Goodnight Silvio, Silvio goodnight di Eugenio Orso

Mi viene in mente, dopo alcuni decenni, il ritornello di una vecchia canzonetta di Lou Reed, dei tempi in cui eravamo giovani e l’americanismo dilagava intorno a noi, assumendo le forme più svariate, a partire da quelle musicali.

C’erano i dischi di vinile, a quarantacinque e trentatré giri, e l’acustica degli impianti stereo lasciava un po’ a desiderare, ma certe canzoni rimangono nella memoria ed il passare degli anni non riesce a cancellarle.

Il ritornello faceva “goodnight ladies, ladies goodnight/ it’s time to say goodbye” [LP Transformer del 1972], e si presta bene, avendo cura di sostituire all’espressione esotica ladies il nome di battesimo del Cavaliere, ad esprimere sinteticamente ciò che potrà accadere subito dopo l’ufficializzazione dei risultati dei ballottaggi, che avverrà fra lunedì 30 e martedì 31 maggio.

Certo, Silvio ha resistito caparbiamente fino ad ora e continuerà a farlo, con ogni mezzo e ad ogni prezzo [che tanto dovremo pagare noi, non lui], ma le probabilità di potergli dare “la buonanotte” in questi giorni sono cresciute esponenzialmente.

Stante che non bisogna vendere la pelle di Silvio prima di averlo preso, o prima di averlo stretto definitivamente in un angolo – disponendo il suddetto di molti trucchi e di discrete risorse, da quelle finanziarie all’abilità comunicativa per mobilitare gli idiotizzati – nel caso di perdita contestuale di Milano e di Napoli, corroborata dalla sconfitta in altri capoluoghi di regione come Trieste, non potrà non innescarsi una catena di eventi politici a lui sfavorevole.

Le avvisaglie della débâcle, che inducono ad anticipare la buonanotte a Silvio, a ben guardare si sprecano.

Negli ultimi istanti di una campagna elettorale disastrosa in cui moltissime tegole sono cadute sulla testa dei cosiddetti centrodestri, con grande giubilo ed una certa sorpresa dei centrosinistri, la Lega ha tentato opportunisticamente [e un po’ vigliaccamente, ma i leghisti non sono certo degli eroi] di prendere le distanze da Silvio per “salvare il salvabile”, come dal titolo e dal testo di un’altra vecchia canzone, questa volta di Edoardo Bennato.

Quegli stessi leghisti che in parlamento e nel paese hanno appoggiato tutte le peggiori “schifezze” di Berlusconi, per poter influire da posizioni di forza sulle scelte dell’esecutivo ed imporre falsi federalismi, decentramenti penalizzanti per tutti, logiche spartitorie del potere a loro favorevoli, all’improvviso tendono ad abbandonare la nave, preparandosi a scappare come i topi un attimo prima dell’affondamento.

Ma forse è troppo tardi, nonostante la ciambella di salvataggio lanciatagli dai pessimi dalemiani e bersaniani, che li vogliono con loro e che gli promettono lo “sdoganamento” in cambio dell’affondamento definitivo di Silvio.

Sul fronte berluscones, in luogo delle Santanchè e dei peggiori pasdaran pidiellini sono comparsi mediaticamente i Lupi, molto più presentabili ed abili nel giocare in difesa, e questo per tentare in estremix di riparare i precedenti guasti, ai quali lo stesso Silvio ha dato un significativo contributo.

Le tegole cadute in testa ai candidati berlusconiani, fra i quali spicca Letizia Moratti, sfortunata giraffa dello zoo di Arcore, sono sostanzialmente le seguenti in rapida sequenza:

 

1)     I falsi zingari e militanti dei centri sociali che in piena Milano hanno infastidito i passanti, in un’iniziativa carnevalesca, da candid camera o da “scherzi a parte”, che rivela tutta la disperazione di Silvio e dei suoi accoliti. Del resto, ognuno fa quello che sa fare, e tende a farlo fino alla fine: i pagliacci fanno i pagliacci. I televisivi si ostinano a fare televisione anche nel mondo reale, i mentitori continuano a mentire anche se scoperti, e via dicendo.

 

2)     Pisapia non si è presentato per l’ultimo confronto con la Moratti, lasciando la sedia fisicamente e simbolicamente vuota, in quegli studi televisivi in cui è stato accusato di essere un ladro di automobili, senza diritto di replica, dalla ex advisor della multinazionale Carlyle in Europa.

 

3)     La percezione collettiva dell’isolamento e della solitudine della povera giraffa berlusconiana è stata accentuata, drammaticamente, dalla mancata partecipazione del cantante Gigi D’Alessio al concerto finale indetto in Milano dal centro-destra. Se me l’hanno raccontata giusta, neppure l’ospite straniero si è presentato [avrebbe dovuto essere Rod Steward?]. La pensionata berluscones Iva Zanicchi non è bastata a coprire il vuoto, ma chissà se per tirar su il morale ai presenti ha cantato un suo vecchio ed indimenticabile hit, che faceva: “prendi questa mano zingara e dimmi che destino avrò”.

 

4)     Berlusconi ha fatto il suo sconcertante show al G8 in Francia, rivelando, non richiesto, ad un Obama allibito e privo di parole, che l’Italia è una quasi dittatura dei magistrati cattivi che lo perseguitano. Se tutti i messaggi di Berlusconi fino a quel momento, ed anche quelli apparentemente più deliranti, erano rivolti al voto idiota per mobilitarlo, e dunque potevano trovare una chiara spiegazione di tipo elettoralistico in quanto espressione caratteristica del suo marketing elettorale, l’ultima dichiarazione, dato il contesto internazionale ed i contenuti, non sembrava avere questa giustificazione, e perciò dovrebbe sollevare un inquietante ma legittimo interrogativo di natura psichiatrica.

 

5)     Ultima ma non ultima tegola, per le sue implicazioni politiche, le recenti dichiarazioni di personalità del passato che possono essere lette, indirettamente, come un sostegno a Pisapia. E’ il caso del vecchio squalo Fiat Cesare Romiti. Ancor più rilevanti le dichiarazioni di Marcegaglia, ai vertici di Confindustria, che dopo aver parlato è comparsa in una gigantesca vignetta, in bella posta sulla prima pagina di quel penoso tazebao berlusconiano che è Libero, con tanto di basco nero e stella rossa in versione Che Guevara. Un inutile sfregio alla memoria del Che? Una rappresentazione surreale? Oppure effettivamente la Marcegaglia e la consorteria confindustriale si apprestano ad uscire definitivamente allo scoperto, ad appoggiare con decisione, ufficialmente, il centro-sinistra liberale e il condiscendente Pd, avanzando nuove richieste per le privatizzazioni e per l’accesso alle risorse pubbliche? Forse, ma di sicuro hanno abbandonato al suo destino Silvio, e ciò spiega il furore dei propagandisti berluscones, che perdendo il controllo hanno attaccato apertamente la borghesia italiana, accusata di essere “voltagabbana”, senza considerare che così si stavano dando un’altra martellata sui coglioni [o in testa? Il che, nel caso specifico, sarebbe lo stesso].

 

Cosa dire di più, nell’attesa spasmodica dell’esito finale dei ballottaggi che si avrà durante la notte?

Buonanotte Silvio, ma forse la notte, per te, questa volta non sarà né buona né felice e difficilmente potrà portarti consiglio.

Goodnight Silvio, Silvio goodnight di Eugenio Orsoultima modifica: 2011-05-30T10:20:00+02:00da derosse
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