La Fornero al cimitero? Che ne pensa l’Oliviero?

 

 fornero-cimitero-458x280 V3.jpg

La Fornero al cimitero mi sta bene, anzi, benissimo, ma cosa centra l’Oliviero?

La Fornero al cimitero? Che ne pensa l’Oliviero?ultima modifica: 2012-03-22T12:51:00+01:00da derosse
Reposta per primo quest’articolo

11 pensieri su “La Fornero al cimitero? Che ne pensa l’Oliviero?

  1. Sono d’accordo sul fatto che Diliberto non c’entra.
    Ma sulla maglietta no.
    A tutto c’è un limite.
    Il problema al limite è come contrastare democraticamente e in modo efficace il potere di cui la Fornero è solo uno dei tanti prestanome.

  2. Per Maurizio

    All’interno del sistema (liberal)democratico vigente, che è il miglior compendio sul piano politico del neoliberismo, sappiamo che non si può fare nulla, se non abbassare la testa davanti alla riproduzione capitalistica, ai mercati e agli investitori.
    La vera opposizione (non certo gli Oliviero che non sono pericolosi per il sistema!) non potrà che nascere, come affermo da tempo con convinzione, fuori e contro, libera dalle catene del politicamente corretto e del “pacifismo strumentale”.
    Fornero è un’impiegata della classe dominate globale di rango inferiore rispetto a Monti (non credo che abbia mai fatto parte della commissione trilaterale …), e possiamo paragonarla ad un kapò di campo di concentramento al quale è stata promessa la salvezza, e riconosciuti privilegi, in cambio di fedeltà assoluta e di comportamenti da aguzzino nei confronti degli internati. Sai che fine hanno fatto i kapò, quando li hanno presi?

    Saluti

    Eugenio Orso

  3. Lo so bene (dei kapò intendo)… però mi pareva molto poco elegante, l’approccio. Per certi versi inatteso.
    Su chi è la Fornero e sono d’accordo con la tua analisi.
    Credo tu sappia chi è il marito. Tempo fa avevo anche avuto uno scambio via mail con lui… E lì mi ero accorto di che stampo sono… allucinante.
    Ciao

  4. Deaglio Mario, titolare di cattedra (se non sbaglio, economia) a Torino.
    Ma non è questa la vera “razza padrona”, se mai è “sub-padrona”.
    I sub-dominanti politici (o sedicenti tecnici che ricoprono cariche politiche, come nel nostro caso) sono sacrificabili in ogni momento dai veri dominanti.
    Fornero è sacrificabile, come del resto lo è Passera e lo stesso Monti, ma Soros (come del resto Warren Buffet) non è così facilmente sacrificabile.
    E’ la nuova Global class dominante nei suoi strati più alti, dove si addensa il potere e si prendono le decisioni startegiche.
    Andando su un altro terreno, un tempo, quando vigeva il cosiddetto capitalismo manageriale, un Valletta, o ancor prima un Beneduce, non erano facilmente sacrificabili e sostituibili, mentre un Profumo, non molto tempo fa, è stato liquidato rapidamente, in meno di 24 ore, pur con una quarantina di milioni di euro in tasca …
    Per questo è bene usare, soprattutto oggi, l’espressione dal sapore impersonale di agenti strategici capitalistici.
    La razza “sub-padrona” è certo arrogante, in alcuni casi si tratta di parvenu (alla francese), ma non è intoccabile.
    Se Fornero cadrà in disgrazia (e scusa la finezza) saranno cazzi amari anche per Deaglio, e per la loro figliola Silvia, biologa, ben piazzata all’università assieme al suo compagno.
    Vivono lussuosamente con i soldi pubblici, e Fornero agisce per togliere i già scarsi mezzi di sostentamento ai lavoratori …
    Ma se cadrà in disgrazia e i suoi padroni non la “copriranno”, che fine farà allora la baronia di tre o quattro cattedre a nome Fornero?

    Alla prossima

    Eugenio Orso

  5. Bravo Eugenio.
    La nostra salvezza può essere solo la rivoluzione.Gli illusi che pensano di cambiare democraticamente non hanno ancora capito che cosa è la democrazia che ci regalano i dominanti. Essa non è dimostrata dal voto ma sarebbe dimostrata dalla parità dei diritti e non dalla “nostra” e non loro parità dei doveri.

  6. Rispondo al compagno (o solo amico?) Piersabatino

    Ci sono strumenti di dominazione neocapitalistica che in momenti di gravi tensioni sociali possono diventare più importanti della finanza “creativa” di rapina o (addirittura) della stessa moneta. Questi strumenti servono a controllare le masse, rendendole inoffensive, e a prevenire gli incendi sociali, le rivolte, i conati insurrezionali dei dominati che subiscono espropri e violenze da parte dei dominanti.
    Oltre la dominazione simbolica che ci riporta al pensiero del (grande) sociologo francese Bourdieu, oggi rivelano tutta la loro crucialità:

    1) Il “politicamente corretto”, che indirizza pensieri ed azioni nel senso voluto, plasma i soggetti rendendoli “adatti” a vivere in queste dimensioni culturali, sociali ed economiche, stabilisce tabù inviolabili che favoriscono la riproduzione sistemica allargata. Ricordo che in passato Costanzo Preve ha scritto, in proposito, un eccezionale saggio intitolato “Elementi di Politicamente Corretto” del quale consiglio la lettura o la rilettura. Il “politicamente corretto” è quindi un sistema di interdizioni e di tabù per flessibilizzare le masse, rendendole del tutto interne al modo di produzione dominante e non pericolose per la sua riproduzione.
    2) Il “pacifismo strumentale”, secondo una mia definizione, che tende a prevenire la vera protesta ed ammette soltanto una protesta innocua, testimoniale, priva di effetti rilevanti, funzionale alla stabilità del sistema di potere vigente. E’ una sorta di “ghandismo senza Ghandi”, in condizioni storiche e sociali molto diverse da quelle in cui si muoveva il Mahatma, che erano quelle del subcontinente indiano in procinto di diventare postcoloniale e indipendente. Questo è il vero lascito del fallimentare movimento pacifista in occidente, un lascito oggi utilizzato dal potere neocapitalistico imperante quale strumento di dominazione, e perciò un’eredità negativa degli allora “utili idioti” che veneravano una pace impossibile. Infatti, moltissimi Indignados/ Occupy – gli attuali “utili idioti” che occupano a casaccio parchi, piazze, sportelli bancari – si vantano del fatto che la loro protesta è “pacifica”, respinge l’uso della violenza, è bene educata e perciò molto “digeribile” dal sistema, e non si sognano neppure di fare un passo oltre la linea rossa stabilita da questo capitalismo, oltre la quale, come sappiamo, ci potrebbe essere la Rivoluzione.

    Mi scuso con il compagno (o soltanto amico?) Piersabatino, ma devo fermarmi qui, perché questi temi li tratterò, in modo più organico, meditato ed approfondito, in un saggio che voglio dedicare alle nuove, possibili tecniche di lotta anticapitalistica, per non languire fino ad estinzione nella (nuova) palude (Meotide) del “politicamente corretto” e del “pacifismo strumentale”

    Alla prossima

    Eugenio Orso

  7. Non so se -alla luce della storia- siano più illusi, mi si permetta, coloro che parlano di rivoluzione, o quelli che parlano di democrazia.
    Nel mio piccolo intendevo “senza ricorrere alla violenza”… pur senza sentirmi un “pacifista strumentale” al sistema.
    Credo che possa esistere solo evoluzione, nel senso di crescita e sviluppo della coscienza, dello “stato di coscienza” dell’individuo.
    Rendersi conto di quale sia il sistema che ci attanaglia, quali sono le sue modalità di asservimento, di comunicazione, di espressione, è fondamentale.
    Il primo passo per contrastarlo.
    Corto, è evidente quanto la “global class” non esiti a usare la violenza, la sopraffazione, lo sfruttamento, la menzogna per affermare i suoi propositi.
    Io, pur consapevole della mia “microimportanza” nell’ambito del sistema, non mi abbasserò mai a tali metodi-mezzi-ambiti.
    Siamo completamente immersi in un sistema che decide per noi, che sfrutta e che influenza le nostre vite in modo ineludibile. Come possiamo affrancarcene?
    Credo che per capire veramente il senso di tutto ciò, i perchè ancora più profondi di quanto avviene sul piano umano, occorre andare ancora oltre, cambiare paradigma, ma questo è un altro discorso che non credo interessi affrontare ai presenti dibattenti (credo infine che la classe dominante, il vero potere, ovvero -per dirla come Eugenio suggerisce- tutti gli agenti strategici capitalistici, con le sotto-corti di sub-padroni, parvenù, lacchè, servi ecc. biechi e infami sfruttatori di umanità e pianeta, in una visione appena leggermente meno materiale dell’esistenza, alla fine della loro breve vita avranno ben poco di cui rallegrarsi e godere; ergo a mio parere non hanno capito un c… per usare un eufemismo).

    Nel frattempo attendo con piacere di conoscere le nuove tecniche di lotta anticapitalistica del prossimo saggio di Eugenio.
    Grazie e Saluti

  8. Avverto che dovrò trattare in modo crudo (ma il più possibile asettico ed impersonale) argomenti “spiacevoli”, e non potrò evitare di discutere di cose come l’odio sociale, la vendetta sociale, la disumanizzazione del nemico.
    Ci sono almeno quattro forme di lotta possibili, alcune oggi ampiamente praticate:
    1) Scioperi e manifestazioni “pacifiche” testimoniali.
    2) Occupazioni simboliche di spazi e edifici pubblici (parchi, piazze, sedi istituzionali governative o finanziarie, eccetera).
    3) Attacchi “biologici” selettivi individuali.
    4) Attacchi “biologici” di massa.
    I punti 1 e 2 riguardano forme di lotta abusate ed inefficaci, come gli scioperi “alla Camusso” (od anche “alla Cremaschi”) il cui unico effetto è quello di mantenere la protesta operaia (e più in generale dei dominati) nei recinti del Politicamente Corretto e del Pacifismo Strumentale, oppure l’occupazione di sportelli bancari, praticelli e piazzette ampiamente praticati, in Europa e in America, dagli “utili idoti” Indignados/ Occupy.
    Il punto 4 riguarda una forma di lotta da rigettare senza esitazioni, perchè può essere utilizzata dalla classe dominante globale e dai governi suoi tributari per giustificare misure eccezionali “di ordine pubblico”, nonché repressioni generalizzate contro veri, presunti o soltanto potenziali oppositori. Inoltre, gli agenti strategici di questo capitalismo (e spesso anche i sub-agenti più importanti) non sono toccati personalmente, in alcun modo, dalle stragi di massa, vivendo e spostandosi, con adeguata scorta e adeguate sicurezze, nelle “zone rosse” a loro riservate. Costoro vivono sempre meno a contatto con la massa, e particolarmente nel Nord America da tempo conducono una vita “separata” dal resto della popolazione. Il “Country Club” nell’Argentina della crisi, dotato di tutti i servizi, distante dai quartieri popolari e difeso dalla sicurezza privata armata, può ben rappresentare, simbolicamente, il modello di questa separatezza.
    Il punto 3, invece, potrà rappresentare una valida alternativa a forme e tecniche di lotta fallimentari, inadeguate o controproducenti (cioè ai punti 1, 2 e 3). Si dovrebbe comprendere bene quel che voglio intendere, almeno in termini generali. Non intendo, di certo, gli attacchi “mirati” dei vecchi brigatisti che sparavano alle gambe di un nemico, vero o presunto (ma non di rado di secondo piano), con l’illusione di educarne cento colpendone uno, né intendo le azioni definite dai vecchi anarchici “propaganda col fatto”, la cui teorizzazione si fa risalire al pensatore anarco-comunista russo Pëtr Kropotkin, e che ha avuto il suo culmine, in Italia, con l’uccisione di Umberto I di Savoia da parte dell’anarchico Gaetano Bresci (29 luglio 1900).
    E’ su questo terzo punto che concentrerò la mia attenzione, portando esempi possibili e descrivendo metodologie applicabili nella futura lotta anticapitalista.

    Per ora, questo è quanto

    Saluti

    Eugenio Orso

  9. Capisco… anche se non mi adeguo…
    Attendo comunque con intellettuale interesse le future analisi.
    Credo che, pensando al punto 1, una mobilitazione unitaria delle 3 confederazioni, una manifestazione forte come quella dei 3 milioni di Cofferati di 10 anni fa, potrebbe essere ancora utile.
    Oggi ho partecipato ad una assemblea da me in azienda (siamo metalmeccanici) e ho potuto verificare una certa indignazione, superiore alla norma (e meno male!), ancora non c’è una comprensione generalizzata e adeguata di cosa si sta cercando di far passare, ma appena lo capiscono si inalberano… Credo che vi siano ancora margini per proteste utili.
    E credo anche che anche CISL e UIL abbiano a che fare con una bella protesta della loro base… Lo stesso vale per il PD e quindi per un futuro voto parlamentare. Vedremo. Anche se l’indirizzo globale è chiaro è lecito sperare in riforme meno pesanti per la pauper class.

  10. La manifestazione in difesa dell’articolo 18 di dieci anni fa era diretta contro l’esecutivo Berlusconi, non adeguatamente supportato dall’esterno (leggi dal grande capitale finanziario), relativamente debole e disposto a rapide marce indietro. Intendo dire che il quadro politico (e geopolitico) di allora era significativamente diverso dall’attuale, l’azione maligna dell’euro non si era ancora pienamente dispiegata e i “Mercati & Investitori” (mascheramento efficace della classe globale dominante) non erano ancora in grado di fare quello che possono fare oggi. Ti ricordo che in un passato ancor più lonatano si credeva, sulla scorta di Sorel, che un grande sciopero generale avrebbe potuto far crollare il capitalismo … non è mai accaduto.
    L’aumento della partecipazione alle assemblee e la partecipazione agli scioperi Fiom-CGIL anche di iscritti a CISL e UIL costituisce un piccolo segnale positivo, ma la determinazione mostrata da Monti nel proseguire sulla strada della trasformazione violenta dei rapporti sociali in Italia richiederebbe ben altra risposta …
    CISL e UIL si sono trasformati da tempo in grandi CAF e centri di piccoli servizi per i soli iscritti, subalterni quasi ovunque alle direzioni aziendali, e non credo che ci sia la possibilità che si trasformino improvvisamente in sindacati veri, combattivi e … antagonisti.

    Non ci resta che dire “ad infima!”

    Saluti

    Eugenio Orso

  11. Vero, la situazione è peggiorata e ci vorrebbe una risposta efficace.
    Una volta si diceva “ad maiora”… nel tuo finale si coglie tutta la perduta speranza nel “sol dell’avvenir”.
    Per ora ti auguro solo un buon we, il più “leggero” possibile.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non verrà pubblicato ma sarà visibile all'autore del blog.