Vaticinio elettorale di Eugenio Orso

 

Premetto che io non voto per scelta politica deliberata, poiché credo che questo sistema liberaldemocratico è per sua stessa natura irriformabile, ed al suo interno non ci può essere salvezza, che esiste soltanto fuori e contro.

 

Oggi ho deciso di espormi tentando un “vaticinio elettorale”, non tanto alla luce delle recenti scaramucce mediatiche fra elementi della politica minore e mercenaria, o delle dichiarazioni berlusconiane, eterodosse, sopra le righe, eversive, alle quali sembrano contrapporsi soltanto le dichiarazioni di Napolitano, quanto in considerazione della condizione di degrado etico e culturale che in Italia si è estesa a macchia d’olio, e che non consentirà trasformazioni positive di rilievo nel breve e nel medio termine.

 

Il mio vaticinio che riguarda il rito del voto amministrativo, con implicazioni nazionali, può essere scomposto come segue:

 

1) Berlusconi vincerà in quella Milano che rappresenterebbe, nell’immaginario di un'”opposizione” debole, vile, e per certi versi inesistente, la sua vera capitale e la sua ultima trincea prima del definitivo tramonto. La vittoria al secondo turno, anziché al primo, quasi sicuramente non potrà innescare un rapido e concreto processo dissolutivo del cosiddetto blocco sociale ed elettorale berlusconiano-leghista. La vittoria pur di misura della pessima Moratti, docile creatura politica dello zoo berlusconiano, non sarà l’effetto dell’”inadeguatezza” di Pisapia, dell’incapacità del suddetto di attrarre il cosiddetto voto moderato in conseguenza del suo passato politico [che lo stesso Pisapia, del resto, sembra aver rinnegato], ma in primo luogo la conseguenza di fenomeni di spostamento di consensi duraturi, che possono esaurirsi soltanto nel medio-lungo periodo, come ad esempio il passaggio armi e bagagli della vecchia “Milano da bere”, rampantista e craxiana, al berlusconismo, o l’adesione all’attuale centro-destra, per la paura del “comunismo” che si mantiene ancora artificialmente viva fra gli idiotizzati, di una parte significativa dell’elettorato proveniente dagli ambienti cattolici, moderati ed ex democratico-cristiani.

 

2) La Lega, che rappresenta un “regionalismo” funzionale alla diminuzione di sovranità politica dello stato nazionale e al suo progressivo indebolimento, a solo vantaggio, in ultima analisi, del capitale finanziario globalista, sostanzialmente manterrà o addirittura aumenterà in misura significativa i consensi. Le recenti prese di distanza di Bossi da Berlusconi, che però non hanno significato il preludio di una futura crisi di governo, rappresentano puramente delle mosse e delle dichiarazioni elettorali, prive di consistenza, rivolte ad un elettorato scontento, bolso e potenzialmente vendicativo [che rischia di finire, come del resto si meriterebbe, “cornuto e mazziato”].

 

3) Il PdL non subirà un tracollo, ma forse qualche limatura verso il basso, in alcuni casi localmente stabiliti una diminuzione evidente ma non devastante, dei quozienti elettorali. Ci saranno dei cali rispetto alle tornate elettorali precedenti, del resto già ampiamente previsti, ma si può escludere a priori un vero e proprio tracollo del partito del predellino. I cali di voti del PdL, ampiamente previsti, a nord favoriranno la Lega bossiana e a sud potrebbero favorire il terzo polo, formazioni minori, o addirittura il centro-sinistra. La progressiva frantumazione del PdL, rilevata da qualcuno negli ultimi tempi, difficilmente potrà portare ad una crisi di governo subito dopo questa tornata di amministrative, neppure se ci sarà una significativa avanzata leghista. PdL berlusconiano e Lega bossiana sono, con buona probabilità, destinati a governare insieme e quindi a morire insieme.

 

4) Non ci sarà un’imprevista affermazione elettorale, molto oltre le previsioni che fin qui si sono susseguite, del cosiddetto terzo polo e delle liste di Grillo.

 

5) L’astensionismo sarà elevato, ma difficilmente, come dato nazionale complessivo, supererà il 35% o al più il 40% degli aventi diritto. Ciò non dovrebbe accadere neppure tenendo conto delle schede bianche e nulle, che non hanno il significato [che è in qualche modo politico] di non partecipazione al voto, ma soltanto di mancato consenso alle liste che costituiscono l’”offerta politica” del momento.

 

Il primo problema che pone il mio “vaticinio elettorale”, purtroppo favorevole alla coppia Berlusconi-Lega, è comprendere perché l’esito della kermesse elettorale amministrativa, con buone probabilità, sarà proprio questo.

A chi legge da tempo i miei post, i miei articoli di analisi ed i miei saggi, è noto che io attribuisco grande importanza al processo de-emancipante di flessibilizzazione delle masse ed alla diffusione, accanto a quella del lavoro precario che precarizza l’intero dato esistenziale, della stupidità sociale organizzata, che nel caso italiano assume le forme del berlusconismo, del leghismo, ed in misura minore, dell’idiota acculturato “di sinistra”.

La riduzione della “qualità umana” che si è verifica in questo ultimo ventennio in Italia è ormai un’evidenza, come lo è la forte riduzione della capacità di resistenza della popolazione davanti a impoverimento, de-emancipazione, diffusione dell’illegalità e degrado politico ad ogni livello.

A questa complessiva involuzione, che in primo luogo riguarda il dato antropologico-culturale, hanno contribuito le forme autoctone di idiotismo sociale organizzato, a partire dal berlusconismo che è nato con la discesa in campo del Cavaliere, ma che affonda le sue radici, a ben vedere, negli anni ottanta.

E’ proprio in ciò che bisogna cercare la ragione della sopravvivenza politica di Berlusconi, nonché della tenuta e dei progressi elettorali leghisti, tanto più che l’opposizione interna al sistema è non solo divisa con tendenza, in certi casi, alla frantumazione, ma sembra del tutto incapace di esprime anche soltanto un’alternativa apparente a questo pessimo governo distruttore.

Non mi dilungo oltre nell’analisi della stupidità sociale organizzata e delle sue forme locali, poiché ho già trattato questi argomenti, a partire dagli studi e dai saggi di Costanzo Preve, e lo farò anche in futuro, approfondendoli, in sedi più appropriate di questa, ma è chiaro che è proprio in questo fenomeno che si devono cercare le ragioni di fondo della spettrale tenuta dell’ultimo esecutivo Berlusconi.

 

In conclusione, abbandonando l’insolita veste di “vaticinante” posso soltanto affermare che se i risultati elettorali effettivi smentiranno i miei vaticinii, sarò il primo ad esserne lieto.

Vaticinio elettorale di Eugenio Orsoultima modifica: 2011-05-13T11:35:00+02:00da derosse
Reposta per primo quest’articolo

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non verrà pubblicato ma sarà visibile all'autore del blog.