Le pensioni d’oro dei subdominanti politici, dei burocrati e dei banchieri come nuova decima di Eugenio Orso

Come ci insegna la storia, o almeno dovrebbe, ogni classe dominante ha da sempre estratto risorse – anticamente in natura, in seguito valorizzate dall’universale monetario, dalle classi subalterne costrette a farsi carico della produzione, e del sostentamento dei dominanti oltre che di sé e della propria famiglia.

Nel medioevo feudale, in cui l’attività primaria – l’agricoltura non industriale, ancora legata all’alternarsi delle stagioni e al ciclo agrario, era preponderante e decisiva per il sostentamento umano, vigevano le famigerate decime, cioè il tributo di un decimo dei raccolti (almeno), oppure di lavoro vivo, o ancora di prodotti dell’allevamento, da versare alla classe dominante degli oratores, e cioè al clero.

La decima medioevale non costituiva un prodotto originale del feudalesimo, di cui nelle epoche precedenti non c’era traccia, perchè esisteva una decima di antica derivazione ebraica, imposta alle comunità per il mantenimento del tempio.

All’epoca di Roma la decima era concepita come un tributo da versare allo stato, che gravava sugli agricoltori.

Oggi si sfrutta ogni possibile cosa per estrarre risorse dai subordinati, persino il sistema pensionistico che all’inizio in Italia era a capitalizzazione pubblica, e poi è diventato a “ripartizione”, prima di subire le pesanti controriforme neocapitalistiche di Giuliano Amato (1992) e di Lamberto Dini (1995).

Perciò, i dominanti, e soprattutto i sub-dominanti politici che dei primi sono tributari, estraggono risorse attraverso le pensioni, piegando a loro favore il sistema pensionistico e rendendolo peggiore per tutti gli altri.

In un sistema come quello italiano i contributi per erogare le cosiddette pensioni d’oro nella realtà li pagano in buona parte i lavoratori che avranno, in futuro, pensioni sempre più ridotte, erogate sempre più tardi.

Non solo, ma i lavoratori italiani, sempre più poveri da un trentennio a questa parte, pagano con i contributi versati al sistema il ricorso alla cassa integrazione – a relativo beneficio dei loro compagni più sfortunati, e gli stessi prepensionamenti di altri lavoratori.

Le riduzioni delle pensioni, il rincrudimento del regime pensionistico non riguardano i sub-dominanti politici e gli altri percettori di pensioni elevate e ingiustificate, al riparo degli effetti negativi delle controriforme da loro stessi introdotte e supportate.

Le pensioni d’oro di politici, alti burocrati e banchieri rappresentano perciò una nuova decima, ancor più ingiustificata e “gratuita” di quella medioevale, o di quella dell’antico mondo ebraico, non soggetta alle regole sempre più stringenti che investono il sistema pensionistico e mettono con il culo per terra tutti gli altri pensionati.

E pensare che la prima controriforma di rilievo delle pensioni, dopo le riforme seguite al sessantotto, l’ha fatta nel 1992 quel Giuliano Amato (socialista, traditore di Craxi, oggi in ballo per la poltrona di ministro nel governo fantoccio d’occupazione europide-globalista di Mario Monti) che percepisce oltre ventiduemila euro mensili dall’INPDAP (istituto previdenziale per i dipendenti dell’amministrazione pubblica)!

Mentre portava l’età pensionabile fino a 65 anni per gli uomini e fino a 60 per le donne, Giuliano Amato pregustava già la sua ricca pensione, non soggetta a limiti o a tagli draconiani.

Lamberto Dini ha dato il suo nome alla controriforma delle pensioni del 1995, con la quale reintroduceva il sistema contributivo (pensione posta in relazione non alla media retributiva del periodo di riferimento, ma ai contributi versati), escludendo la più favorevole ripartizione retributiva per tutti coloro che avevano meno di 18 anni di lavoro.

Questa controriforma ha reso ancor più povera ed esposta al rischio di perdita di potere d’acquisto la maggioranza dei pensionati.

Ebbene, Lamberto Dini “estrae” dall’INPS, a titolo di nuova decima, settemila euro mensili, senza contare le altre fonti di reddito di cui il suddetto gode, a titolo di privilegio come membro della classe subdominante.

Ma c’è anche di peggio, se mai è possibile, perché ad un faccendiere finanziario come Giovanni Consorte, ex dirigente Unipol e coinvolto nello scandalo dei “furbetti del quartierino” nello scorso decennio, l’INPS versa allegramente oltre mille euro il giorno!

Se il governo fantoccio del Quisling europoide-globalista Mario Monti darà un altro duro colpo a pensionati e lavoratori, state pur certi che continuerà imperterrita l’estrazione delle nuove decime, sfruttando il sistema pensionistico, da parte dei politici, degli altri burocrati e dei banchieri indigeni, e solo la caduta del sistema potrà concretamente interromperla.

 

 

 

In coda al presente articoletto allego un documento in formato pdf in cui si presentano, in forma tabellare, “le pensioni della vergogna” erogate ai subdominanti politici, agli altri burocrati, ai banchieri e faccendieri finanziari italioti (cliccare con il mouse sull’allegato per vedere e rendersi conto del problema).

 

sanguisughe_ovvero le pensioni della vergogna.pdf

Le pensioni d’oro dei subdominanti politici, dei burocrati e dei banchieri come nuova decima di Eugenio Orsoultima modifica: 2011-11-16T11:59:20+01:00da derosse
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