Stiamo ammazzando le nostre nonne di Marco Cedolin (da Il Corrosivo)

Oggi propongo un bellissimo e drammatico post di Marco Cedolin perché abbia quanta più diffusione possibile e molti possano leggerlo.

In questo post, Cedolin descrive senza giri di parole la sostanza socialmente criminale della “Dittatura indiretta globalista” (espressione mia) alla quale siamo sottoposti in Italia.

Gli effetti sono quelli che normalmente ottengono gli stragisti.

Pensionati al minimo, disoccupati, lavoratori poveri con crescenti insufficienze di reddito, uomini oppressi dai debiti e senza via d’uscita si tolgono la vita.

L’Italia è diventata un lager popolato da milioni di cavie da sacrificare, senza scrupolo alcuno, nel grande esperimento economico-sociale neoglobalista in pieno corso con la copertura dei vari Salva-Italia e Cresci-Italia montiani.

Le “eccedenze umane” che non servono per la riproduzione sistemica e la Creazione del Valore neocapitalistica, “esodate” in massa, cioè private brutalmente del posto di lavoro e dei mezzi di sussistenza, devono essere eliminate, e perciò si spinge al suicidio, quale “soluzione finale del problema delle eccedenze umane”.

Ecco a quale progetto partecipano attivamente i ripugnanti e vili stragisti sociali Monti e Napolitano, che riportano soltanto all’Aristocrazia globale, attraverso i “filtri” sopranazionali FMI, BCE, UEM.

Il post che qui si presenta è molto duro, non lascia spazio a speranze di compromesso con questo sistema, e per quanto mi riguarda approvo incondizionatamente ogni sua riga.

Cedolin, da quel che mi risulta, non è un guerrigliero, un vetero-brigatista, un simpatizzante di al-Qaeda o di Sendero Luminoso, ma un decriscista e un ecologista (vero, naturalmente, non alla Pecoraro Scanio) ed è impegnato nella difesa del territorio, in Val di Susa dove attualmente vive, contro il mostro TAV Torino-Lione.

Il link originario è quello de Il Corrosivo, cioè del blog di Marco Cedolin:

http://ilcorrosivo.blogspot.it/2012/04/stiamo-ammazzando-le-nostre-nonne.html

Di seguito copio e incollo il post.

 

Buona lettura e … grazie Cedolin

 

Eugenio Orso

 

 

Stiamo ammazzando le nostre nonne

 Marco Cedolin

 

L’Italia che cammina come un gambero ed è in procinto di cadere dentro a un pozzo senza fondo, può essere interamente condensata nelle misere spoglie della nonnina di 78 anni, che a Gela si è ammazzata gettandosi dal balcone, dopo avere realizzato che con la sua misera pensione, ridotta da 800 a 600 euro, non sarebbe stata in grado di sopravvivere in maniera dignitosa e con tutta probabilità neppure in altra maniera.

Un Paese che permette, ostentando indifferenza, che i suoi figli, i suoi uomini, le sue nonnine, si ammazzino per disperazione è un paese morto dentro, una landa abiotica dove l’aria ha un sapore acre che brucia nei polmoni e le coscienze più non albergano nella massa di umanoidi che tentano di mantenersi in “vita” praticando l’antropofagia.

Gli italiani che sono ancora in vita, si stanno ammazzando per disperazione ad un ritmo impressionante (oltre 4000 solamente nell’ultimo anno) senza che il circo dell’informazione e l’opinione pubblica da esso costruita abbiano mai preso in considerazione il problema. Qualche trafiletto a fondo pagina, spesso solamente sui giornali locali, affogato fra le notizie “che contano”. Gli scandali della politica (ormai pensionata a ben altre cifre rispetto a quelle delle nonnine), le partite di Champions League, gli scandali del calcio scommesse, le “imprese” compiute dalla polizia fiscale, le borse di Chanel e il prezzo del gelato alla vaniglia.

Mario Monti, il boia deputato a mettere in atto la strage, campeggia sulle prime pagine dei giornali…..

 

dichiarando che la crisi è finita, l’Italia è un paese in salute e ciascuno di noi potrà cavalcare felice fra i verdi pascoli prossimi venturi.

Ma i verdi pascoli, almeno in questa versione terrena della nostra vita (che molti di noi stanno abbandonando) davvero non s’intravvedono e la realtà parla il linguaggio impietoso del gambero ormai a fine corsa dentro la padella.

 

La disoccupazione (sarebbe più corretto definirla l’impossibilità di portare a casa un reddito necessario alla sopravvivenza) sta aumentando a ritmi vertiginosi. Il potere di acquisto dei salari di chi ancora lavora e delle pensioni si ridimensiona drasticamente giorno dopo giorno e da qualche mese gli stessi hanno iniziato a ridursi anche quantitativamente. La prospettiva di fruire un giorno della pensione per giovani e meno giovani è stata pressoché annullata, nonostante lo stato pretenda da essi il versamento di sempre più elevate spese contributive. La profonda recessione, la stretta creditizia e l’aumento incondizionato della tassazione (pazzia fra le pazzie la gogna degli studi di settore, reintrodotti fin dal primo anno di attività) hanno reso di fatto impossibile carezzare qualsiasi progetto di attività imprenditoriale. Le industrie e le imprese chiudono i battenti ad un ritmo forsennato, mentre ogni anno centinaia di migliaia di persone vengono trasportate a forza nei pascoli della povertà.

 

Al contempo in soli tre mesi la tassazione è salita più di quanto non fosse accaduto in 20 anni di governi Berlusconi e Prodi. Il prezzo dell’energia e della benzina è salito alle stelle e continua ad aumentare (non a causa di problemi legati all’approvvigionamento ma in virtù dell’aumento indiscriminato delle accise), tutti i prezzi dei beni di consumo e dei servizi stanno aumentando di conseguenza in maniera esponenziale e non è ancora entrato in vigore l’incremento dell’IVA al 23% (vero e proprio suicidio economico) che li trasporterà ancora più su. E’ stata reintrodotta l’ICI (ora chiamata IMU) triplicando il peso del salasso. Gli usurai di Equitalia e tutte le zecche ad essi correlate stanno succhiando sangue da rape ormai moribonde, nascondendosi sotto la bandiera di un’improbabile lotta all’evasione, dove l’evasore è solamente il “povero cristo” rimasto in mutande.

 

Semplificando all’ennesima potenza i cittadini hanno sempre meno reddito e sempre meno denaro, mentre per riuscire a campare ne occorre ogni giorno di più. Anche un bimbo che fa di conto con il pallottoliere capirebbe facilmente che una situazione del genere non può durare a lungo, dal momento che è assolutamente insostenibile.

Non si può continuare a fingere che non stia accadendo nulla, mentre la casa va all’asta e il frigorifero è vuoto, anche se stai ancora guardando la Champions alla TV, con la testa infilata nella sabbia come uno struzzo. Tutti a breve saranno chiamati a scegliere se tentare di restare uomini o vegetare allo stato di schiavi subumani che non conservano neppure più una briciola di dignità.

Ma gli uomini, qualora si decida di esserlo, non permettono che le proprie nonne ed i propri nipoti vengano ammazzati brutalmente da quella stessa macchina che loro continuano a foraggiare tutti i giorni.

Stiamo ammazzando le nostre nonne di Marco Cedolin (da Il Corrosivo)ultima modifica: 2012-04-05T12:28:00+02:00da derosse
Reposta per primo quest’articolo

2 pensieri su “Stiamo ammazzando le nostre nonne di Marco Cedolin (da Il Corrosivo)

  1. …”come noteremo piu volte lungo il nostro itinerario l’unione europea rispecchia a ogni passo della sua costruzione questo “peccato originale”:
    mancano i popoli.
    e mancano perche chi gioca in borsa chi si occupa soltanto di denaro e del modo di accrescerlo neppure si ricorda che esistono gli uomini,anzi gli sarebbe d’impaccio ricordarlo.
    il trattato di maastricht lo rivela continuamente.E’ per questo,perche e’ privo di qualsiasi riflesso di umanita che nessuno ha avuto il desiderio o la forza di leggerlo ma purtroppo questa e’ stata la sua fortuna; e’ andato avanti senza ostacoli perche,non avendolo letto nessuno ha avuto neanche la voglia per contestarlo.
    io pero lho letto. la prima parte della mia battaglia contro l’unificazione europea e’ nata dall’orrore che ha suscitato in me,dalla constatazione che coloro che l’avevano pensato e sottoscritto erano dei despoti assoluti,quali ancora non erano mai apparsi nella storia,proprio perche non avevano alcun bisogno di riferirsi agli uomini per dettare il proprio disegno e le regole per realizzarlo,non ne avevano bisogno al punto tale che le loro armi consistevano in multe in denaro per chi avesse disubbidito. Tutto il resto non aveva ne senso ne valore: la patria,la lingua,la musica,la poesia,la religione,le emozioni,gli affetti,tutto quello che riguarda gli uomini in quanto uomini,che da espressione e significato al loro vivere in un determinato luogo,in un determinato gruppo,al loro contemplare un determinato paesaggio,al loro amare,soffrire,godere,creare,veniva ignorato…”

    non sono parole mie ma le condivido in pieno,dal libro di ida magli (la dittatura europea) lo sto leggendo in questi giorni e nella sua straordinaria lucidita mano a mano che proseguo nella in questa lettura vi giuro mi sono venuti dei brividi raggelanti!

  2. Non a caso si può parlare di un gigantesco progetto di manipolazione culturale e antropologica per ottenere l’uomo nuovo, cioè l’uomo precario.
    Un progetto che stanno realizzando, che fra non molto giungerà a compimento, se continuerà la “passività sociale” e non vi saranno reazioni forti.
    Il “vecchio” sapiens sapiens, uomo (tecnologicamente) antiquato e destinato a restare indietro secondo il filosofo tedesco G. Anders, non può adattarsi ai nuovi contesti neocapitalistici, il cui riflesso c’è anche nel trattato europoide di Maastricht che contribuisce a sua volta a delinearli.
    L’economicizzazione di tutto, già da molti decenni in corso, non può certo risparmiare la musica e la poesia, gli affetti, le emozioni, ed elimina tutto ciò che non serve a creare valore.
    Gli uomini precarizzati in ogni aspetto della vicenda esistenziale diventano forza-lavoro a costi e con tutele sempre più ridotti, quando servono a produrre, o “eccedenze umane da smaltire” quando non sono impiegabili per produrre.
    La moltiplicazione dei casi di suicidio in Italia prova quali sono i veri, inconfessabili obiettivi di Monti, incaricato, fra l’altro, anche di questa “trasformazione modernizzante” dall’Aristocrazia globalista.

    Saluti

    Eugenio Orso

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non verrà pubblicato ma sarà visibile all'autore del blog.