Viaggio al termine del capitalismo di Eugenio Orso

L’aria che si respira è quella che annuncia un temporale di rara violenza, un cataclisma destinato a scatenarsi sull’Europa dei banchieri e dell’euro, e poi ad estendersi al resto del mondo, non risparmiando neppure la Cina.

Dice il “chierico” capitalistico Attali, noto economista, ex consigliere di Mitterand e consulente di Sarkozy, che l’euro potrebbe non durare più di tre mesi in caso non si arrivi rapidamente ad un governo e ad un’unica politica europea, mentre i “tagliatori di teste” e di stati delle agenzie di rating in mani globaliste declassano i titoli del debito pubblico italiano (Standard & Poor’s), non scordando di colpire, ad ogni buon conto, organismi privati come la Fiat guidata dal piratesco Marchionne (Moodys).

Jacques Attali è quello che ha vaticinato la scomparsa dell’Italia dalla scena mondiale, se non ridurrà drasticamente (massacrando la popolazione) il debito pubblico.

Se l’euro collasserà, l’Unione Europea si scioglierà come neve al sole, secondo la cancelliera tedesca Angela Merkel (con molti crucchi che, forse, sotto sotto lo sperano), e le ripercussioni internazionali – anzi, globali, questa volta non saranno “così lievi” come quelle della crisi del 2008, in cui gli effetti negativi sono stati tamponati erogando enormi masse di capitali ad un sistema bancario/ finanziario truffaldino e malato.

Nel frattempo, in quella Italia appena declassata dai criminali di Standard & Poor’s, sotto minaccia di ulteriori declassamenti se non svende il patrimonio pubblico ai globalisti (e in parte minore alla iena confindustriale nostrana Marcegaglia), di fatto, non esistono più governo e maggioranza, con Silvio Berlusconi, vile più di sempre, che non vuole andarsene per paura di essere arrestato (farà la fine che sta facendo Hosni Mubarak, o gli andrà peggio?), e neppure esiste una vera alternativa di governo, seppur del tutto interna all’infame sistema liberaldemocratico e allineata alle politiche economiche imposte dai globalisti.

Ma gli scricchiolii dell’impalcatura di potere non si limitano, come detto, alla malconcia Italia, che sta per essere spogliata come un coltivo dagli sciami di locuste della speculazione, e non si fermano ai confini dell’Europa monetaria nelle mani dei globalisti, perché anche gli Stati Uniti sono a loro volta nei guai, e i guai potrebbero estendersi anche alla Cina.

Quindi non ci sarebbe, alla fine, alcuna “locomotiva” a trainare la ripresa globale, ma l’effetto prolungato della crisi prossima ventura potrebbe portare ad uno sprofondo generale.

La prospettiva può essere condivisa ed ha buone probabilità di verificarsi.

Del resto, l’ultima frontiera dell’esproprio del Nuovo Capitalismo transgenico-finanziario del terzo millennio è il debito pubblico degli stati, e non a caso le truppe mercenarie delle agenzie di rating sono così attive nel declassare i grandi paesi, dagli Stati Uniti all’Italia.

Ma questo esproprio, che dovrebbe indurre a massacrare la socialità e a svendere i patrimoni pubblici al “grande cravattaro” rappresentato dalla classe globale, giustificato ipocritamente con la diffusione di slogan come quelli della “competizione globale” e della “crescita”, potrebbe essere forse l’ultimo e addirittura potrebbe non concludersi secondo i piani di dominio globalisti.

L’abisso che si spalancherà sotto i nostri piedi, alimentato dalla futura possibilità di una catena di default che partirà dall’Europa della moneta unica per finire chissà dove, non è ancora osservabile, ma lo sarà tra non molto, quando si dovrà proclamare la morte dell’euro, seguita dalla probabile fine dell’Unione Europea.

Ciò non comporterà soltanto la marginalizzazione del vecchio continente in un contesto economico globale (o meglio, globalista), ma sarà l’inizio di un contagio che si estenderà agli Stati Uniti e che non potrà lasciare indenni gli “emergenti”, a partire dal più importante e nocivo di tutti: la Cina.

Sarà questa seconda crisi globale, dalle caratteristiche terminali, a tarpare le ali e a spegnere le fiamme al dragone cinese?

Saranno finalmente svelati gli inganni capitalistici, ad uso e consumo della classe globale dominante, secondo i quali i supremi valori dell’umanità sono la Crescita del prodotto (infinita, esponenziale), la Libertà di circolazione dei Capitali e le Riforme Strutturali imposte agli stati e ai popoli?

E’ quasi certo che stiamo per intraprendere, da occidente a oriente, il decisivo Viaggio al termine del capitalismo (parafrasando il titolo di un noto romanzo di Céline), in un percorso che potrà portarci dal dominio distruttore del Mercato a quello salvifico dell’Etica.

Ma si sa, un simile viaggio storico sarà insidioso, la conseguente avanzata verso il futuro osteggiata dalle strutture di potere globaliste, comprese quelle militari come la Nato, e i suoi esiti finali estremamente incerti.

Il percorso sarà costellato di lutti e rovine, poiché l’Etica, per essere ristabilita e per sconfiggere definitivamente i mostri del libero mercato globale e dell’iniziativa economica privata come supremo (se non unico) diritto riconosciuto, esigerà sangue, molto sangue.

E il sangue versato non sarà soltanto quello dei nostri nemici politici e di classe, purtroppo, ma anche il nostro.

Viaggio al termine del capitalismo di Eugenio Orsoultima modifica: 2011-09-21T16:53:00+02:00da derosse
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