L’obbiettivo di Monti e Napolitano è licenziare gli italiani di Eugenio Orso

Ormai la cosa dovrebbe essere chiara anche ai più distratti: l’obbiettivo di Monti e Napolitano, reggitori per conto terzi del paese fra i quali c’è unità d’intenti e una complicità di fondo, è quello di fare degli italiani un popolo di disoccupati, sempre meno sostenuti dai vecchi ammortizzatori sociali, sempre meno difesi da leggi sul lavoro e da contratti di lavoro equilibrati.

I due lo possono fare senza correre troppi rischi perché riportano soltanto ai loro capi, che risiedono altrove, a Bruxelles, Francoforte, Londra, New York, e non devono in alcun modo rendere conto al popolo italiano delle loro azioni.

Chi si ricorda la lettera della BCE, inviata da Trichet e Draghi all’allora esecutivo Berlusconi e contenente le misure richieste all’Italia per “salvare l’euro”, per “ridiventare competitiva”, per incamminarsi sulla strada impervia ed accidentata della crescita neocapitalistica?

La missiva, inizialmente “riservata” e datata 5 agosto 2011, è stata poi pubblicata, il 29 di settembre, dal Corsera, suscitando qualche clamore.

Perché il Corsera ha potuto pubblicare una missiva riservata, che conteneva i desiderata della classe globale e imponeva un futuro di lacrime e sangue a tutta la penisola?

Perché si stava già preparando il terreno per il dopo Berlusconi, per il governo fantoccio del grande capitale finanziario e per l’accelerazione della “ristrutturazione” del paese in senso ultraliberista.

Importante rilevare che in quella letterina era riassunto il programma dell’attuale governo Monti – Napolitano, e il primo gruppo di misure da imporre all’Italia, di cui al punto 1 della missiva, riguardava, appunto, la Crescita neocapitalistica, per innescare la quale si richiedeva, oltre alle famigerate liberalizzazioni, di “distruggere il contratto collettivo nazionale di lavoro (e con esso le garanzie residue per i lavoratori stabili) privilegiando i livelli di contrattazione in cui il lavoratore è più debole ed esposto ad ogni sorta di ricatto, e imporre la libertà di licenziamento indiscriminato per flessibilizzare definitivamente il fattore-lavoro.” [Eugenio Orso, La lettera globale, post pubblicato in Pauperclass e da ComeDonChisciotte]

Imporre una certa libertà di licenziamento nel paese faceva parte del diktat globalista che conteneva già l’essenziale di quel programma che oggi Monti sta diligentemente applicando, con l’appoggio incondizionato (e neppure troppo sottilmente anticostituzionale) del suo complice Napolitano.

Dopo una lenzuolatina di liberalizzazioni che hanno toccato le lobby meno intoccabili e più sacrificabili (come i tassinari, che non sono il principale problema dell’Italia, come si è cercato di far credere), si arriva al dunque, cioè alla fase finale di flessibilizzazione del fattore-lavoro.

Dietro all’attacco finale al lavoro, che deve essere rapidamente privato di ogni forma di concreta tutela, c’è molto di più della semplice tensione per una rapida riduzione dei costi di produzione (identificati furbescamente con quello generato dal lavoro), della conclamata necessità dell’aumento della produttività, e della (peraltro dubbia) volontà di attrarre i capitali stranieri in Italia con una maggior flessibilità “in uscita” imposta ai lavoratori.

Dietro l’attacco finale al lavoro c’è un progetto antropologico per ridurre l’uomo, nei contesti produttivi, a mero fattore-lavoro disumanizzato, al pari delle materie prime, dei semilavorati, dei prodotti energetici utilizzati nel ciclo produttivo (anzi, meno importante di questi ultimi, il cui costo tende ad aumentare), e per creare una neoplebe adatta a vivere, senza ribellarsi e creare troppi problemi, nei contesti culturali e sociali del nuovo capitalismo.

Controriformando il mercato del lavoro, privando delle tutele storiche i lavoratori fino ad ora “stabilizzati”, Monti, la sua segretaria Fornero e il suo compagno di merende Napolitano, contribuiscono a portare a compimento il progetto antropologico globalista, imposto dai dominanti.

Arrivando al merito dell’ultima controriforma montiana, alla quale la CGIL della Camusso non ha potuto pubblicamente aderire, per evitare di suicidarsi “in diretta” con un colpo alla tempia, notiamo che non c’è soltanto la neutralizzazione dell’articolo 18 della legge 300, ma ci sono altre misure che flessibilizzano il fattore lavoro, compromettendone le tutele e preparando il terreno per le future riduzioni delle paghe.

Il nuovo sistema riguardante gli ammortizzatori sociali, da attivare non subito ma nel 2017, prevede l’eliminazione dell’indennità di mobilità nel caso di licenziamenti collettivi (una cosa in meno), introduce l’ASPI (assicurazione sociale per l’impiego) che fungerà da indennità di disoccupazione, coprirà il 75% della retribuzione lorda fino a 1.150 euro lordi, ma si ridurrà inesorabilmente dopo i primi sei mesi, ed esclude la cassa integrazione se non è previsto il rientro in azienda dei lavoratori (altra garanzia in meno).

Si introduce un misero fondo di solidarietà per i lavoratori anziani che perderanno il lavoro a pochi anni dalla pensione, ma su base assicurativa, e con qualche misura raffazzonata e poco importante, si finge di stringere sulla precarietà (contributo aggiuntivo dell’1,4% per i contratti a termine) che invece resterà e si diffonderà ulteriormente, perché non ci si sogna neppure di abolire il complesso delle norme che l’hanno introdotta ed estesa.

Ma il punto dolente, centrale nella controriforma ultraliberista affidata all’impiegato Monti e alla sua segretaria Fornero, è la “manomissione” dell’articolo 18 della legge 300, prevedendo il reintegro nel posto di lavoro per i soli licenziamenti definiti discriminatori, che erano, sono e saranno abbastanza rari, e per gli altri casi, che invece saranno i più frequenti in assoluto, prevedendo un semplice indennizzo se lo deciderà il giudice.

I licenziamenti per motivi economico-organizzativi (chiusure, reengineering, eccetera), in quanto “giustificato motivo oggettivo” non potranno più essere messi in discussione, se non si potrà legalmente reintegrare il lavoratore nel posto di lavoro.

Se è improbabile che si arrivi al licenziamento per discriminazione razziale o religiosa, è molto più facile dichiarare uno stato di crisi economica e riorganizzare le unità produttive, magari al solo scopo di liberarsi di una parte della forza-lavoro, giudicata “troppo costosa”, e se del caso riassumendo in seguito qualcuno degli espulsi a condizioni peggiori per il lavoratore.

I licenziamenti non discriminatori, dovuti ad uno stato di crisi e alla necessità di riorganizzare, secondo la disgustosa retorica di tutti quelli che sostengono il governo affidato dai globalisti a Monti-Napolitano, serviranno essenzialmente per:

1) “Licenziare i fannulloni”. Una sorta di colpevolizzazione preventiva delle vittime da sacrificare sull’altare del profitto, per dirla tutta sbrigativamente.

2) “Attrarre gli investimenti stranieri”, grazie all’introduzione della flessibilità in uscita. Leggi ampia libertà di licenziare, indipendentemente dall’afflusso di capitali dall’estero.

3) Garantire la “competitività” del paese nel sovraffollato e concorrenziale spazio globale. Ma ciò che si vuole veramente, e non si dichiara apertamente, è comprimere al massimo, in tempi brevi, il costo del lavoro, “cinesizzando” il fattore-lavoro in Italia.

Riassumendo ancor di più, il licenziamento libero, data la relativa facilità di dichiarare stati di crisi ed attivare riorganizzazioni aziendali, è ormai alle porte, e servirà (a) per creare una grande massa di lavoratori a basso costo, ricattabilissimi, disposti ad accettare qualsiasi imposizione da parte del capitale pur di poter lavorare, nonché (b) per accelerare la mutazione antropologica della popolazione italiana in neoplebe, facilmente gestibile dagli agenti strategici di questo capitalismo.

L’obbiettivo di Monti e Napolitano è licenziare gli italiani di Eugenio Orsoultima modifica: 2012-03-21T11:49:00+01:00da derosse
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24 pensieri su “L’obbiettivo di Monti e Napolitano è licenziare gli italiani di Eugenio Orso

  1. Ringraziando Maurizio Sabbadini colgo l’occasione per qualche precisazione in merito:
    1) Monti, che sembra favorire con la sua azione il “padronato” a scapito dei dipendenti, in verità non ha il mandato di provvedere allo Sviluppo (e alla difesa) degli apparati produttivi nazionali, perché obbedisce a direttive esterne che sono in primo luogo e per loro natura finanziarie, e che comunque tutelano non gli interessi nazionali (sia pur in senso capitalistico), ma gli interessi della classe dominante globale. Monti sa bene che “liberare il mostro” dei licenziamenti diffusi non fermerà le delocalizzazioni, non necessariamente porterà in Italia grandi masse di capitali stranieri, non fermerà la “fuga di cervelli” verso l’estero e non estenderà le cosiddette produzioni avanzate, di nicchia, ad alta intensità di capitale. Monti deve “aprire” l’Italia al Mercato, e distruggere i residui del peculiare sub-modello capitalistico nostrano, di economia mista, per realizzare una totale aderenza ai precetti neoliberisti.
    2) La libertà di licenziamento senza possibilità di reintegrare il lavoratore nel posto di lavoro riguarda anche il caso dei licenziamenti di singoli lavoratori per provvedimenti disciplinari, del quale non ho parlato nel mio post. E’ una cosa importante ed è una spiacevole dimenticanza non averla discussa brevemente, perché, da come la vedo io, rappresenta un modo subdolo ed indiretto per “sdoganare” e diffondere forme di mobbing, ed autentici ricatti a danno della parte più debole, negli ambienti di lavoro. Monti questo non può ignorarlo, e quindi è doppiamente colpevole.

    Eugenio Orso

  2. Ottima analisi, Eugenio, che come sempre mi trova pienamente in sintonia.
    Agli italiani purtroppo viene nascosto il vero significato di un’azione di guerra contro i lavoratori, scientemente mascherata sotto le mentite spoglie di una riforma.
    Quando inizieranno i licenziamenti e presto diventeranno decine di migliaia, sarà troppo tardi per opporre qualsiasi barricata.

  3. tutto ciò era già chiaro da quest’estate, ma non è che l’inizio.
    il core business di lorsignori si paleserà molto presto, magari stimolato da un’altra ondata di spread-fobia o similari, quando si privatizzerà quello che è rimasto dei saccheggi del primo golpe negli anni novanta e in particolare il segmento che rappresenta il vero business del futuro prossimo: i SERVIZI ESSENZIALI.
    se vendo scarpe o telefonini a plebaglia sottopagata è chiaro che dovrò andare incontro a margini di profitto in picchiata, al contrario se controllo i servizi essenziali sul grande numero ho flussi di cassa diffusi, costanti e sicuri con costi minimi.
    quando si capirà che non è una lotta a compartimenti stagni tra sindacati per il lavoro, movimenti per il territorio, ferrovie, acqua, ma una lotta unica che contempla “IL” bene comune e cioè il diritto all’esistenza, sarà troppo tardi e ci si troverà di fronte al fatto compiuto.
    la politica è azzereta e succube, la propaganda è pervasiva ed efficace, la consapevolezza generale è inesistente, all’orizzonte vedo solo desolazione.

  4. Ringrazio Marco e ringrazio Zapper

    Marco sostiene correttamente che è in corso un’autentica azione bellica contro i lavoratori. E’ così, e quando i dominati reagiranno in massa scoppierà un conflitto verticale con pochi (o senza) precedenti storici: la Guerra Sociale di Liberazione. C’è un limite, come dico sempre, anche alla compressione materiale e psicologica, che oggi rivela inquietanti sfumature belliche. Intanto, però, continua il bombardamento nemico senza che vi siano reazioni apprezzabili. Sarà troppo tardi per le barricate, quando, grazie alla controriforma montiana che farà fuori l’articolo 18, i licenziamenti si conteranno a decine di migliaia? Speriamo che Marco, almeno per questa volta, si sbagli … Non possiamo sapere se si verificherà qualche evento attualmente imponderabile, endogeno o esogeno, tale da bloccare la controriforma e l’attacco finale al lavoro. Anche se la cosa è poco probabile, ci potrebbe essere un voto parlamentare sfavorevole, dovuto non tanto ad una ritrovata coscienza politica e sociale da parte degli omunculus che siedono in parlamento, quanto a calcoli di convenienza politica dei cartelli elettorali presenti o agli interessi personali/ elettoralistici di coloro che votano. Ricordiamoci, però, che in Grecia, per far passare i tagli draconiani al sociale e il saccheggio delle risorse collettive, i parlamentari sono stati preventivamente ricattati: o voti a favore o ti scordi, per il futuro, il comodo scranno con i suoi privilegi. Così, ideologia e disciplina di partito sono state sostituite dal ricatto.

    Zapper dice che ricatti ed estorsioni nei confronti dei dominati (“ceti meno abbienti”, nel linguaggio ipocrita liberale-liberista), si orienteranno in futuro verso i servizi essenziali, ai quali non si può rinunciare. E’ vero. Alle italian shoes, parto raffinato dell’italian style, si dovrà rinunciare, soprattutto se costeranno 500 euro il paio, ma al riscaldamento d’inverno (“il metano ti da una mano”, e per molti urbanizzati non c’è alternativa) sarà più difficile rinunciare, quando la temperatura scenderà sotto zero in inverno, a meno di bruciare vecchi mobili sul pavimento per scaldarsi … Infine, come ho sempre sostenuto e come sembra sostenere anche Zapper, la frammentazione delle lotte, che rispecchia l’atomizzazione delle nostre società, non consente e non consentirà di intraprendere battaglie efficaci contro il nemico. Si può isolare la Val di Susa assediandola, e poi passare agli stabilimenti Fiat, o occuparsi della repressione in Sicilia, attaccando uno ad uno focolai di protesta che sono indipendenti. Ciò favorisce sicuramente il nemico.

    Saluti anticapitalisti

    Eugenio Orso

  5. Mi allaccio a quanto dice Eugenio sui calcoli di convenienza politica dei cartelli che sostengono il Governo.
    Ho visto la Bindi martedì a Ballarò e un paio di video di Bersani ieri sera a Porta a Porta. Poi ho letto tanti post su facebook sul sito di Bersani, del PD e di altri esponenti democratici. Persino Repubblica (da sempre contigua a Monti), con Giannini, parla male di quanto successo (Monti che “considera più i tassisti della CGIL”). La rabbia e l’indignazione sono molto forti tra i piddini. Credo che il PD si stia rendendo conto che sul tema lavoro rischia veramente la sua sopravvivenza (anche elettorale) futura. Sappiamo bene quali sono le sue radici (ala popolar-lettiana a parte).
    La fiducia del PD al provvedimento non è scontata. E se, come pare, non si ricorrerà al decreto legge, modifiche e migliorie dovrebbero non mancare.
    Vedremo.
    C’è anche da dire che pure da un punto di vista meramente tecnico il testo della legge è del tutto insufficiente. Ma sono professori questi?
    Aggiungo anche la mia sensazione che la fine della concertazione e la deriva autoritaria di Monti (pare sia proprio lui -ha rivelato Angeletti- ad aver rifiutato la proposta unitaria sul licenziamento economico), primo ministro non eletto, hanno echi di tipo fascista.
    Dicono tutti che il Governo sta attuando in toto il programma della famosa lettera BCE di agosto (Monti d’altro canto è il garante dei poteri forti che l’hanno espressa). Ma secondo me vuole addirittura essere ancora “più reale del re”. Nella lettera si parlava chiaramente di reddito minimo, o reddito di cittadinanza. Qui invece si riduce quello che c’è, si risparmia rispetto all’oggi. La riduzione della mobilità (i famosi 3 anni per gli ultracinquantenni che per tanti lavoratori è la salvezza con un mercato del lavoro che cestina i CV di chi ha più di 50 anni, esperienza personale) ne è l’emblema.

    In un intervista la presidente del PD, Rosi Bindi, che conta ancora qualcosa nel partito, dice oggi tra l’altro:
    “Dopo le pensioni, la riforma del mercato del lavoro, senza liberalizzazioni vere, senza lotta all’evasione seria, alla corruzione e ai pote­ri criminali veri, senza una riforma dell’informazione, senza cioè una mano forte con i poteri forti, per noi con questo governo inizia una nuova fase».
    «Le scelte di questo governo possono avere importanti conseguenze politiche e noi siamo pronti ad assumerci la responsabilità di questo. Ma sia chiaro: io continuerò a portare avanti una battaglia, dalla legge elettorale alla riforma del lavoro, che scongiuri per il dopo Monti una stagione di larghe intese. In questo momento l’impressione è che il governo stia attuando la lettera della Bce nella direzione che avrebbe potuto scegliere Berlusconi. Io francamente non sono più disponibile a dare il mio voto a un governo che fa scelte di destra».
    Anche perché la base Pd sul web si sta ribellando e minaccia di non votarvi più se cederete sulla riforma del lavoro.
    «Noi dobbiamo fare una riflessione che vada oltre l’orizzonte elettorale, anche se ci sono le amministrative, perché non è questo di cui ha bisogno il Paese. Noi dobbiamo dare una risposta politica a un disagio sociale che sta crescendo sempre di più nel Paese. Spetta al Partito democratico farsi carico delle istanze delle fasce sociali più esposte e lavorare per dare risposte concrete».
    Bindi, sta bocciando il governo?
    «Sto dicendo che ascolto grandi annunci ma di riforme strutturali ne vedo ben poche. Monti dovrebbe avere maggiore considerazione e rispetto delle posizioni del più grande partito del Paese che per sostenere il suo governo ha rinunciato ad andare a elezioni che avrebbe vinto».
    Interessante… no?

  6. Mi riallaccio a quanto scrive Maurizio nel suo interessante commento, in cui riporta le dichiarazioni ai media di Bersani e Bindi.

    E’ evidente come in questa vicenda sono sorte complicazioni inattese.
    Ma sia l’infame esecutivo incaricato di mettere in liquidazione l’Italia sia le sue sponde politiche in parlamento stanno cercando di correre ai ripari, di risolvere i problemi, in parte inattesi, per arrivare fino in fondo con l’opera di demolizione dei diritti dei lavoratori.
    Nonostante la posizione della Camusso, che fino all’ultimo non si è alzata dal tavole delle (false) trattative, ma poi ha rifiutato di mettere la firma, e nonostante le dichiarazioni di Bersani, ispirate da opportunismo elettoralistico (amministrative alle porte e future elezioni politiche, se ci saranno ancora), io continuo a pensare che è in corso una rappresentazione scenica per truffare ancora una volta milioni di lavoratori dipendenti, mantenere le tessere della CGIL ed evitare il collasso del Pd in termini di consensi elettorali.
    I due sub-poteri indigeni, quello sindacale “riformista” e quello politico liberaldemocratico, tendono in primo luogo a preservare se stessi, e mettono in campo a questo fine tattiche e strategie per arrivare a ricomporre il quadro, senza permettersi di mettere in discussione veramente il governo Monti.
    Perciò, io credo che cercheranno di strappare qualche piccolo “premio di consolazione” a Monti, in termini di minor inasprimento delle future condizioni in cui dovranno lavorare milioni di dipendenti, a rischio di licenziamento, e poi cederanno, facendo passare propagandissticamente il minor inasprimento per un miglioramento sostanziale della riforma, e ripristinando in fretta la diabolica triangolazione esecutivo globalista – cartello elettorale pidiino – CGIL camussiana organica al sistema.
    Non credo, però, che riusciranno ad ottenere che si lasci al giudice, in ogni caso di licenziamento (per motivi economici, per motivi disciplinari), la scelta fra indennizzo e reintegro, come alcuni chiedono per correggere la controriforma montiana centrata sull’attacco all’articolo 18.
    Da parte sua, onde prevenire proteste inattese e molto estese, l’esecutivo chiarisce che la controriforma non si estende al pubblico impiego, regolato dal testo unico (del pubblico impiego, appunto) del 2001 (modificato nel 2009) che ha recepito lo Statuto dei Lavoratori del 1970, e per tale via cerca di isolare i lavoratori dipendenti del settore privato per farne fallire la probabile protesta.
    Ma una volta approvata la controriforma, e passato il rischio di “sollevazioni popolari” estese, niente impedirà al governo fantoccio di Monti di intervenire direttamente contro il pubblico impiego (come richiesto a gran voce da Galli di Confindustria e da altri), per licenziare e flessibilizzare.

    Saluti antimontiani

    Eugenio Orso

  7. L’analisi di Eugenio mi vede sostanzialmente concorde.
    La dicotomia di trattamento tra impiego pubblico e privato, ancora ribadita, aiuta la guerra dei poveri, portando i primi a credere di essere ancora privilegiati, guardando ai secondi come a chi li salva facendo da solo le spese dell’infame riforma. Non sanno che durerà poco, come giustamente ricordava Eugenio. Con qualche ben orchestrato colpo di spread (ispirato da Goldman Sachs e Rating Company), possono fare una brutta fine anche loro (come ben la Grecia c’insegna).
    Sono tuttavia un’inguaribile ottimista. Pur essendo molto consapevole di come il “vero potere” si stia muovendo in Europa e in Italia per portare indietro l’orologio dell’evoluzione social-lavorativa ed adeguarsi ai dettami neoliberistici del modello cinese (invece ad essere l’occidente ad esportare il suo modello civile avviene esattamente il contrario), nutro sempre la speranza che le cose possano andare meglio in futuro. Certo, l’assopimento costante della consapevolezza del popolo non aiuta, ma le “masse” sono sempre più pesantemente toccate, la classe medio-colta è quella più colpita. Credo che le prossime elezioni potrebbero riservare sorprese, in ogni caso non premiando chi sta appoggiando un tale scempio sociale. Spero sempre che i fatti, le azioni inequivocabili di Monti, aprano gli occhi anche ai suoi più accesi sostenitori. Incredibile quanti ce ne siano anche tra le classi meno abbienti e nel cosiddetto popolo di sinistra! E’ pur vero che il precedente Berlusconismo non aiuta: qualsiasi individuo serio, seppur serio nel massacrare, riesce a fare una splendida figura al confronto.
    Il panorama partitico non è denso di valide alternative, ma un alleanza Dipietrovendoliana potrebbe anche vedere successi insperati. Non saranno il massimo ma meglio di ora… Son tutte ipotesi, però come mi piacerebbe una svolta di tipo Argentino, Islandese, o anche solo Ungherese (svincolo dalla BCE, tralasciando la deriva conservatrice)… Sogni? Può darsi, ma la speranza è sempre l’ultima a morire…

    Cosa ne pensa Eugenio della MMT?

  8. Rispondo all’inguaribile ottimista Maurizio Sabbadini.

    Per quanto riguarda quel che penso della MMT, se hai un po’ di tempo e pazienza puoi leggere il mio saggio “Ritorno al passato: Modern Money Theory e l’ombra di Keynes”, in Comunismo e Comunità, link: http://www.comunismoecomunita.org/?p=3139
    Per comprendere la sostanza e la portata della MMT è necessario tornare all’opera di Keynes, ai sei libri della General Theory e alla sua Teoria della Moneta. Meglio rileggere qualche pagina originale che affidarsi esclusivamente alle successive mediazioni di neokeynesiani e postkeynesiani (Samuelson e la sua “economia del benessere” congruente con il welfare, Minsky apprezzato dagli attuali economisti MMT, molti altri ancora).

    Alla prossima

    Eugenio Orso

  9. Integrazione del 22 marzo:

    Interviene anche la Conferenza Episcopale Italiana, cioè un organo di Santa Romana Chiesa Cattolica e Apostolica in relazione alla manomissione dell’articolo 18.
    La chiesa, intesa come centro di potere esistente nella penisola, fino ad ora non ha dato l’impressione di essere contraria all’esecutivo Monti (ma, bensì, tiepidamente favorevole), ma la dichiarazione di Monsignor Bregantini in difesa dei lavoratori, per quel che può valere, non sembra lasciare spazio a dubbi:

    Bregantini (Cei),lavoratore non e’ merce
    In politica ormai aspetto tecnico prevale su quello etico
    22 marzo, 15:49

    (ANSA) – ROMA, 22 MAR – “Il lavoratore non è una merce. Non lo si può trattare come un prodotto da dismettere, da eliminare per motivi di bilancio”. Così mons. Giancarlo Bregantini, capo-commissione Cei per il Lavoro, sulla riforma Fornero. “In politica l’aspetto tecnico sta diventando prevalente sull’aspetto etico”. “La modalità con cui è ipotizzato il licenziamento economico – ha aggiunto – potrebbe rivelarsi infausta” “é facilissimo che si arrivi in tutto il Paese” a “un clima di paura generalizzata”.

  10. Ho letto il tuo saggio sulla MMT. In pratica hai scritto molto bene e chiaramente quello che è anche il mio pensiero in merito; anche sullo stesso Barnard, che seguo da tempo, la penso allo stesso modo. E’ un giornalista coraggioso e paga (e ha pagato) a caro prezzo la sua coerenza. Forse un po’ troppo messianico per i miei gusti. Preferisco messia di altro tipo (veramente spirituali).
    Non condivido molto la conclusione sulla Guerra Sociale di Liberazione, perchè non credo all’approccio violento come soluzione in nessun caso. Una rivoluzione violenta porta sempre con sè le premesse per la restaurazione successiva. Solo l’evoluzione della coscienza (della maggioranza del popolo) potrà portare al vero cambiamento. E l’evoluzione non può essere imposta, deve essere frutto di scelte e di libero arbitrio. Ma qui il discorso si fa complesso e diventa molto criticabile da un punto di vista materialistico.
    Invierò il tuo saggio sulla MMT anche ad un caro amico e studioso di Milano che voleva anche lui approfondire meglio (si chiama Piero Basso, suo padre è stato uno dei padri della Costituzione).
    Nel frattempo ho letto anche altri tuoi scritti qui sul sito e comprato via Internet i libro “nuovi signori e nuovi sudditi” che m’interessa molto. Lo leggerò con piacere.
    Ho dunque anche capito meglio con chi ho a che fare e mi scuso per il mio precedente approccio, forse intellettualmente un po’ naif.
    Saluti e grazie
    PS
    Ho anche scoperto casualmente che siamo quasi coetanei (io sono del 57). E un pò di anni fa a Torino -in qualche manifestazione, tipo nel 98 o 99- devo aver incontrato anche il coautore del libro.

  11. Per Maurizio

    Sono principalmente un blogger anticapitalista, almeno in questa sede.
    Ti segnalo l’opera del filosofo marxiano-hegeliano Costanzo Preve, che forse, un giorno, i posteri riconosceranno come il maggior filosofo dell’Europa mediterranea all’inizio di questo millennio.
    Costanzo Preve ha scritto oltre cinquanta libri, principalmente di filosofia, ma anche di politica, di storia, di questioni sociali e di costume.
    E’ un filosofo sociale che ha deciso di ripartire dai greci (dagli Elleni, per essere più precisi), di rileggere integralmente Marx con occhi nuovi (“Ripensare Marx” è una sua proposta) e di continuare a muoversi nei territori della dialettica hegeliana.
    La linea di pensiero filosofico Aristotele-Hegel-Marx(-Preve) è oggi minoritaria e osteggiata dagli apparati ideologici-accademici neocapitalistici, ma è la linea di pensiero più feconda, per una nuova critica integrale dell’economia politica e per poter analizzare i meccanismi riproduttivi di questo capitalismo, e Costanzo ne è la dimostrazione vivente.
    Di lui ti consiglio:
    * la trilogia filosofica Storia del Materialimo, Storia della Dialettica e (soprattutto) Storia dell’Etica;
    * Storia critica del Marxismo (libro edito dalla Città del Sole di Napoli, e in edizione francese dalla Collin);
    * Elogio del comunitarismo (base teorica del Laboratorio romano di Comunismo e Comunità con il quale ho ripreso la collaborazione);
    * Il popolo al potere (divulgativo, edito da Arianna Editrice, opposto alla visione bobbiana per una definzione nuova della democrazia);
    * La quarta guerra mondiale (rilettura storica del novecento in base ai grandi conflitti);
    * Filosofia del presente;
    * Marx inattuale. Eredità e prospettiva (Bollati boringhieri);
    * Il paradosso de Benoist (la figura dell’intellettuale francese Alain de Benoist, amico di Costanzo, è per il filosofo un “pretesto” per poter discutere dei grandi temi filosofici, politici, sociali e culturali contemporanei).
    Per ora mi fermo qui …

    Alla prossima

    Eugenio Orso

  12. Grazie per i numerosi suggerimenti, vedrò di farne tesoro.
    Mi interessava anche un tuo parere sul signoraggio bancario, di cui tanto si trova nell’ambito dei siti alternativi della rete. Se hai scritto qualcosa tu e/o puoi segnalarmi qualche saggio interessante.
    In base anche alla MMT il buon Paolo Barnard aveva tutto sommato smantellato la teoria complottista..
    Grazie e alla prossima

  13. Per quanto riguarda il controverso tema del signoraggio bancario (primario e secondario) non posso che consigliarti la lettura di “Euroschiavi”, scritto da Marco Della Luna e Antonio Miclavez e giunto alla terza edizione (Arianna Editrice), che rivela i segreti del signoraggio.
    Marco Della Luna, avvocato e psicologo con il quale sono stato per un breve periodo in contatto, e per il quale conservo una grande stima anche se ci dividono dissensi teorici, non è soltanto un “signoraggista”, ma è il massimo esperto italiano di Cratesiologia e di “Teoria delle élite”.
    Di lui ti consiglio, oltre a “Euroschiavi”, l’eccezionale “Oligarchia per popoli superflui” (e indovina chi è il popolo superfluo …), “Le chiavi del potere”, “Neuroschiavi” (Macro Edizioni, scritto con il professor Cioni).

    Saluti

    Eugenio Orso

  14. avete voluto a tutti i costi, con l’ ausilio di certa stampa e certa magistratura compreso il voltagabbana Fini e il (politicamente parlando) nanerottolo di Casini, cacciare un governo regolarmente eletto dopo una consultazione elettorale, ora ciucciatevi il governo Monti-segretario/Napolitano-capataz.
    Non avete idea, pur nella disgrazia in cui siamo, come, noi ci centrodestra (concedetecelo), godiamo a vedere un povero Bersancomunistello baccettato e dover dire Signorsi al grancomunistacomminsNapolitano, senza batter ciglio.
    E per i più giovani o, se anzianotti ma smemorati, ricordo una famosa frase del nostro odierno Pres. Repubblica al tempo Dep. PCI sciorinato nel 1956 al Parlamento Italiano sulla fraterna invasione erelativa repressione con decine di migliaia di morti effettuata dall’ Armata Rossa contro il VALOROSO POPOLO UNGHERESE.
    Quindi credete che il ns. buon Pres. abbia remore o scrupoli per fare quello che sta facendo?, poveri illusi, il lupo perde il pelo, non il vizio.
    Lo dirà la storia, un volta si chiamava ABBATTRE LA CONTRRIVOLUZIONE, oggi, più modestamente UN NOVO ORDINE IDEATO DA UNA SANA OLIGARCHIA.
    Con parole popolari e più semplici: sempre nel culo c’è l’ hanno ficcato e ora GODETE o come disse il saggio Confucio;
    se il nemico te lo mette in culo, non agitarti, altrimenti fai il gioco del nemico, tientilo e aspetta tempi migliori.
    A ridatece il Cavaliere.

  15. Purtroppo è tutto vero, ma alla gente importa poco in questo momento stanno cercando con tutti i mezzi di tirare fine mese (parlo degli operai).Per quanto riguarda il mobbing nelle aziende esiste eccome, io ne so qualcosa essendo appena uscito da una di queste, devi solo subire anche se fai il tuo dovere solo perchè gli sei antipatico o perchè ti sei ribellato a qualche ingiustizia, ma i politici o i tecnici che ne sanno di queste cose.Loro sono i meno indicati a risolvere i problemi perchè nella loro infinita sapienza sono ignoranti. Vero Napolitano?, tutti i tuoi anni di politica non ti hanno insegnato niente.

  16. Purtroppo è tutto vero, ma alla gente importa poco in questo momento stanno cercando con tutti i mezzi di tirare fine mese (parlo degli operai).Per quanto riguarda il mobbing nelle aziende esiste eccome, io ne so qualcosa essendo appena uscito da una di queste, devi solo subire anche se fai il tuo dovere solo perchè gli sei antipatico o perchè ti sei ribellato a qualche ingiustizia, ma i politici o i tecnici che ne sanno di queste cose.Loro sono i meno indicati a risolvere i problemi perchè nella loro infinita sapienza sono ignoranti. Vero Napolitano?, tutti i tuoi anni di politica non ti hanno insegnato niente.

  17. Purtroppo è tutto vero, ma alla gente importa poco in questo momento stanno cercando con tutti i mezzi di tirare fine mese (parlo degli operai).Per quanto riguarda il mobbing nelle aziende esiste eccome, io ne so qualcosa essendo appena uscito da una di queste, devi solo subire anche se fai il tuo dovere solo perchè gli sei antipatico o perchè ti sei ribellato a qualche ingiustizia, ma i politici o i tecnici che ne sanno di queste cose.Loro sono i meno indicati a risolvere i problemi perchè nella loro infinita sapienza sono ignoranti. Vero Napolitano?, tutti i tuoi anni di politica non ti hanno insegnato niente.

  18. 1) Al simpatizzante berlusconiano, vartemenko 70, chiedo cortesemente di non rivolgersi a me, o agli altri che commentano in questo blog, come se fossimo noi ad aver voluto Monti e il governo di occupazione globalista. Molti fra noi sono comunisti veri, irriducibili anticapitalisti, antiliberali, antiliberisti, contrari al mercato, all’iniziativa economica privata e alla globalizzazione neoliberista. Quindi contrari al governo del Quisling Monti e del suo complice Napolitano, insediato extracostituzionalmente per conto terzi. Nessuno di noi dubita della malafede del rinnegato Napolitano, né del fatto che il suddetto sia un esempio deteriore di trasformismo politico italico (giovane fascista durante la guerra, giovane dirigente comunista durante la ricostruzione, filosovietico e poi “socialdemocratico”, “migliorista” e poi, nei fatti, neoliberista).
    Come mi opponevo ieri al governicchio Berlusconi-Lega così mi oppongo oggi alle politiche socialmente criminali dell’esecutivo Monti – Napolitano, sostenuto apertamente, oltre che dai resti del PdL e dai viscidi centristi, anche dall’osceno cartello elettorale del Pd. Alfano è forse un po’ meno solerte di Casini nell’appoggiare Monti, ma finora non gli ha fatto mancare i voti di un PdL “domato” in parlamento.
    Per quanto riguarda specificamente Silvio Berlusconi, non mi resta che citare alcuni passaggi tratti dai suoi vecchi discorsi “a braccio” (ma probabilmente scritti da altri e da lui memorizzati), che ci illuminano sul fatto che parte delle controriforme oggi applicate da Monti erano anche nelle intenzioni del cavaliere:
    “Proponiamo che ci siano più tasse sulle cose, sui consumi. In questo modo chi consuma di più si assumerà come è giusto, un maggior carico fiscale” [da I discorsi “a braccio” di Silvio Berlusconi. L’Italia che ho in mente, edito da Mondatori, Tax Day, Verona 27 maggio 1999, pagg. 234 e 235]
    Infatti, sulla stessa linea, ma ancor più spietato di Berlusconi, Monti ha confermato l’aumento di un punto dell’aliquota massima dell’IVA e ci riserva ulteriori aumenti della stessa (fino al 23%) e di quella intermedia (fino al 12/13 %). La più vieta regressività dell’imposta, che colpisce i redditi bassi, introdotta “dalla porta di servizio”, colpendo i consumi e non i redditi.
    Ancora:
    “Conosciamo i problemi che esistono nel trovare lavoro. […] Ma certamente la nostra proposta di nuovi contratti che possono essere aperti e chiusi in qualunque momento, da qui in avanti, per tutti i nuovi lavoratori, specie per i giovani, è un’esigenza profonda che introdurrebbe finalmente la flessibilità nei rapporti di lavoro.” [da I discorsi “a braccio” di Silvio Berlusconi. L’Italia che ho in mente, edito da Mondatori, Congresso Nazionale Giovani di Forza Italia, 11 dicembre 1999, pag. 107]
    Dire che i contratti potranno essere aperti e chiusi in qualunque momento equivale a “suggerire”, oltre ad una contrattazione individuale “libera” in cui il lavoratore è ancor più debole, la libertà di licenziare, ma questo lo sta facendo, oggi, Monti, in quanto Berlusconi, per sua stessa ammissione ed incapacità, non c’è riuscito perché non l’hanno lasciato fare.
    Devo continuare o è sufficiente questo?

    2) Ringrazio teovime per aver commentato e lo invito a riflettere sul fatto che Napolitano è così proprio perché, per lunghi decenni, ha “frequentato” la politica minore e più deteriore.

    Saluti

    Eugenio Orso

  19. Salve,
    la mia mail l’ho già inserita per postare qui e per la newslwtter. Potresti inviarmi via mail la tua che vorrei scriverti direttamente senza passare dal blog?
    Dal “contattami” si va solo su Virgilio…
    Sempre sia possibile e/o considerato opportuno.
    Grazie e saluti
    ms

  20. Salve! Non aggiungo commenti ai temi trattati perchè ritengo sia stato eviscerato il problema in tutta la sua drammaticità, presente e futura. Come dipendente della Sanità pubblica chiedo consiglio. Vorrei sapere come contrastare il dilagante menefreghismo che sembra possedere, come un incatentesimo malefico, gran parte dei dipendenti. Tutti sembrano intorpiditi, assuefatti, arresi a questo stato di degrado umano, degno della più infima espressione di inciviltà. Ho provato a gettare le basi per un discorso “forte”, ossia far scorgere il parallelo, che a mio avviso esiste, tra le politiche economico-sanitarie applicate da Hitler e quelle odierne. La riduzione della spesa per il santificato “pareggio di bilancio” passa attraverso la negazione dell’assistenza soprattutto ai disabili (mangiano e non sono produttivi). I pochi dipendenti “realisti” vengono sottoposti prima a mobbing e poi deferiti al medico del lavoro che li invia a visita psichiatrica…( e poi sospesi temporaneamente dal servizio).Mi terrorizza persare che anche i medici di base prescrivano alcuni esami diagnostici o farmaci solo in funzione del soggetto da recuperare alla salute. Se la persona è vagamente “dissidente” avrà molta difficoltà di accesso alle cure, i fans del sistema saranno invece instradati verso la soluzione più rapida ai propri problemi. Che fare? Prima che la soluzione dei “piccoli numeri” sia il suicidio, Voi che elaborate analisi precise sui fatti in essere, potreste offrire anche piccole tecniche di contro-offensiva pratica? Grazie

  21. Risposta a Rosa

    La prima questione, “come contrastare il dilagante menefreghismo” di moltissimi (sempre più numerosi) che “sembrano intorpiditi, assuefatti, arresi …”, soltanto per quanto riguarda le cause trova una risposta, forse insufficiente e parziale, ma pur sempre una risposta, nell’ultimo saggio che ho pubblicato questa mattina sul presente blog, e cioè “Strumenti di dominazione violenta e nonviolenta”
    (link: http://pauperclass.myblog.it/archive/2012/03/26/strumenti-di-dominazione-violenta-e-nonviolenta-di-eugenio-o.html)
    Per quanto riguarda le soluzioni del problema, soluzioni che possiamo genericamente definire come auspicabile e necessario “risveglio delle coscienze”, queste ovviamente rappresentano la parte più difficile, e credo che si leghino al discorso dell’acquisizione di una (nuova) coscienza di classe, in una dimensione culturale e sociale di ritrovato solidarismo e di ristabilita superiorità della politica sull’economia e sulla finanza.
    Tornando alle cause, visto che la tua personale esperienza riguarda la Sanità pubblica, i processi che puoi notare durante le tue giornate lavorative ci riportano al fenomeno che io chiamo di “aziendalizzazione” di ogni aspetto dell’associazionismo umano, che investe ormai ampiamente il pubblico, fino a compromettere servizi essenziali, beni pubblici puri e simili, ed è per questo che la spesa si riduce indipendentemente dalle effettive necessità del servizio, riducendo l’assistenza.
    Chi si oppone a questo stato di cose è immediatamente isolato, subisce mobbing, può essere costretto a subire trattamenti psichiatrici, eccetera, eccetera.
    La cosa non mi stupisce, in quanto il nuovo capitalismo non è soltanto assoluto, ma anche “assolutista” e totalitario su un piano politico.
    Che fare?
    Ti ricordo che è stato il grande teorico rivoluzionario Lenin a scrivere il saggio “Che fare?” all’inizio del novecento, ponendosi in contesti completamente diversi dai nostri la stessa domanda che ci poniamo noi oggi …
    Lui, in seguito, ha potuto rispondere brillantemente alla domanda che si è posto (Ottobre Rosso), e lo stesso dovremmo fare anche noi.
    Per quanto mi riguarda, sto scrivendo un saggio dal titolo Lineamenti e forme delle azioni rivoluzionarie future, proprio per rispondere a simili cruciali interrogativi, che oggi ciascuno dovrebbe porsi con forza, ma quelli che tratto nel saggio sono argomenti “delicati” (diciamo pure così, senza dettagliare oltre), e per non andare direttamente in prigione senza passare dal via, come nel vecchio Monopoli, non potrò pubblicarlo e divulgarlo …

    Saluti

    Eugenio Orso

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