Gli italiani di lotta e di governo promuovono Monti e le proteste di Ilvo Diamanti (un esempio di disinformazione e manipolazione mediatica)

Se avete tempo leggetevi l’articolo che segue, per quanto ipocrita e ripugnante. Lo ha scritto uno degli incensati e subdoli disinformatori professionisti di sistema: Ilvo Diamanti, un “sociologo” che scrive su La Repubblica. Perché questo articolo di propaganda sistemica è interessante? Per la tecnica manipolatoria che ha usato Ilvo Diamanti. Ma in cosa consiste questa tecnica? Presto detto: le proteste e le (semi)rivolte delle ultime due settimane, dopo che hanno acquistato una certa consistenza incidendo nel quotidiano di moltissimi, i media non hanno più potuto ignorarle, come hanno fatto all’inizio. Pompe di benzina a secco, supermercati vuoti e prezzi che lievitano da un giorno all’altro sono cose che non passano inosservate, neppure per le postmassaie di Voghera, i tifosi berlusconiani del Milan e gli idioti sociali del Pd, e che esigono una chiara spiegazione. D’altra parte, l’obbiettivo di pennivendoli come Diamanti, ben stipendiati ed introdotti, è di “costruire” il consenso intorno al governo fantoccio dei globalisti, quello di Monti, nonché di difendere allo stremo la liberaldemocrazia che compendia politicamente il neoliberismo più feroce. Visto che le proteste stanno prendendo piede, e non si possono più nascondere, diventa importante stendere una fitta “cortina fumogena”, attraverso una pseudoanalisi che alla fine, quando si va al sodo, “salva” l’esecutivo Monti e tutti coloro che lo sostengono, senza far capire quali sono le vere ragioni, economiche, politiche e sociali del sostegno ad un programma distruttivo per l’Italia. Ecco che allora, facendo base sui soliti sondaggi ammaestrati

(consultare lo specifico sondaggio al seguente  link: http://www.repubblica.it/politica/2012/01/30/news/italiani_lotta_governo-28993174/), si afferma che, sì, gli italiani in maggioranza approvano le proteste contro le liberalizzazioni (56%), ma nel contempo con una maggioranza addirittura un po’ più consistente (58%) sostanzialmente approvano l’operato di Monti e dei suoi compari. Quella che è palesemente una contraddizione – a maggioranza si approvano le proteste contro le liberalizzazioni della BCE/ Monti e con una maggioranza simile si approva la politica neoliberista di Monti, bersaglio delle proteste – per l’astuto disinformatore Diamanti diventa un atteggiamento ragionevole, e lo spiega basandosi sui dati della Demos (ironia della sorte!), provvedendo a deformare con estrema maestria la realtà e a raggirare gli idoti!

L’articolo che segue è da leggere con la dovuta attenzione, in modo critico, per capire come fanno, questi criminali che agiscono con premeditazione, ad imbrogliare e a manipolare una popolazione già abbondantemente idiotizzata.

 

Turatevi il naso e … buona lettura

 

Gli italiani di lotta e di governo
promuovono Monti e le proteste

Il centro-destra e il centro-sinistra soffrono entrambi di una crisi di rappresentanza. Gran parte dei cittadini teme la caduta dell’esecutivo per paura di “tornare indietro”. I risultati dell’indagine Demos & Pi

di ILVO DIAMANTI

 

VIVIAMO strani tempi. Come, d’altronde, il governo Monti (secondo la definizione dello stesso premier). Tempi instabili e sussultori. Una settimana dopo l’altra, un giorno dopo l’altro: protestano tutti. Tassisti e camionisti, avvocati e farmacisti, benzinai e giornalai, operai e notai. Protestano i Padani e i Forconi. Oltre ai No-Tav. Gli stessi “professori” – e gli studenti – non apprezzano il ridimensionamento dei titoli di studio – e delle lauree. Tutte, non solo quelle conseguite dagli “sfigati”, per usare l’eufemismo del viceministro Martone 1.

Non sorprende, quindi, che la maggioranza degli italiani sia d’accordo con le manifestazioni e gli scioperi contro i provvedimenti del governo e le liberalizzazioni. Oltre il 56%, secondo il sondaggio condotto da Demos (per Unipolis) nei giorni scorsi.

LE TABELLE Il giudizio su governo e proteste2

Tuttavia, solo una frazione della popolazione (circa il 5%) afferma di avervi partecipato, mentre si dice disposta a parteciparvi una componente, comunque, molto limitata (13%).

D’altra parte, in questo strano Paese, il governo ottiene un consenso largo quanto le proteste contro le sue politiche. Anzi, un po’ più ampio, visto che quasi il 58% degli italiani (intervistati da Demos per Unipolis) giudica positivamente l’azione del governo Monti (con un voto da 6 a 10).

Non solo, ma le liberalizzazioni, nonostante le proteste, continuano ad essere apprezzate dalla maggioranza assoluta della popolazione (secondo l’IPSOS).

Le “ragioni” di atteggiamenti così contrastanti sono diverse ma, perlopiù, molto “ragionevoli”.

1. La prima richiama la profonda diversità delle categorie coinvolte dai provvedimenti, che, non a caso, sono valutate in modo differente dai cittadini (come hanno segnalato i sondaggi IPSOS). L’indulgenza verso la protesta dei camionisti e dei tassisti, in particolare, risulta molto superiore rispetto a quella espressa verso i notai, gli avvocati e i farmacisti. Perché si tratta di figure sociali ritenute “popolari”, che svolgono attività usuranti.

2. La seconda ragione è stata espressa, con chiarezza, dallo stesso Monti nei giorni scorsi, quando ha osservato che “per decenni si è coltivato e rispettato più l’interesse delle singole categorie che l’interesse generale”. Anche se questo duplice sentimento attraversa tutti. Così, l’attenzione all’interesse generale ci fa apprezzare Monti e le politiche del governo, comprese le liberalizzazioni. Ma l’interesse di categoria ci spinge a reagire con insofferenza. Visto che tutti – o, almeno, molti – sono (siamo): tassisti, notai, avvocati, pensionati, avvocati, benzinai, commercianti, camionisti, professori, ecc. (Senza trascurare le differenze sociali, di reddito, posizione, fatica fra queste professioni.) Intendo dire che dentro di noi convivono e confliggono diversi interessi e diverse condizioni. Che dividono l’identità civica e quella di categoria.

3. Da ciò il dualismo di sentimenti che coabitano in noi. Da un lato, il consenso – di proporzioni larghe – verso Monti e verso il governo. Dall’altro, il peso, altrettanto esteso, del dissenso e delle proteste verso le politiche governative. Perché gran parte dei cittadini si rende conto che molte scelte di Monti sono obbligate e necessarie. Anche se criticabili e migliorabili. E gran parte dei cittadini, inoltre, teme la caduta del governo. Non solo per paura di “tornare indietro”. Al passato politico che incombe, come una minaccia. Ma perché si rischierebbero la ripresa delle guerre politiche e del conflitto sociale. Tuttavia, ciò non impedisce agli specifici interessi e alle specifiche rivendicazioni – sociali, economiche e locali – di emergere ed esprimersi. In modo talora acceso.

4. C’è, infine, una ragione più generale. Meno evidente e meno evocata, nel dibattito pubblico. Ma forse la più pericolosa – a mio parere. Perché riguarda – e mette in discussione – la nostra stessa democrazia. Se oggi si assiste al proliferare di conflitti e di proteste puntiformi e senza soluzione è anche – soprattutto – perché tra la società, gli interessi e il governo – lo Stato – c’è il vuoto. Non c’è rappresentanza, ma neppure “composizione” e “aggregazione” delle domande e degli interessi. Un mestiere che spetta alle grandi organizzazioni economiche, ma, soprattutto e in primo luogo, ai partiti. I quali hanno “delegato” a Monti i compiti che essi non si sentono in grado di affrontare, anche – forse soprattutto – per timore delle conseguenze elettorali.

Un problema che lacera il centrodestra – particolarmente sensibile al richiamo degli interessi dei lavoratori autonomi e delle professioni. Ma che inquieta anche il centrosinistra, in difficoltà ad affrontare i temi della mobilità (del lavoro). Non è un caso che gli unici soggetti ad agire apertamente sulla scena politica, oggi, siano coloro che “moltiplicano” e amplificano le proteste di categoria, invece di ri-comporle. La Lega, in primo luogo. Ma anche l’IdV e Sel, per quanto in modo reticente.

Ne esce il quadro – in frantumi – di una “democrazia immediata” (per riprendere la definizione del marchese di Condorcet, nella Francia rivoluzionaria del Settecento). In duplice senso.

A) Perché ogni domanda e ogni spinta sociale si rovescia “immediatamente” sulla scena pubblica. Visto che non solo i media tradizionali (per prima la Tv), ma Internet, i cellulari e i palmari, FB e Twitter danno visibilità e rilevanza “immediata” a ogni rivendicazione e a ogni protesta. Mentre ogni rivendicazione e ogni protesta può, comunque, produrre conseguenze pesanti a livello pubblico e sociale, quando sia in grado di interrompere la comunicazione e la mobilità – strade, autostrade, città, aerei, ferrovie.

B) Ma questa democrazia appare, d’altronde, im-mediata, in quanto priva di “mediazioni” e di “mediazione”. Per il deficit di rappresentanza politica espresso dai partiti. Per la tendenza e la tentazione di affidare l’unica forma di mediazione ai “media”.

Questa democrazia im-mediata e iper-mediata (dai media), al tempo stesso, può, forse, piacere a coloro che celebrano l’antipolitica e auspicano la morte della politica, dei politici e dei partiti. Ma rischia di compromettere le sorti della democrazia rappresentativa. 

Fondazione Unipolis si basa su un sondaggio condotto nei giorni 18-27 gennaio 2012 da Demetra (metodo CATI). Campione rappresentativo della popolazione italiana di età superiore ai 15 anni (margine di errore 2.1%). Documentazione completa su www.sondaggipoliticoelettorali.it 

(30 gennaio 2012)

Gli italiani di lotta e di governo promuovono Monti e le proteste di Ilvo Diamanti (un esempio di disinformazione e manipolazione mediatica)ultima modifica: 2012-01-30T16:12:00+01:00da derosse
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