Napolitano fantoccio delle banche e dei globalisti (e in Sardegna lo sanno) di Eugenio Orso

I sardi stanno vivendo una crisi spaventosa: niente lavoro, uno stato latitante da anni, nessuna prospettiva per il futuro.

La due giorni di Napolitano in Sardegna rappresenta perciò un’autentica provocazione nei confronti della popolazione sarda, alla quale va tutta la mia solidarietà e la mia simpatia.

Colui che ha ordito una specie di golpe, aggirando la costituzione repubblicana della quale dovrebbe essere il garante, e favorito, per conto terzi, la rapida ascesa di quel Monti che deve mettere in liquidazione il sistema produttivo nazionale e il welfare, ha avuto l’incredibile faccia tosta (non certo il coraggio, perché è ben protetto) di “andare in visita” in una delle regioni italiane dove i morsi della crisi si fanno sentire con più violenza.

Niente di strano, dunque, che i sardi, popolazione orgogliosa e intelligente con qualche tendenza autonomista, abbia chiesto a gran voce di rimuovere, come ha fatto senza esitare, la bandiera del Quirinale dal palazzo del consiglio della regione e di lasciare al suo posto la bella bandiera con i quattro mori, simbolo dell’isola.

Sardinia Natzione, Movimento dei pastori, agricoltori, artigiani, disoccupati, e più in generale i sardi tutti, non potevano tollerare di vedere quella che è diventata, per loro, la bandiera dell’oppressore, il vessillo di un traditore e non più il simbolo nazionale di unità e coesistenza, sventolare come una beffa al posto della loro bandiera.

Napolitano è dovuto entrare nel palazzo del consiglio regionale sardo dalla porta di servizio, alla chetichella come fanno i ladri, evitando accuratamente l’ingresso principale, a testimonianza dell’amore che nutre nei suoi confronti la Sardegna, ma quella vera, non quella “istituzionale”, quella fatta di lavoratori poveri in carne ed ossa, di senza lavoro cronici, di orgogliosi autonomisti.

Napolitano ha avuto la sfacciataggine di dichiarare, in relazione alla condizione della Sardegna, che “il quadro complessivo è drammatico anche più di quanto non potessi pensare”, ben sapendo che se così è quanto sta accadendo all’isola e alla sua economia è anche “merito” suo.

Accusato di essere il galoppino delle banche e della grande finanza, per conto dei quali ha preparato il terreno per il governo fantoccio di Monti, Napolitano non ha trovato di meglio che negare, impantanandosi nella più scontata e vuota retorica: “Io non rappresento le banche e il grande capitale finanziario come qualcuno umoristicamente crede o grida. Io sarò accanto a chi darà il suo apporto allo sforzo collettivo di rilancio della nazione italiana e di ricostruzione di una nuova Europa.”

Ma chi ricostruirà la Sardegna dei senza lavoro, chi salverà l’industria sarda dal dilagare della cassa integrazione in deroga e dalle chiusure di stabilimenti, Portovesme di Alcoa per l’alluminio, Porto Torres chiuso da Vinyls in morte della chimica nell’isola, Rockwool per ciò che rimane del minerario ad Iglesias, eccetera, eccetera?

Non certo Giorgio Napolitano e il suo complice di palazzo, Mario Monti.

Cagliari e Sassari, principali centri dell’isola, hanno fischiato ed inveito contro il presidente della repubblica, con pochi pudori, dandogli dell’”uomo delle banche” nel migliore dei casi, del “buffone, non ti vogliamo” e scagliandosi contro l’esecutivo “infame” del suo socio in affari, Mario Monti.

Pur avendo ricevuto il sigillo d’oro dalle mani del rettore dell’università di Cagliari, Napolitano ha compreso di non avere molti estimatori, in Sardegna, se non fra i pochi privilegiati ed uomini del sistema.

Nonostante permanga nell’isola dei quattro mori una situazione di estrema difficoltà, fra cassa integrazione, disoccupazione e chiusura di stabilimenti, i sardi, secondo un Napolitano formale e retorico, possono starsene tranquilli e sopportare la crisi a denti stretti, perché “L’Italia sta recuperando fiducia e credito sul piano europeo” (sai quanto gliene frega a chi non ha lavoro e reddito!) ed oggi, grazie a Monti ed al cosiddetto governo del presidente, “svolge un proprio ruolo ed ha voce in una dialettica che sembrava fino a qualche tempo fa solo fra due Paesi, Germania e Francia.”

I sardi hanno ben compreso chi è Giorgio Napolitano, sanno che il suo gioco è scoperto e che il suddetto rappresenta soltanto il potere esterno di una nuova classe dominante finanziaria, ma è importante che tutti lo capiscano, anche nelle altre regioni.

(Solidarietà agli amici sardi)

Napolitano fantoccio delle banche e dei globalisti (e in Sardegna lo sanno) di Eugenio Orsoultima modifica: 2012-02-21T15:18:00+01:00da derosse
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