Buoni e cattivi nel futuro scontro sociale in Italia di Eugenio Orso (libro in formato elettronico liberamente scaricabile)

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Metto a disposizione dei pochissimi interessati, in formato PDF, Buoni e cattivi nel futuro scontro sociale in Italia, che ho iniziato a scrivere durante il 2010 ed ho concluso nel maggio del 2011.

Copio e incollo di seguito la Premessa alla prima sezione del libro, intitolata (per l’appunto) Buoni e cattivi nel futuro scontro sociale in Italia:

 

Premessa

 

Il saggio che qui si presenta è stato scritto dal dicembre del 2010 al maggio del 2011 ed ha alimentato il blog Pauperclass [http://pauperclass.myblog.it], nel quale è stato pubblicato in parti che corrispondono stanzialmente ai cinque capitoli in cui si articola.

Con questo elaborato, lo scrivente ha tentato una prima, per quanto insufficiente descrizione della realtà sociale e politica dell’Italia di oggi, anzitutto per quanto riguarda la strutturazione della società in dipendenza della frantumazione del quadro sociale imposta dal capitalismo contemporaneo, un quadro che tenderà a ricomporsi definitivamente, in futuro, nelle classi antagoniste del Nuovo Capitalismo finanziarizzato che da tempo sono in gestazione: la classe globale e la classe povera del ventunesimo secolo.

L’eclisse finale della vecchia borghesia proprietaria, in primo luogo come mondo culturale ed etico, la dissoluzione della classe operaia e l’attacco alle condizioni di vita dei ceti medi interessano da oltre due decenni l’occidente e l’Italia, rappresentando la miglior prova che il capitalismo può continuare ad esistere, dopo rilevanti trasformazioni che riguardano il suo stesso basamento strutturale, senza la borghesia e senza il proletariato.

La realtà sociale e politica italiana, neanche a dirlo, è particolarmente deprimente e non induce a prevedere niente di buono, come abbiamo modo di constatare quotidianamente, stretti fra gli scandali di una politica degenere che è ridotta a fare da “cinghia di trasmissione” alle politiche neoliberiste e l’impoverimento generale della popolazione che sembra non avere una fine.

Tuttavia esiste sempre una speranza, una probabilità, per quanto piccola, che la situazione si evolva in conseguenza delle future e prevedibili lotte, come reazione estrema a queste trasformazioni, pur attraverso mille difficoltà e sofferenze verso il nuovo e verso il meglio.

L’uso delle espressioni “buoni” e “cattivi” è frutto dell’esercizio di un po’ di ironia, com’è ovvio, ma i cattivi, in tale caso, identificano un nemico secondario nella dimensione locale, da combattere sul terreno sociale e politico all’interno di questo paese – dimorando altrove il Nemico Principale, rappresentato dal Nuovo Capitalismo finanziarizzato e dai suoi agenti storici appartenenti alla classe globale – mentre i buoni corrispondono a quei gruppi sociali non necessariamente e interamente tali, ma potenzialmente antagonisti, e quindi trasformativi dell’ordine vigente, che si paleseranno durante lo scontro.

Buoni e cattivi, quindi, esclusivamente in relazione alle loro future potenzialità antagoniste e trasformative dell’ordine costituito, che potranno manifestarsi dopo essere rimaste a lungo inespresse.

Dopo il capitolo introduttivo intitolato “Le sette piaghe d’Italia”, in cui si pongono brevemente in rilievo i principali problemi del paese alla fine del 2010, si inizia con i cattivi e non con i buoni, poiché, come si specificherà meglio in seguito, i cattivi sono di più facile ed immediata individuazione rispetto ai gruppi amici, quelli definiti un po’ ironicamente e un po’ enfaticamente i buoni.

L’uso dell’espressione generica di “gruppi sociali”, e non di quelle più specifiche di matrice sociologica quali classi e ceti, è intenzionale ed è giustificato dal fatto che oggi viviamo nell’interregno fra il vecchio ed il nuovo ordine, un interregno in cui le vecchie classi sociali – borghesia, ceti medi figli del welfare e classe operaia, salariata e proletaria – stanno rapidamente scomparendo e la nuova classe povera subalterna, postproletaria e postborghese, è ancora in via di formazione.

Il quarto ed il quinto capitolo sono dedicati, in larga misura, al dilagare del fenomeno dell’”idiotismo socialmente organizzato” nel paese, fenomeno che non è esclusivamente italiano, ma che a livello locale ha assunto le inquietanti ed invasive forme del berlusconismo, del leghismo ed in misura minore dell’idiota acculturato “di sinistra”.

L’ultimo capitolo riguarda il delicato passaggio elettorale rappresentato dalle amministrative del maggio 2011 e le trasformazioni di medio e lungo periodo, in atto nella società italiana, che queste elezioni fin dal primo turno hanno rivelato.

E’ necessario tener conto, infine, che i tre capitoli iniziali della prima sezione del presente libro sono stati scritti prima del 14 di dicembre 2010 [fatidica data della fiducia o della sfiducia parlamentare al quarto esecutivo Berlusconi, in quel periodo già traballante] e che certe previsioni ivi contenute, riguardanti gli assetti politici nazionali, gli equilibri della politica sistemica ed il governo del paese, potrebbero non essersi in seguito verificate.

La necessità di scrivere un intero libro sullo sviluppo futuro della situazione politica e sociale in Italia, senza alcuna velleità di natura profetica, nasce dalla considerazione che in questo “strano” paese la storia sembra restia a rimettersi in movimento, nonostante gli sconvolgimenti sociali, economici e finanziari che l’avvio del nuovo secolo ha riservato al mondo intero.

«Contro il tradimento e la pusillanimità del governo c’è un solo rimedio: la rivoluzione.»

Così scrisse Friedrich Engels nel lontano 1849, in relazione all’Italia [La guerra in Italia e Ungheria], ed oggi l’Italia è più che mai lontana da una simile soluzione, anche se il “tradimento” e la “pusillanimità” dei governi che si sono alternati in questo ultimo decennio sono più che evidenti, com’è evidente la loro acquiescenza nei confronti dei centri di potere esterni della classe globale, che attraverso gli sconvolgimenti economico-finanziari, la cosiddetta shock economy e la conseguente appropriazione delle risorse collettive consolidano ed estendono la loro presa sul mondo.

Se il Nuovo Capitalismo ultraliberista ha necessità di continui disastri per imporsi, come sostiene Naomi Klein, e quindi provoca artificialmente attraverso improvvisi shock i cambiamenti economici, nella penisola si riscontra una passività sconcertante davanti alle grandi trasformazioni economiche e sociali in atto, fenomeno non riscontrabile con una simile ampiezza in altri paesi dell’Europa occidentale.

Una passività, quella degli italiani, che rende la maggioranza ancor più “silenziosa” di quanto lo sia stata nel passato, una docilità simile a quella di inconsapevoli animali mandati al macello che non solo si accompagna all’accettazione supina di un progressivo degrado della vita politica e civile, ma in qualche modo lo favorisce e lo alimenta.

Se questa passività di massa – così diffusa da pervadere gran parte del paese sconfinando nella più cupa rassegnazione – in prima battuta spinge ad affermare che non ci si potrà attendere l’onda dei grandi cambiamenti risolutori soprattutto nel breve e nel medio periodo, nonostante una situazione economico-sociale in via di rapido deterioramento, è pur vero che esistono dei limiti fisici e psicologici all’esproprio delle ricchezze, alla compressione dei diritti, al peggioramento delle condizioni materiali di vita ed alla de-emancipazione di fasce maggioritarie della popolazione, limiti il cui superamento innescherà automaticamente una reazione, che potrà non essere più frammentaria, episodica, inconsapevole, ma generalizzata e consapevole.

Date le prospettive dell’economia nazionale, l’azione penalizzante del Libero Mercato Globale e degli Organi della Mondializzazione, l’incapacità manifesta degli esecutivi che si sono succeduti nell’ultimo decennio, questi limiti potranno essere raggiunti già nel medio periodo, ed a quel punto si potrà forse sperare nel brusco risveglio di quella parte della popolazione che non è ancora idiotizzata, o compromessa con i poteri politici ed economici locali, cioè nel generale risveglio dei “buoni”.

Se ciò accadrà, la storia si rimetterà in movimento anche in Italia, e lo scontro sociale e politico, quello vero – non il suo simulacro che possiamo oggi osservare, non quello artefatto e mediatico del berlusconismo televisivo al quale si contrappone l’anti-berlusconismo virtuale – farà la sua ricomparsa assumendo nuove forme.

La ricomposizione di un mosaico sociale e politico frantumato, che potrà avvenire in aderenza alle logiche ed alle dinamiche del Nuovo Capitalismo cristallizzandosi in un ordine neofeudale, preannuncia tempi ancor più difficili degli attuali, ma potrà rendere ai subalterni la coscienza di sé e della propria forza trasformativa, che si può sintetizzare efficacemente con l’espressione “coscienza e solidarietà di classe”, resuscitando sulle piazze e in tutti gli spazi sociali una combattività che oggi sembra definitivamente perduta.

 

Buoni e cattivi nel futuro scontro sociale in Italia di Eugenio Orso (libro in formato elettronico liberamente scaricabile)ultima modifica: 2011-09-14T12:16:15+02:00da derosse
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