La liberaldemocrazia e “la democrazia degli Scilipoti” di Eugenio Orso

Tanto per fare dell’ironia guardando al caso italiano, che rivela particolari bassezze degenerative non più rimediabili, si può dire che la liberaldemocrazia – accoppiata con il mercato, unico destino per tutta l’umanità futura secondo Fukuyama – nel belpaese alla fine della fiera e della storia ha partorito Scilipoti, come dire che la montagna ha partorito il topolino … o il ratto di fogna, se si preferisce.

L’uomo nuovo liberldemocratico e mercatista di Francis Fukuyama, atteso alla fine della storia e dei conflitti, qui si riduce al quaraquaquà parlamentare, comprabile al “modico” prezzo di uno scranno, di un incarico di sottogoverno, di qualche soldo e qualche privilegio.

 

L’intangibilità della liberaldemocrazia in occidente non sarà eterna, poiché ci sono già diversi segnali dai quali si dovrebbe capire che gli ordinamenti democratici potranno essere superati dalle stesse élite che li hanno voluti, in quanto i nuovi dominanti hanno sempre meno bisogno del “consenso popolare” e dell’involucro democratico per gestire le masse ed orientarle secondo i loro scopi.

 

Tornando alla liberaldemocrazia italiana – che possiamo definire con un certo sarcasmo “la democrazia degli Scilipoti” – alcuni suoi aspetti degenerativi autoctoni trovano un’origine nel familismo amorale, nato nel meridione e diffuso ormai in buona parte penisola, ma soprattutto nel “trasformismo” parlamentare della vecchia Italia liberale di fine ottocento.

 

Pensiamo alla recentissima approvazione alla camera – dopo un lungo tour de force per i “rappresentanti del popolo” – della prescrizione breve (o processo breve).

In questa squallida vicenda agiscono sia il familismo amorale italiota (fenomeno sociale rilevante espunto non a caso da tutti i dizionari sociologici nazionali), che trova il suo apice nelle leggi ad personam, pensate per uno solo, votate da tutto il suo clan e imposte alla popolazione, sia una nuova versione aggiornata e peggiorativa del “trasformismo” parlamentare dei tempi di Depretis, in cui i liberali di sinistra e moderati di destra si unirono per mutua convenienza.

Osserviamo il caso, quindi, di un “trasformismo” in Versione 2.0 (o 3.0 o successive) come si direbbe in informatica.

Ma i parlamentari di Agostino Depretis, e prima ancora quelli cavouriani del “Connubio”, erano dei galantuomini in confronto agli attuali “responsabili”, il cui simbolo in carne ed ossa è diventato a pieno titolo quella merda dell’ex socialdemocratico Domenico Scilipoti.

I trasformisti della camera dei deputati del terzo millennio per cento o duecentomila euro di contributi alle spese elettorali (e naturalmente la rielezione assicurata, che vale ancor più denaro) sono disposti a vendere … anche quella puttana della loro madre.

Trasformismo politico senza limiti (Version 2,0 o successive) e familismo amorale diffuso, agendo congiuntamente, informano i rimpasti di governo, l’attribuzione di cariche ministeriali (e sottosegretariati), per gli evidenti motivi che il sottile cordone elettorale con gli elettori si è rotto, che la stessa linea politica ufficiale di partiti e gruppi, dalla quale non si dovrebbe deviare più di tanto, non conta più nulla, e che il governo, alla quale la sovranità politica, quella economica e quella monetaria sono state sottratte dagli organismi sopranazionali, europei e non, dal FMI e dalla BCE, decide ben poco.

La pessima legge elettorale italiana, in forza della quale sono i cartelli elettorali a decidere gli eletti, non è sufficiente a spiegare questo disastro.

Ma anche se il governo è sottomesso agli organi della mondializzazione finanziaria ed economica, ed al ferreo sistema internazionale delle banche centrali che sorveglia dall’alto, Scilipoti e quelli come lui restano delle merde, e da loro ci si può aspettare soltanto la forma più degenerata e crepuscolare della liberaldemocrazia, cioè “la democrazia degli Scilipoti”.

Naturalmente chiedo perdono per le finezze di cui sopra, ma non ho trovato parole migliori per descrivere con chiarezza la situazione.

 

Infine, non serve precisare che lo scrivente è un irriducibile anti-liberldemocratico… e con buoni e fondati motivi per esserlo.

La liberaldemocrazia e “la democrazia degli Scilipoti” di Eugenio Orsoultima modifica: 2011-04-14T18:14:09+02:00da derosse
Reposta per primo quest’articolo

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non verrà pubblicato ma sarà visibile all'autore del blog.