S.P.Q.L.: Sono Porci Questi Leghisti di Eugenio Orso

Qualche giorno fa in quel di Lazzate, che moltissimi non sanno neppure dove diavolo è, in occasione del concorso per ochette decerebrate noto come “miss padania”, la politica minore ci ha offerto un ulteriore esempio di degrado.

Un Bossi redivivo, che sembra tornare sempre più spesso alle origini antiromane, ha rivendicato il decentramento dei ministeri dopo il federalismo da lui imposto al paese, con lo scopo di sottrarne alcuni alla Roma SPQR e portarli a nord … che ne so, ad esempio a Lazzate [ma dove diavolo è Lazzate?].

Il tutto non avrebbe avuto tanta rilevanza, se non è che l’acronimo SPQR per il ministro della repubblica Umberto Bossi significa – e qui la battutaccia, affatto originale, che in seguito ha suscitato più di qualche reazione – Sono Porci Questi Romani.

Neanche a dirlo, questa scontatissima boutade ha avuto l’approvazione degli astanti ed ha scatenato l’ilarità del Trota-figlio che Bossi si porta costantemente appresso, perché era nient’altro che una battutaccia ad uso e consumo del primordiale elettorato leghista, il quale sembra abbisognare di messaggi di così alto livello da parte del Capo, per galvanizzarsi fra un rutto di salciccia e un canto sguaiato nelle sagre padane.

Al di là della richiesta di dimissioni del ministro Bossi da parte delle deboli opposizioni politiche e degli ovvi malumori dei romani, una piccola riflessione sulla grottesca questione deve essere fatta.

Umberto Bossi non può rinunciare a queste uscite, perché deve periodicamente imbonire e fidelizzare i suoi bruti padani [più elegantemente definibili “elettorato leghista”], dandogli l’impressione che il loro Capo tribale non è diventato un ministro “romano” a tutti gli effetti, perfettamente inserito nei centri di potere governativi che l’Urbe ha il torto storico di ospitare [quanto saresti bella Roma, senza i ministeri!], ma che è rimasto uno di loro, pronto a brandire l’ascia bipenne, a mettersi l’elmo cornuto, e ad uscire dalla foresta levando l’urlo di guerra [più probabilmente il “rutto di guerra”] padano.

Dimentico che persino il capo barbarico Teodorico, assunto il nome di Flavio, si rivolgeva rispettosamente all’imperatore romano [in quel caso d’oriente, con sede a Costantinopoli], usando formule quali “ego qui sum servus vester et filius”, Bossi insiste con Roma ladrona per placare la “base” e fa dell’insulto, neppure troppo originale e creativo, uno strumento di consenso elettorale, più che di vera lotta politica.

Dove sta la tanto conclamata “intelligenza politica” bossiana?

Nell’insultare rozzamente Roma, piuttosto che Berluskaiser come accadde negli anni novanta, ad uso e consumo della sua “orda verde”, attendata nella pianura padana mentre lui frequenta con grande disinvolta la Roma ministeriale?

Nel fumacchiare un sigaro alla Pier Carniti, che rispondeva così alla storica pipa di Luciano Lama?

Nel far credere che il federalismo è il rimedio ad ogni male, ma preparandosi a fottere sia i meridionali sia gli stessi padani?

Per comprendere un po’ meglio la situazione, ci si deve rendere conto di quanto segue.

Se prescindiamo da voti estemporanei di protesta, dati alla Lega occasionalmente, e da qualche centinaio di migliaia di operai del nord che hanno votato Lega per disperazione e assenza di rappresentanza, commettendo in buona fede un tragico errore, il voto dello “zoccolo duro” leghista, fin dagli anni novanta, si basa sostanzialmente sullo scambio “consenso elettorale in cambio della possibilità di continuare ad evadere imposte e contributi”.

Allo storico scambio Voti in cambio di Evasione si è sovrapposto lo scambio Voti in cambio di Federalismo, erroneamente inteso dallo “zoccolo duro” leghista come una via per “tenersi i soldi in tasca” buttando a mare il sud.

Questo voto di scambio è praticato dalla Lega nei confronti dei gruppi sociali più spregevoli del nord, cioè bottegai, impresari e padroncini che darebbero il voto a chiunque – da George W. Bush a Gengis Khan [meglio il secondo], da Ivan il Terribile a Barbablù – pur di continuare a vivacchiare scaricando sugl’altri i costi sociali.

Si tratta di gruppi privi di qualsivoglia coscienza sociale, ed anche della pura possibilità della stessa, gruppi che non sono portatori di vere istanze comunitarie ma al più di pulsioni tribali, per compattare i quali si rendono talora necessari i “riti” del battesimo padano nelle acque del Po, le adunate a Pontida, le elezioni delle miss di strapaese ed altro folklore.

Per ammansirli e fidelizzarli, è indispensabile lanciare periodicamente parole di fuoco contro “nemici” veri o presunti, alle quali quasi mai seguono i fatti.

I reali obbiettivi di questi individui, affascinati dal “messaggio bossiano” ma soprattutto soddisfatti della possibilità di continuare ad evadere, consistono nel riempirsi il più possibile il ventre e comprarsi il BMW 3000, fin che dura, in quanto anche loro rischiano una futura ri-plebeizzazione.

Per poter continuare a far questo, a vivacchiare, a speculare sui prezzi e ad occultare reddito, non solo calpesterebbero – come del resto già fanno, schiavizzando il lavoro dipendente e soprattutto immigrato – i diritti fondamentali degli altri, complice un governo che se li coccola, ma sarebbero disposti a vendere all’incanto la loro stessa madre.

Del resto, si tratta di coloro che in occasione dell’introduzione dell’euro nella circolazione monetaria effettiva, hanno raddoppiato i prezzi di tutti i generi, compresi quelli di prima necessità – complice un governo cialtrone, con la Lega dentro, guarda caso – colpendo duramente pensionati, impiegati, operai, insegnati, e tanti altri gruppi sociali.

E pensare che con riferimento a questa “riserva di caccia” elettorale, appannaggio della Lega [bottegai padani, impresari, piccoli faccendieri, eccetera], qualche spiritosone in vena di battute parla di ceti produttivi che reggono le sorti del paese, capaci magari di attivare “produzioni di nicchia” e di rivitalizzare il malconcio sistema-paese, come se fossero l’unica speranza futura per battere la concorrenza emergente ed affrontare così a testa alta le “sfide della globalizzazione” …

In realtà, le piccole e medie imprese tecnologicamente avanzate, operanti in settori di nicchia, rappresentano una netta minoranza del totale e sono “interne” ai processi di globalizzazione quanto lo sono le grandi entità finanziarie e produttive, hanno ben poco a che vedere con il presente discorso e sono le uniche ad avere buone probabilità di sopravvivenza nel medio e  nel lungo periodo.

Concludendo, questa è la sostanza del problema Lega e della sua vera ”base di consenso”, ed ecco il perché delle inaudite provocazioni verbali bossiane, particolarmente necessarie in un periodo in cui amministratori e politici leghisti mostrano di essere come gli altri, come tutti i politici “romani”, perché ci sono casi di malcostume e di corruzione, che riguardano gli stessi, in tutto il nord, ad esempio quello di un esponente leghista che vendeva permessi di soggiorno falsi agli immigrati [gli stessi che la Lega vuole espellere!], oppure di un altro che gestiva un giro di prostituzione [altro che “moralità”!], o ancora quello dell’ex presidente del consiglio regionale del Friuli Venezia Giulia, Ballaman, costretto a dimettersi ed indagato per peculato.

Se così stanno le cose, all’acronimo SPQR mal decrittato da Bossi, possiamo contrapporre un sonoro SPQL: Sono Porci Questi Leghisti!

 

Come sempre, Ad infima!

 

P.S.: piena solidarietà da parte mia a tutti gli amici romani.

 

S.P.Q.L.: Sono Porci Questi Leghisti di Eugenio Orsoultima modifica: 2010-09-29T16:33:00+02:00da derosse
Reposta per primo quest’articolo

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non verrà pubblicato ma sarà visibile all'autore del blog.