La crisi economica continua e Monti ha salvato l’Italia: schizofrenia massmediatica? di Eugenio Orso

Di questi tempi si può agevolmente notare, nell’apparato ideologico-massmediatico e accademico al servizio del sistema, un proliferare pensieri a volte disarticolati e in qualche misura contradditori, che riportano curiosamente, stando alle apparenze, ai sintomi caratteristici della schizofrenia.

La cosa diventa sufficientemente chiara in relazione ai giudizi, talora contradditori, e all’atteggiamento, a volte doppio, nei confronti di Mario Monti, della sua figura e dell’azione del suo esecutivo, imposto all’Italia per neutralizzarla, colonizzarla e trasformarla in senso neoliberista.

E’ bene premettere, però, che le (apparenti) contraddizioni in tali giudizi non sono propriamente il segno dell’emergere di una “doppia personalità” di natura schizofrenica, perché, al contrario, andando un po’ di più in profondità nell’analisi, si nota che le contraddizioni apparenti non sono più tali, ma, al contrario, ci rivelano le vere intenzioni di coloro che detengono il potere, controllano la disinformazione sistemica e manovrano l’apparato massmediatico.

Vi è la consapevolezza, in costoro e nei loro addetti d’apparato, che la realtà non si può più nascondere con le cortine fumogene create ad arte dagli opinionisti dei grandi quotidiani, dai talk-show televisivi ben pilotati, dai sondaggi manipolati e finalizzati a creare consenso.

Quando le difficoltà economiche, prodotte dalle politiche neoliberiste e nuovo-capitalistiche, rischiano di travolgere interi gruppi sociali, ri-plebeizzandoli rapidamente – come accade oggi in Italia e altrove, le cortine fumogene tendono a dissolversi, rivelando i contorni della dura realtà economica e sociale.

E’ proprio questo esito che il potere vuole evitare, mettendo in campo tutte le sue risorse e continuando a dare un “habitus” adeguato, per dirla con il sociologo francese Pierre Bourdieu, ai dominati, in modo di poter continuare a manipolarli efficacemente per costringendoli a condividere, senza ribellarsi, un nuovo spazio sociale a loro totalmente sfavorevole, e per di più in via di rapida trasformazione.

Da un lato, c’è l’osanna a Monti per aver ridotto con le sue manovre, sostanzialmente antisociali e antinazionali, indifferenti alla sorte di produzioni e consumi in questo paese o addirittura nocive, lo spread del BTP decennale con il Bund tedesco, quale supremo, truffaldino riferimento e strumento di dominio per privatizzare il privatizzabile, riducendo all’impotenza lo stato.

Dall’altro lato, lungi dal nasconderli, si diffondono allarmi – che questa volta hanno una base reale, molto concreta, e sono verificabili nel vissuto quotidiano di molti, secondo i quali si torna rapidamente indietro di decenni, e precisamente di un trentennio, quanto a spesa alimentare delle famiglie, per non parlare poi della situazione generale, e delle prospettive future, riguardanti i consumi interni, i redditi e la fiscalità.

Ciò non accade perché nell’apparato ideologico-massmediatico ed accademico al servizio del sistema c’è una spaccatura che lo rende schizofrenico, preda di una personalità divisa, ad esempio una frattura insanabile, destinata ad emergere con virulenza in situazioni di aperta crisi, fra “keynesiani” che guardano ai redditi, ai consumi, alla domanda, al sociale, e “neoliberisti” che idolatrano il finanziario disinteressandosi del reale.

Al contrario, l’apparato è coeso e sembra godere di ottima salute.

Da Repubblica agli editorialisti del Corriere o dell’Unità, da Ilvo Diamanti a Francesco Giavazzi, dal Gad Lerner dell’Infedele, ma fedelissimo e scodinzolante davanti ai suoi datori di lavoro, al Fabio Fazio delle interviste benevole e pilotate a Monti e alla Fornero, vi è una sostanziale unità d’intenti nell’appoggiare il governo di occupazione del paese e le sue politiche neoliberiste estreme.

Tutto l’apparato, senza eccezioni, serve egregiamente i padroni che lo foraggiano e lo tengono in vita.

Anche se Monti ha bacchettato, di recente ed in pubblico, in occasione di un convegno di Confindustria, l’editorialista del Corsera Giavazzi che ha definito le liberalizzazioni montiane una carta bruciata, ciò non significa che stanno emergendo spaccature rilevanti, dovute a visioni radicalmente differenti, fra i servitori della classe globale dominante, impegnati ai vari livelli della sub-gerarchia, e soprattutto ciò non significa che l’apparato massmediatico, o una parte significativa di esso, tenta di affrancarsi dagli interessi dei dominanti.

L’apparato non è affatto schizofrenico, pronto a spaccarsi in due, in tre, in quattro, dotato di personalità doppie o multiple (come nelle credenze diffuse che riguardano gli schizofrenici), non è un pericolo per i suoi padroni, ma uno strumento fondamentale per mantenere il controllo sulle masse, per orientarne la vita ed i pensieri, e si mostra in grado di affrontare qualsivoglia situazione con il dovuto opportunismo, una buona dose di cinismo e una totale assenza di etica.

L’apparente contraddizione fra la denuncia dei peggioramenti economico-sociali concreti e l’esaltazione dell’opera di un governo che “rende credibilità internazionale all’Italia” e riduce lo spead con il bund, sembra inevitabile, perché certe cose, che entrano nel vissuto quotidiano dei più e incidono nella carne viva della popolazione, non si possono più nascondere, e quindi devono essere trattate.

Allora si deve correre ai ripari confondendo le idee alla popolazione, denunciando i rapidi peggioramenti in termini di occupazione, reddito, consumi (l’Italia torna indietro di trenta anni buoni, crolla la spesa), ma, nel contempo, esaltando quello stesso esecutivo la cui azione fa crollare occupazione, redditi, consumi.

Tempo fa ho pubblicato in Pauperclass un articolo a tal fine rivelatore del sociologo di regime Ilvo Diamanti che scrive per Repubblica, in cui lo stesso, basandosi su sondaggi della Demos con la quale è intortato giustificava abilmente la palese contraddizione, emersa dai sondaggi effettuati, secondo la quale il 56% degli intervistati approvava le proteste contro il governo Monti, ma il 58% degli stessi approvava l’operato di Monti!

[Gli italiani di lotta e di governo promuovono Monti e le proteste di Ilvo Diamanti, come esempio di mistificazione e manipolazione mediatica,

link: http://pauperclass.myblog.it/archive/2012/01/30/gli-italiani-di-lotta-e-di-governo-promuovono-monti-e-le-pro.html]

In questi giorni, oltre a rilevare la crescita del gradimento di Monti, in quanto tale, a fronte della modesta performance di alcuni suoi ministri (Passera, Fornero), giornalisti e sondaggisti orientano il consenso di massa rivelando che se Monti si presentasse alle prossime (per ora ancora ipotetiche) elezioni politiche con una propria lista, avrebbe la maggioranza relativa dei voti, circa il 24%, ma gli stessi devono ammettere che la maggioranza assoluta degli italiani, circa il 60%, non gradisce la controriforma del mercato del lavoro, che è uno dei compiti principali assegnato dai dominanti globali al loro “impiegato di concetto” Mario Monti.

Basso gradimento dei ministri del governo Monti e consenso stellare per Monti possono coesistere benissimo, nel mondo manipolatorio massmediatico, critica alle politiche dell’esecutivo Monti e apprezzamento per la figura e l’opera dello stesso possono essere contestuali, così come è naturale, sempre per gli addetti alla controinformazione sistemica, che l’Italia torna indietro di trenta anni per quanto riguarda i consumi alimentari (fra i quali quelli di generi di prima necessità), ma ormai è stata messa in salvo perché si è ridotto il differenziale con i titoli del debito pubblico tedesco (nonché il tasso d’interesse dei BTP), e Monti è molto considerato ed ascoltato in Europa.

Non si è nascosto che la maggioranza degli interpellati ha manifestato simpatia per le proteste scatenate dalle controriforme montiane (la Sicilia dei Foconi e di Forza d’Urto, ad esempio), oppure che non gradisce la riduzione secca dei diritti dei lavoratori, privati della difesa dell’art. 18 dello Statuto del 1970, ma, nel contempo, si esalta capziosamente la figura di Monti, attribuendole un vasto gradimento di massa, anzi, contribuendo in modo sostanziale a costruire intorno a lui un ampio consenso, artificiale, piuttosto confuso, per non dire furbescamente estorto.

Così si cerca di imporre la “doxa” sistemica, contribuendo a flessibilizzare e manipolare i subordinati perché si adattino a vivere negli spazi sociali neocapitalistici (ricordiamoci ancora una volta dell’”habitus” di Bourdieu), e questa volta si fa non negando una realtà che non può più essere negata, alla quale si dà qualche risalto, ma in modo equivoco e finalizzato a creare quel disorientamento necessario per generare consenso intorno al sistema, o almeno per ridurre al minimo i rischi di dissenso, antagonismo, rivolta, ed infine, per stendere una nuova cortina fumogena sulle grandi questioni politiche e sociali.

Questo modo di procedere, con varianti e personalizzazioni da parte degli addetti di sistema che tendono “a confondere le acque”, a non far capire quando non si può più nascondere, è molto più comune di quanto si può credere all’interno dell’apparato ideologico-massmediatico ed accademico.

Perciò, è vero che c’è una crisi (destinata a diventare crisi senza precedenti) che riporta indietro gli orologi della storia, quanto a lavoro, diritti, produzione e consumi (tutte cose concrete), ma finalmente c’è un governo, definito autorevole, che consente di riacquisire “credibilità” a livello internazionale (niente più pagliacciate berlusconiane durante i summit fra governanti, niente cucù alla Merkel), di avere un buon potere contrattuale nei confronti degli altri paesi (nonostante il caso dei marò in India o il blitz degli inglesi in Nigeria), e di ridurre i differenziali finanziari con la Germania (cose non troppo concrete, arbitrarie quanto i mercati, fumose ma efficaci mistificazioni del potere).

Lo stesso governo che contribuisce con le sue politiche recessive ad alimentare la crisi economica e sociale in atto, che presto si aggraverà ancor di più superando limiti di impoverimento che soltanto ieri si credevano invalicabili, è quello che “salva” l’Italia, come dichiarano ai quattro venti giornalisti, intellettuali ed altri valletti, e moltissimi, non dotati di sufficiente coscienza critica e di buoni strumenti culturali per affrontare la situazione, si convinceranno che non ci sono alternative a Mario Monti, all’euro, alla UE, alla dominazione neocapitalistica (in una, T.I.N.A.), oppure ne usciranno ancora più confusi, talmente confusi che non vedranno da dove gli arrivano i colpi (da Monti e dalla classe globale finanziaria che lo manovra?).

Altro che atteggiamento ipocrita della grande stampa, altro che contraddizioni da schizofrenico che si manifestano in situazioni difficili come le attuali, altro che “pluralità dell’informazione” che consente opinioni diverse, si tratta soltanto di un affinamento della disinformazione massmediatica al servizio (sempre e soltanto) del sistema!

La crisi economica continua e Monti ha salvato l’Italia: schizofrenia massmediatica? di Eugenio Orsoultima modifica: 2012-03-19T15:35:00+01:00da derosse
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8 pensieri su “La crisi economica continua e Monti ha salvato l’Italia: schizofrenia massmediatica? di Eugenio Orso

  1. Non credo ci sia bisogno di finezze massmediatiche per far digerire rospi epocali ad un popolo e una borghesia media ignorantissima, conformista e, ormai, attempata.
    Sono sicuro che se li distraessero con qualche Madonna piangente (non la Fornero) o con qualche Marcellino pane e vino ci cadrebbero con tutte le scarpe.
    Spesso nelle analisi facciamo riferimento ad una composizione sociale metropolitana, ma la realtà italiana è soprattutto ‘provincia’ dove l’impermeabilizzazione al nuovo, all’inaudito è altissima. Basta seguire le percentuali di voto dei referendum.
    Servirebbe una figura di spicco davvero ‘popolare’, profondamente ‘popolare’ e immediatamente avvertita come disinteressata e senza macchia.
    Ciò è, adesso, impossibile. Il blocco è granitico. Anche se, per avventura, la sinistra residuale si ravvedesse sarebbe solo un bruscolo nell’occhio di un drago.
    Ci lasceremo macellare così, senza rancor. Qualcuno di noi sarà addirittura felice di tornare agli anni Trenta. Gli anni Dieci, quelli de ‘La malora’ di Fenoglio, coi servi della gleba in Piemonte sono dietro l’angolo.

  2. Risposta a Vlad

    Certo che l’idiotismo socialmente organizzato, la flessibilizzazione di massa ed il processo di costruzione sociale dell’uomo precario, in quest’ultimo trentennio, hanno ottenuto “buoni risultati”.
    Ma se la condizione della popolazione italiana, non esclusi i ceti medi ri-plebeizzati e i residui della vecchia borghesia, è così desolante come la descrivi nel tuo commento, il “merito” è anche all’apparato ideologico-massmediatico ed accademico, che ha lavorato proprio per ottenere questi risultati: idiotai, anzi, neoplebi manipolate, in luogo di cittadini dotati di coscienza politica e sociale.
    Però la mia analisi riguarda soprattutto l’apparato massmediatico e la sua apparente schizofrenia, non tanto, in tal caso, i comportamenti, le opinioni, gli atteggiamenti della massa, che ho analizzato a fondo in altre circostanze.
    L’apparato della disinformazione neocapitalistica, con forti connotati ideologici, continua nella sua opera di idiotizzazione e di flessibilizzazione di massa, creando nuove cortine fumogene per nascondere la realtà, confondere le idee, manipolare i subordinati per renderli totalmente inoffensivi e adatti a vivere negli spazi sociali creati dal nuovo capitalismo, per dargli un “habitus” adeguato, in altre parole e secondo il concetto elaborato da Pierre Bourdieu.
    La funzione di questo apparato (giornali, televisioni, università) è quindi di fondamentale importanza, e non credo che riconoscerlo significhi attribuirgli “finezze massmediatiche” inutili e forse improbabili.
    Non dimentichiamo che giornali, televisioni (non solo quelle berlusconiane!) ed università pubbliche e private partecipano all’elaborazione e alla diffusione dell’ideologia di legittimazione del nuovo capitalismo finanziarizzato, che è un elemento strutturale di riconosciuta importanza (diversamente da quanto pensava il grande Karl Marx, per il quale struttura erano soltanto i rapporti di produzione in essere e lo sviluppo delle forze produttive, non l’ideologia, da lui considerata sovrastrutturale).
    Un’ultima considerazione (ma se ne potrebbero fare tante, prendendo spunto dal tuo commento): è vero che facciamo riferimento spesso ad una composizione sociale metropolitana, ma l’Italia è soprattutto (profonda?) provincia, però devi considerare come le strutture, gli stili di vita e la “cultura” metropolitana siano ormai penetrate ovunque (in Europa e in Italia). Pensiamo al fenomeno che i demografi ed altri chiamano “Urban Sprawl”. La diffusione in campagna e nella profonda provincia delle strutture urbane, e di stili di vita caratteristici della città, che tende a diventare sempre più diffusa, è da lunghi decenni un’evidenza. C’è quindi una sorta di “continuità culturale”, non solo in termini di strutture e di consumo del suolo, fra l’ambiente urbano originario e il resto del paese. Prova ne è, se vogliamo visualizzare la situazione di urbanizzazione del territorio, che dai satelliti in orbita intorno alla terra si osservano le molte luci della cosiddetta “nebulosa urbana”, una sorta di città diffusa senza un vero centro che copre buona parte dell’Europa, e dell’Italia. L’analfabetismo classico, quello di ritorno e forme più sofisticate di analfabetismo, come quella dell’”idiota acculturato” sono ormai riscontrabili ovunque, dalla (profonda?) provincia al cuore delle principali città.

    Saluti (e grazie per l’articolato commento)

    Eugenio Orso

  3. Io non credo ad ipotetici quanto improbabili uomini della provvidenza. Credo invece che sarebbe necessaria, per dirla con il grande Costanzo Preve, una nuova forza politica radicalmente critica del capitalismo liberista mondializzato del tutto estranea alla dicotomia destra/sinistra. Purtroppo siamo distanti da ciò e non possiamo aspettarci, a breve termine, un risveglio di coscienza e conoscenza (cito sempre il grande Preve).
    L’analisi fatta da Eugenio Orso è calzante e convincente: diventa impossibile anche per il clero mediatico nostrano riuscire a nascondere la crisi sociale che morde la carne viva delle persone. Meno male, ed è qui la grande intuizione, che c’è un governo serio e responsabile come quello di Monti, e non quello dei partiti ladri e corrotti (da notare le prime pagine dei maggiori quotidiani tutte per lo più incentrate sulle ennesime indagini contro politici corrotti) incapaci di portarci alla salvezza.

  4. Risposta a Roberto, che ringrazio per il commento

    Convengo, naturalmente, sul fatto che oggi non c’è niente di più necessario di una forza politica radicalmente critica nei confronti di questo capitalismo (Preve docet), ma niente è più improbabile che nasca nel breve-medio periodo una vera alternativa (e anche qui Preve docet, perché lui da tempo lo sostiene).
    A tutto ciò bisognerebbe però aggiungere una considerazione: a meno di una precipitazione verticale improvvisa degli eventi che può rimettere violentemente in marcia la storia, e provocare grandi cambiamenti, culturali, politici, economici, in tempi non storici.
    Per quanto riguarda il battage mediatico intorno alla figura e all’”opera” del Quisling Monti, il salvatore dell’Italia, che ha sconfitto il rating e ripristinato un’immagine internazionale consona, va precisato che lo stesso è anche il distruttore del futuro per milioni di italiani, ed è l’artefice di politiche recessive dalle quali il paese, in questo e nel prossimo decennio, difficilmente potrà riprendersi.
    Qui la grande contraddizione, l’apparente schizofrenia, e qui la forza dell’apparato massmediatico (che è anche accademico e ideologico), il quale non cerca di nascondere in malo modo ciò che non si può celare, ma lo usa astutamente per i suoi scopi, facendo credere che comunque, senza Monti, le cose andrebbero ancora peggio, e che non vi sono alternative possibili alle politiche neoliberiste.

    Saluti

    Eugenio Orso

  5. Son assolutamente d’accordo che il Moloch dominante elabori cortine fumogene (sondaggi falsi, articoli fotocopia, terrorismo psicologico …); son d’accordo che, in almeno trent’anni, la distruzione della scuola pubblica, della RAI, l’infiltrazione dell’università, la nuova estetica mediatica, han forgiato i nuovi plebei del futuro; son d’accordo che il sistema “non cerca di nascondere in malo modo ciò che non si può celare, ma lo usa astutamente per i suoi scopi, facendo credere che comunque, senza Monti, le cose andrebbero ancora peggio”.
    La mia desolazione nasceva da una considerazione personale a latere: anche in assenza di tale disinformacija il popolo italiano avrebbe finito per accettare tale retrodatazione sociale. Ovviamente il numero dei ‘contestatori’ e la forza del malcontento sarebbero cresciute, ma non tanto da impedire la restaurazione. Son convinto (mi esprimo in maniera grossolana) che:
    1. il sottofondo paternalistico, cattolico, autoritario instillato nell’italiano (da precisi avvenimenti storici) abbia generato un essere fatalista, individualista, crassamente ignorante del proprio destino, e felice di esserlo.
    2. l’assenza di una rappresentanza politica e di un leader (o di un gruppo di leader) avrebbe comunque progressivamente sfarinato, disperso e ammutolito qualsiasi opposizione ideologica (o avrebbe isolato i più tenaci). Nel film di Chaplin ‘Tempi moderni’ l’attore sventola una bandiera e ‘crea’ la manifestazione. Senza un polarizzatore o catalizzatore di idee (un partito, un movimento, un uomo, anche intrinsecamente mediocri) qualsiasi rivendicazione si spegne. Tale atteggiamento è comprensibile; oserei dire: è umano.
    Son anche pessimista sulla “precipitazione verticale degli eventi”; essi non precipiteranno. Il sistema non può permetterselo. Al pollo Italia occorre strappare le penne una dopo l’altra: si ritroverà sulla tavolata senza nemmeno accorgersene, senza beccate inconsulte, senza strepito.

  6. Capitalismo ok ,ma vi anno rubato il tempo e’ la liberta’ di vivere,sai io sono un autonomo.mai più farmi rubare il tempo e’ sopratutto la mia liberta. Sai cosa significa la liberta’ e’ un bene superiore alle tue prospettive. Siate vicino alle famiglie e’ sopratutto ai vostri figli. Ciao vi auguro buona Pasqua a tutti voi ma non a’ chi ci governa. Ricordatevi siete sotto alla massoneria. Tutto questo e’ calcolato nei minimi particolare.

  7. Ringrazio Raff66 per aver commentato e contraccambio l’augurio pasquale, ma preciso che il capitalismo, per la sua stessa genesi e i suoi caratteri costitutivi, non può che rubare “tempo di vita”, fin dalla prima estrazione del plusvalore dal lavoro, come ha rilevato Marx, per il tempo di lavoro eccedente il fabbisogno del lavoratore e del suo nucleo familiare.
    Oggi, nei nuovi contesti capitalistici, non si dovrebbe dare neppure la distinzione fra tempo di lavoro (compreso il tempo eccedente) e “tempo di vita”, perchè il capitalismo contemporaneo ha sussunto l’intero tempo di vita dei singoli, siano essi “autonomi” (o parasubordinati, cioè lavoratori dipendenti mascherati?) oppure lavoratori dipendenti.

    Saluti

    Eugenio Orso

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