L’Italia del deficit di sovranità nazionale, dell’evasione fiscale e del debito pubblico di Eugenio Orso

Il presente post prende spunto dall’articolo di Stefano D’Andrea “Dipendenza dell’Italia e ‘nodo’ sull’evasione/elusione fiscale’ pubblicato da Appello al Popolo il 9 febbraio 2012 (link: http://www.appelloalpopolo.it/?p=5823)

 

L’Italia del deficit di sovranità nazionale, dell’evasione fiscale e del debito pubblico

di Eugenio Orso

 

 

Se si guarda alla situazione italiana di questi mesi, emergono tre caratteristiche, tutte negative: l’assenza di sovranità nazionale, l’evasione fiscale diffusa e la persistenza di un debito pubblico fra i maggiori del mondo.

In relazione alla connessione fra [a] la dipendenza totale dell’Italia da potentati esterni, da molti identificati semplicisticamente con gli USA, [b] l’evasione ed elusione che sottraggono alla fiscalità quote rilevanti di PIL, e [c] il debito pubblico da comprimere per superare la crisi e riavviare la famigerata Crescita, è bene fare alcune considerazioni per comprendere meglio la situazione in cui si trova, oggi, la penisola.

 

 

[a] In primo luogo, per quanto riguarda l’ormai assoluta dipendenza dell’Italia dall’esterno e particolarmente dagli USA (secondo una diversa visione, dalla Germania che domina l’Europa unionista), ricordiamo che l’Italia, in quanto paese occupato e soggetto ad un governo collaborazionista dell’invasore, possiamo pensarla divisa “in settori” come la Berlino postbellica (settori però non corrispondenti a specifiche aree o a specifici quartieri urbani), poiché la dipendenza è altresì nei confronti del FMI, della UE/ BCE/ Commissione europea e infine, sul versante militare e della politica estera, dai vertici euro-americani della NATO.

L’occupazione (per ora) incruenta dell’Italia, testimoniata dalla cosiddetta “sospensione della democrazia” che ha fatto spazio all’esecutivo Monti-Napolitano, rende il paese dipendente dall’esterno per quanto riguarda la decisione politico-strategica in molte materie vitali, dalla moneta alla politica industriale, dalla socialità al lavoro, dalla fiscalità alla politica estera, tenendo conto che la cruciale sovranità monetaria è gia “trasmigrata” da tempo verso l’alto, a causa del dominio della BCE e dell’introduzione dell’euro.

In queste condizioni, per l’Italia è praticamente impossibile uscire dall’euro e dall’Unione monetaria, cioè dal cerchio più interno della “prigione dei popoli” europea, e uno dei motivi dell’”invasione” del paese è proprio questo: impedire il fondamentale recupero della sovranità monetaria.

Le potenze occupanti del “sacro suolo” della patria non sono quindi stati-nazione o stati federali sovrani, e tengono il posto degli americani, dei russi, dei francesi e degli inglesi nella Berlino postbellica divisa in settori, anche se non c’è una diretta presenza militare sul territorio, eccezion fatta per le solite basi americane-NATO “ereditate” dalla guerra fredda e mai sgomberate.

Queste potenze occupanti, che rappresentano altrettanti organismi sopranazionali, finanziari, economici, militari, rispondono ai famigerati Mercati & Investitori, che altro non sono se non l’efficace mascheramento della classe dominante globale, e perciò non corrispondono ai vecchi imperialismi novecenteschi, dei quali non hanno le caratteristiche che ci sono storicamente note.

Si può ragionevolmente affermare che la dipendenza italiana dall’esterno, cioè dagli occupatori, è oggi integrale e riguarda tutte le materie, non soltanto quelle prima elencate, investendo le infrastrutture nazionali, essenziali per lo sviluppo capitalisticamente inteso, come le partecipazioni degli enti locali nelle società di servizi, che per quanto “demonizzate” dai neoliberisti contribuiscono a sostenere l’occupazione e a contenere i rincari delle tariffe.

In Grecia, il primo paese dell’Europa mediterranea “invaso” dai Mercati & Investitori, ossia dalla classe globale dominante, si voleva persino imporre un commissario europeo per controllare uno stato già sottomesso e governato da un ex vicepresidente della BCE, ridotto quasi alla fame con il pretesto della “difesa dell’euro”, rendendo ancora più evidente il suo status di paese occupato ed espropriato della sovranità.

Ma anche i paesi europei non PIIGS che credono di essere al sicuro, e fra questi gli stati venduti dalla propaganda neoliberista come “solidi”, a partire dalla Germania, non possono e non potranno sfuggire, quando verrà il loro momento, alla supremazia delle sedicenti istituzioni europee, dall’Unione Europea Monetaria e dalla BCE privata alla Commissione, e soprattutto al giudizio inappellabile dei Mercati & Investitori.

Per quanto riguarda la tesi, sostenuta da molti, che la dipendenza esterna dell’Italia, in quanto paese occupato e totalmente privo di autonomia, è interamente dagli Stati Uniti d’America, tesi smentita dal fatto che il nostro paese è invaso da organismi sopranazionali e non da entità statuali imperialiste come si intendevano nello scorso secolo, è necessario fare ancora qualche considerazione.

In verità, se l’intera Europa occidentale per i Neocon americani poteva essere paragonata ad un bel magnete, con grande capacità di attrazione, saldamente nelle mani degli Stati Uniti d’America, dovrebbe essere chiaro a tutti che gli stessi States, negli attuali contesti economici e geopolitici, sono a loro volta uno strumento – economico-finanziario, monetario e militare, saldamente nelle mani della Global class neocapitalistica, che rappresenta il vero potere vigente.

Gli States del dollaro, di Wall Street e delle portaerei nucleari sono uno strumento importante – forse ancora per un po’ di tempo il più importante, ma pur sempre uno strumento che in futuro i globalisti potranno decidere di ridimensionare o di abbandonare al suo destino (assieme al dollaro), smettendolo come un vestito vecchio.

Gli USA di oggi non sono paragonabili a quelli dello scorso secolo, pur non essendo cambiati i loro assetti istituzionali, la loro geografia politica né i loro miti fondanti (all’origine dell’american way), e non rappresentano un imperialismo “autonomo” vecchio stile, una potenza dotata di piena sovranità con una classe dominante interna, legata cioè alle sorti dello stato federale, ma, come già accennato, sono un mero strumento economico, monetario e militare dell’”Imperialismo Finanziario Privato” del terzo millennio (chiamiamolo pure così), espresso dai Mercati & Investitori e generato dall’illimitatezza neocapitalistica.

 

[b] In secondo luogo, la lotta all’evasione(/elusione) fiscale agitata propagandisticamente dal governo Monti non potrà mai toccare la grande evasione, che è espressa dai membri della classe dominante globale, o ledere irrimediabilmente gli interessi delle grandi organizzazioni criminali, di fatto “alleate” dei globalisti.

Infatti, se è intangibile l’evasione/elusione dei grandi Rentier che beneficiano della libertà globale di movimento dei capitali, lo è altrettanto quella dei capitali gestiti dalla grande criminalità organizzata, che partecipano alla creazione del valore azionario, finanziario e borsistico, riemergendo “puliti” per essere investiti e creare altro valore.

L’economia formalmente illegale esprime comunque una parte della potenza finanziaria neocapitalistica, rispetta i meccanismi della riproduzione allargata impiegando il “denaro sporco” dopo averlo ripulito (compito dei colletti bianchi della ‘ndrangheta calabrese sulla piazza di Milano), e si sviluppa parallelamente all’economia formalmente legale, ma altrettanto criminale dal punto di vista degli effetti sociali e ambientali, e con lei coesiste tranquillamente.

In Italia, una, dieci, cento, mille Cortina investite dagli improvvisi blitz dei finanzieri, non risolveranno il problema, non “faranno cassa” a sufficienza, né daranno “una boccata d’ossigeno” ai conti pubblici, e questo il rinnegato Monti e i suoi complici locali (ministri del suo esecutivo, Napolitano, leader dei partiti che lo appoggiano, eccetera) lo sanno fin troppo bene, perché non è così che si possono smascherare e colpire i grandi evasori.

Si potrà colpire al più la piccola e la piccolissima evasione, coerentemente con il disegno di riplebeizzazione di una parte rilevante dei ceti medi postbellici non legati al lavoro dipendente (perché gli altri, quelli legati al lavoro dipendente pubblico e privato, sono già stati ridotti a mal partito), e nel contempo si creerà nuova forza lavoro precaria a basso costo, costituita da lavoratori autonomi e piccoli professionisti rovinati dalle ondate liberalizzatrici.

Infine, anche se la lotta contro la piccola evasione fiscale (mai contro la grande, ben fornita di coperture internazionali, disponibilità di paradisi fiscali, servizi delle “stanze di clearing”, costituzione di società “fantasma”, utili operazioni estero su estero, eccetera), porterà concretamente a raggranellare risorse di una qualche consistenza, ciò non rallenterà le privatizzazioni, le svendite del patrimonio pubblico, la demolizione del welfare, i tagli ai servizi pubblici, l’avanzare della disoccupazione e della sotto-occupazione, perché tali risorse sono destinate a finire nelle tasche della Global class.

 

[c] In terzo ed ultimo luogo, crisi economica e “stato d’eccezione liberaldemocratico”, ben simboleggiato dagli esecutivi Monti e Papademos che non sono di natura elettiva, ma imposti dall’esterno e dall’alto, non finiranno fin tanto che domineranno le logiche neocapitalistiche, perché la crisi è un elemento strutturale del Nuovo Capitalismo finanziarizzato e, come tale, potrà soltanto mutare di “forma”, aggredendo altri obbiettivi ed altri specifici mercati.

Pertanto, si cercherà di prolungare più a lungo possibile il ricatto del debito nei confronti degli stati, e di sottrarre in permanenza alla cosiddetta consultazione popolare, nella dimensione statuale, le politiche strategiche economico-finanziarie, negando la piena autonomia anche in politica estera, ben oltre la “finlandizzazione” degli stati praticata a suo tempo dalla vecchia Unione Sovietica, se necessario.

Peggiorando la situazione, riducendosi le risorse ed il risparmio interno, una quota sempre più rilevante del debito pubblico nazionale, con maligna ironia definito “sovrano”, finirà in mani straniere (quali mani è facile immaginare) e il cappio si stringerà sempre di più intorno al collo degli italiani.

E vero che la costituzione formale di uno stato non corrisponde mai alla costituzione materiale, e che alcuni dettati costituzionali non troveranno realizzazione concreta, ma oggi, per quanto riguarda l’Italia, la distanza fra la costituzione formale disattesa e quella materiale effettivamente applicata è massima, grazie allo “stato di eccezione liberaldemocratico” imposto al paese, e ciò si può constatare facilmente in relazione a molte materie: elezioni di fatto sospese sine die, con un’incerta prospettiva di chiamata alle urne allo scadere naturale della presente legislatura, in dipendenza di una decisione esterna (della classe globale dominante), funzione sociale delle imprese, richiesta dalla costituzione, completamente assente, perché si rischiavizza il lavoro sul quale dovrebbe fondarsi la repubblica, si ricorre alla precarietà a basso costo, si licenzia ogni volta che è possibile farlo, un parlamento “comprato” (forse l’ultimo eletto, per quanto pessimo) che soggiace ad un governo imposto dall’esterno, o se si vuole extracostituzionale, e che vota a grande maggioranza manovre finanziarie e controriforme sulle quali non ha alcun controllo, eccetera, eccetera, eccetera.

Debito pubblico “sovrano”, le cui dimensioni restano ragguardevoli, crisi economica permanente, dalla quale è difficile immaginare di poter uscire, “stato d’eccezione liberaldemocratico”, testimoniato dalla presenza dell’esecutivo Monti, sono perciò intimamente connessi, ed anzi, non sono che facce della stessa medaglia che identificano altrettanti strumenti di dominazione neocapitalistici.

 

 

Se il deficit di sovranità politica e monetaria, nella persistenza dell’euro, dell’Unione europea e delle attuali alleanze militari, continuerà ad impedire manovre distributive del prodotto sociale, il sostegno ai redditi da lavoro per riavviare i consumi e la protezione delle produzioni nazionali, se l’evasione/elusione fiscale dei Rentier e della criminalità organizzata non sarà contrastata efficacemente, recuperando risorse per lo sviluppo industriale, se il debito pubblico continuerà a crescere come conseguenza della mancata lotta contro i grandi evasori e delle manovre depressive di questo governo, non si comprende come potrà avere successo il Cresci-Italia montiano, e nasce il fondato sospetto che si tratti soltanto di becera propaganda neoliberista, mentre gli scopi dell’azione di Monti sono semplicemente quelli di trasferire ingenti risorse al grande Capitale Finanziario e di consegnare definitivamente l’Italia nelle mani dei Mercati e degli Investitori.

 

 

L’Italia del deficit di sovranità nazionale, dell’evasione fiscale e del debito pubblico di Eugenio Orsoultima modifica: 2012-02-13T09:42:00+01:00da derosse
Reposta per primo quest’articolo

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non verrà pubblicato ma sarà visibile all'autore del blog.