Il “metodo Capezzone” non funziona di Eugenio Orso

Siamo tutti sconvolti per quello che è accaduto all’ex pupillo pannelliano ed ex opinionista markettaro [Markette di Chiambretti, bene inteso …] Daniele Capezzone, vilmente aggredito, con tanto di cazzotto in faccia, vicino alla sede del PdL in Roma, del quale con disinteressata passione lo stesso perora la causa!

Che tempi, che tempi!

Mica sarà vero quello che sospetta una certa vulgata liberaldemocratico–politicamentecorretta, e cioè che si tratta di una minaccia “squadristico-bolscevico-fascista”?

Un bieco populismo squadristico, sopravvissuto al cambio di secolo, che minaccia lo svolgimento del libero dibattito politico, in questa splendida democrazia delle ville milionarie ad Antigua, dei Mezzanini e del Porcellum?

Naturalmente sto scherzando …

Ciò che mi preme far rilevare è che questa misteriosa aggressione, consumatasi per strada, ben si concatena ad una serie di “insidiosi” eventi occorsi di recente in Italia, quali il [falso] attentato a Belpietro e i lanci indiavolati di uova e insulti contro le sedi della Cisl [ma anche di Uil e Confindustria], a macchia di leopardo sul territorio nazionale.

Mentre in Francia si procede duramente con “la gréve”, cioè con lo sciopero generale, bloccando il paese e mettendo in seria difficoltà l’esecutivo, qui la protesta sociale e politica della nuova Pauper class capitalistica si limita a tirare cazzotti in faccia, per la strada, ad un guitto come Capezzone, oppure a sparare a vuoto sulle scale del condominio di Belpietro.

Quando non si risolve a fare la goliardata del lancio di uova – oltretutto fresche, a quanto parrebbe – contro le immacolate sedi dei sindacati “responsabili”, collaborativi e riformisti.

Ma tutto questo non pare un po’ strano?

Non viene qualche sospetto che la spectre sistemica ci sta prendendo abbondantemente per il culo?

Leggo sull’ottimo ComeDonChisciotte un breve articolo di Gianluca Bifolchi dal titolo Ah, naturalmente siamo solidali con Capezzone, ripreso dal sito Subecumene.

In questo interessante articolo, l’autore presenta l’ipotesi dell’”autoattentato” e scrive quanto segue: «Se io fossi un politico con una fama di transfuga, senza mandato parlamentare, senza base elettorale, entrato nelle grazie di Berlusconi grazie ai servigi di Sandro Bondi che intanto sparla di me come di persona infida e ingrata perché nel frattempo ho preferito migrare verso Maurizio Cicchitto, e sento una preoccupante aria di elezioni anticipate che potrebbero farmi apparire come un “esubero” negli organigrammi del partito dell’amore, beh, l’idea di acquistarmi qualche benemerenza grazie a qualche iniziativa fuori dall’ordinario mi verrebbe eccome …»

Devo confessare, per quanto il ragionamento di Bifolchi è comunque da prendere in considerazione, che non sono in sintonia con lui e non credo all’”autoattenato”.

Capezzone fa tutto da sé per attrarre l’attenzione e consolidare la sua posizione di VIP alla corte di Berlusconi?

Teme la disoccupazione e fa di tutto per “rendersi utile”, fino al punto di sopportare un cazzotto per compiacere il padrone?

Forse, ma il caso si presta ad un’altra lettura, un po’ diversa …

Posto che il “metodo Capezzone” [chiamiamolo pure così] potrebbe non bastare per mantenere il posto o per assicurare uno altrettanto comodo all’interessato, io continuo a legare il [falso] attentato a Belpietro con i noti episodi “squadristici” delle uova e degli insulti lanciati contro le sedi della CISL, e questi con l'”aggressione” al cabarettista ubiquitario che lavora come “trombettiere” per Berlusconi.

Il mandante potrebbe non essere lo stesso ex opinionista di Markette, ed ex pupillo di Pannella, ma qualcuno ben più in alto.

Non un gregario ma chi decide.

Altrimenti, anche Belpietro, per qualche motivo di affermazione personale, per ragioni non confessabili di carriera, avrebbe potuto organizzare il [falso] attentato contro sé stesso.

Per farla breve, credo che sotto ci sia una strategia precisa che porta a colpevolizzare/ criminalizzare preventivamente la protesta sociale e politica che può montare, in questo paese, da un momento all’altro, e non è escluso che in futuro, dopo questi attentati da operetta, i mandanti decideranno di sacrificare qualche VIP minore [al quale possono rinunciare …] magari facendolo uccidere.

La farsa che diventa tragedia, rivelando una regia senza scrupoli.

Però un crescendo di azioni vendute come squadristico-terroristiche potrebbe non bastare per bloccare la protesta sociale e la disaffezione montante per la politica di sistema.

Il “metodo Capezzone”, pur spinto fino alle estreme conseguenze, potrebbe rivelarsi inefficace, anche perché la grande maggioranza della popolazione italiana, attanagliata da problemi concreti che i VIP ignorano – le utenze da pagare, il figlio che non lavora e fuma l’erba, il costo dell’assicurazione auto, i serramenti di casa da cambiare … – se ne frega della sorte di quelli come Capezzone, ed anzi, nella crudezza del momento, e nella maggior crudezza dei momenti futuri, potrebbe anche approvare …

Certo, è una tecnica di origine religiosa, vecchia come il cucco, quella di colpevolizzare preventivamente le vittime.

Così, si fanno passare la sacrosanta protesta sociale degli operai, e la sacrosanta richiesta di una partecipazione politica oggi negata, per inaccettabili violenze anti-democratiche, onde prevenirne le ondate future o per cercare di giustificare la repressione.

E’ chiaro che il pugno al guitto Capezzone o il misterioso agguato a Belpietro non sono ancora sufficienti, a questo scopo.

Ci vorrà ben altro, come ho già scritto, ad esempio uno o più “sacrifici umani” per alzare la tensione e fare in modo che La Russa [o chiunque altro dopo di lui], allertato in anticipo, mandi i militari a pattugliare le strade.

Naturalmente si tratterebbe di “sacrifici” a fin di bene, dal punto di vista dei mandanti, necessari per difendere la democrazia dal populismo, gli alfieri della democrazia parlamentare dallo squadrismo, i liberali dal massimalismo e dal terrorismo, l’”amore” di chi tanto ha dal bieco odio di chi non ha più nulla … Nonché per mettere a riparo i corrotti da una vera giustizia penale e i ricchi da una vera giustizia sociale.

Ma forse neppure questi “sacrifici” saranno sufficienti.

 

P.S.:

Per completezza d’informazione, riporto di seguito la cortese risposta di Gianluca Bifolchi alle mie osservazioni: «La mia interpretazione in termini di Vaudeville di Palazzo e la sua su un più inquietante disegno di criminalizzazione della protesta sociale non si escludono a vicenda. Potrebbe esserci un collegamento, ma secondo me non è un collegamento di continuità operativa e strategica. Secondo me la funzionalità di questi episodi minori a catalizzare l’attenzione dei media e a determinare un clima inquisitorio possono suggerire a qualcuno una strategia più sofisticata, riguardante lo scontro sociale nel paese. Però di questo al momento io francamente non vedo i segni, e l’esecrazione universale che accompagna le contestazioni alla Cisl fa parte di un copione conformista che è tipico della cultura politica del paese, e non ha bisogno di input occulti per entrare in azione. Ma non è detto che le cose non possano cambiare in senso più sinistro in futuro.»

 

 

Il “metodo Capezzone” non funziona di Eugenio Orsoultima modifica: 2010-10-27T15:56:00+02:00da derosse
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