Mele marce e casi isolati [versione rivista ed estesa] di Eugenio Orso

 

Questa versione, rivista ed estesa, costituirà un approfondimento per il prossimo libro dal titolo Alienazioni e uomo precario [con introduzione del filosofo Costanzo Preve]:

 

 

Ed ecco che il satiresco mafioso con venature pedofile di Arcore [mi ripugna chiamarlo “presidente”, sia pure con la p minuscola] propina ad una platea mediatico-popolare obnubilata dalle sue televisioni, Rai compresa, la storiella per bambini che non c’è corruzione politica diffusa, nella politica sistemica ed in particolare nel Pdl di governo, ma ci sono soltanto “casi personali e isolati”.

Con tutta evidenza, si tratta di una classica e abusata giustificazione pelosa: la presenza di singole mele marce in un cesto fondamentalmente sano.

Il veicolo che Berlusconi sceglie per comunicare al suo popolume e agli italiani tutti quanto precede è un ennesimo libro del Supremo Leccaculo Mediatico Bruno Vespa, dal titolo espressivo di Nel segno del Cavaliere [il cui sottotitolo potrebbe convenientemente essere: E sul suo libro paga].

La balla berlusconiana dei casi isolati, peraltro non troppo originale e brillante, rivela tutto il disprezzo che SuperSilvio [come lo ha definito acutamente un suo ammiratore e mio ex corrispondente] nutre per la popolazione della penisola e nasconde una valutazione, non certo confortante, sul livello d’intelligenza e sulle capacità critiche dell’italiano medio – debitamente massificato e flessibilizzato, precarizzato fino al punto da accettare con passività qualsivoglia peggioramento della sua condizione sociale e materiale di vita – al quale tipicamente si rivolgeva e tuttora si rivolge l’”offerta politica” berlusconiana.

Non c’è dunque da meravigliarsi se tale “offerta politica”, sul Mercato del Consenso Elettorale e dei Sondaggi che ha sostituito la più antica e ormai neutralizzata Politica, è rappresentata da prodotti oltremodo scadenti, a partire da quelli berlusconiani.

A partire dai “prodotti” berlusconiani reclamizzati per acquisire consenso, ho scritto, ma certo non soltanto da quelli, essendo tutto il sistema “politico” liberaldemocratico italiano ridottosi a vendere simili prodotti standardizzati attraverso le pubblicità e i “comizi” televisivi, con l’eccezione vistosa del Pd, dato che questo amebico cartello elettorale – pur contribuendo in modo significativo alla Nuova Corruzione Politica Nazionale, familistica, tutta individualistico-liberale e completamente rifluita nell’interesse privato – sembra che non sia in grado di esprimere alcuna “offerta politica”, seppur scopertamente truffaldina e di bassa lega.

Ha certo ragione il sociologo americano Richard Sennett, quando parla dell’applicazione della Tecnica della Piattaforma – in uso nell’industria automobilistica e altrove per ottenere un prodotto unico, che poi si differenzia sulla base di piccoli particolari esaltati dalla pubblicità con lo scopo di far metabolizzare ai consumatori significative differenze di prezzo – a questa nuova “offerta politica” frutto della riduzione della politica a consumo [“la politica come consumo”, secondo l’acuto Sennett], ma in Italia tali “prodotti”, quando esistono e sono proposti a livello di massa, sono decisamente scadenti e spesso poco differenziati. 

Da buon manipolatore delle tre carte, non nei classici atri delle stazioni ma in quelli televisivo-mediatici, e da buon imbonitore postmussoliniano di masse obnubilate [ma tragicomico e decisamente inferiore a Mussolini], Berlusconi cerca di far passare per singole “mele marce”, da buttare per conservare un cesto fondamentalmente sano, coloro che presi con le mani nel sacco non si difendono più affermando di “averlo fatto per il Partito” – nel passato impropriamente spacciato come sinonimo di alta “idealità”, di vera lotta politico-sociale, come avveniva nella Tangentopoli dissolutiva dei primi novanta – ma invocano semplicemente la Famiglia, non di rado numerosa e bisognosa di cure, la moglie, i figli e i nipoti “da sistemare” adeguatamente e da accudire, i fratelli minori o meno fortunati, e via elencando …

Gli agi, i lussi e i “piccoli” piaceri della vita – escort di buon bordo ivi comprese – sembrano aver sostituito almeno in parte le più sbrigative e agili bustarelle colme di denaro, retaggio di un passato di scandali.

Gli 80 assegni della banda Anemone, erogati per pagare l’appartamento romano del ministro Scajola [ed intestato alla figlia dello stesso, se non erro, nel solco di questa nuova corruttela “familistica”], non equivalgono esattamente la valigetta colma di denaro che fu trovata dagli uomini in divisa nei primi novanta e nel periodo di torbidi di Tangentopoli, fra le mani del mitico Primo Greganti – unico PCI-PDS allora pubblicamente “impallinato” –, e questo non soltanto per la differenza di valuta, di importo e di potere d’acquisto.

Emerge un’evidente differenza qualitativa con Tangentopoli/ Mani pulite che rivela un’ulteriore e drammatica involuzione del sistema politico ufficiale liberademocratico, avvicinando di qualche passo il momento della sua dissoluzione finale.

L’ex democristiano e attuale pidiellino Scajola non è certo la fotocopia, nel terzo millennio, del celebre “mariuolo” socialista Mario Chiesa, come è stato definito il nostro dallo stesso Bettino Craxi, una volta scoperto.

Qui e oggi è messa a nudo spietatamente la crisi terminale della liberaldemocrazia novecentesca, attraverso gli scandali che investono membri del governo, politici di primo e secondo piano, responsabili della gestione di opere pubbliche e funzionari dello stato, anche se non si tratta più della celebre “dazione ambientale” di Di Pietro, ma di qualcosa di più grave e forse di più invasivo, di capillare e di irrimediabile.

La putrefazione progressiva ed inarrestabile della liberaldemocrazia, che trova la sua prima sorgente nella perdita di autonomia dello stato nazionale e delle federazioni [quindi il federalismo demaniale e fiscale non risolverebbero nulla …] quanto a sovranità nazionale, politica monetaria e politiche sociali, ben al di là dei fenomeni di corruzione diffusa, rivela una malattia terminale e la sostanziale irriformabilità di questo sistema, che deve essere combattuto e superato da tutti gli uomini di “buona volontà”, per poter uscirne con le ossa almeno parzialmente intere e un futuro ancora possibile.

Come ha messo bene in rilievo il filosofo Costanzo Preve, una importante contraddizione sistemica del Nuovo Capitalismo del Terzo Millennio [in realtà, un vero e proprio nuovo modo di produzione sociale con nuovi attori e nuovi paradigmi] è che per esistere la liberaldemocrazia rappresentativa ha necessità di uno stato nazionale sovrano dal punto di vista politico e monetario, perché entro tale quadro ed esclusivamente entro questa cornice la liberaldemocrazia si è accreditata nello scorso secolo come “il migliore dei sistemi possibili” [o meglio come scelta obbligata, date le vicende storiche di molti paesi tributari degli USA], mentre l’avvio dell’internazionalizzazione della finanza e della globalizzazione neoliberista hanno avuto come presupposto indispensabile la progressiva riduzione di tale sovranità.

In altre parole, la stessa costruzione del Nuovo Modo di Produzione Sociale fondato sulla Finanza Selvaggia per la “creazione del valore” e sugli espropri e razionamenti del Libero Mercato Globale ha richiesto [e richiede] la diminuzione degli stati nazionali e delle federazioni in termini di sovranità.

Tornando al miserabile e periferico caso italiano, le marionette sistemico-berlusconiane Scajola, Bondi, Matteoli, Verdini, Bertolaso, eccetera, collegate alla “cricca” affaristico-paramafiosa Anemone-Balducci-De Santis-Della Giovampaola o ad altre simili consorterie, altro non sono che piccole e tutto sommato insignificanti comparse dell’atto finale della dissoluzione della liberaldemocrazia rappresentativa, quantomeno in Italia.

I Verdini, i Bondi, i Matteoli, nonché i Balducci e complici, sono niente di più che figurette meschine e sbiadite nell’epoca della probabile implosione di quello che è – e forse fra qualche anno si potrà dire di quello che fu – il miglior compendio sul piano politico del Neoliberismo Mercatista Planetario di marca statunitense.

Su tutto questo grava naturalmente l’ombra della prima e irrisolta crisi sistemica globale, ma rispetto alla stagione di Mani pulite [scomodando ancora una volta l’espressione usata a suo tempo da Giorgio Amendola] oggi non è più la politica, già a quei tempi abbondantemente corrotta ma ancora sovrana, a “condurre le danze”, a imporre tangenti ad un’industria parzialmente “sana” ed efficiente, con il fine – oltre l’arricchimento personale e gli agi e i lussi di singoli attori – di finanziare le attività politiche e la “raccolta” di consensi  dei partiti di massa.

Oggi prevale una corruzione diffusa e atomizzata, “rifluita anche lei totalmente nel privato”, in cui politici frutto della Selezione Inversa Sistemica – operata massicciamente dopo la fine dei cosiddetti partiti di massa novecenteschi sia dal “centro-destra” sia dal “centro-sinistra”, in ciò gemelli – accettano di buon grado il polposo “osso”, gettatogli sotto il tavolo con sollecitudine da comitati affaristici costituiti da imprenditori/ confindustriali cinici e delinquenziali, avventurieri degli appalti pubblici e saccheggiatori di risorse comunitarie [in ciò la vera sostanza del celebratissimo Libero Mercato], che però hanno ancora bisogno dei servigi dei politici e di quelli della svalutata burocrazia di stato.

Non c’è più il diligente tesoriere della DC di Arnaldo Forlani – ai tempi del C.A.F. [Craxi, Andreotti e per l’appunto Forlani] e della “dazione ambientale” – che teneva in ordine la contabilità dei finanziamenti raccolti per lo storico partito, ma c’è il riciclato Scajola, ministro berlusconiano e pidiellino di seconda scelta, ai vecchi tempi già detenuto per settanta giorni nelle patrie galere, che aspirava ad un comodo “mezzanino” romano con vista sul Colosseo, e probabilmente non soltanto a quello, con il mecenatesco Anemone disposto ad aiutarlo a realizzare i suoi sogni …

Si sono, in qualche modo, invertite le parti ed è la politica a dipendere dall’industria saccheggiatrice delle risorse pubbliche, anzi, meglio sarebbe dire dall’industria fondata sul saccheggio del prodotto quale “competenza distintiva” e oggetto sociale non formalizzabili, anche se il solerte Anemone può aver dato l’impressione, ad un osservatore superficiale, di essere lui al servizio dei politici, di pendere dalle loro labbra.

La politica sistemica liberaldemocratica standardizzata rivela pienamente, in tali contesti, di essere diventata un “dio minore”, senza più un Olimpo in cui nascondersi e al servizio di chi meglio paga.

I favori concessi, e talora non sollecitati ma erogati come se dovuti, non sempre costituiscono un reato penale, e la giustificazione non può più essere come un tempo [detto brutalmente] “ho rubato per il partito” – perché ormai a questa favoletta non crederebbero neanche i figli scemi dei leghisti farabutti, a partire dalla “Trota” di Bossi – tanto più che in relazione agli specifici casi citati, da Scajola a Bondi, che tanto scalpore hanno fatto e tanto riflesso mediatico hanno avuto, lo stesso Berlusconi ha ricordato nel libro del devoto Vespa che i soldi per coprire i “buchi” del Pdl ce li mette lui, di tasca sua …

Non si tratterebbe, quindi, di furti per finanziare l’attività politica ed il proselitismo del Pdl e men che meno le attività civiche e politiche dei Circoli [o dei Guardiani] della Libertà Berlusconiana, tanto che la scosciatissima Michela Brambilla qui non c’entra proprio, con il partito che diventa una semplice “copertura”, un utile veicolo per farsi gli affaracci propri, una ghiotta occasione per assicurarsi [alle spalle di tutti gli altri] una vita comoda e numerose occasioni di promozione sociale.

Lungi dal trattarsi di “casi personali e isolati” – alias, si potrebbe affermare, singole “mele marce” in un cestino di frutti belli e sani – questi soggetti sono centinaia, se non più probabilmente molte migliaia [decine di migliaia?] ad ampia diffusione sul territorio, e quindi rivelano l’epocale Sfacimento Etico e Politico del Sistema Liberaldemocratico, pur nella variante periferica italiana afflitta da mali endogeni pluridecennali, se si pensa che la sola Lista Anemone, non corredata di precisi importi economici, riporta circa 400 nomi di effettivi e potenziali corrotti [sarà solo un’ennesima punta di iceberg?].

Gli importi della Nuova Corruzione Atomizzata, Familistica Amorale e Individualistica, presi singolarmente possono essere pure modesti in valore assoluto – come ad esempio il costo di manutenzione di una caldaia, o di uno scaldabagno, o la riverniciatura di un appartamento, o l’assunzione del figlio – ma non lo sono nel loro complesso, se sommati per determinare il “saldo finale” della corruttela, e resta il fatto che dalle Grandi Opere [o peggio, dalle grandi sciagure, come quella del terremoto in Abruzzo] in genere si possono ricavare centinaia di milioni di euro, attraverso l’esplosione voluta dei costi degli appalti.

Questa montagna di risorse per così dire “privatizzate” attraverso la Corruzione sistemica deve essere sommata annualmente, nel caso italiano, agli oltre 150 miliardi di euro sottratti attraverso la [tollerata] evasione fiscale e contributiva.

Infatti, se la celebre “lista della corruzione potenziale ed effettiva” dell’impresario-bandito Anemone riporta circa 400 nomi, la cosiddetta “lista Falciani”, ben più corposa, riporta la bellezza di 7.000 nomi di correntisti italiani della banca britannica Hsbc in Svizzera, in odor di evasione fiscale, i quali però non potranno essere perseguiti se hanno fruito dello “scudo fiscale” tremontian-berlusconiano [un vero salvagente, per questi criminali, comportando l’adesione allo scudo l’inibizione dei poteri di accertamento dei pubblici uffici e l’estinzione delle sanzioni amministrative applicabili] …

Per valutare la dimensione complessiva del furto operato ai danni delle comunità, si devono quindi sommare i costi [almeno quelli ragionevolmente quantificabili e monetizzabili] originati dalla Corruzione Sistemica Nazionale alla enorme sottrazione di risorse annualmente operata attraverso le pratiche dell’Evasione Diffusa.

Con buona pace dei senatori Salvi e Villone, che qualche anno fa scrissero un libro per cercare di quantificare il costo della politica liberaldemocratica nel nostro paese [operazione peraltro sensata e benemerita], è questo il vero Costo della Democrazia che grava sulle spalle di noi tutti, direttamente legato allo scadimento etico della politica e dei suoi attori, al difetto di sovranità ed autorevolezza dello stato, alla flessibilizzazione/ precarizzazione di massa, al banditismo dei nuovi imprenditori/ saccheggiatori lasciati liberi di agire, nella razzia delle risorse, e alla Corruzione Diffusa elevata a sistema “di malcostume” individualistico e familistico.

Un costo per sua natura e origine inquantificabile, come del resto anche Salvi e Villone hanno ben compreso, perché oltre ai danni economici che le comunità sopportano, vi sono dei gusti rilevanti e non monetizzabili di ben altra natura, legati al degrado etico e allo scadimento culturale.

Per restare al problema economico e finanziario conseguente, ciò che viene sottratto in termini di risorse pubbliche, si sottrae agli ospedali, alle scuole e alla formazione culturale e professionale delle nuove generazioni, ai trasporti di massa, alla raccolta dei rifiuti, all’assistenza agli anziani e ai malati, alla cassa integrazione per i lavoratori delle aziende in crisi, ed alla soddisfazione di tanti altri bisogni delle comunità.

Sicuramente la questione Etica, o dell’Etica Politica, o della Politica e dell’Etica, assume un certo rilievo, nella crisi di autorità e di sovranità dello stato liberaldemocratico, poiché la Selezione Inversa che ne è una conseguenza e che a sua volta la alimenta promuove i peggiori, i più “flessibili” e “adattivi”, quelli che meglio aderiscono alle logiche degenerative dilaganti, e incide inesorabilmente sulla qualità umana che il nostro tempo esprime.

Mi sento di dover ricordare a coloro che respingono il concetto, di natura umanistica, di Alienazione e si disinteressano dell’uomo, delle questioni e dei mutamenti culturali e antropologici che lo investono, riuscendo ad ammettere soltanto i ruoli sociali perché non “disturbano” le loro teorie scientifiche [o più spesso pseudo-scientifiche], che la crisi dello stato liberaldemocratico in termini di sovranità, autorevolezza e competenze, nonché il parallelo avvento del Nuovo Capitalismo Transgenico nell’era della Globalizzazione, sono stati favoriti [direi resi possibili] da un mutamento culturale e antropologico manipolatorio, che ha riguardato anzitutto le élite e interessa tuttora, anche nella penisola, i subalterni. 

Lo possiamo osservare agevolmente in Italia, in cui per far “digerire” alla popolazione un simile degrado suicida condito dalla Corruzione Sistemica Dilagante, senza che si verifichino estese proteste o scossoni insurrezionali, si è proceduto speditamente sulla via della costruzione sociale dell’Uomo Precario e Flessibile.

Tale costruzione è il frutto di un epocale “esperimento” di massa di natura antropologica e culturale, l’effetto più eclatante e drammatico di un cambiamento realizzato in dimensioni bibliche – nel nostro paese favorito dagli stessi apparati mediatici che diremo “berlusconiani”, per la loro natura bassamente manipolante – con il fine del superamento del vecchio Ordine Sociale e la transizione al “Nuovo Mondo”, imposta dalle dinamiche vincenti del Capitalismo “transgenico” del terzo millennio a scorrimento liquido del capitale finanziario.

Berlusconi stesso – o comunque la consorteria di potere legale ed extralegale che si vale della sua immagine –, in contrapposto ad un “centro-sinistra” parlamentare decadente, vile e volutamente risparmiato a suo tempo dai rigori di Tangentopoli, ha venduto la sua immagine [da intendersi come Truffaldino Ologramma] e rivolto l’”offerta politica” ad un certo pacchetto di elettori, a precisi “target di Mercato”.

Ma questi elettori, se ai primi inizi e fin dal 1994, anno dell’ingresso in politica del cavaliere, erano in buona parte quelli resi orfani dalla magistratura dei partiti di massa “inteclassisti” DC e PSI [con i “laici minori” al seguito], nel periodo successivo e fino ai giorni nostri sono stati “plasmati” culturalmente, attraverso la propaganda, gli spot e l’uso finalizzato degli strumenti mediatici, nonché in forza delle profonde modificazioni sociali e culturali tuttora in atto, per mantenere, consolidare ed estendere il consenso.

L’elettorato “storico” berlusconiano, dagli anni novanta del novecento fino ai primi duemila, si può classificare a maggioranza numerica e sinteticamente come segue:

 

1)     Soggetti in grande parte scarsamente acculturati, che occupavano e occupano posizioni basse nella scala sociale. Si tratta di un gran “calderone” che comprende tipici spettatori Mediaset, casalinghe non più “di Voghera”, neoplebi delle regioni meridionali più sfortunate, disoccupati siciliani o d’altre regioni speranzosi di avere un’occupazione grazie all’intercessione di SuperSilvio [un milione di posti di lavoro creati dal nulla], tifosi del Milan e perciò ammiratori del presidente del football club, e tanti altri ancora a seguire. Sono quelli, in buona sostanza, che non leggono libri, se leggono quotidiani spesso si limitano alla prima pagina o ai titoli, e traggano gran parte delle “informazioni” di cui dispongono, per valutare criticamente la realtà, dalla Televisione generalista sempre più spesso caratterizzata da un mix di censura politico-sociale [oggi Minzolini al TG1], di servilismo becero e mortificante [da sempre Emilio Fede, al presente, il ricordato Minzolini con Vespa, Paragone e tanti altri] e di autentica, distruttiva spazzatura [oggi Morgan il tossico, assieme a numerose perle dell’intontimento da tubo catodico].

2)     Individui debitamente flessibilizzati, non di rado di giovane età. Le partite I.V.A. parasubordinate e un certo precariato, ad esempio, messi volutamente e cinicamente in competizione con il lavoro stabile e sicuro nel gioco al ribasso dei redditi da lavoro e dei diritti, attraverso un sistema normativo dalla sostanza socialmente criminale – nelle logiche del basso impero, tributario di un centro che impone – al quale hanno contribuito gli stessi esecutivi berlusconiani [macellai sociali Sacconi, Maroni], oltre che il “centro-sinistra” prodista [sotto il segno di Prodi, consulente Goldman Sachs, mentore dell’euro in Italia] e ulivista [“riformismo” abbietto e mercenario neolibersita].

3)     Piccoli evasori fiscali, che possiamo definire i più poveri fra i ricchi. Bottegai “padani” non ancora leghisti, padroncini, industrialotti e micro-imprenditori della P.M.I., artigiani, piccoli [e talora medi] professionisti, faccendieri vari di piccolo cabotaggio e altri. A nord in evidente competizione con la Lega bossiana. Non pochi fra questi, nonostante abbiano sostenuto e ancora sostengono con il consenso elettorale le brutture degenerative sistemiche, non riusciranno a scampare alla loro sorte, a “farla franca”, ed entreranno o sono già entrati a far parte [in qualche caso, per cessazione attività o per fallimento] dei Ceti Medi Ri-plebeizzati della Classe Povera del futuro. La loro situazione concreta è diventata in questi ultimi anni sempre più difficile, e in alcuni casi [credo una ventina], come è accaduto di recente nel nord “produttivo”, si può arrivare fino al suicidio.

4)     Qualche operaio, orfano della storica Classe e della Coscienza di classe e ormai immemore di queste, ma destinato, nella nuova strutturazione sociale che il capitalismo del terzo millennio ci riserva, ad entrare a pieno titolo nella Classe Povera [Nuovo Lavoro Operaio]. Qui è palese la contraddizione che nasce da un consenso elettorale dato a forze che per la loro stessa genesi non rappresentano politicamente e socialmente gli operai, ma che, anzi, diffondono precarietà del lavoro, ingiustizie distributive sempre più vistose, impoverimento di massa, “liberalizzazioni” nel segno dell’interesse privato [oggi l’acqua] e alimentano copiosamente i flussi della Corruzione.

5)     Gruppi impiegatizi, che a maggioranza alimenteranno [e già oggi alimentano] i Ceti Medi Ri-plebeizzati della Classe Povera in via di rapida formazione. Anche qui, il consenso dato non trova alcuna corrispondenza in una rappresentanza politica e sociale effettiva, come molti potrebbero facilmente scoprire semplicemente guardando la busta paga, non di rado unica fonte di reddito e di sostentamento.

6)     Varie ed eventuali.

 

La composizione statistica del consenso acquisito dalla vecchia Forza Italia, prima del lancio sul Mercato del Consenso Elettorale del “partito del predellino”, prima dell’avvento del IV governo Berlusconi e della successiva ri-affermazione elettorale della Lega Nord, rivelava una percentuale modestissima di laureati [meno del 4%] e una percentuale altrettanto ridotta di militanti attivi e “impegnati in politica” [meno del 4%], e quindi rivela il basso livello culturale medio di coloro che hanno espresso il consenso e lo scarsa partecipazione alle attività del partito-club [del resto, neppure richiesta al di là del momento elettorale e del voto].

Quel paio di dati statistici che ho richiamato a memoria sono verificabili facilmente, per chi fosse interessato alla questione, e si possono trovare anche in rete.

Tornando all’oggetto del presente approfondimento, il nesso fra Alienazioni contemporanee e Uomo Precario, con la distruzione dell’etica, dei legami solidaristici e la flessibilizzazione del lavoro, è anche lui parte integrante di questo sistema – nello specifico, stiamo parlando della Nuova Corruzione Familistica Amorale, prodotto spregevole della crisi dello stato liberaldemocratico nella penisola – e lo ha reso [purtroppo] possibile scongiurando il pericolo, per il sistema, di vaste reazioni popolari.

Comunque sia, e posto che la specifica questione del “familismo amorale” può ben essere affrontata, per la sua rilevanza, con piglio propriamente sociologico, va rilevato che l’obiettivo finale del vischioso Sistema di Corruzione Atomizzata, che investe ormai l’Italia intera, non è diverso da quello generale e planetario della Globalizzazione Neoliberista di matrice anglo-americana, la quale rappresenta un ben più importante e sofisticato corrompimento, capace di minare alle fondamenta e ad ogni latitudine la società degli uomini.

Il Nuovo Modo di Produzione Sociale non prevede ri-distribuzione della ricchezza, ma si fonda sull’acquisizione dei beni delle comunità umane – attraverso gli strumenti finanziari, valutari od anche grazie alla Corruzione e all’extralegalità – da parte di gruppi di potere della nuova classe dominate, la Classe Globale, o di gruppi sub-dominanti a livello locale [quelli italioti, ad esempio, particolarmente spregevoli], i quali sono portatori di interessi privati confliggenti con gli interessi e i reali bisogni del resto dell’umanità [quindi non soltanto con quelli di qualche altro singolo gruppo sociale], o meglio portatori di interessi particolaristici totalmente opposti a questi ultimi.

Il  modello storico di riferimento può essere individuato, per qualche verso, anzitutto su un piano culturale e sociale, nel modello che si è sviluppato dopo l’indipendenza all’interno della società nordamericana, caratterizzato dalla presenza solo minoritaria della classe borghese propriamente detta, come si intendeva in Europa, e dalla presenza decisiva dei Baroni-Banditi che si appropriavano delle risorse non di rado, appunto, in modo banditesco e “pionieristico”, in origine armi alla mano, costruendo le grandi fortune private ai limiti, od oltre i limiti, sia della legalità formale sia di un’etica di tipo comunitario o di classe.

L’epopea del selvaggio West e dei suoi eroi, a diffusione popolare e planetaria, è in tal senso emblematica, nella costruzione di un nuovo mito e di un nuovo modello di società colonizzatrice dei vasti spazi e “dalle opportunità illimitate” per il singolo, in un curioso e ardito parallelo con l’importanza che ha avuto [ed ha] l’epopea di Gilgamesh – giunta fino ai giorni nostri – per la comprensione di alcuni lineamenti essenziali dell’antico mondo culturale mesopotamico e sumero.

La premessa più recente, da un punto di vista culturale e sociale, è la metamorfosi elitistica in Global class a partire dalla società nordamericana degli anni settanta e ottanta del novecento, che ha soppiantato la vecchia borghesia al vertice della piramide sociale [tema di cruciale importanza per comprendere l’”economia” e l’etica del capitalismo contemporaneo, da me trattato nel libro Nuovi signori e nuovi sudditi scritto a due mani con Costanzo Preve].

Tale premessa all’affermazione del Nuovo Modo di Produzione è nel contempo all’origine, come ho già accennato in precedenza, della progressiva perdita di sovranità e di importanza degli stati nazionali e delle federazioni tradizionali, trattati come degli abiti da smettere perché andavano ormai stretti ai nuovi dominatori e ne limitavano appetiti e movimento.

In estrema sintesi e in conclusione, il principale obiettivo sistemico è quello dello spostamento delle risorse dall’ambito pubblico ai “forzieri” privati, fino ad esaurimento delle stesse e alla completa spoliazione delle comunità umane:

 

A)   Nel miserando caso italiano caratterizzato dalla Nuova Corruzione Politica Nazionale, il “maltolto” finisce direttamente nelle tasche di industrialotti/ impresari-banditi e saccheggiatori, con la successiva “ricaduta” di favori, di gentilezze e di benefit di ogni genere su politici infimi e decisamente sub-dominati, affamati di comodità e bonus per sé e per la propria famiglia. Saccheggio indiscriminato e privilegio totalmente immeritato procedono tristamente di pari passo, calcando l’italico suolo e calpestando il cadavere della legalità. Del resto, l’obiettivo principale e personale di Berlusconi – che in qualche modo è oggi simbolicamente il “garante”, sull’intero territorio nazionale, di questo nuovo sistema di corruttele e dei suoi attori [oltre che degli evasori fiscali, soprattutto se grandi e influenti, ma anche dei piccoli] – è quello di raggiungere in tempo il Quirinale, onde mettersi definitivamente al riparo dalle insidiose inchieste dell’avversa fazione dei magistrati e non pagare eventuali debiti con la giustizia. Autorevolezza e Sovranità dello Stato, Legalità ed Etica si affermano o cadono tutte insieme, non marciano certo separate. Scrivendo queste righe, ammetto provocatoriamente di essere non soltanto un “comunista” e un “pauperista” – come direbbero i berluscones con fare insultante e con un certo orrore – ma anche un po’ “giustizialista” …

B)    Nel caso planetario, ad un livello di potere effettivo incomparabilmente più alto dove si decide la sorte del mondo e dove la faccenda si fa ben più seria, le grandi azioni acquisitorie e speculative sono impostate e realizzate, in primo luogo, a beneficio dei gruppi di comando della Classe Globale, quelli propriamente definibili Strategici, che si affrontano senza risparmio nel conflitto mondiale [per ora principalmente] finanziario e valutario. Il recente caso del default dello stato greco, nel più generale quadro dell’attacco speculativo all’euro, è nello stesso tempo emblematico e chiarificatore.

 

Si arraffa tutto ciò che si riesce ad arraffare, navigando a vista fra gli scogli in un presente che potrebbe non avere futuro, come se fossero gli ultimi giorni del Basso e dell’Alto Impero.

 

 

Mele marce e casi isolati [versione rivista ed estesa] di Eugenio Orsoultima modifica: 2010-05-21T13:35:00+02:00da derosse
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