Le prostitute in politica e la politica delle prostitute di Eugenio Orso

Così recita Wikipedia, che nel database della versione in lingua italiana conserva infiniti dossier di Vip e semi-Vip:

Giorgio Clelio Stracquadanio (Milano, 22 marzo 1959) è un politico e giornalista italiano.

Pidiellino forzaitaliota, ex partito radicale transnazionale, antiproibizionista, è un fedelissimo “del predellino”, del tutto interno al clan dei subdominanti politici locali, contrario al dimezzamento dei generosi cachet erogati ai parlamentari e dichiarato sostenitore delle leggi ad personam per blindare il suo caporione, Silvio Berlusconi.

Il predetto politicuncolo, che nel parlamento postbellico dello scorso secolo avrebbe fatto parte della massa indifferenziata dei “cani sciolti”, o giù di lì, davanti all’ambiguo anchorman Klaus Davi di KlausCondicio ha osato affermare:

“È assolutamente legittimo che per fare carriera ognuno di noi utilizzi quel che ha, l’intelligenza o la bellezza che siano. È invece sbagliato pensare che chi e’ dotato di un bel corpo sia necessariamente un cretino. Oggi la politica ha anche una dimensione pubblica. Ci si presenta anche fisicamente agli elettori. Dire il contrario è stupido moralismo”.

E ancora, svelando ciò che dovrebbe essere ipocritamente taciuto in nome del “politicamente corretto”, anche se assolutamente evidente ed ormai quasi una prassi per l’affermazione personale in politica:

“Se anche una deputata o un deputato facessero coming out e ammettessero di essersi venduti per fare carriera o per un posto in lizza, non sarebbe una ragione sufficiente per lasciare la Camera o il Senato”.

Va precisato, prima di chiudere con l’antefatto evitando barbosi dilungamenti, che l’intervento di Stracquadanio segue le dichiarazioni della deputata finiana Angela Napoli, secondo la quale alcune sue “colleghe” hanno venduto il loro corpo [biblicamente e materialmente] per accedere alle cariche politiche.

In effetti, la compra-vendita delle cariche è un’antichissima prassi che ha riguardato il mondo antico, e al suo interno quello romano, e che oggi in qualche modo ritorna pur in forme nuove e visibilmente degenerate.

Chi può farlo, avendo merce di scambio “biologica” – donne ancor giovani e avvenenti, in primo luogo – vende il proprio corpo in cambio della nomina, senza attingere a risorse economiche proprie oppure a “patrimoni familiari” ereditati per comprarsi la carica e piazzarsi adeguatamente.

Del resto, anche la più celebre prostituta di Palazzo Grazioli ed oggi “scrittrice” affermata, Patrizia D’Addario in arte Patricia Brummel[?], ha avuto come compenso, oltre ai soldi, l’inserimento in liste elettorali per le amministrative in Puglia.

E che dire di Mara Carfagna, che ha avuto un ministero come compenso per probabili rapporti “orali” pregressi con il premier?

Un’ombra di sospetto circonda anche la Brambilla ministra del turismo, bellezza ormai sul viale del tramonto, ma pur sempre da ricordare per le sue autoreggenti, in bella mostra, e un fisico da “sfilata di moda”.

Sono tutte cose note e arcinote, ben inserite nell’etica precaria di una società in via di integrale precarizzazione mercatista [la vera sostanza della politica nella cosiddetta società di mercato estesa all’Italia?], la quale etica precarizzata informa inevitabilmente anche i comportamenti e gli “stili di vita” dei subdominanti politici locali.

Così, apprendiamo che alla corruzione politica diffusa, o meglio alla corruzione integrale della piccola politica italiota contemporanea dipendente dai potentati economici, si affianca la prostituzione diffusa a scopi di carriera e di acquisizione di cariche pubbliche attraverso comode “scorciatoie”.

Perché faticare dispiegando doti oratorie davanti a platee di potenziali sostenitori e di elettori, perché spaccarsi la testa con i problemi del lavoro, della scuola, della sanità pubblica?

Ci sono altre vie che portano speditamente al “successo” e che consentono di piazzarsi a dieci, ventimila euro mensili, arraffando fin che dura.

E’ dunque più facile che una puttana/ un puttano [anche qui, pari opportunità] salga ai vertici della [sub]gerarchia politica, piuttosto che un cammello passi per la cruna di un ago, grande come un minareto.

Reazioni significative da parte di una popolazione ri-plebeizzata e idiotizzata, nel pieno del processo di flessibilizzazione di massa, non ce ne sono, come se tutto ciò fosse ormai completamente metabolizzato, accettato nei nuovi rapporti sociali e nelle nuove, anguste dimensioni della “gestione della cosa pubblica”, in una trasformazione della politica che procede di pari passo con quella della società e che rivela una diminuzione di ruoli della politica stessa, nonché una progressiva riduzione della sua autonomia da un punto di vista monetario e della decisione strategica.

Apprezziamo quindi l’”onestà intellettuale” di un convinto sostenitore del meretriciato politico, il peones parlamentare Giorgio Stracquadanio assolutamente interno al sistema liberaldemocratico italiano, che ha messo candidamente a nudo con le sue parole non il re delle favole, ma specificamente il puttanificio di Montecitorio ed anche quello dei seniores-senatori, in Palazzo Madama.

Il discorso riguarda ambedue i sessi, quindi si tacciano per sempre le false femministe “occupate in politica”, è riferibile ad ambedue le camere, quella alta e quella bassa, ma in realtà entrambe basse, nel senso di infime, nonché tutte le componenti rappresentate in parlamento, quali correnti dell’unico Partito della Riproduzione Sistemica.

Persino il mezzanino romano di Scajola, pagato da altri in cambio di “favori”, si inserisce perfettamente nell’ottica della politica-meretricio, in cui la biblica figura della meretrice di Babilonia si trasforma nella figura attualizzata, molto più prosaica, assolutamente “moderna”, e non soltanto femminile ma in molti casi maschile, della battona parlamentare liberaldemocratica.

Infatti, oltre al proprio corpo ci sono molte altre cose che possono essere vendute, in cambio di cariche e favori, da uomini e donne, come ad esempio l’ultimo, per loro sicuramente inutile, residuo di dignità umana.

Inoltre, le parole dell’incauto radical-berlusconiano antiproibizionista – antiproibizionista nel senso che è favorevole alla piena liberalizzazione della prostituzione, anche e soprattutto in politica – spostano l’attenzione con forza dalla necessaria riproduzione sistemica a quella che potremo convenientemente definire la “prostituzione sistemica”, quale nuovo costume politico nazionale a diffusione massiva fra i subdominanti, che nessuno al mondo, sano di mente, dovrebbe invidiarci.

Davanti a tanta sincerità che finalmente ha il potere di svelarci, senza pudori residuali, la sostanza sistemica liberaldemocratica nazionale, sono perciò destituite di ogni fondamento le invettive della massaia Alessandra Mussolini, femminista di pianerottolo e compagna di partito di Stracquadagno che lo bacchetta perché “ha perso un’occasione per tacere”, della pidiina Rosa Calipari che evidenzia lo “sdoganamento” da parte pidiellina del verbo prostituirsi [confermandosi, quelli del partito dell’amore, dei veri liberal-libertari], e della deputata dell’IdV Silvana Mura che accusa l’esternante di grave omissione, per aver preso semplicemente atto del malcostume senza denunciarlo moralisticamente.

Che dire?

Se queste sono le polemiche politiche a livello nazionale, ben al di sotto delle mitiche discussioni bizantine sul sesso degli angeli, mentre tutto stava franando e gli ottomani erano sul Bosforo, se questi sono i costumi diffusi nell’agone politico, se nel frattempo Berlusconi si danna per ottenere lo scudo giudiziario e salvarsi il culo dimentico di tutto il resto, i disoccupati, i cassaintegrati, i metalmeccanici e i dipendenti Fiat, i pensionati a settecento euro mensili, le centinaia di migliaia di precari della scuola estromessi dalla “riforma Gelmini” e dalla finanziaria tremontiana, e gli stessi ceti medi declassati, dovrebbero avere ben chiaro che le loro future azioni di protesta non potranno che articolarsi completamente fuori di questo sistema, e contro.

Ma purtroppo così non è.

Le proteste risultano frammentate e sporadiche, frutto di una frammentazione sociale che ancora non si ricompone in una nuova classe subalterna dotata di almeno una stilla di coscienza, le forme di lotta adottate sono troppo blande e inefficaci, segnate dal “politicamente corretto” e destinate a “non disturbare i manovratori”, quando non si rivelano puramente testimoniali [quattro ore di sciopero per il blitz di Confindustria contro i metalmeccanici] e la flessibilizzazione/ idiotizzazione mediatica continua imperterrita, si intensifica con la crisi, passivizzando soprattutto [ma non soltanto] le nuove generazioni.

Prostituzione politica e passivizzazione di massa costituiscono dunque i “nuovi orizzonti” della splendida liberaldemocrazia italiana, e gli Stracquadanio esternanti, le Carfagna, le Brambilla, le stesse D’Addario escort professionali, gli Scajola ministri-in-vendita, sono destinati a moltiplicarsi, diventando una ferrea regola.

 

Come sempre, Ad infima!

Le prostitute in politica e la politica delle prostitute di Eugenio Orsoultima modifica: 2010-09-14T12:43:00+02:00da derosse
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