Un ordine del giorno Fiom CGIL controcorrente

Oggi pubblico l’ordine del giorno della Fiom di Trieste del 24 di febbraio, approvato a maggioranza con soli due astenuti e relativo alle questioni del lavoro e dei diritti dei lavoratori.

Questo ordine del giorno testimonia che nonostante la “normalizzazione” della Fiom parte della Camusso, con Landini che ha abbassato la testa e Durante che gongola, ci sono componenti nel sindacato dei metalmeccanici che non accettano la sottomissione completa ai diktat neoliberisti.

Nell’ODG della Fiom provinciale triestina è manifesta la consapevolezza della continuità, per quanto riguarda l’attacco ai diritti dei lavoratori, fra il precedente governo Berlusconi, che, però, non ha avuto e non avrebbe mai trovato il coraggio di arrivare alle estreme conseguenze (art. 18), e l’esecutivo Monti imposto dall’esterno al paese, che tale coraggio lo ha, dovendo rendere conto soltanto alla classe globale dominante che ne “ispira” il programma.

E’ chiaro che nessuno dei punti del presente ODG potrà trovare attuazione concreta, perché la strada che dovrà seguire questo paese, a riguardo del lavoro e della socialità, è già segnata.

Non a caso, in questi giorni, Draghi ha pubblicamente dichiarato il superamento del “modello sociale europeo” e non a caso la Fornero, con Monti, realizzerà a tutti i costi la controriforma del mercato del lavoro, in modo autoritario, anche senza l’accordo con le parti sociali.

E’ chiaro che non ci sono margini per una trattativa con questo governo, il quale opera indipendentemente da accordi e mediazioni, e deve realizzare al più presto (prima che tutto precipiti e il suo gioco diventi scoperto) il programma globalista dei detentori del grande capitale finanziario.

E’ altrettanto chiaro che lo sciopero del 9 marzo, invocato alla fine del documento della Fiom triestina, non avrà alcun effetto positivo, come non lo hanno avuto, in questi ultimi anni, tutti gli altri scioperi testimoniali e pacifici.

Però il documento chiarisce che non tutti i dirigenti sindacali sono schierati con i vertici della CGIL, che appoggiano Monti come fa il Pd, e con la stessa segreteria generale della Fiom, nelle mani di Maurizio Landini, e che non tutti accettano la totale subalternità nei confronti dell’esecutivo ultraliberista e globalista di Monti.

Per poter combattere in futuro battaglie non di retroguardia, come sembra essere nelle intenzioni del Direttivo Provinciale della Fiom CGIL di Trieste, sarà però necessario trovare nuove ed incisive forme di lotta, fuori delle logiche sistemiche, ben oltre gli scioperi inefficaci, e soprattutto non “castrate” già in partenza dal pacifismo strumentale, mettendo in discussione molte cose, fra le quali le posizioni direttivo-burocratiche consolidate e la propria stessa sicurezza personale.

Ci si dovrà liberare della camicia di forza imposta dal sistema, e tornare ad occuparsi di politica, ma di quella vera, naturalmente.

Sono pienamente consapevoli di tutto ciò coloro che hanno redatto e votato a maggioranza questo ODG “controcorrente”?

Chi lo sa … comunque, buona lettura.

 

Eugenio Orso

 

 ODG Fiom Trieste 24 febbraio 2012.pdf

 

                                                                     

 

Federazione Impiegati Operai Metallurgici

TRIESTE

Strada della Rosandra 58 Trieste – tel. +39 040 829681 – fax +39 040 281296

e-mail: fiom.trieste@fvg.cgil.it

 

Direttivo Provinciale Fiom Cgil di Trieste

24 febbraio 2012

 

Ordine del giorno

Il Direttivo provinciale della Fiom Cgil di Trieste ritiene inaccettabile l’attacco al lavoro, di chiara matrice politica, iniziata dal Governo Berlusconi e continuata dal Governo Monti assieme a Confindustria.

 

Pertanto, il Direttivo provinciale della Fiom Cgil di Trieste ribadisce:

Il mantenimento, nella forma e nella sostanza, dell’articolo 18 della legge 300 “Statuto dei Lavoratori”, considerando la necessità di estendere questo diritto di civiltà anche alle aziende con meno di 15 dipendenti.

La richiesta di abrogare l’articolo 8 della legge 148/2011. che mina e il diritto al CCnL alla libertà di associazione sindacale.

La creazione di strumenti per garantire a tutti i lavoratori, a seguito di crisi aziendali, una fonte di reddito che permetta un dignitoso sostentamento e la realizzazione di politiche industriali innovative e rispettose dell’ambiente necessarie a creare nuovi posti di lavoro .

La riduzione della precarietà, mantenendo soltanto il lavoro subordinato determinato/indeterminato e somministrato. Il lavoratore assunto con contratto di lavoro somministrato deve costare di più alle aziende per disincentivare il ricorso a questa forma di lavoro, ma deve soprattutto avere un guadagno maggiore.

La necessità di adeguare i livelli retributivi italiani a quelli dei principali paesi europei, effettuando il calcolo sulle retribuzioni nette a parità di potere di acquisto, di prestazione lavorativa e di tipologia professionale.

L’introduzione di una patrimoniale che interessi soprattutto le rendite della finanza, al fine di alleggerire il carico fiscale su lavoratori dipendenti e pensionati.

L’urgente necessità di ripristinare il sistema pensionistico che consenta l’accesso alla pensione, senza nessuna penalizzazione economica, per chi abbia raggiunto 40 anni di versamenti contributivi.

La reintroduzione della pensione di vecchiaia a 60 anni di età per le donne indistintamente se occupate nel settore pubblico o privato.

Una politica di agevolazione pensionistica per lavoratori precoci e lavori usuranti con riduzione del limite di età contributiva e anagrafica.

La rivalutazione economica delle pensioni attuali e future adeguandole al costo della vita e non soltanto a quanti contributi versati, ripristinando un sistema solidaristico sulle pensioni, anche introducendo il nuovo principio del limite massimo per tutte le pensioni.

È finito il tempo delle battaglie di retroguardia dove si tenta di difendere i diritti conquistati in altri anni. Per contrastare questo attacco i lavoratori devono rivendicare la dignità sul posto di lavoro con delle richieste chiare e raggiungibili, uscendo dalle logiche di baratto imposte da Regole di Mercato fallimentari.

Soltanto con ampio coinvolgimento di tutti i lavoratori si potrà arginare la crisi, alimentata anche dalla riduzione delle tutele del lavoratore e dalla riduzione dello stato sociale. Quindi il Direttivo provinciale della Fiom Cgil di Trieste chiede alla Confederazione di unirsi allo sciopero del giorno 9 marzo già proclamato dalla FIOM Nazionale, costruendo uno Sciopero Generale che unisca giovani e anziani, lavoratori pubblici e privati, studenti e pensionati confermando la propria vicinanza ai lavoratori e a chi non si rassegna nel veder cancellati, per pura avidità e incapacità della attuale classe politica e industriale italiana, anni di lotte e di sacrifici.

A riguardo La FIOM CGIL di Trieste promuoverà una riunione aperta a tutti per discutere e condividere le ragioni della giornata di sciopero del prossimo 9 marzo.

 

Trieste, 24 febbraio 2012                                               FIOM CGIL di Trieste

Un ordine del giorno Fiom CGIL controcorrenteultima modifica: 2012-02-27T11:43:00+01:00da derosse
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6 pensieri su “Un ordine del giorno Fiom CGIL controcorrente

  1. Ho aggiunto nel mio blog il link a pauperclass (in siti e blog d’interesse).

    Il mio è un blog musicale, ma è sempre bene allargare la conoscenza.

    Sono sostanzialmente d’accordo con le tue tesi, anche se non digerisco il “sacrificio” di Berlusconi come sacrificio alle elites.

    Un sacrificio lunghetto visto che ce lo portiamo appresso dal ’93.

    Oltretutto il Berluska vittima mi ricorda certe tesi sciocche di ex comunisti ora casapoundiani o giù di lì.

  2. Per Vlad

    Ti ringrazio per avermi linkato.

    Per quanto riguarda il Berlusconi “sacrificato” sull’altare dell’ultraliberismo, della globalizzazione e dell’euro, è bene precisare che Berlusconi non è mai stato un eroe che ha difeso coscientemente la sovranità nazionale italiana, non è mai stato un oppositore del Libero Mercato, ed ha sempre cercato – pur in malo modo, non riuscendo ad essere convincente – di accreditarsi nelle stanze del potere globalista e del grande capitale finanziario (nonostante le frequentazioni assidue dello scomparso Gheddafi e del tenebroso Putin …)
    Non si tratta, quindi, di “riabilitare” una piccola tacca come Berlusconi, un superpiazzista dai tratti talora pagliacceschi che attualmente appoggia l’esecutivo Monti in forza di paura e di ricatto (esito dei processi in corso, sorte del gruppo Mediaset, eccetera), ma semplicemente di riconoscere che l’antiberlusconismo – di per sé cosa buona e giusta – è stato utilizzato strumentalmente dai dominanti, come cavallo di Troia, per isolare Berlusconi e poi per sostituirlo rapidamente con un loro più affidabile “impiegato di concetto”, cioè quel Monti al quale Napolitano ha fatto da “basista”.
    Se Berlusconi avesse rispettato con la dovuta sollecitudine il diktat contenuto nella lettera del 5 agosto di Draghi/ Trichet all’allora governo italiano, oggi potrebbe essere ancora “premier” (i globalisti avrebbero potuto tollerarlo ancora per un po’ …), ma così non è stato, e la classe dominante globale – che controlla tutto, UE e BCE comprese – ha provveduto a sostituirlo in tempi brevi, senza incontrare difficoltà di rilievo.
    Spero di aver chiarito il mio pensiero in proposito.

    Saluti

    Eugenio Orso

  3. Diciamo che l’accelerazione della restaurazione è entrata in corto circuito col populismo di Berlusconi: questo si è fatto da parte ed ha lasciato il lavoro sporco ai professionisti.
    Non male.
    Basta rendere esplicito il concetto come hai fatto altrimenti si entra in zona La Grassa (compresi i suoi sciocchi epigoni).

  4. Caro Vlad, hai ragione per quanto riguarda l'”inadeguatezza” di Berlusconi, che ne ha determinato la rimozione e la sostituzione con professionisti (o “impiegati di concetto” dipendenti della classe globale), ma non stiamo vivendo in una fase di mera restaurazione capitalistica, la quale, per quanto riguarda il lavoro e diritti dei lavoratori, semplicemente sposta all’indietro gli orologi della storia di cinquanta, ottanta o cento anni e più anni, tornando al vecchio capitalismo proprietario borghese, alle durezze della prima rivoluzione industriale.
    Stiamo vivendo, come ho più volte scritto, una vera e propria “svolta d’Evo”, ed assistiamo all’affermazione di un nuovo modo storico di produzione (e qui mi rifaccio ad una nota ed ancora valida, come punto di partenza, teoria di Karl Marx). Un modo di produzione sociale strutturalmente e qualitativamente diverso dal capitalismo del secondo millennio, che io chiamo Nuovo Capitalismo finanziarizzato.
    Dominante è quello che io chiamo il capitale finanziario derivato, che ha sussunto il vecchio capitale industriale-produttivo indagato da Marx, provocando così una doppia sussunzione del lavoro al capitale (nell’ottocento non osservabile da Marx, com’è ovvio, data la differenza qualitativa fra questo e quel capitalismo).
    In tal senso va intesa la potenza della finanza, ed in questa direzione (verso le dinamiche neocapitalistiche) hanno proceduto l’autonomizzazione e la dilatazione della sfera finanziaria.
    Onde evitare un commento troppo lungo, a giustificazione di quanto affermo (bene inteso, se hai tempo e voglia di leggere) ti rimando ai miei saggi “L’insostenibile leggerezza del capitalismo”, “Rendita, profitto e creazione del valore”, e, per certi aspetti, “Imperialismo finanziario globale”, presenti in questo sito e pubblicati per capitoli.
    Per quanto riguarda La Grassa e i membri del suo laboratorio ho affrontato, credo un paio d’anni fa o giù di lì, una dura polemica con gli stessi, da me innescata (nel sito c’è traccia di questa vecchia polemica) con lo scopo di smascherare i falsi anticapitalisti presenti in rete. Particolarmente sconcertante, da parte del professore e dei suoi discepoli, l’uso strumentale di Marx per giustificare-legittimare, di fatto, le dinamiche capitalistiche (è così che si “ripensa” Marx?).

    Saluti

    Eugenio Orso

  5. Niente da eccepire sulle analisi politico-economiche. la penso anch’io così da tempo. Al di là delle analisi su basi osservazionali obiettive e non ideologiche, mi chiedo solo 2 cose:
    1) secondo te sarà mai possibile superare questa fase storica, restituendo non solo al lavoro ma all’esistenza di ciascuno di noi la dovuta dignità ed il diritto all’esistenza (e non mera sopravvivenza come novelli schiavi);
    2) la sistematica, inevitabile distruzione (lenta fin che vuoi ma inarrestabile) del sistema di protezioni statali (sul modello del wellfare scandinavo) non produrrà “finalmente” quel corto-circuito che risveglierà gli animi sopiti degli italioti?

  6. Rispondo a Luciano Lamarca, che ringrazio per aver commentato:

    1) Io credo che siamo davanti a un nuovo modo storico di produzione sociale, perchè gli elementi strutturali e le dinamiche di questo capitalismo sono molto diversi da quelli del capitalismo “del secondo millennio” (definiamolo pure così). Questo nuovo modo storico di produzione è appena agli inizi (il passaggio è in corso da circa un trentennio) e per ora non se ne vede la fine.

    2) E’ certo che ci sono dei limiti fisici e psicologici alla compressione che subiscono i dominati. Non c’è niente di illimitato, come credono i fautori e gli “sponsor” di questo capitalismo, neppure lo sviluppo inteso come creazione del valore azionario, finanziario e borsistico. Quando si raggiungeranno questi limiti e si risveglieranno, assieme alle coscenze, anche le forze della rivoluzione violenta? Bella domanda … per ora, non ci sono segnali in tal senso, nella penisola, dove domina ancora la frammentazione delle lotte (Sicilia, Val di Susa, Fiat, eccetera) ed agiscono il “pacifismo strumentale” ed il politicamente corretto (lotte castrate sul nascere). Il caso greco ci ha insegnato che anche in presenza di lotte più decise ed estese a gran parte della popolazione, restanto entro gli steccati sistemici non se ne viene fuori, e l’efficacia delle lotte è prossima allo zero.

    Saluti

    Eugenio Orso

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