Berlusconi: caso politico o caso psichiatrico? di Eugenio Orso

C’è il pericolo che le recenti ed estemporanee sparate berlusconiane, in pieno consesso internazionale del G8 a Deauville, rappresentino un segnale inquietante dell’equilibrio psichico sempre più precario del premier.

Berlusconi si è avvicinato al presidente federale americano Obama, e non richiesto, non essendo previsto in quella circostanza alcun incontro bilaterale, ha paventato lo stabilirsi di una dittatura [o quasi dittatura] dei giudici di sinistra in Italia.

Questa frase è stata colta, parrebbe, dalla lettura del labiale, ed il raffinato e scaltro presidente americano, in probabile imbarazzo, si è ben guardato di commentare questa sorprendente ed estemporanea dichiarazione.

Se le “sparate” berlusconiane, anche le più deliranti ed offensive per una parte del paese, hanno all’interno della penisola la funzione di richiamare in massa al voto l’elettorato più socialmente idiotizzato [simbolicamente i Forza Silvio! Resisti Silvio!], le stesse destano sconcerto e paiono non trovare una spiegazione razionale, una chiara giustificazione di natura politica, od anche soltanto di opportunità elettorale, in un contesto internazionale come quello del G8.

I comizi davanti al tribunale di Milano, rivolti ai Forza Silvio!, le apparizioni continue in televisione degli ultimi giorni, compreso il discorso senza dibattito e contrasti nella trasmissione del supremo valletto mediatico Bruno Vespa, si possono giustificare con l’esigenza di mobilitare i “suoi” istupiditi sociali, ed indurli al voto nei ballottaggi, per limitare i probabili danni elettorali e salvarsi.

Le supposte “stranezze” di Berlusconi, se si manifestano all’interno del paese, con l’occupazione delle reti televisive nazionali pubbliche e private, i suoi comizi improvvisati ed i suoi insulti risvolti ad una parte degli italiani, hanno potuto finora trovare giustificazione nell’esigenza di mobilitare l’elettorato obnubilato e idiota [socialmente e politicamente], dandogli una scossa, ben sapendo che quando Berlusconi dice pubblicamente sciocchezze o sciorina bestialità – e ciò riguarda anche il suo complice Bossi, non fa altro che usare un linguaggio in codice, per raggiungere la parte più idiotizzata del suo elettorato, in certi casi maggioritaria nei quozienti.

Ma le cose dette al raffinato avvocato americano – da Berlusconi stesso definito in passato, pubblicamente ed incautamente, “bello, alto e abbronzato” – tali da mettere in leggero imbarazzo persino lo scaltrito ed abile interlocutore, che infatti è rimasto in silenzio, non possono trovare una spiegazione nella situazione politica interna e nella competizione elettorale ancora in corso, ormai “per la vita o per la morte”.

Questa sorprendente dichiarazione che nessuno si aspettava, potrebbe perciò trovare una giustificazione soltanto in chiave psichiatrica, facendo scattare un serio campanello d’allarme sulle attuali condizioni psichiche di Silvio Berlusconi?

Il premier è preda di un’incipiente deriva senile, oppure sconta gli effetti, sempre più evidenti, di una malattia mentale che fra non molto, procedendo così le cose, sarà conclamata?

Berlusconi non è più un caso politico, ma diventa un caso di competenza della scienza medica, e per la precisione della psichiatria?

Lascio a chi legge valutare se è proprio l’ipotesi psichiatrica a spiegare il perché di queste estemporanee e sorprendenti confidenze, non richieste e non attese, fatte da Berlusconi a Barack Obama.

 

Berlusconi: caso politico o caso psichiatrico? di Eugenio Orsoultima modifica: 2011-05-27T10:48:00+02:00da derosse
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