Berlusconi tiene, il paese è fottuto di Eugenio Orso

Lunedì 14 marzo 2011, nella sala CRAL della Stazione Marittima di Trieste ha parlato Giorgio Cremaschi, davanti ad un’assemblea aperta al pubblico e organizzata da LA CGIL CHE VOGLIAMO, trasversale nella Confederazione ed ispirata dalle posizioni della Fiom.

Fra le tante cose, Giorgio Cremaschi, come d’abitudine ottimo oratore che tende a non divagare troppo ed arriva sempre al nocciolo della questione, ha imputato il successo del processo de-emancipativo – che procede spedito nel nostro paese non incontrando efficaci contrasti – al blocco formato da Berlusconi [non lui solo, ma il suo governo e la sua maggioranza, ovviamente], dalla Confindustria, dalle Banche, da CISL e UIL.

Sarebbe questo, in sintesi, l’insieme di forze regressive che profittando della crisi in atto e senza concedersi un attimo di riposo, lavora ad ogni piè sospinto per il male del paese.

Con queste affermazioni Cremaschi ci ha rivelato, purtroppo, di essere addirittura un ottimista, poiché le ragioni del disastro italiano, a sommesso avviso dello scrivente, sono ben più profonde e devono essere collegate, in primo luogo, alla “qualità” umana ed alla combattività espresse della popolazione di questo paese.

Certo, il siffatto e composito blocco esiste, agisce contro di noi quotidianamente e si appresta a demolire anche la costituzione, oltre all’intero impianto giuslavoristico posto a tutela del lavoro, costruito a fatica nella seconda metà del Novecento, in seguito alle lotte delle componenti politiche e sociali più avanzate della società italiana di allora.

Anzi, alle lobby del blocco de-emacipatore citate dal Presidente del Comitato Centrale Fiom, possiamo aggiungere almeno un’altra componente fondamentale, ossia quella rappresentata dal potente “cartello” dell’evasione fiscale e dell’illegalità, ben oltre gli iscritti a Confindustria, comprendendo alcuni noti e spregevoli gruppi sociali che non frequentano Viale dell’Astronomia.

Ma se fosse veramente tutto qui, si potrebbe pur sempre sperare in una lotta di popolo, condotta con alterne vicende dalla parte sana ed etica del paese, che consenta di bloccare questo autentico attacco criminale, diretto contro la stessa possibilità, per noi tutti, di poter avere ancora un futuro.

Senza voler smentire Cremaschi, il quale ha messo in rilievo un aspetto importante della profonda crisi che attraversa il paese – e magari che fosse soltanto di natura economica! E magari si tratti “soltanto” dello storico divario nord-sud, oppure di una spesa pubblica allegra e non razionalizzata! – non si può non rilevare che l’Italia soggiace ad un comando capitalistico-globalista esterno, posto al di sopra di tutto e di tutti, che perciò costituisce la sorgente del processo de-emacipativo e precarizzante.

E’ il comando capitalistico-globalista, espresso dalla Global class occidentale che controlla l’euro e le istituzioni europee, a decidere in ultima istanza delle politiche finanziarie, commerciali e sociali degli stati, ed è a questo comando esterno che devono obbedire tutte le componenti del blocco nazionale de-emancipatore.

Oltre alla pesante limitazione della sovranità politica e monetaria del paese ed alle necessità complessive di riproduzione sistemica, davanti alle quali tutti sono costretti ad inchinarsi, comprese le “forze del male” autoctone oggi all’offensiva contro il resto del paese, c’è un punto di fondamentale importanza, che in prospettiva si rivelerà il più decisivo, rappresentato proprio dalla popolazione italiana, dalla sua incapacità di reazione, dalla sua mancanza di coraggio, dall’assenza di volontà di costruire un futuro degno di questo nome che la caratterizza, ed in definitiva, dalla bassa “qualità umana” che questa popolazione esprime.

La popolazione del paese: qui sta il vulnus, come direbbe un giurista, o meglio il punctum dolens, con un noto latinismo, poiché senza il popolo non possono esistere e prosperare né una classe dominante ambiziosa, autoreferente e rapace né l’intero impianto capitalistico che oggi minaccia di distruggerci, sistema bancario e moneta privatizzata compresi.

E’ proprio da questo punto di vista che la situazione italiana, rispetto a quella di quasi tutti gli altri paesi “evoluti”, non soltanto europei, rivela la sua massima drammaticità.

Anche in Germania ed in Francia hanno agito, imponendo in qualche misura la loro sovranità, le forze globalista all’offensiva, ed anche in Francia c’è stata una controriforma delle pensioni, mentre in Germania i lavoratori hanno perso reddito, nonostante la potenza del sindacato tedesco ed i residui del capitalismo renano, ma queste popolazioni, più vitali e coese di quella italiana, hanno cercato quanto meno di limitare i danni, mostrando una qualche reazione [i molti scioperi generali francesi, ad esempio] seppure insufficiente ed “interna” al capitalismo.

L’unica reazione di rilievo in Italia, che possiamo ricordare nello scorso decennio, è stata quella contro il tentativo di abolire l’articolo 18 dello Statuto dei Lavoratori, dando il via ai licenziamenti selvaggi.

Con l’espressione “qualità umana” qui si intende la consapevolezza unita al coraggio, al senso della misura ed alla responsabilità nei confronti di sé e degli altri.

La consapevolezza ha a che vedere con un certo grado di autocoscienza della persona e con la capacità di sviluppare una propria visione critica del mondo.

Il senso della misura consente di riconoscere gli eccessi ed evitarli.

La responsabilità nei confronti di sé e degli altri è un dato fondamentale della convivenza sociale, e un aspetto comunitario irrinunciabile.

Questo capitalismo, fin nelle forme più peculiari e per molti versi particolarmente degenerate che ha assunto in Italia, teme la consapevolezza delle persone, l’autocoscienza individuale e la possibilità di sviluppare una propria, originale welthanshauung.

Essendo il capitalismo fondato sull’ideologia del progresso, che significa esclusivamente sviluppo tecnoeconomico illimitato e riduzione del mondo ad una rete di scambi commerciali, il senso della misura e del limite non solo non sono richiesti né desiderabili, ma contrastano con la sua stessa natura.

Infine, persone coscienti, dotate del senso della misura e responsabili nei confronti di sé e degli altri, nonché portatrici di legami solidaristici classistico-comunitari, potrebbero creare seri ostacoli al dispiegarsi delle logiche di sfruttamento e rapina dei dominanti ed alla stessa riproduzione sistemica, mettendola in forse.

Nel grande esperimento di ingegneria sociale ancora in corso, precarizzante ed idiotizzante, alla consapevolezza si è sostituita la stupidità sociale, al coraggio, inteso come rigidità ed ostacolo alle controriforme, si è sostituita la flessibilità, al senso della misura, inteso come il giusto mezzo, l’illimitatezza riflessa dal capitalismo nella piena impotenza politica individuale, ed alla responsabilità, che nasce dall’appartenenza di classe, dal solidarismo comunitario e dalla stessa famiglia, la deresponsabilizzazione e l’egoismo del singolo.

Questi sono gli elementi costitutivi, fra l’altro, del berlusconismo, inteso come un fenomeno culturale, sociale e politico affermatosi localmente, ma comunque di supporto alle logiche di fondo liberalcapitalistiche.

Il berlusconismo, perciò, non può significare che indebolimento della popolazione italiana, a partire dalle sue capacità reattive, e riduzione progressiva della “qualità umana” nel paese, che procede di pari passo con la sua estensione.

Senza questo sostanziale indebolimento, le riforme sociali penalizzanti e le privatizzazioni, il lavoro precarizzato a basso costo e la distruzione della scuola statale, il federalismo fiscale e i tagli alla cultura [giudicata inutile, per una popolazione di “idioti”] avrebbero incontrato forti ostacoli, e non avrebbero potuto passare con relativa facilità, come in effetti è accaduto.

Aspetti simili hanno interessato il deleterio fenomeno del leghismo, con la Lega “di governo e di lotta” che tiene letteralmente in pugno un Berlusconi indebolito, rubandogli consensi, e persino la cosiddetta sinistra parlamentare, che da un ventennio a questa parte, nonostante qualche apparenza contraria, mostra un’evidente subalternità nei confronti dei sovrani interessi della classe globale anglo-amercana e dei suoi collegati.

Per tali motivi, nell’ordine vigente che non lascia scampo ad alcuno si è provveduto a flessibilizzare/ precarizzare ed idiotizzare ampie fasce di popolazione, ed in tal senso i processi di de-emancipazione dei subordinati hanno agito in profondità.

Simili processi hanno interessato in qualche misura tutto l’occidente capitalisticamente, ma per quanto riguarda il caso italiano, non si tratta soltanto dell’azione delle televisioni di Berlusconi o della diffusione del berlusconismo, come modello autoctono di idiotizzazione del popolo, ma di un’azione complessiva – nella quale rientrano anche le trasmissioni televisive “berlusconiane” e l’intera pattumiera mediatica – che è partita da lontano.

L’azione controriformatrice è iniziata dagli attacchi al lavoro negli anni ottanta ed è continuata per gradi, fino ai recenti attacchi alla carta costituzionale.

In assemblea, Cremaschi ha affermato che i processi de-emancipativi, in corso da un trentennio, si sono velocizzati da Pomigliano in poi [vero], subendo un’ulteriore accelerazione, quando è passata la controriforma “pilota” di Marchionne a Mirafiori, potenzialmente estensibile a tutte le aziende italiane e a tutti i settori di attività [altrettanto vero].

Se negli anni ottanta si è trattato di invertire la rotta a vantaggio del capitale, con iniziative storiche come quella della marcia dei quarantamila organizzata dalla Fiat nel 1980 e l’attacco alla scala mobile della notte di San Valentino del 1984, mentre negli anni novanta hanno dominato le privatizzazioni, la controriforma delle pensioni e l’introduzione nell’ordinamento del lavoro precario, oggi si tratta di fare tabula rasa dei diritti dei lavoratori stabili, pubblici e privati, e di smantellare le garanzie costituzionali, incompatibili con una folle visione aziendalistica del paese e con un pieno assoggettamento alle leggi del mercato.

A questa azione complessiva ed ultradecennale ha partecipato attivamente, o passivamente in certe fasi, l’attuale opposizione parlamentare, il cosiddetto centro-sinistra prodiano e postprodiano per intenderci, al punto che nel passato si è risolto a prendere l’iniziativa, come nel caso dell’infame pacchetto Treu che ha precarizzato la vita di un’intera generazione di giovani, preparando il terreno per i passi successivi.

In questo percorso che ha rappresentato un continuo arretramento, colpendo la maggioranza degli italiani e la stessa economia nazionale, si è inserito a pieno titolo quel “idiotismo socialmente organizzato” analizzato dal filosofo Costanzo Preve nel suo saggio “Finalmente! L’atteso ritorno del nemico principale”, scritto per la rivista francese Rébellion.

Il discorso relativo all’imbecillità organizzata non è faceto, come a qualcuno potrebbe sembrare, visto l’argomento trattato, ma al contrario è altamente drammatico, ed ha avuto un grande peso nel determinare l’accettazione passiva delle controriforme capitalistiche, in Italia, fin dagli ultimi anni della prima repubblica, costruendo, anzi, un sostegno “idiotizzato” per far passare le riforme stesse senza troppi problemi e senza contestazioni generalizzate, da Lamberto Dini a Maurizio Sacconi, da Tiziano Treu agli accordi sindacali separati, da Pier Carniti a Raffaele Bonanni, dallo smantellamento definitivo della scala mobile al progetto marchionnista di “Fabbrica Italia” ed al rilancio di Mirafiori.

Flessibilizzazione e rimbecillimento delle masse, con la diffusione della stupidità sociale organizzata, hanno proceduto parallelamente, alimentando sia il berlusconismo sia il recentissimo marchionnismo, e facendo “digerire” alla popolazione italiana un numero incredibile di nefandezze senza suscitare reazioni apprezzabili.

Se Marchionne, assunto quale simbolo della spietatezza del Nuovo Capitalismo, ha più a che vedere con la flessibilizzazione delle masse attraverso la precarizzazione e la sottomissione del lavoro, per realizzare le quali non ha nemmeno bisogno dell’approvazione di Berlusconi e del suo esecutivo o del placet di Confindustria, Berlusconi ha molto a che vedere – il berlusconismo ne è una prova, i “suoi” media e le sue grottesche campagne elettorali anche – con l’imbecillità indotta e organizzata, ed in tal senso ha dato un contributo non trascurabile quel centro-sinistra, da considerarsi in tal caso complementare a Berlusconi, che si è valso dell’opera delle spocchiose lobby intellettuali, organiche a questo capitalismo.

Il risultato è la condizione nella quale è stata ridotta un’ampia fetta della popolazione italiana, così come la possiamo osservare oggi, al punto che un microbiologo parlerebbe di scatenamento di una pandemia dovuto ad estese “colture di virus” sfuggite al controllo.

Costanzo, che è un filosofo sociale ed in un certo senso un “biologo” di questo capitalismo, distingue l’imbecillità naturale, presente in ogni epoca storica, riguardando minoranze di sfortunati e non potendo essere socialmente dedotta, dall’”idiotismo” scientemente e artificialmente indotto, che invece è socialmente deducibile.

Per capire l’importanza del concetto di imbecillità in forma organizzata, nella progressiva drammatizzazione della situazione italiana dal crepuscolo della prima repubblica in poi, è necessario scomodare Costanzo con una citazione rivelatrice:

L’imbecillità socialmente organizzata è una struttura ideologica di dominio funzionale alla riproduzione dell’attuale forma di capitalismo assoluto, interamente individualizzato e quindi non più caratterizzato dalle vecchie forme ideologiche. E’ molto importante capire questo punto delicatissimo, per non confondere l’imbecillità socialmente organizzata, fenomeno relativamente nuovo, con le vecchie forme di ideologia di legittimazione, come ad esempio le religioni monoteistiche organizzate.

Se questo fenomeno è relativamente nuovo, essendosi manifestato nell’ultimo trentennio, e non ha a che vedere con la classica ideologia di legittimazione del quale ogni potere costituito si è valso, questo accade perché, a detta di Costanzo:

L’imbecillità socialmente organizzata presuppone la società di mercato, la piena incorporazione della democrazia nella struttura del liberalismo politico, ed infine lo sbriciolamento di ogni residuo comunitario nell’individualismo nei suoi due complementari aspetti di “destra” e di “sinistra”.

E’ così che siamo arrivati un passo oltre i dispositivi di dominazione simbolica di Pierre Bordieu, oltre le vecchie forme di integrazione e di controllo sociale ed oltre la stessa ideologia del progresso, di matrice illuministico-borghese-capitalista.

La conseguenza è che a stupidità di massa, organizzata dalle strutture di potere, è la forma specifica di dominio classista nel nostro presente.

Nel particolare caso italiano, se l’”idiotismo” organizzato ha alimentato il berlusconismo, garantendone la diffusione fra numerosi soggetti che hanno tutto da perdere dalle politiche degli esecutivi Berlusconi-Lega – come accade per le casalinghe, i pensionati, i disoccupati di lungo periodo, i precarizzati – la sua stessa diffusione è stata favorita dal centro-sinistra, attraverso l’azione dei governi ulivisti e prodiani ed il circuito giornali-editoria-università, ma spesso in una forma più “sofisticata ed elegante” del rozzo berlusconismo [e del leghismo], rivolgendosi ad un’utenza diversa da quella berlusconiana, costituita in questo caso da semi-colti di fascia alta, media e bassa.

La cultura è giudicata poco importante per il berlusconismo idiotizzante ed il leghismo bolso, ed anzi, quando non si considera inutile è vista con sospetto, come se si trattasse di un nemico.

Da qui l’odio per gli intellettuali e i loro salotti, per i “professori” e gli eruditi, da qui l’approvazione delle manovre finanziarie – imposte dal Nuovo Capitalismo e diligentemente impostate da Tremonti – che comportano severe “punizioni” nei confronti della scuola pubblica, dei teatri e addirittura dei siti archeologici, ai quali si negano le risorse indispensabili per continuare ad esistere.

L’atteggiamento della parte idiotizzata della base berluscones-leghista nei confronti della cultura ricorda curiosamente [ma potrebbe non essere un caso] l’avversione e il sospetto, espressi dal popolo medioevale largamente analfabeta, nei confronti dei libri e di chi sapeva leggerli.

La cultura e l’erudizione rivestono maggior importanza per la sinistra d’operetta che siede nel parlamento italiano.

La sinistra che ha aderito al liberalismo e al Mercato, abbandonando l’antagonismo e la critica sociale al capitalismo, ha favorito, nella sua base di semi-colti, la diffusione di un’erudizione vuota, fine a se stessa, non pericolosa per il potere vigente ed insensibile davanti alle grandi questioni sociali dell’epoca, un’erudizione che non può consentire di cogliere la totalità, di comprendere il funzionamento del sistema e dei meccanismi di dominio che utilizza, limitandosi all’esaltazione del particolare, del bello e dell’inutile.

L’erudizione fine a se stessa genera degli idioti acculturati che discutono, ad esempio, di un quadro, dello stile pittorico, dei cromatismi, delle sensazioni che trasmette, della vita e dell’aneddotica dell’artista che lo ha dipinto, senza preoccuparsi di collocare l’opera nella sua dimensione storica e sociale, come se fosse scaturita dal nulla, oppure discutono di filosofia come se si trattasse di una sequenza di bei pensierini sparsi e decontestualizzati, frutto della genialità inspiegabile di pochi iniziati, ignorando completamente le origini sociali e comunitarie della filosofia stessa.

L’idiota acculturato “di sinistra”, in campo sociologico preferisce Francesco Alberoni a Luciano Gallino [pur ammettendo che Alberoni sia un sociologo, un’autentica bestemmia!], in campo filosofico apprezza Massimo Cacciari e non Danilo Zolo [ammesso che conosca quest’ultimo], in campo sindacale sceglierebbe un Guglielmo Epifani, o una Camusso, scartando a priori Giorgio Cremaschi [e qui, lo scrivente non ha più parole!].

L’argomento della stupidità umana può essere trattato da altri punti di vista, come ha fatto, ad esempio, lo storico dell’economia Carlo Maria Cipolla che gli ha dedicato un intero libro – The Basic Laws of Human Stupidity – in cui ha definito le cinque leggi della stupidità, oppure può essere visto in chiave psicologica, esplorando aree del cervello in cui la stupidità potrebbe annidarsi, per tentare una difficile se non impossibile cura, ma è sul piano sociale che la sua variante indotta ed organizzata – nonostante quello che potrebbero affermare un Cipolla o uno psicologo – fa i danni maggiori, che in Italia rischiano di diventare irreversibili.

Un danno che dovrebbe essere per tutti evidente, ma che sicuramente non lo è per quanto si è fin qui affermato, è la tenuta di Berlusconi, dopo gli scandali personali e le ripetute manifestazioni d’incapacità politica, di “pochezza gestionale” in un paese dall’economia stagnante, e gli errori commessi in politica estera, con pesanti implicazioni energetico-economiche, come nel caso del “tradimento” nei confronti di Gheddafi.

La sua spettrale resistenza, che non è eroica e non deriva da “patti segreti” stipulati con i potentati d’oltre oceano, è supportata non poco dal consenso idiota e dalla conseguente assenza di reazioni popolari, estese ed efficaci.

Oltre al “patto di sangue” con la vasta area dell’illegalità e dell’evasione fiscale, la sua persistenza al potere si fonda sulla stupidità sociale organizzata, a riprova che non c’è la stupidità al potere né vi è un potere della stupidità, e ancor meno il potere istupidisce, come credeva Friedrich Nietzsche, ma è la stupidità dei subalterni che serve al potere e alla sua perpetuazione.

Il sistema mostra una la sua peculiare “intelligenza” se riesce ad idiotizzare i sottoposti, neutralizzandoli per potersi riprodurre.

Lo stupido di Carlo Cipolla , che non deve essere sottovalutato perché presente in gran numero intorno a noi, come ci insegna la prima legge della stupidità, non è lo stupido socialmente organizzato, ma è semplicemente una metafora individualizzata degli errori che l’umanità collettivamente commette, mentre l’idiota gestito dal potere è un supporto per il potere stesso.

Presi singolarmente, gli stupidi/ imbecilli/ idioti organizzati non hanno grandi colpe, anzi, in molti casi non ne hanno alcuna, ma considerati collettivamente, come insieme sul quale si regge l’ordine vigente, hanno un’enorme, drammatica responsabilità storica, costituendo un pilastro irrinunciabile per l’intero sistema che ci domina, e che li domina contro il loro stesso interesse.

Dalle lobby intellettuali e giornalistiche, ai pubblicitari ed ai politici, molti si sono dati da fare per veicolare questa “pandemia”, diffusa ormai su tutto il territorio nazionale e ben oltre i vecchi confini di classe, nella forma prevalente del berlusconismo [e del leghismo] o in quella numericamente minoritaria dell’idiota acculturato.

Hanno fatto un buon lavoro, dal punto di vista del potere, e per questo sono stati adeguatamente ricompensati, concedendo lucrosi contratti nelle televisioni o nei giornali, attraverso l’assegnazione di seggi nelle assemblee parlamentari, con riconoscimenti nel mondo accademico ed editoriale.

Ma il male che hanno fatto a questo paese e alla sua popolazione potrà rivelarsi fatale … anche per loro.

La conseguenza di breve-medio periodo è che Berlusconi tiene e l’Italia è fottuta.

Berlusconi tiene, il paese è fottuto di Eugenio Orsoultima modifica: 2011-03-18T11:24:00+01:00da derosse
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