditore Giampaolo Tarantini, l’ex assessore Alberto Tedesco e i vertici della sanità pugliese.

Una vendetta della Cosentino nei confronti di Vendola che l’ha licenziata per coinvolgimento nella “malasanità”, come lo stesso sembra affermare, materializzatasi al momento giusto dopo il colpo inferto a Bossi e alla Lega?

Anche nel caso di Vendola, presidente-fondatore di una nuova formazione politica della sinistra sistemica denominata SEL, Sinistra Ecologia Libertà, che aspira ad accomodarsi sulle screditate poltrone della camera e del senato per ragioni di rimborsi elettorali e di sub-potere, la base dello scandalo è reale, ed è proprio questa la caratteristica delle azioni impostate dall’apparato giudiziario e diffuse da quello massmediatico, ad esclusivo vantaggio della stabilità (presente e futura) del governo di occupazione globalista di Monti.

Eppure Nicola Vendola, l’esponente di maggior spicco in Italia del comunismo individualistico filoliberale postsovietico, sul governo socialmente genocida di Monti non ha trovato niente di meglio da dire che è “spiazzante per la sinistra”, solo “spiazzante”, non certo il nemico, il che non rappresenta neppure una critica, per quanto blanda.

Senza entrare nel merito e nei dettagli dei singoli e numerosi scandali che stanno investendo la politica minore italiana in queste ultime settimane, rileviamo soltanto che i battage scandalistici mediatico-giudiziari sono un’arma nelle mani dei globalisti dominanti, utilizzata per dare stabilità e garantire il radicamento del loro “governo tecnico” nel paese, poiché si permette che esplodano al momento giusto, come bombe cluster a scoppio ritardato, le inchieste della magistratura inquirente (da Milano a Reggio Calabria è tutto un fermento di atti giudiziari e avvisi di garanzia nei confronti dei politici) e nel contempo si utilizza al meglio il docile ed obbediente apparato ideologico-massmediatico, per dare risonanza ai casi giudiziari, screditare capi politici un po’ “indisciplinati” o lanciargli un avvertimento, ed influenzare così gli immancabili “sondaggi d’opinione”, nel senso che se diminuisce un poco la popolarità di Monti, per i primi effetti avvertiti delle misure socialmente genocide che impone al paese, quella dei partiti “cola a picco” precipitando ai minimi storici.

Del resto, la via giudiziaria-mediatica è stata ampiamente battuta per ridimensionare Berlusconi, isolarlo ed alla fine, avendo ben preparato il terreno, per lanciargli l’ultimatum e costringerlo a dimettersi.

Se il caso di Luigi Lusi, ex segretario amministrativo della Margherita, non ha avuto più di tante conseguenze perché il cartello elettorale della Margherita non esiste più da tempo, nel caso della Lega bossiana e di Vendola ci potranno essere effetti rilevanti ed importanti sviluppi nella politica nazionale minore, come segue:

 

(a) la Lega travolta dagli scandali e condannata al calo dei consensi si affida a Maroni e a nuovi dirigenti che potranno, in parlamento, addirittura appoggiare il governo Monti in toto o per singoli provvedimenti;

 

(b) nel caso di Vendola e del suo SEL, il suddetto e tutta la dirigenza della formazione politica che ha creato ricevono un avvertimento forte (quasi di stampo mafioso, anzi, senza il quasi), e sanno fin d’ora che se l’astuto capoccia sopravvivrà allo scandalo, com’è abbastanza probabile, quando e se arriveranno in parlamento ad occupare qualche poltrona, dovranno “rigare dritto”, a partire da Nicola Vendola, non permettendosi di dare fastidio al governo dell’occupatore ed inscenando, al più, un’opposizione interamente di facciata, totalmente fasulla e perciò del tutto inefficace.

 

Alla luce di quanto precede, è chiaro che l’estrema vulnerabilità dei sub-dominanti politici nazionali e locali, dovuta ai numerosi “scheletri nell’armadio” accumulati nell’esercizio delle loro funzioni, li espone a vendette e ad avvertimenti da parte dei fedelissimi dell’Aristocrazia globale e degli apparati nazionali di sub-potere, ormai a loro completa disposizione.

La presa dei globalisti su questo paese sembra essere talmente salda e incontrastata che questi possono permettersi, nel momento giudicato più opportuno, di colpire le deboli opposizioni parlamentari “ex post”, come nel caso della Lega presente alla camera ed in senato, o addirittura preventivamente, “ex ante”, come nel caso di Vendola patron del SEL non ancora in parlamento, lanciando a tale scopo, se serve, “avvertimenti di stampo mafioso” non cruenti, senza l’uso di manovalanza criminale armata, corpi di polizia “paralleli”, ordigni esplosivi o sventagliate di mitragliette.

La base dell’attacco ai sub-dominanti politici da far uscire di scena o da intimidire “affinché per il futuro si comportino bene” è sempre reale, e gli scandali, i reati penali contestati a tali soggetti hanno effettività e concretezza, non sono completamente inventati per screditarli correndo il rischio che emerga l’imbroglio, e ciò costituisce un indubbio punto di forza per la piena riuscita delle manovre filo-globaliste in corso, quantomeno nella nostra periferica ed italica dimensione nazionale.

Inoltre, se l’attivissima magistratura inquirente, partita con “la lancia in resta” contro Lusi, contro Belsito, Bossi e la Lega, e contro il Vendola “Rais” della Puglia, potrebbe essere agevolmente fermata per tempo, insabbiandone le inchieste, in tali casi si lascia correre liberamente, si lascia “sfogare”, esattamente come si fa in campagna con i cani, quando finalmente si sciolgono dal guinzaglio perché corrano liberi e felici …

Ripensando per un istante alla stagione di Mani pulite, atto conclusivo della cosiddetta prima repubblica ambiguo e non ancora del tutto chiarito, e ponendo in rapporto questa ultima con quella attuale, dopo un’iniziale sensazione di déjà vu che nasce dalle ovvie concordanze – magistratura inquirente lasciata libera di agire nei confronti di quasi tutti i partiti (a quel tempo tutti meno il PDS apostata del PCI), corruzione generalizzata della politica sistemica (all’epoca, la “dazione ambientale” di Di Pietro), affarismo diffuso e saccheggio libero – riflettendoci un po’ sopra, alle concordanze si sostituisce gradatamente la consapevolezza delle differenze, invero notevoli, perchè allora (a) lo stato nazionale era ancora parzialmente sovrano ed in grado di decidere con una certa autonomia su materie importanti (welfare, lavoro, politica industriale, deficit di bilancio), mentre oggi è interamente asservito a poteri esterni (particolarmente negli aspetti monetari, finanziari, economici), (b) la politica nazionale poteva condurre i giochi nei riguardi dell’imprenditoria locale ed impedire invasioni colonizzanti (e annichilenti) di grandi capitali stranieri, mentre oggi non è più in grado di farlo, (c) gli esecutivi dell’epoca sono stati comunque eletti in rappresentanza di blocchi sociali effettivi, mentre quello attuale, insediatosi dopo la “fuga” repentina e vergognosa di Berlusconi, è un governo imposto dall’esterno senza neppure la legittimazione di elezioni politiche manipolate e pilotate, e deve curare esclusivamente gli interessi, nella penisola, dell’Aristocrazia globale (in subordine tutto il resto).

Tornando al presente, la combinazione degli strumenti utilizzati per “educare” i politici nazionali, rappresentati dalla magistratura, dalle procure che indagano, dai pubblici ministeri in cerca di fama e di affermazione personale, dall’intero apparato ideologico-massmediatico ed accademico, dai sondaggisti e dai relativi istituti come sostituti dei seggi elettorali (“intenzioni di voto” in luogo del voto), consente ai globalisti di conseguire efficacemente gli obiettivi che si sono posti, (1) colpendo gli “indisciplinati” o lanciando loro pesanti avvertimenti, (2) modificando nel senso voluto gli assetti all’interno del sub-potere politico nazionale, e ultimo nell’esposizione, ma non ultimo per la sua importanza, (3) diffondendo nella popolazione il disgusto nei confronti della politica corrotta onde “legittimare” il cosiddetto governo tecnico in carica (senza alternative credibili, in una tale situazione), per estendere artificialmente il “sostegno popolare”, debitamente sbandierato nei sondaggi, alla nuova forma di governo dittatoriale indiretto della classe globale.

In riferimento al precedente punto 3, prima di chiudere il discorso sulla vulnerabilità delle sub-oligarchie negli spazi nazionali, in particolare di quelle politiche, individuate come “anello debole” della “catena di comando globalista”, è bene ricordare che la cosiddetta “sospensione della democrazia”, ossia la sospensione delle elezioni politiche e il loro rinvio a data da destinarsi, nasconde un vero e proprio stato di eccezione in cui è scivolata la liberaldemocrazia e la nascita di una nuova forma di governo dittatoriale/ direttoriale: la dittatura indiretta della classe globale che ha in pugno l’Italia (ed anche la Grecia, paese per questo motivo “gemello”).

 

 

Nota conclusiva

Il vile senza ideali spesso è corruttibile al massimo grado, e il suo ristretto orizzonte è costituito esclusivamente dall’interesse personale (o familiare, oppure clanico, tribale), ma l’aver fatto quello che ha fatto, cioè accettato favori e mazzette, o appartamenti in regalo, o acquistato locali pubblici con i fondi del partito, e l’aver tirato in ballo ipocritamente, come è accaduto in diversi casi, la famiglia quale “umana” giustificazione e motivo della sottrazione di risorse per scopi personali, non esclude che vi sia un vero attaccamento nei confronti dei familiari o di altri soggetti a lui e al suo privato riconducibili, un legame affettivo autentico e non soltanto formale, e ciò può costituire, in certe situazioni, un punto di debolezza fatale per il vile corruttibile, vulnerabile, esposto e ricattabile.

Mentre il segretario amministrativo della DC di Arnaldo Forlani, tale Severino Citaristi protagonista di quello strano “viaggio al termine della notte” che è stata la fine della prima repubblica, oltre ad esser l’uomo più inquisito della storia d’Italia (74 avvisi di garanzia, se non erro, probabilmente di più del vituperato Berlusconi) era considerato da molti “un galantuomo”, perché amministrava in modo ineccepibile i fondi, bianchi o neri che fossero, del maggior partito di allora e non teneva nulla per sé, i sub-dominanti politici odierni, spentasi ogni idealità e svuotati i partiti di reali contenuti politici, trasformati in compagnie teatral-parlamentari che inscenano truffaldinamente una recita scadente, in un quadro costituzionale sempre più incerto e sfocato si sono ridotti a predare risorse collettive (accontentandosi sempre più spesso delle sole briciole) esclusivamente per sé e per il “benessere” della propria famiglia, come dichiarano in molti casi se non possono negare e sottrarsi.

Per chi è esposto, ricattabile e vile, la famiglia, gli affetti, i rapporti amicali e sentimentali rappresentano un ulteriore e forse fatale punto di grande debolezza, vulnerabilità ed attaccabilità.

E’ proprio su questo ultimo punto che si dovrà lavorare, ed è proprio quella che io ho definito, non senza un po’ di ironia, una residua debolezza umana dei sub-dominanti, più accentuata e controproducente di quanto lo è per l’Aristocrazia globale, che potrà favorire i rivoluzionari nelle loro future azioni di attacco mirato, tenendo conto che per disarticolare il tutto si dovranno concentrare le poche risorse a disposizione e colpire, all’inizio delle “ostilità”, nel punto di maggior debolezza della catena di comando e potere nemica, cercando di “sfondare le linee” per poi dilagare ed alzare, in un secondo tempo, il livello dello scontro estendendo il raggio d’azione delle forze rivoluzionarie oltre la dimensione nazionale (processo di unificazione delle lotte in aree geografiche vaste), ma qui rischiamo di entrare in un campo diverso, e come dovrebbe essere chiaro a tutti molto più delicato ed insidioso.

Perciò, almeno per ora, qui mi fermo e più di questo non scrivo e divulgo.

La funzione degli scandali, delle inchieste giudiziarie e i sub-dominanti politici nazionali di Eugenio Orsoultima modifica: 2012-04-19T10:32:00+02:00da derosse
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2 pensieri su “La funzione degli scandali, delle inchieste giudiziarie e i sub-dominanti politici nazionali di Eugenio Orso

  1. Bell’articolo.
    Non mi è chiaro però in che modo le oligarchie riescono a controllare gli apparati repressivi dello Stato e ad attivarli quando loro conviene.

    Se potesse spiegare, anche solo facendo qualche breve esempio, la natura dei rapporti concreti che si instaurano tra oligarchie, servizi segreti, magistratura, ecc., mi renderebbe le cose più chiare. Immagino che il punto centrale sia la presenza di uomini legati agli USA inseriti in ruoli chiave (singoli magistrati corrotti, singoli investigatori corrotti, ecc.), che riescono ad introdurre le notizie di reato all’interno della macchina della giustizia, e una volta introdotte queste informazioni la macchina procede in automatico (con la maggior parte degli onesti funzionari che svolgono il loro lavoro), ma a parte queste ipotesi non so immaginare concretamente come questo avvenga. Lei ha qualche idea in proposito?

  2. Risposta a Bàtjushka

    Qui le cose si fanno difficili, e se qualcuno avesse buone conoscenze, in proposito – nomi, cognomi, relazioni, legami, eccetera – o sarebbe già morto, incarcerato, sparito, fuggito all’estero facendo perdere le sue tracce, o sarebbe uno di loro.
    Se la Dittatura della classe globale, in Italia ed anche in Grecia è indiretta, se vi sono esecutivi dell’occupatore guidati da suoi Quisling, rispettivamente Monti e Papademos, ancor più indiretto è il rapporto fra l’Aristocrazia globale e gli apparati repressivi dei singoli stati occupati e “normalizzati” (o in via di “normalizzazione”).
    Per intenderci con un esempio forse un po’ stupido ma qualificante, non è Soros, oppure un Rothschild di ramo francese o tedesco che prende contatto attraverso i suoi “segretari” con le procure inquirenti, o con i questori, ma tutto dovrebbe avvenire attraverso i canali di sub-potere nazionali.
    Certo che, per quanto riguarda specificamente procure e pm, che la cosiddetta magistratura rossa (terror di Berlusconi) scalpitava per fare la festa a Silvio, al PdL ed anche alla Lega, in particolare dopo l’estromissione di Berlusconi, ma il PdL sostiene Monti, Berlusconi ha abbassato la testa e più di tanto non si deve eccedere contro di lui, mentre la Lega fa in parlamento una fastidiosa opposizione, per quanto elettoristica, non in grado di “rovesciare” il governo (e credo senza la volontà di farlo effetivamente), e c’era il rischio che la Lega diventasse un po’ più fastidiosa di quanto lo è stata finora, nel momento topico del voto per far passare le controriforme e le manovre genocide dell’esecutivo.
    Nel caso della “Tesoropoli” leghista, conosciuta in certi ambienti già da un po’ (si può presumere che elementi e prove, a riguardo, ce n’erano e non da ieri, e si sono andati accumulando nel tempo), è bastato lasciar andare la magistratura inquirente, sguinzagliata come i cani in campagna che scorazzano liberamente, senza insabbiare o porre degli “stop” alle inchieste …

    Saluti

    Eugenio Orso

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